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Comunicati Filctem e CGIL

  • 1906-2016: 110 anni di CGIL, buon compleanno. Le foto


     

     
  • Cavarzere, lavoratrici: "prima lavoro nero e ora tazza di latte a cena". Situazione disperata


     

     

    Cavarzere, il sindaco raggiunge le lavoratrici della Fashion Jeans. La situazione è disperata. Con Davide Stoppa Filctem Cgil e il primo cittadino Avv. Henri Tommasi. Il titolare della ditta non ha voluto parlare davanti alle telecamere. Ha dichiarato di non essere in grado attualmente di onorare i propri debiti con le dipendenti

     
  • Fashion Jeans Cavarzere, proteste e tensioni: oggi l'incontro con il sindaco


     

    In questi mesi la vertenza della Fashion Jeans di Cavarzere (VE) ha assunto una particolare delicatezza e gravità.

    Come molte altre aziende del settore anche  la Fashion Jeans rischia di chiudere i battenti, ma questa volta le cause non sono la crisi mondiale  che colpisce da anni il nostro paese e in particolar mondo il settore tessile.

    Le vicende che hanno portato a tale situazione,  in questo caso sono da ricondurre ad  avvenimenti poco chiari: lavoro in nero, contributi non versati, aziende aperte,  chiuse e riaperte con altri nomi, società che si intersecano in maniera "poco trasparente".

    Il tutto reso più difficile dal non rispetto degli accordi che i titolari avevano preso con le dipendenti sul recupero delle retribuzioni non pagate e che ieri hanno scatenato la reazione delle stesse.

    Facciamo una brevissima cronistoria.

    Nel mese di gennaio un’ ispezione della guardia di finanza ha trovato 28 lavoratori in nero e 4 non in regola su un totale di 62. L’azienda costretta a pagare i contributi e le tasse non versate e avendo un credito nei confronti del suo maggior cliente ( la Imperial  di Bologna)  pari a 150 mila euro, procede ad una riduzione del personale e lascia in arretrato gli stipendi  dei dipendenti ancora in forza.

    E’ tristemente chiaro che non c’è la possibilità di riaprire la produzione e le lavoratrici ancora in forza chiedono di essere lasciate a casa per poter essere liberate da un’azienda che non paga gli stipendi e per la quale difficilmente l’INPS concederà la cassa integrazione .

    E’ impensabile che nel nostro Paese si arrivi a sperare di essere lasciati a casa pur di avere una certezza o una speranza per potersi ricollocare.

    Proprio di questo si parlerà nell’ incontro che si terrà con l’ azienda domani pomeriggio, dove FILCTEM CGIL, FEMCA CISL e UILTEC UIL, chiederanno con forza all’azienda di trovare una soluzione in questo senso garantendo il pagamento degli stipendi arretrati.

    Non è ammissibile che per scelte manageriali scellerate siano sempre i lavoratori a farne pesantemente le spese.

    Se un imprenditore attraverso i suoi comportamenti e per sua volontà porta una società al fallimento, perché a pagarne le conseguenze devono essere sempre i lavoratori?

    Vorremo capire come mai l’ Imperial non ha pagato la Fashion Jeans, contribuendo in modo significativo alle difficoltà di questi lavoratori. Vorremmo sapere perché la ditta Imperial  non si è presentata alla convocazione del tavolo, richiesto dalla Regione Veneto unità di crisi un paio di settimane fa, motivando la propria assenza con la scusante che  non aveva rapporti con la Fashion Jeans.

    Vorremmo capire perché il pagamento delle vendite fatte da Fashion Jeans a Imperial  passava per una terza azienda, AM group,  e soprattutto vorremmo riuscire a mettere davanti ad un tavolo istituzionale Fashion Jeans e Imperial per trovare soluzioni economiche per i lavoratori.

    In un’ azienda di sole donne collocate in un territorio devastato dalla crisi, anche il Sindaco di Cavarzere Avv. Henri Tommasi, conscio della gravità della situazione, sarà impegnato  in questa difficile vertenza e presiederà  assieme a noi nell'assemblea sindacale che si terrà il 29/09/2016 all’interno della ditta Fashion Jeans alle ore 11.00.

    Il Sindaco sottolinea che devono essere trovate soluzioni affinchè vengano pagati gli stipendi alle lavoratrici, in quanto è un loro diritto e ritiene che da parte della ditta Imperial ci debba essere una risposta alla convocazione presso una sede istituzionale nel merito del problema. Imperial non può dimenticarsi che da questa vertenza vi sono famiglie che attendono soldi da alcuni mesi e che per quanto è dato saperci, il loro intervento potrebbe essere fondamentale e risolutorio.

    Riteniamo non si possa continuare a chiudere aziende per colpe che a volte sono da imputare alle stesse, altre alla crisi economica nazionale e altre per motivazioni poco chiare, come in questo caso.

    Come sindacato invitiamo tutti gli organi competenti ad aiutarci, a far chiarezza su tutti gli aspetti oscuri di tale vicenda al fine di dare risposte concrete e per non far ricadere sempre i fardelli sulle spalle dei cittadini e dei lavoratori, gli imprenditori devono assumersi le proprie responsabilità, non possono sempre pensare che lo Stato Sociale provvederà a sostituirsi alle loro mancanze.

     

     

    Le segreterie territoriali di Venezia

    Filctem-Cgil Femca -Cisl Uiltec-Uil

               

     
  • Se Porto Marghera non è area di crisi va in fumo ogni progetto di re-industrializzazione del sito


     

    Porto Marghera, foto: parliamodilavoro.it

     

    Egregi Signori,

    la decisione di lasciare fuori Porto Marghera e Murano dalle aree di crisi è a nostro avviso incomprensibile e inaccettabile.

    La situazione a Porto Marghera così come a Murano è quanto mai complessa. 

    Sono anni che il declino industriale procede inesorabile.

    Con uno stato di progressivo e costante svuotamento delle industrie, delle unità produttive e un processo inarrestabile di perdita di posti di lavoro. 

    Questo disimpegno industriale non viene contrastato da un’adeguata e certa riconversione produttiva.

    E su questo, come categoria sindacale possiamo esprimere con adeguata precisione dati oggettivi sui settori che ci competono, dalla chimica al vetro.

    La chiusura di Sirma e Vinyls, di Montefibre, il dimezzamento dell’attività di Solvay, la cessazione di Dow Chemical, il disimpegno di Syndial e la profonda incertezza sugli ultimi impianti rimasti, come cracking del petrolchimico di Porto Marghera, costituiscono alcuni esempi concreti di scomparsa dal panorama produttivo territoriale, senza sostituzione né rimpiazzo.

    Situazioni che ci fanno capire l'entità del danno, in termini occupazionali e imprenditoriali. Relativamente al settore artistico del vetro di Murano, basti dire che negli ultimi 4 anni sono morte più di 42 aziende.

    Mentre una società come la Pilkington, che si trova poco distante la struttura Aquae di Expo Venice, dopo la chiusura del forno primario circa 3 anni fa, si trova a fare i conti con la possibilità che il luogo su cui opera intralci i progetti riservati al turismo, sostenuti dal Comune di Venezia.

    Stessa sorte per la Raffineria, che dopo un piano di riconversione verso il bio-diesel costato oltre 300 posti di lavoro, vive la stessa incertezza della Pilkington, da cui dista pochi metri.

    In termini occupazionali, rimanendo nel nostro settore, abbiamo una perdita stimata di circa 1750 posti di lavoro, negli ultimi 4/5 anni, non rimpiazzati.

    Parliamo ovviamente di lavoratori diretti, mentre il numero degli indiretti supera di gran lunga la cifra.

    Molti di questi disoccupati sono andati in cassa integrazione e in mobilità, ma i sussidi conosceranno il loro esaurimento a breve, lasciando molte, troppe persone senza sostegni al reddito e totalmente allo sbando. 

    Sappiamo bene che i piani di riconversione e tutte le proposte avanzate per far ripartire le aziende dismesse, come nel caso di Vinyls, si sono risolti in un nulla di fatto.

    Oltretutto il mancato riconoscimento dell’area di crisi comporta: 

    1)  nessuna alternativa e opportunità di crescita per il territorio

    2) il venir meno degli impegni sulle bonifiche dell'area

    "Oltre il danno, la beffa".

    Penso valga la pena ricordare che queste aree sono strutturate, sono appetibili, offrono numerose opportunità, ma queste si estinguono se non accompagnate da volontà politica e opportuni strumenti di legge allo scopo.

    Alla luce di questo, riteniamo assolutamente inspiegabile l'estromissione di Porto Marghera e di Murano dalle aree di crisi.

    Come pure inutile e fuorviante è la ricerca di scusanti per scaricare la colpa su qualche istituzione, ora la Regione piuttosto che il Comune, lo Stato ecc.

    Visto il poco tempo a disposizione per la discussione Vi chiedo di convocare un tavolo urgente per trattare adeguatamente questo argomento, invertendone l'attuale senso di marcia.

     

    Riccardo Colletti 

    Filctem Cgil Venezia