Comunicati Filctem e CGIL

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Siamo estremamente colpiti da quanto è avvenuto ieri quando UN LAVORATORE ha perso la vita. Possiamo scrivere qualsiasi parola di commiato e di disappunto, possiamo esprimere qualsiasi tipo di valutazione sulle responsabilità ma in ogni caso è morto UN LAVORATORE. Questo crea una forma di disagio non solo ai colleghi ma anche a tutta una comunità, quella del mondo del lavoro, che negli ultimi mesi sta subendo gravissime ed insensate perdite. Leggendo un po’ le reazioni e le dichiarazioni si fa intendere che c’è stata qualche forma di negligenza da parte del lavoratore, noi questo non possiamo assolutamente accettarlo in quanto possiamo dire chiaramente che se ci fossero una valutazione del rischio, una formazione e preparazione adeguata ma anche un’organizzazione del lavoro specifica forse si riuscirebbe a fare di più. Diciamo forse perché il “rischio zero” non esiste ma può invece esistere la gestione del rischio nella consapevolezza di tutti. Quali sono i limiti che riscontriamo come sindacato? C’è una forte paura da parte dei lavoratori in tutte le aziende di denunciare problemi legati alla sicurezza, possiamo dire che esiste una forma di omertà che è generata dalla precarietà che viene data non solo dai contratti stabili ma soprattutto per la facilità nei licenziamenti e per la libertà che molti imprenditori hanno per ricattare i dipendenti. È ovvio che un periodo di crisi può far assumere a molte lavoratrici e molti lavoratori una posizione in cui è meglio stare zitti piuttosto che perdere il posto di lavoro.


Quindi è inutile fare riflessioni quando queste tragedie accadono e per qualche giorno vengono lette sui giornali e poi ci sono effetti solidaristici che durano per un tempo brevissimo e si ritorna poi alla normalità. Il Veneto detiene purtroppo questo triste record delle morti bianche sul lavoro, e aldilà di qualche tavolo organizzato per intervenire sulla questione oggi si continua a parlare di prosecco, dei mondiali di calcio e delle olimpiadi invernali. Per rendersi conto di come stanno le cose basta prendere la macchina e fare un giro in prossimità della Fincantieri all’ora di pranzo o al mattino presto per toccare con mano questo tipo di disagio. Aldilà di tutte queste riflessioni ora però abbiamo il dovere di dare sostegno legale alla famiglia di questo lavoratore e percorrere tutte le vie necessarie per rendere giustizia senza che vi siano valutazioni superficiali che di solito si scaricano nei confronti del lavoratore. Ci auguriamo che questo non sia solo un dovere del sindacato ma che sia, e soprattutto diventi, una questione di maggior interesse da parte anche delle istituzioni venete e veneziane.

Segreteria FILCTEM CGIL Venezia
Riccardo Colletti
Michele Pettenò

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http://www.rassegna.it/articoli/referendum-una-vittoria-nel-merito 

 

Referendum: una vittoria «nel merito»
05 dicembre 2016 ore 09.03
Per Susanna Camusso va sottolineato lo sforzo della Cgil di condurre una campagna elettorale sui contenuti dell'ipotesi di riforma, a difesa della Costituzione. Soddisfazione anche dall'Anpi: "Ora finalmente si potrà pensare ad attuarla la nostra Carta"
 
camusso, referendum costituzionale

“Grazie a compagne e compagni Cgil per una campagna difficile mantenuta sul merito della difesa della nostra Costituzione, ora ‪#cartadiritti". Eccolo il primo commento di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, al risultato del referendum costituzionale che ha visto prevalere con il 59,11% dei voti il NO all’ipotesi di modifica della Carta Costituzionale. Un commento affidato a un tweet nel quale Camusso sottolinea la scelta della sua organizzazione, quella di prendere posizione in maniera chiara, ma in piena autonomia, valutando cioè esclusivamente il merito dell’ipotesi di modifica della Costituzione.

LEGGI IL DOCUMENTO: “Le ragioni della Cgil per votare NO”

Un concetto ribadito a stretto giro, sempre via twitter, anche da Gianna Fracassi, segretaria confederale Cgil: “Abbiamo tenuto una posizione sul merito della riforma a differenza di altri – afferma Fracassi - La storia della Cgil non si cancella!‬”. Mentre per Serena Sorrentino, segretaria generale della Fp Cgil, “Ha Vinto la Democrazia", perché "quando il popolo può scegliere boccia cattive riforme”. E lo sguardo, anche per Sorrentino, va subito rivolto al futuro, ovvero alla proposta di legge sulla Carta dei Diritti e ai referendum abrogativi promossi dalla Cgil.

 

Da segnalare anche il commento dell’Anpi, compagno di viaggio della Cgil, insieme anche all’Arci, in questa campagna elettorale. “Ancora una volta ha vinto la Costituzione, contro l'arroganza, la prepotenza, la mancanza di rispetto per la sovranità popolare e i diritti dei cittadini”, scrive il presidente dell’associazione Partigiani, Carlo Smuraglia. “Noi che abbiamo fatto una campagna referendaria rigorosa, sul merito, con l'informazione e il ragionamento, siamo felici e orgogliosi di questo successo. Ora finalmente si potrà pensare di attuare la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, per eliminare le disuguaglianze sociali, privilegiare lavoro e dignità della persona, per riportare la serietà, l'onestà e la correttezza nella politica e nel privato”, aggiunge Smuraglia, che conclude:”Questa è una vittoria anche dell'ANPI, ma soprattutto della democrazia e ripeto, con forza, della Costituzione”.

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E. Miceli Filctem Cgil

 

http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=61890#.WCGUvOHhDq1

CONTRATTI

Miceli, preoccupante tendenza a separare il salario dalla contrattazione

CONTRATTI
 
“C’è una preoccupante tendenza a separare il salario dalla contrattazione. Intenti demagogici o rozzamente anti sindacali si sommano ad una lucida strategia di una parte delle imprese che persegue l'obiettivo della disintermediazione del sindacato". Cosi' Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, in una articolo pubblicato su L'Unita'. 
 
Gli esempi di questo stato di cose, scrive Miceli, " sono tanti e vari: la mini scala mobile' di Federmeccanica che prescinde dalla contrattazione, il tentativo di trasformare progressivamente in benefit l'intero salario di produttività ed infine la legificazione piena del Pubblico impiego. Per non parlare dei voucher”.  Una tendenza, insiste, che  “va contrastata con forza poiché senza contrattazione del salario semplicemente non esiste più il contratto”.
 
Il cosiddetto "modello chimico" – spiega il segretario della Filctem - criticabile o no, poggia le sue basi proprio su questo punto: la centralità della contrattazione. Siamo nel mezzo di una nuova rivoluzione industriale, che si annuncia profonda, e sarà decisiva una nuova "comprensione" tra le forze sociali, in fabbrica e nella società. Sono forti i rischi di una nuova ed inedita radicalizzazione dei rapporti sociali. Ci sarà bisogno di un salto nelle relazioni industriali e non la tentazione di fare di Industria 4.0 l'alba di una risoluzione dei conti con il sindacato".
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Porto Marghera, foto: parliamodilavoro

Il possibile passo indietro delle istituzioni su Porto Marghera ci lascia sgomenti e ci appare difficile da credere.

Anni di slogan e proclami. Decine di tavoli e di impegni presi per rilanciare questo importantissimo polo industriale. Ma per ogni passo avanti che sembra venga fatto, ne seguono 2 all'indietro.

Sicuramente almeno 2. 

Quello della Regione che si tira indietro sulla questione dei 107 ettari di Eni, lasciando ogni cosa in mano al comune. E quello dello Stato, che riflette sull'esclusione di Porto Marghera dalle aree di crisi.

La superficialità con cui le decisioni vengono prese sulle aree produttive del nostro paese e dei nostri territori, per noi è inaccettabile.

Non staremo di certo a guardare mentre la politica fa lo "scarica barile" su Porto Marghera, dove molte centinaia di lavoratori sono ancora e saldamente ancorati al loro lavoro.

Porto Marghera come Murano: sembra si faccia di tutto per assecondare il declino, costante e inesorabile. E sembra che alla volontà espressa di voler salvare e rilanciare queste aree nel veneziano, facciano seguito comportamenti e decisioni del tutto contrarie a quanto concordato, garantito, promesso.

Sul dietro front della Regione, in merito ai 107 ettari, non abbiamo molti dubbi.

Non ci pare possano esserci tante interpretazioni su un gesto simile, assolutamente indicativo del disinteresse sulla faccenda, più volte rinviata e lasciata nel cassetto. 

La Regione Veneto, dando in carico al Comune di Venezia l’onere di gestire la situazione delle aree, apre di fatto la strada alla cessione di quei terreni ai privati.

 

Conosciamo anche bene la posizione del sindaco della città lagunare sulla questione, con piani e disegni che tutto includono fuorché ridare una connotazione industriale a Marghera.

E questo, cosa assai grave, determina anche un accantonamento delle bonifiche che spalanca la strada a possibili speculazioni.

Il preliminare fatto da Eni con Regione e Comune a questo punto deve essere rivisto per evitare di deresponsabilizzare l’Eni e che nessuno chieda più conto neppure dei progetti futuri che erano stati presentati dalla società del cane a 6 zampe, proprio sulla chimica verde.

L'ultima amministrazione comunale insediata non ha comunque mai nascosto l'intenzione di intervenire su tutta la prima zona industriale, con un piano d’investimenti per un riassetto urbanistico prevalentemente votato al turismo.

Questo con tutte le conseguenti difficoltà per le aziende che esistono e resistono ancora su quell'area: Pilkington, la Raffineria, fino ad arrivare a Fincantieri.

Non abbiamo molti dubbi sul fatto che se il comune acquisirà 107 ettari, avrà ulteriori margini d’intervento per trasformare quello spazio con un progetto di “rilancio” che di sicuro non avrà niente a che fare con il mantenimento delle attività esistenti, tanto meno per nuovi insediamenti industriali.

L'avvento dei privati in questo quadro non farebbe che segnare la fine di Porto Marghera. E se anche fosse per un nuovo inizio, riteniamo che la trasformazione di un polo così importante richieda tempo e richieda progetti di trasformazione imponenti e con scopi specifici, studiati, condivisi, con orientamenti e programmi di lungo respiro.

Ci siamo stancati di vedere furberie messe in atto dalle istituzioni, ma soprattutto di vedere che al posto di difendere un polo industriale così importante si apra nel disinteresse comune la strada a speculazioni.

Non possiamo pensare al destino del lavoro in queste condizioni. I progetti sono naufragati e i soggetti istituzionali anziché proteggere sembrano "assecondare" il declino.

Anche dal punto di vista ambientale questo processo ci mette a rischio, a causa delle speculazioni sulle bonifiche.

Ora si deve combattere per far rientrare Marghera e Murano dentro l’area di crisi e affinché la Regione faccia una conferenza di servizio per parlare di attività industriali, bonifiche e lavoro. 

Ci siamo stancati di leggere comunicati regionali sugli immigrati.

Se il tempo perso dagli assessori a parlare di extracomunitari, alloggi, ecc. fosse impiegato per riflettere seriamente sul futuro lavorativo dei concittadini, forse si centrerebbe il problema. Basta slogan.

La politica deve lavorare e lavorare sui problemi concreti.

 

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Susanna Camusso CGIL e Nicoletta Zago FILCTEM CGIL VENEZIA. Foto: parliamodilavoro.it

 

Il lavoro, questo sconosciuto.

Le politiche del governo hanno consentito di evitare il peggio, afferma Susanna Camusso a La Stampa ma, aggiunge, di sicuro non hanno portato il paese fuori dalla crisi. 

Crescita zero, deflazione, nessuna ripresa della fiducia di imprese e consumatori. Lavoro al palo.

Nel caso di quello giovanile, l'andamento ha subito un ulteriore calo.

Il Jobs Act ha "drogato" i dati del mercato occupazionale. Poi quando l'effetto bonus è terminato e l'ISTAT ha messo fuori le nuove percentuali, tutti i nodi sono tornati al pettine, perfino rafforzati, se possibile.

Cambiare tutto per non cambiare nulla. La politica dei grandi proclami e dei grandi slogan mostra di nuovo i suoi risultati: il paese è fermo.

I sacrifici richiesti sono tanti. I risultati sono nulli. 

I giovani se vogliono costruire, possono accomodarsi all'estero.

Emigrare in paesi limitrofi dove pure le difficoltà non mancano, ma dove talvolta si mettono in pratica misure poco popolari pur di curare drasticamente "anomalie croniche" del tessuto sociale.

Il governo Renzi ha presentato in pompa magna le potenzialità del Jobs Act. Spieghi ora perché le assunzioni a tempo indeterminato hanno subito una battuta d'arresto. E perché i voucher sono esplosi. Perché gli ammortizzatori sociali a carattere universalistico sono spariti dall'agenda e perché le donne, specie al sud, continuano a rimanere fra coloro che non riescono a lavorare.

Ammettiamo pure che tra non più di mezzo secolo intelligenze artificiali e robot prenderanno il posto delle braccia e menti umane nell'ambito della produzione. E ammettiamo che la sopravvivenza delle persone sarà sempre meno legata allo scambio tra un salario e il lavoro, con l'estensione del reddito di cittadinanza (rivedi la puntata di Presa Diretta del 5 settembre 2016: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7ec6bf90-b049-450f-81ee-ee0cf8ee0426.html#p=).

Parliamo di lavoro pertanto per quello che riguarda strettamente il presente. Visto che per l'immediato futuro non è prevista neppure l'apertura di un dibattito in merito.

Apprendiamo con piacevole stupore dalle parole del segretario generale della CGIL, S. Camusso che il governo ha leggermente modificato negli ultimi tempi l'atteggiamento di esclusione iniziale nei confronti del sindacato e sembra timidamente iniziare a dialogare con le parti sociali.

Forse possiamo ben sperare in qualche risposta, alle molte domande messe da mesi sul tavolo dell'esecutivo, meritevoli di attenzione se non altro perché Renzi deve pur immaginare un futuro per il suo partito e, speriamo, per il paese, fatta salva l'immagine da copertina patinata da continuare a dover dare all'estero.

 

di parliamodilavoro.it

 

 

 

 

 

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È nostra intenzione attraverso questo comunicato rendere noto a tutti i lavoratori e a chiunque ritenesse opportuno, che abbiamo istituito un numero verde (041 5491244) per denunciare contraffazioni e illegalità nel sistema vetro a Murano. Garantiamo che verrà mantenuto sempre e in ogni caso l’anonimato di chi telefona per segnalare. 

 

Pochi giorni sono trascorsi dalla manifestazione provocatoria a Murano, dove con maschere bianche abbiamo sfilato per le calli e di fronte alle fabbriche.

Ci siamo coperti non di certo per nasconderci.

Ma per far capire usando simboli forti che i lavoratori e gli imprenditori che credono al sistema produttivo di Murano vengono ormai considerati dei fantasmi, quasi un ricordo del passato superato da una logica di carattere commerciale e dal potere del profitto, che se ne infischia della storia dell’arte del vetro e del valore stesso dell’isola.

Ebbene, per noi la manifestazione è soltanto l’inizio di quello che abbiamo intenzione di mettere in campo.

Continueremo, come sempre abbiamo fatto, nella lotta per difendere questo patrimonio, con tutte le iniziative del caso.

Che direzione controproducente si sta cercando di imprimere alle attività produttive di Murano?

Chi sono i responsabili di questa caduta libera, della totale inefficienza programmatica e strutturale che molte imprese stanno subendo? Alcuni soggetti li abbiamo individuati e sono i diversi imprenditori attratti da una logica di profitto immediato, che si lega sostanzialmente solo ad attività espositive e a promozioni di carattere turistico e ai quali non interessa se il vetro viene prodotto a Murano o meno, interessa però il mantenimento di un marchio muranese, visto che da esso si può trarre beneficio economico.

E veniamo a Confindustria Venezia.

A nostro avviso l’organizzazione imprenditoriale, invece di puntare sulla protezione della produzione  del vetro veneziano, ha difeso iniziative come quella della società Formia.

Un’azienda sicuramente in difficoltà. Ma che secondo gli slogan lanciati dai nuovi soggetti al vertice che ne assunsero la direzione, doveva risorgere.

La Formia poco dopo fallì (solo l’impegno di uno sparuto gruppo di lavoratori ne salvò le sorti, consentendo di riavviare la produzione).

Ma all’epoca dov’era Confindustria? Cos’ha fatto per impedirlo?

Oggi temiamo che ci toccherà a rivivere quella stessa situazione, ora che abbiamo iniziato un vertenza con Damiani-Venini.

Comprendiamo la libertà d’impresa che è l’essenza di ogni nuova avventura produttiva.

Ma quando l’imprenditorialità è vuota del suo spirito, cioè priva dell’attaccamento e della passione per ciò che crea con paziente applicazione e dedizione, non si può più definirla tale.

Allora ci chiediamo, cos’è impresa per Confindustria Venezia?

Come difende le attività produttive, se queste stanno gradualmente abbandonando Murano o stanno chiudendo i battenti, come stava per accadere a Formia?

Poco tempo fa arriva a Murano la Damiani gioielli, acquisisce al 60% la Venini e come primo passo licenzia direttamente un’intera piazza di lavoro, senza presentare indirizzi chiari sulla strategia industriale, sui piani di tenuta della società e sulle scelte che intende mettere in campo.

Di nuovo Confindustria non proferisce parola.

Non tanto sui licenziamenti dei 4 lavoratori.

Ma neppure sulla conservazione e mantenimento delle attività nel territorio.

Perché Confindustria non si schiera apertamente denunciando le contraddizioni che favoriscono questa continua destrutturazione industriale?

Ci lascia senza parole constatare come puntualmente non sostenga con fermezza la necessità di mantenere la produzione viva e sana in loco.

Tornando al licenziamento dei lavoratori, Damiani-Venini ha consegnato la lettera con il provvedimento anche ad un nostro delegato sindacale.

Guarda caso quello che si occupava della sicurezza degli impianti e dei lavoratori all’interno dei luoghi produttivi.

Come possiamo interpretare questo modo di agire aziendale, se non come la volontà di eliminare chiunque venga percepito come un’interferenza al libero arbitrio ?

Di sicuro questi licenziamenti non hanno fatto che contribuire a creare tensione e paura fra i lavoratori.

Mentre come Filctem Cgil Venezia ci preoccupiamo perché non avere un delegato in fabbrica significa abbassare la sicurezza e peggiorare la qualità del lavoro.

Ci viene da pensare che non sia interesse di Damiani mantenere e arricchire qui la produzione. 

Il sindacato FILCTEM CGIL si è sempre speso, e sempre lo farà, alla difesa dei lavoratori ma anche alla difesa delle attività produttive.

Prova tangibile di questo è un’azienda che si chiama “Berti”. Che è diventata come tutti sanno, un esempio di riconquista e riavvio dell’attività industriale, grazie al concorso delle varie parti in campo e grazie alla caparbietà dei lavoratori.

Un progetto che, ricordiamo, non avrebbe visto la luce se fosse stato per Confindustria Venezia che l’aveva data per spacciata, condannando i lavoratori ancora una volta, vergognosamente, alla cassa integrazione e alla mobilità.

Mai nelle varie vertenze, abbiamo visto una presa di posizione seria e determinata di Confindustria Venezia a mantenere in piedi le attività produttive, anche di fronte alle difficoltà.

E fin troppe volte ci siamo dovuti arrangiare, avendo al nostro fianco persone determinate e l’appoggio, talvolta, delle istituzioni.

Perché un numero verde?

In primo luogo per denunciare chi nelle vende prodotti contraffatti.

E poi, motivo più importante, perché abbiamo la sensazione che molte aziende produttrici licenzino i lavoratori oppure ricorrano alla cassa integrazione, spostando la produzione all’esterno, fuori dall’isola o fuori dal paese addirittura, con costi del lavoro      sensibilmente più bassi e prezzi delle materie prime ridotti.

Con questo meccanismo e nella totale disattenzione generale, intere piazze produttive e un sistema intero, stanno scomparendo a Murano. Ad una velocità sempre più sostenuta.

E tale da farci ritenere che molti di coloro che sostengono la necessità di applicare il micro chip ai prodotti introdurre altri sistemi di certificazione o marchi, non abbiano il benché minimo interesse alla difesa del “made in Murano”.

Alla conservazione e protezione del fare sull’isola. Alla tutela del lavoro a Murano, nelle fornaci che hanno fatto per un millennio la storia del vetro veneziano.

Se ci arriveranno denunce ci faremo garanti come organizzazione per verificare se quanto ci è stato comunicato e a valle di quello faremo esposti specifici alla magistratura e agli enti competenti.

 

Il segretario generale

Riccardo Colletti

 

 

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  • COMUNICATO STAMPA

     

     


    Apprendiamo dalla stampa locale che esponenti di primo piano del governo Lega e Movimento 5 Stelle, insieme al presidente della Regione del Veneto e al Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, danno per scontata la permanenza delle grandi navi passeggeri in laguna e lo spostamento delle attività crocieristiche dalle banchine della Marittima di Venezia a Porto Marghera. Già in passato come FIOM e FILCTEM di Venezia abbiamo avuto modo di esprimere, per ragioni di merito, la nostra contrarietà allo spostamento delle grandi navi a Marghera perché inconciliabile con la prosecuzione delle attività produttive di Porto Marghera e la salvaguardia dell’occupazione, e perché propedeutica ad un cambio speculativo di destinazione d’uso delle aree di Marghera da industriale a turistico - commerciale.  L’inserimento per Legge di Porto Marghera e del comune di Venezia nelle aree di crisi industriale complessa non ha finora prodotto alcun progetto concreto di reinsediamento industriale e di nuova e qualificata occupazione. Su questo, e non sul cambio di destinazione d’uso delle aree di Marghera, il governo e le istituzioni locali sono chiamate a rispondere per diversificare le attività economiche nel territorio veneziano e contribuire ad una programmazione dello sviluppo e delle attività manifatturiere di Porto Marghera fondata su nuovi investimenti e su progetti ad alta innovazione tecnologica, di processo e di prodotto

    Coniugare la sostenibilità ambientale di Venezia con lo sviluppo e la capacità di creare nuova occupazione nel territorio è possibile a patto che si smetta di sperperare ingenti risorse pubbliche per faraonici progetti pensati per favorire in primo luogo le lobbies turistiche e quei potentati economici e speculativi che hanno impoverito e svuotato il centro storico, distrutto attività economiche e produttive storicamente legate alla città e alla sua vocazione industriale e manifatturiera. Servono al contrario, in applicazione della Legge sulle aree di crisi industriale complessa, investimenti in nuove attività produttive e di servizio per riequilibrare una economia, quella veneziana, oggi troppo sbilanciata sul turismo e sullo sfruttamento dei lavoratori.

    Di questo chiediamo conto al Governo e ai suoi ministri, alle istituzioni locali, alla Confindustria, per non perdere l’ennesima occasione data dall’inserimento di Porto Marghera nelle aree di crisi industriale complessa e nel tentativo di produrre il necessario cambiamento delle scelte politiche che hanno finora penalizzato la città e i lavoratori di Porto Marghera.

    Chiediamo pertanto l’apertura di una discussione con il governo su Porto Marghera e sulla città per rimettere al centro i temi del lavoro, degli investimenti e dell’assetto industriale del territorio veneziano.

     Marghera 13 novembre 2018

     Segreteria FIOM CGIL e FILCTEM CGIL di Venezia

     


     

     
  • XVIII Congresso Cgil, mercoledì 19 l'assemblea al Capannone


     

     
  • Enel: Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil preoccupate per la cura dimagrante delle risorse umane


     

     

    L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, e il capogruppo in regione della Lega Nord, Nicola Finco, assistititi dall’Unità di crisi della Regione Veneto, hanno incontrato a Venezia, nella sede della Regione, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali e territoriali dei lavoratori di Enel. I sindacati hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al numero degli attuali occupati Enel in Veneto e, di conseguenza, sulla qualità del servizio che l’azienda sarà in grado di garantire nel territorio regionale. L’assessore e il capogruppo del partito di maggioranza hanno assunto l’impegno di invitare i vertici aziendali Enel a un incontro di confronto in regione, da organizzarsi a settembre, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

    'Cura dimagrante'

    Da molti anni Enel, spiegano i sindacati, una delle più importanti società italiane a carattere multinazionale, sta mettendo in atto una lenta e costante cura dimagrante delle risorse umane nelle varie divisioni. Da aprile il personale di E-distribuzione del Veneto è in stato di protesta attraverso il blocco degli straordinari, dello spostamento d’orario e delle ore viaggio eccedenti il normale orario di lavoro perché la pesante riduzione del personale, pari al 23% in dieci anni di riorganizzazioni, ha fiaccato tutto il personale. Ora la situazione si è aggravata ulteriormente, specie per il territorio del Veneto, a seguito delle pesanti riorganizzazioni che nelle varie società Enel vuole mettere in campo da qui a fine anno: chiusura dei Punti Enel per i clienti del mercato di Maggior Tutela, riduzione del personale nella Centrale di Fusina (Porto Tolle è ormai definitivamente “spenta”), accorpamento delle strutture territoriali di E-distribuzione, riorganizzazione nell’ambito delle rinnovabili. Tutte queste riorganizzazioni penalizzano fortemente il Veneto. Per questo, sostenuti anche da un’azione nazionale unitaria a tutela del servizio, dei cittadini e del nostro territorio, abbiamo segnalato la situazione alle istituzioni e alla politica del Veneto. 

    Incontro positivo

    Le segreterie regionali del Veneto della Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno illustrato all’assessore Elena Donazzan, delegata dal presidente, la situazione in cui versa il gruppo Enel nel Veneto e le possibili ricadute negative che le scelte, recentemente presentate ai sindacati, porterebbero al servizio e alla stessa occupazione. L’assessore Donazzan, sentite le criticità illustrate, si è impegnata a convocare tutte le parti, azienda e sindacati, per i primi giorni di settembre. Filctem, FlaeI, e Uiltec valutando positivo l’esito dell’incontro, e visto l’impegno della Regione Veneto, auspicano che vengano riconosciute le giuste istanze da parte della Società Enel.

     
  • Bonifiche: marginamenti importanti, ma solo un aspetto del risanamento e del rilancio industriale dell'area


     

     

    Risanamento, reinsediamento di attività produttive manifatturiere, ritorno degli operai a Porto Marghera, a partire dalle bonifiche sull'area. Sui marginamenti, prendendo spunto dagli interrogativi posti dal deputato Pd, Nicola Pellicani, al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, mercoledì, ribadisco che la cosa senz’altro più importante è la riqualificazione delle aree, un obiettivo che non va abbandonato o sottovalutato in nome di altri interessi di tipo speculativo.

    Nella risposta del ministro Costa agli interrogativi del Pd, è stato messo in evidenza soprattutto il tema del completamento dei marginamenti, cosa che per noi rappresenta un aspetto del problema generale del risanamento e della decontaminazione dell'area. Ci pare di capire che i 178 milioni "da individuare", per finire le macroisole, Nuovo Petrolchimico e Fusina, potrebbero essere chiesti alle imprese. Cosa che potrebbe rappresentare un elemento di difficoltà per le imprese che insistono a Porto Marghera.

    Chiedo, dove sono finite le 60 manifestazioni d'interesse delle imprese che hanno risposto alla call dedicata all'area di crisi industriale complessa? Hanno fatto la stessa fine del centro di ricerca per la fusione nucleare, per cui Marghera è stata scartata? Siamo venuti a conoscenza di una serie di riunioni della cabina di regia, sugli esiti delle quali non abbiamo avuto alcun riscontro. Essendo il sindacato una parte sociale attiva della comunità, abbiamo la necessità di approfondire questi argomenti, abbiamo l’esigenza di conoscere quale film si stia girando a Porto Marghera. A quando il primo approfondimento di tutti i soggetti interessati alle bonifiche su Porto Marghera? Attendiamo fiduciosi.

     Segretario Filctem Cgil Venezia, Riccardo Colletti