Comunicati Filctem e CGIL

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http://www.rassegna.it/articoli/referendum-una-vittoria-nel-merito 

 

Referendum: una vittoria «nel merito»
05 dicembre 2016 ore 09.03
Per Susanna Camusso va sottolineato lo sforzo della Cgil di condurre una campagna elettorale sui contenuti dell'ipotesi di riforma, a difesa della Costituzione. Soddisfazione anche dall'Anpi: "Ora finalmente si potrà pensare ad attuarla la nostra Carta"
 
camusso, referendum costituzionale

“Grazie a compagne e compagni Cgil per una campagna difficile mantenuta sul merito della difesa della nostra Costituzione, ora ‪#cartadiritti". Eccolo il primo commento di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, al risultato del referendum costituzionale che ha visto prevalere con il 59,11% dei voti il NO all’ipotesi di modifica della Carta Costituzionale. Un commento affidato a un tweet nel quale Camusso sottolinea la scelta della sua organizzazione, quella di prendere posizione in maniera chiara, ma in piena autonomia, valutando cioè esclusivamente il merito dell’ipotesi di modifica della Costituzione.

LEGGI IL DOCUMENTO: “Le ragioni della Cgil per votare NO”

Un concetto ribadito a stretto giro, sempre via twitter, anche da Gianna Fracassi, segretaria confederale Cgil: “Abbiamo tenuto una posizione sul merito della riforma a differenza di altri – afferma Fracassi - La storia della Cgil non si cancella!‬”. Mentre per Serena Sorrentino, segretaria generale della Fp Cgil, “Ha Vinto la Democrazia", perché "quando il popolo può scegliere boccia cattive riforme”. E lo sguardo, anche per Sorrentino, va subito rivolto al futuro, ovvero alla proposta di legge sulla Carta dei Diritti e ai referendum abrogativi promossi dalla Cgil.

 

Da segnalare anche il commento dell’Anpi, compagno di viaggio della Cgil, insieme anche all’Arci, in questa campagna elettorale. “Ancora una volta ha vinto la Costituzione, contro l'arroganza, la prepotenza, la mancanza di rispetto per la sovranità popolare e i diritti dei cittadini”, scrive il presidente dell’associazione Partigiani, Carlo Smuraglia. “Noi che abbiamo fatto una campagna referendaria rigorosa, sul merito, con l'informazione e il ragionamento, siamo felici e orgogliosi di questo successo. Ora finalmente si potrà pensare di attuare la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, per eliminare le disuguaglianze sociali, privilegiare lavoro e dignità della persona, per riportare la serietà, l'onestà e la correttezza nella politica e nel privato”, aggiunge Smuraglia, che conclude:”Questa è una vittoria anche dell'ANPI, ma soprattutto della democrazia e ripeto, con forza, della Costituzione”.

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E. Miceli Filctem Cgil

 

http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=61890#.WCGUvOHhDq1

CONTRATTI

Miceli, preoccupante tendenza a separare il salario dalla contrattazione

CONTRATTI
 
“C’è una preoccupante tendenza a separare il salario dalla contrattazione. Intenti demagogici o rozzamente anti sindacali si sommano ad una lucida strategia di una parte delle imprese che persegue l'obiettivo della disintermediazione del sindacato". Cosi' Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, in una articolo pubblicato su L'Unita'. 
 
Gli esempi di questo stato di cose, scrive Miceli, " sono tanti e vari: la mini scala mobile' di Federmeccanica che prescinde dalla contrattazione, il tentativo di trasformare progressivamente in benefit l'intero salario di produttività ed infine la legificazione piena del Pubblico impiego. Per non parlare dei voucher”.  Una tendenza, insiste, che  “va contrastata con forza poiché senza contrattazione del salario semplicemente non esiste più il contratto”.
 
Il cosiddetto "modello chimico" – spiega il segretario della Filctem - criticabile o no, poggia le sue basi proprio su questo punto: la centralità della contrattazione. Siamo nel mezzo di una nuova rivoluzione industriale, che si annuncia profonda, e sarà decisiva una nuova "comprensione" tra le forze sociali, in fabbrica e nella società. Sono forti i rischi di una nuova ed inedita radicalizzazione dei rapporti sociali. Ci sarà bisogno di un salto nelle relazioni industriali e non la tentazione di fare di Industria 4.0 l'alba di una risoluzione dei conti con il sindacato".
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Porto Marghera, foto: parliamodilavoro

Il possibile passo indietro delle istituzioni su Porto Marghera ci lascia sgomenti e ci appare difficile da credere.

Anni di slogan e proclami. Decine di tavoli e di impegni presi per rilanciare questo importantissimo polo industriale. Ma per ogni passo avanti che sembra venga fatto, ne seguono 2 all'indietro.

Sicuramente almeno 2. 

Quello della Regione che si tira indietro sulla questione dei 107 ettari di Eni, lasciando ogni cosa in mano al comune. E quello dello Stato, che riflette sull'esclusione di Porto Marghera dalle aree di crisi.

La superficialità con cui le decisioni vengono prese sulle aree produttive del nostro paese e dei nostri territori, per noi è inaccettabile.

Non staremo di certo a guardare mentre la politica fa lo "scarica barile" su Porto Marghera, dove molte centinaia di lavoratori sono ancora e saldamente ancorati al loro lavoro.

Porto Marghera come Murano: sembra si faccia di tutto per assecondare il declino, costante e inesorabile. E sembra che alla volontà espressa di voler salvare e rilanciare queste aree nel veneziano, facciano seguito comportamenti e decisioni del tutto contrarie a quanto concordato, garantito, promesso.

Sul dietro front della Regione, in merito ai 107 ettari, non abbiamo molti dubbi.

Non ci pare possano esserci tante interpretazioni su un gesto simile, assolutamente indicativo del disinteresse sulla faccenda, più volte rinviata e lasciata nel cassetto. 

La Regione Veneto, dando in carico al Comune di Venezia l’onere di gestire la situazione delle aree, apre di fatto la strada alla cessione di quei terreni ai privati.

 

Conosciamo anche bene la posizione del sindaco della città lagunare sulla questione, con piani e disegni che tutto includono fuorché ridare una connotazione industriale a Marghera.

E questo, cosa assai grave, determina anche un accantonamento delle bonifiche che spalanca la strada a possibili speculazioni.

Il preliminare fatto da Eni con Regione e Comune a questo punto deve essere rivisto per evitare di deresponsabilizzare l’Eni e che nessuno chieda più conto neppure dei progetti futuri che erano stati presentati dalla società del cane a 6 zampe, proprio sulla chimica verde.

L'ultima amministrazione comunale insediata non ha comunque mai nascosto l'intenzione di intervenire su tutta la prima zona industriale, con un piano d’investimenti per un riassetto urbanistico prevalentemente votato al turismo.

Questo con tutte le conseguenti difficoltà per le aziende che esistono e resistono ancora su quell'area: Pilkington, la Raffineria, fino ad arrivare a Fincantieri.

Non abbiamo molti dubbi sul fatto che se il comune acquisirà 107 ettari, avrà ulteriori margini d’intervento per trasformare quello spazio con un progetto di “rilancio” che di sicuro non avrà niente a che fare con il mantenimento delle attività esistenti, tanto meno per nuovi insediamenti industriali.

L'avvento dei privati in questo quadro non farebbe che segnare la fine di Porto Marghera. E se anche fosse per un nuovo inizio, riteniamo che la trasformazione di un polo così importante richieda tempo e richieda progetti di trasformazione imponenti e con scopi specifici, studiati, condivisi, con orientamenti e programmi di lungo respiro.

Ci siamo stancati di vedere furberie messe in atto dalle istituzioni, ma soprattutto di vedere che al posto di difendere un polo industriale così importante si apra nel disinteresse comune la strada a speculazioni.

Non possiamo pensare al destino del lavoro in queste condizioni. I progetti sono naufragati e i soggetti istituzionali anziché proteggere sembrano "assecondare" il declino.

Anche dal punto di vista ambientale questo processo ci mette a rischio, a causa delle speculazioni sulle bonifiche.

Ora si deve combattere per far rientrare Marghera e Murano dentro l’area di crisi e affinché la Regione faccia una conferenza di servizio per parlare di attività industriali, bonifiche e lavoro. 

Ci siamo stancati di leggere comunicati regionali sugli immigrati.

Se il tempo perso dagli assessori a parlare di extracomunitari, alloggi, ecc. fosse impiegato per riflettere seriamente sul futuro lavorativo dei concittadini, forse si centrerebbe il problema. Basta slogan.

La politica deve lavorare e lavorare sui problemi concreti.

 

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Susanna Camusso CGIL e Nicoletta Zago FILCTEM CGIL VENEZIA. Foto: parliamodilavoro.it

 

Il lavoro, questo sconosciuto.

Le politiche del governo hanno consentito di evitare il peggio, afferma Susanna Camusso a La Stampa ma, aggiunge, di sicuro non hanno portato il paese fuori dalla crisi. 

Crescita zero, deflazione, nessuna ripresa della fiducia di imprese e consumatori. Lavoro al palo.

Nel caso di quello giovanile, l'andamento ha subito un ulteriore calo.

Il Jobs Act ha "drogato" i dati del mercato occupazionale. Poi quando l'effetto bonus è terminato e l'ISTAT ha messo fuori le nuove percentuali, tutti i nodi sono tornati al pettine, perfino rafforzati, se possibile.

Cambiare tutto per non cambiare nulla. La politica dei grandi proclami e dei grandi slogan mostra di nuovo i suoi risultati: il paese è fermo.

I sacrifici richiesti sono tanti. I risultati sono nulli. 

I giovani se vogliono costruire, possono accomodarsi all'estero.

Emigrare in paesi limitrofi dove pure le difficoltà non mancano, ma dove talvolta si mettono in pratica misure poco popolari pur di curare drasticamente "anomalie croniche" del tessuto sociale.

Il governo Renzi ha presentato in pompa magna le potenzialità del Jobs Act. Spieghi ora perché le assunzioni a tempo indeterminato hanno subito una battuta d'arresto. E perché i voucher sono esplosi. Perché gli ammortizzatori sociali a carattere universalistico sono spariti dall'agenda e perché le donne, specie al sud, continuano a rimanere fra coloro che non riescono a lavorare.

Ammettiamo pure che tra non più di mezzo secolo intelligenze artificiali e robot prenderanno il posto delle braccia e menti umane nell'ambito della produzione. E ammettiamo che la sopravvivenza delle persone sarà sempre meno legata allo scambio tra un salario e il lavoro, con l'estensione del reddito di cittadinanza (rivedi la puntata di Presa Diretta del 5 settembre 2016: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7ec6bf90-b049-450f-81ee-ee0cf8ee0426.html#p=).

Parliamo di lavoro pertanto per quello che riguarda strettamente il presente. Visto che per l'immediato futuro non è prevista neppure l'apertura di un dibattito in merito.

Apprendiamo con piacevole stupore dalle parole del segretario generale della CGIL, S. Camusso che il governo ha leggermente modificato negli ultimi tempi l'atteggiamento di esclusione iniziale nei confronti del sindacato e sembra timidamente iniziare a dialogare con le parti sociali.

Forse possiamo ben sperare in qualche risposta, alle molte domande messe da mesi sul tavolo dell'esecutivo, meritevoli di attenzione se non altro perché Renzi deve pur immaginare un futuro per il suo partito e, speriamo, per il paese, fatta salva l'immagine da copertina patinata da continuare a dover dare all'estero.

 

di parliamodilavoro.it

 

 

 

 

 

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Video: www.parliamodilavoro.it

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È nostra intenzione attraverso questo comunicato rendere noto a tutti i lavoratori e a chiunque ritenesse opportuno, che abbiamo istituito un numero verde (041 5491244) per denunciare contraffazioni e illegalità nel sistema vetro a Murano. Garantiamo che verrà mantenuto sempre e in ogni caso l’anonimato di chi telefona per segnalare. 

 

Pochi giorni sono trascorsi dalla manifestazione provocatoria a Murano, dove con maschere bianche abbiamo sfilato per le calli e di fronte alle fabbriche.

Ci siamo coperti non di certo per nasconderci.

Ma per far capire usando simboli forti che i lavoratori e gli imprenditori che credono al sistema produttivo di Murano vengono ormai considerati dei fantasmi, quasi un ricordo del passato superato da una logica di carattere commerciale e dal potere del profitto, che se ne infischia della storia dell’arte del vetro e del valore stesso dell’isola.

Ebbene, per noi la manifestazione è soltanto l’inizio di quello che abbiamo intenzione di mettere in campo.

Continueremo, come sempre abbiamo fatto, nella lotta per difendere questo patrimonio, con tutte le iniziative del caso.

Che direzione controproducente si sta cercando di imprimere alle attività produttive di Murano?

Chi sono i responsabili di questa caduta libera, della totale inefficienza programmatica e strutturale che molte imprese stanno subendo? Alcuni soggetti li abbiamo individuati e sono i diversi imprenditori attratti da una logica di profitto immediato, che si lega sostanzialmente solo ad attività espositive e a promozioni di carattere turistico e ai quali non interessa se il vetro viene prodotto a Murano o meno, interessa però il mantenimento di un marchio muranese, visto che da esso si può trarre beneficio economico.

E veniamo a Confindustria Venezia.

A nostro avviso l’organizzazione imprenditoriale, invece di puntare sulla protezione della produzione  del vetro veneziano, ha difeso iniziative come quella della società Formia.

Un’azienda sicuramente in difficoltà. Ma che secondo gli slogan lanciati dai nuovi soggetti al vertice che ne assunsero la direzione, doveva risorgere.

La Formia poco dopo fallì (solo l’impegno di uno sparuto gruppo di lavoratori ne salvò le sorti, consentendo di riavviare la produzione).

Ma all’epoca dov’era Confindustria? Cos’ha fatto per impedirlo?

Oggi temiamo che ci toccherà a rivivere quella stessa situazione, ora che abbiamo iniziato un vertenza con Damiani-Venini.

Comprendiamo la libertà d’impresa che è l’essenza di ogni nuova avventura produttiva.

Ma quando l’imprenditorialità è vuota del suo spirito, cioè priva dell’attaccamento e della passione per ciò che crea con paziente applicazione e dedizione, non si può più definirla tale.

Allora ci chiediamo, cos’è impresa per Confindustria Venezia?

Come difende le attività produttive, se queste stanno gradualmente abbandonando Murano o stanno chiudendo i battenti, come stava per accadere a Formia?

Poco tempo fa arriva a Murano la Damiani gioielli, acquisisce al 60% la Venini e come primo passo licenzia direttamente un’intera piazza di lavoro, senza presentare indirizzi chiari sulla strategia industriale, sui piani di tenuta della società e sulle scelte che intende mettere in campo.

Di nuovo Confindustria non proferisce parola.

Non tanto sui licenziamenti dei 4 lavoratori.

Ma neppure sulla conservazione e mantenimento delle attività nel territorio.

Perché Confindustria non si schiera apertamente denunciando le contraddizioni che favoriscono questa continua destrutturazione industriale?

Ci lascia senza parole constatare come puntualmente non sostenga con fermezza la necessità di mantenere la produzione viva e sana in loco.

Tornando al licenziamento dei lavoratori, Damiani-Venini ha consegnato la lettera con il provvedimento anche ad un nostro delegato sindacale.

Guarda caso quello che si occupava della sicurezza degli impianti e dei lavoratori all’interno dei luoghi produttivi.

Come possiamo interpretare questo modo di agire aziendale, se non come la volontà di eliminare chiunque venga percepito come un’interferenza al libero arbitrio ?

Di sicuro questi licenziamenti non hanno fatto che contribuire a creare tensione e paura fra i lavoratori.

Mentre come Filctem Cgil Venezia ci preoccupiamo perché non avere un delegato in fabbrica significa abbassare la sicurezza e peggiorare la qualità del lavoro.

Ci viene da pensare che non sia interesse di Damiani mantenere e arricchire qui la produzione. 

Il sindacato FILCTEM CGIL si è sempre speso, e sempre lo farà, alla difesa dei lavoratori ma anche alla difesa delle attività produttive.

Prova tangibile di questo è un’azienda che si chiama “Berti”. Che è diventata come tutti sanno, un esempio di riconquista e riavvio dell’attività industriale, grazie al concorso delle varie parti in campo e grazie alla caparbietà dei lavoratori.

Un progetto che, ricordiamo, non avrebbe visto la luce se fosse stato per Confindustria Venezia che l’aveva data per spacciata, condannando i lavoratori ancora una volta, vergognosamente, alla cassa integrazione e alla mobilità.

Mai nelle varie vertenze, abbiamo visto una presa di posizione seria e determinata di Confindustria Venezia a mantenere in piedi le attività produttive, anche di fronte alle difficoltà.

E fin troppe volte ci siamo dovuti arrangiare, avendo al nostro fianco persone determinate e l’appoggio, talvolta, delle istituzioni.

Perché un numero verde?

In primo luogo per denunciare chi nelle vende prodotti contraffatti.

E poi, motivo più importante, perché abbiamo la sensazione che molte aziende produttrici licenzino i lavoratori oppure ricorrano alla cassa integrazione, spostando la produzione all’esterno, fuori dall’isola o fuori dal paese addirittura, con costi del lavoro      sensibilmente più bassi e prezzi delle materie prime ridotti.

Con questo meccanismo e nella totale disattenzione generale, intere piazze produttive e un sistema intero, stanno scomparendo a Murano. Ad una velocità sempre più sostenuta.

E tale da farci ritenere che molti di coloro che sostengono la necessità di applicare il micro chip ai prodotti introdurre altri sistemi di certificazione o marchi, non abbiano il benché minimo interesse alla difesa del “made in Murano”.

Alla conservazione e protezione del fare sull’isola. Alla tutela del lavoro a Murano, nelle fornaci che hanno fatto per un millennio la storia del vetro veneziano.

Se ci arriveranno denunce ci faremo garanti come organizzazione per verificare se quanto ci è stato comunicato e a valle di quello faremo esposti specifici alla magistratura e agli enti competenti.

 

Il segretario generale

Riccardo Colletti

 

 

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Abbiamo seguito “il caso” sulla stampa nazionale, rimbalzato perfino su parte della stampa estera, della Reggia di Caserta.

Non entriamo nel merito delle accuse sindacali di stakanovismo al direttore Felicori, riflettiamo piuttosto sulla posizione del nostro sindacato, la Cgil, che per voce del segretario generale Susanna Camusso, ha ritenuto opportuno non condividere l’operato delle altre sigle sindacali.

Non comprendiamo come mai generalmente parlando, si sia sempre pronti a puntare il dito contro la Cgil, accusata di “proteggere” e “difendere” i fannulloni, mentre quando il nostro sindacato si esprime diversamente, magari non condividendo le critiche all’autonoma determinazione professionale di un dirigente pubblico, si attribuisca appositamente basso profilo alla presa di posizione.

Tentando di disperdere e dissolvere il contenuto e il significato delle considerazioni di Susanna Camusso, nella generalità delle affermazioni espresse dalla globalità dei sindacati.

Siamo attenti a non confondere di volta in volta, di circostanza in circostanza, il senso e la sostanza delle posizioni assunte dalla Cgil, rispetto ad altre organizzazioni.

Teniamo molto a distinguere caso per caso, singolo evento per singolo evento, ciò che il sindacato intende esprimere e i motivi delle sue scelte.

Questo perché fin troppe volte, valutazioni superficiali e affrettate hanno fuorviato e mistificato il nostro modo di rappresentare la realtà. Disorientando e contribuendo ad alimentare pregiudizi sulla Cgil, specie a livello di opinione pubblica.

La Reggia di Caserta rappresenta una di queste infelici circostanze. Non avrebbe “fatto notizia” in questo caso che la nostra organizzazione potesse esprimere un parere in contrasto rispetto a quello delle altre sigle sindacali sulla permanenza all’interno della Reggia del dirigente.

Quindi si è tentato, almeno inizialmente e almeno da parte di qualche media di cancellare, questa “sottile” differenza nel modo di interpretare e rappresentare la realtà. Che invece, ribadiamo è legata non tanto al semplice fare politica, quanto piuttosto a considerare e comprendere singoli aspetti della vita lavorativa delle persone.

Siano esse dipendenti pubblici, piuttosto che privati, autonomi, subordinati, collaboratori piuttosto che funzionari, dirigenti, quadri, operai, pensionati, disoccupati…

E non ci ha messo tanto il presidente del consiglio Renzi, a puntare il dito contro “i sindacati” per accusarli e screditarli, facendoli passare per i difensori “della pacchia”.


Ma questa volta la Cgil non c'era..


 

Segreteria Filctem Cgil Venezia

 

 

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  • Infortuni e morti sul lavoro: "Vogliamo il rispetto della vita e della dignità degli operatori". Sabato la manifestazione regionale


     

     

    Sabato prossimo c'è una importante manifestazione unitaria a Padova sul tema della sicurezza del lavoro e il tragico record che il Veneto detiene sul numero delle morti bianche. Logisticamente si parte dalla stazione dei treni di Mestre per arrivare a Padova per le 9. Si percorre il viale che poi ci porta a Piazza Garibaldi. La fine della manifestazione è prevista verso mezzogiorno per poi tornare a Mestre in treno. Spero ci sia partecipazione visto l'argomento, per chi fosse interessato può contattare la segreteria per dare l'adesione.

     

     

    Grazie per l'attenzione e la diffusione

     

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     FILCTEM CGIL VENEZIA

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  • Porto Marghera, R. Colletti: "Impianti chiusi o ceduti in silenzio. Nuovo modello di relazioni industriali 4.0?"


     

    La vicenda legata alla Solvay di Marghera, ceduta a un gruppo sardo, che ha messo al corrente l'opinione pubblica dell'operazione a cose fatte, è al centro dell'attenzione della sigla Cgil dei chimici veneziana, che riflette su altri fatti che stanno interessando impianti chimici nel nostro paese, per chiedersi quale sarà il futuro dell'industria italiana, e del territorio.

    'Relazioni industriali 4.0'

    "Se penso al modo in cui è avvenuta la cessione dell’impianto Esso di Augusta, alla società Sonatrach, molto simile alla cessione degli impianti di Marghera della Solvay, e torno indietro alle operazioni compiute qualche tempo fa da Eni, nel caso della Dow Chemical, non posso che arrivare a una conclusione - scrive Riccardo Colletti, segretario Filctem Cgil Venezia -. Il destino di queste società è la chiusura, con relativa perdita di posti di lavoro, che difficilmente vengono recuperati. Per di più, secondo uno schema di relazioni industriali che punta a estromettere il sindacato e a tenere fuori i lavoratori dalle decisioni delle compagnie. Che si formano nell'assoluto silenzio, e di cui si viene a conoscenza solo a giochi fatti. Che sia il modello di relazioni sindacali dell'industria 4.0?", si chiede Colletti.

    Stile comunicativo

    "La comunicazione avviene in termini rapidi - prosegue Colletti - senza una preventiva convocazione delle parti, almeno per accennare ai propositi di cessione, ai piani strategici, al contenimento dell’occupazione e a tutto quello che deriva da una cessione impiantistica. Sonatrach, tra l'altro, risulta parte lesa in un processo sulle tangenti di Eni in Algeria, un processo che è stato recentemente archiviato. Questa società negli ultimi periodi ha firmato accordi con Eni Versalis, guarda caso nel periodo in cui era tramontata l’ipotesi di cessione del cracking di Porto Marghera all'altra company, la Sk Capital".

    'Eni senza traccia'

    "Non per essere dei complottisti - aggiunge il segretario dei chimici - ma è giusto ricordare che lo stabilimento di Augusta è finito sotto sequestro a causa di inquinamento ambientale. Mentre altre decisioni, ne siamo certi, stanno per essere prese, sempre restando senza traccia. E mi riferisco a Basell, a Ferrara che, dal punto di vista impiantistico, sappiamo essere strettamente collegata alla produzione di etilene a Porto Marghera, che arriva lì tramite pipe line. Ci risulta che Basell stia chiudendo accordi con società fornitrici di materia prima che arriva su rotaia. Il che permette a Basell di spezzare la connessione diretta con Venezia, e allo stesso tempo causa un abbattimento della domanda di materie prime al nostro territorio. Contemporaneamente Versalis, a Marghera, molto velatamente sta accennando a piani di riduzione della produzione, andando a ripensare alle quantità. È evidente che tutto questo metterà a rischio la stabilità che oggi abbiamo. La cosa più grave penso sia il fatto che Eni Versalis non vuole presentare alcun piano industriale, proprio per evitare di assumersi degli impegni specifici".

    Il cracking

    L'impianto per anni è rimasto nel limbo. Eni è passata dall'accordo di chiusura siglato al ministero dello Sviluppo, nel 2014, all'annuncio della cessione al fondo americano Sk Capital e, qualche anno più tardi, al colpo di scena della ripresa della produzione, due anni fa, per una commessa arrivata dal nord Europa, con prezzo del petrolio particolarmente basso e conveniente. Ma dopo?

    Lavoro e dignità

    "Un completo silenzio da parte di Eni - spiega Colletti -, mentre in realtà, a piccoli passi, riteniamo stia portando avanti un processo di dismissione senza che nessuno disturbi. Per questo penso sia arrivato il momento di chiedere coerenza rispetto agli impegni presi, non possiamo stare qui ad aspettare altre comunicazioni di chiusure o cessioni impiantistiche del sistema industriale di chimica di base italiano. Per quanto riguarda la cessione della Esso a questa società algerina, vogliamo ribadire la solidarietà ai lavoratori di Siracusa, e la adesione a qualsiasi iniziativa che verrà messa in campo dai lavoratori, in quanto Esso è presente in tutto il territorio nazionale. A noi - conclude Colletti - non interessa il reddito di cittadinanza, abbiamo bisogno di lavoro e dignità, ed è su questi principi che un Paese normale dovrebbe basarsi".

     
  • La Cgil e l'articolo sul quotidiano, Miceli: "È il tentativo di avvelenare la nostra stagione congressuale"


     

    "Care compagne e cari compagni, l’articolo a firma Livadiotti, apparso sull’Espresso, è becero, infamante per i dirigenti coinvolti, a partire da Susanna Camusso, irriguardoso verso le donne. Insomma, , il confronto tra tutti noi e le differenze che pure vivono dentro l’organizzazione. Del resto, questo personaggio lo conosciamo da tempo per essersi distinto attraverso pubblicazioni gonfie di livore verso il sindacato. È un personaggio che frequenta da tempo le retrovie del sistema politico e dell’establishment economico e sembra aver deciso di trovare ben altra fama di quella che lo circonda scaricando odio e divisione dentro la Cgil. L’Espresso dimostra, autorizzando questo articolo, di essere un settimanale non più all’altezza della sua fama.

    La sensazione è che il giornalismo stampato si sia messo alla rincorsa di quello televisivo e dell’aspetto più deteriore dell’informazione da social. L’attacco è alla Cgil innanzitutto, con una narrazione volgare e offensiva per tutti noi. L’auspicio dell’articolo, se così si può chiamare, è quello di distruggere la convivenza civile e politica dentro la Cgil, infangare i suoi massimi dirigenti, distruggere l’unica organizzazione democratica di massa del paese proprio nel momento in cui si appresta a celebrare il suo congresso ed alla vigilia di una scelta impegnativa come quella del cambio della sua segreteria generale. Credo che tutti noi dobbiamo essere all’altezza di questa sfida e mantenere quel profilo di serietà e di sobrietà che da sempre ha contraddistinto il nostro dibattito. L’obiettivo, com’è chiaro, è quello di espropriare il suo gruppo dirigente dalla sovranità delle decisioni e di condizionare l’esito del nostro dibattito interno. È necessaria fermezza e prudenza, nel denunciare questo giornalismo meschino e difendere le nostre prerogative. 


    Da qualche giorno sappiamo che il più grande gruppo editoriale di questo paese ha deciso di aprire una campagna contro la Cgil e spero che nessuno di noi presti il fianco ad una opera di delegittimazione sconcertante. Fraterni saluti".

    Il Segretario generale Emilio Miceli

     
  • Sottoscritto premio di partecipazione Eni 2017-2020: ora definire le relazioni industriali


     

    In data 08 maggio 2018 si sono incontrate le Segreterie Nazionali di FILCTEM CGIL, FEMCA CISL E UILTEC UIL congiuntamente alle RSU del gruppo Eni ed i rappresentanti aziendali di Eni per siglare l’accordo sul rinnovo del Premio di Partecipazione 2017-2020. Il percorso avviatosi nel 2017 con la sottoscrizione di alcuni importanti accordi, quali quello sullo Smart Working, utile a favorire l’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, quello sul protocollo Welfare, atto a sviluppare iniziative a carattere sociale e a favorire un sistema di promozione della salute attraverso il potenziamento dell’assistenza sanitaria, quello sulla conversione del premio di partecipazione in beni e servizi, che unitamente alla sottoscrizione del rinnovo dell’impianto del Premio segnano un ulteriore progressione del sistema partecipativo dei lavoratori e delle lavoratrici del gruppo Eni.

    Le Parti condividono inoltre di approfondire le tematiche per la definizione di un nuovo Protocollo di Relazioni industriali. Relativamente al nuovo impianto del Premio 2017-2020 in ottemperanza a quanto disposto dalla recente disciplina introdotte dall’agenzia dell’entrate, l’accordo prevede che per il biennio 2017-2018 verranno erogati i seguenti importi previa verifica dei parametri incrementali di produttività. A titolo di acconto 2000 €, di cui 1000 € nel mese di maggio 2018, secondo la tassazione ordinaria, e ulteriori 1000 € a giugno 2018, con tassazione agevolata al 10%, recuperando inoltre nello stesso mese il differenziale d’imposta tra agevolata e ordinaria applicata sulla tranche erogata a maggio. Il saldo del biennio che vale 2000 € sarà erogato nel mese di maggio 2019. Per quanto attiene, invece, ai successivi due anni, il nuovo impianto ha previsto che relativamente al 2019 il premio varrà 2018 € mentre per il 2020 il premio varrà 2038 €. Tali valori scaturiscono dalla sommatoria del valore punto, che sarà composto dal valore base fissato per il 2019 e per il 2020 rispettivamente a 14,70 e 14,90 più il valore punto aggiuntivo che varia in funzione dei risultati economici aziendali e che ad oggi vale 4,6 a cui si somma il 2,5% legato all’obiettivo assenteismo più un ulteriore 2% relativo alla firma anticipata degli accordi sulla produttività. 


    Ai valori di premio succitati si dovranno aggiungere per i soli lavoratori del settore energia e petrolio e secondo la scala parametrale del contratto le ulteriori quote di 140 € per il 2017 e 280 € per il 2018 così come già previsto dal relativo CCNL. Per quanto riguarda l’ex premio presenza del CCNL chimico è stato condiviso di trovare una soluzione entro giugno sulla collocazione delle risorse all’interno della struttura del Premio. Resta inteso che le somme erogate e che beneficeranno della fiscalità di vantaggio potranno sempre essere destinate come prevista dall’accordo del 31 marzo 2017 ad opere e servizi di welfare secondo le modalità e le tempistiche in essere. Le Rappresentanze Sindacali Unitarie presenti e le Segreterie Sindacali di Filctem, Femca, Uiltec hanno condiviso il percorso della trattativa e il suo esito, procedendo alla sottoscrizione dell’Accordo che sarà oggetto di informazione tra i lavoratori.

    Le Segreterie Nazionali Filctem-Cgil Femca-Cisl Uiltec-Uil