Comunicati Filctem e CGIL

Categoria: Comunicati Filctem e CGIL

 

È la denuncia di Filctem e Femca contro una ditta di bonifiche e smaltimento di rifiuti di Marghera: "come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti?"

Ditte indebitate, stipendi pagati attraverso acconti, nessuna certezza, cassa integrazione e infine minaccia di licenziamenti. Queste le condizioni descritte dalle sigle Filctem Cgil e Femca Cisl per i dipendenti di un' azienda di servizi ambientali e bonifiche, con sede a Marghera, che da anni, e dopo la cessione di un ramo d'azienda, continuerebbe, secondo i sindacati, a non garantire certezza alcuna ai dipendenti.

 

Cronistoria

La Company Futura Marghera è un’azienda che nasce nel 2011 dalla cessione di ramo di Cfm Spa.
Entrambi le aziende si occupano di:

 

Pulizia e disinfezione
Pulizie industriali
Idrolavaggi

Il socio unico e amministratore di Company Futura Marghera è il Sig. Strada Fabrizio con un capitale sociale di € 50.000,00. All’apparenza sembra si stia parlando di un’azienda solida e strutturata, ma non è così. Abbiamo a che fare con un’azienda che dal 2009 continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi, senza dare garanzie ai lavoratori di tranquillità economica. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, la Company Futura Marghera, cede un ramo d’azienda alla CFM ambiente Srl, la quale è stata costituita in data 22/12/2016 con socio al 98% il Sig. Strada Fabrizio , che è anche socio unico di CFM Company, e al 2% il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe. Il capitale sociale è così ripartito: Strada Fabrizio € 78.400,00 e € 1.600,00 il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe.

Gare d'appalto

"Abbiamo a che fare con un’azienda che - scrivono i sindacalisti Cgil e Cisl, Davide Stoppa e Francesco Coco - continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi - e questa, spiegano, è una situazione che va avanti dal 2009. "Abbiamo chiesto più volte alla società il motivo di questi ritardi, ma le responsabilità sono sempre state scaricate sulle committenti - continuano Coco e Stoppa -, cioè sui gruppi più grandi che appaltano alle ditte più piccole questi lavori, spesso creando gare al massimo ribasso, che talvolta permettono di potersi aggiudicare i lavori solo a fronte di pesanti restrizioni di spesa, tagli e risparmi, spesso a scapito dei lavoratori".

'Acconti, non stipendi'


"I dipendenti vengono pagati in ritardo in media di 2 mesi - scrivono le sigle -, prima ricevono un acconto e solo dopo molti giorni o mesi arriva il saldo. Ci chiediamo se le ditte committenti siano a conoscenza che i lavoratori vivono questa situazione da 9 anni e chiediamo a quest'ultime di bloccare il pagamento delle fatture per dare priorità agli stipendi. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, questa Company di Marghera cede un ramo d’azienda ad un'altro gruppo, affermando che tra di esse non esiste alcun legame. Ma si capisce che non è così: dalla forma societaria, dal fatto che c'è integrazione sulle commesse, che si ripete lo stesso sistema dei pagamenti dei lavoratori in ritardo e l’incubo per gli addetti. Ci chiediamo come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti, e perché si metta capitale sociale su una nuova azienda senza sistemare gli stipendi dei lavoratori".

Cassa integrazione


Il bello sembra arrivare dopo, perché "a un mese e mezzo dalla costituzione del rampo d'azienda - raccontano i sindacati veneziani - la società procede all'apertura della cassa integrazione, successivamente bocciata dall’Inps, per mancanza di requisiti. Le conseguenze del mancato accogliemento della Cig non fanno che riversarsi ancora una volta sui lavoratori, lasciandoli per mesi senza retribuzione".

 

'Pronti alla lotta'


Secondo quanto riferito da Filctem e Femca, le richieste d'incontro congiunte dei sindacati, rimangono inascoltate. "La nostra preoccupazione - scrivono le sigle - ormai ci porta a dubitare di ogni singola promessa di ripresa e di rilancio che l'azienda da anni ci propina, facendoci credere che le colpe sono sempre da imputare ad altri, a volte dei grandi gruppi che non gli rilasciano i permessi per i lavori, altre a causa della perdita di gare di appalto, al ribasso. Anche se spesso non si capisce dove stia la verità, in un paese dove sugli appalti c’è molto da indagare, non possiamo pensare che a rimetterci siano i lavoratori, che non hanno garanzie per la loro retribuzione.

A causa di queste continue incertezze ci sono operatori che si sono indebitati. Non è per noi ammissibile. E dopo i ritardi sono arrivate pure le minacce - scrivono Stoppa e Coco -. Hanno detto ai lavoratori: 'Se avete pazienza di aspettare, bene, altrimenti se volete i vostri soldi vi licenzio, così li potete avere'. Pretendiamo - concludono - che queste due aziende si mettano in regola con i pagamentie entro il mese di giugno. Il tempo delle favole è finito, abbiamo indetto un’assemblea con tutti i lavoratori per discutere la strada da intraprendere, ma se la posizione dell’azienda rimarrà invariata, le organizzazioni sindacali intraprenderanno azioni di lotta per arrivare ad una soluzione della vertenza. Se ciò non bastasse, convocheremo le parti in direzione territoriale del lavoro".

Davide Stoppa Filctem Cgil Venezia, e Francesco Coco Femca Cisl Venezia

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È la denuncia di Filctem e Femca contro una ditta di bonifiche e smaltimento di rifiuti di Marghera: "come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti?"

Ditte indebitate, stipendi pagati attraverso acconti, nessuna certezza, cassa integrazione e infine minaccia di licenziamenti. Queste le condizioni descritte dalle sigle Filctem Cgil e Femca Cisl per i dipendenti di un' azienda di servizi ambientali e bonifiche, con sede a Marghera, che da anni, e dopo la cessione di un ramo d'azienda, continuerebbe, secondo i sindacati, a non garantire certezza alcuna ai dipendenti.

 

Cronistoria

La Company Futura Marghera è un’azienda che nasce nel 2011 dalla cessione di ramo di Cfm Spa.
Entrambi le aziende si occupano di:

 

Pulizia e disinfezione
Pulizie industriali
Idrolavaggi

Il socio unico e amministratore di Company Futura Marghera è il Sig. Strada Fabrizio con un capitale sociale di € 50.000,00. All’apparenza sembra si stia parlando di un’azienda solida e strutturata, ma non è così. Abbiamo a che fare con un’azienda che dal 2009 continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi, senza dare garanzie ai lavoratori di tranquillità economica. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, la Company Futura Marghera, cede un ramo d’azienda alla CFM ambiente Srl, la quale è stata costituita in data 22/12/2016 con socio al 98% il Sig. Strada Fabrizio , che è anche socio unico di CFM Company, e al 2% il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe. Il capitale sociale è così ripartito: Strada Fabrizio € 78.400,00 e € 1.600,00 il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe.

Gare d'appalto

"Abbiamo a che fare con un’azienda che - scrivono i sindacalisti Cgil e Cisl, Davide Stoppa e Francesco Coco - continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi - e questa, spiegano, è una situazione che va avanti dal 2009. "Abbiamo chiesto più volte alla società il motivo di questi ritardi, ma le responsabilità sono sempre state scaricate sulle committenti - continuano Coco e Stoppa -, cioè sui gruppi più grandi che appaltano alle ditte più piccole questi lavori, spesso creando gare al massimo ribasso, che talvolta permettono di potersi aggiudicare i lavori solo a fronte di pesanti restrizioni di spesa, tagli e risparmi, spesso a scapito dei lavoratori".

'Acconti, non stipendi'


"I dipendenti vengono pagati in ritardo in media di 2 mesi - scrivono le sigle -, prima ricevono un acconto e solo dopo molti giorni o mesi arriva il saldo. Ci chiediamo se le ditte committenti siano a conoscenza che i lavoratori vivono questa situazione da 9 anni e chiediamo a quest'ultime di bloccare il pagamento delle fatture per dare priorità agli stipendi. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, questa Company di Marghera cede un ramo d’azienda ad un'altro gruppo, affermando che tra di esse non esiste alcun legame. Ma si capisce che non è così: dalla forma societaria, dal fatto che c'è integrazione sulle commesse, che si ripete lo stesso sistema dei pagamenti dei lavoratori in ritardo e l’incubo per gli addetti. Ci chiediamo come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti, e perché si metta capitale sociale su una nuova azienda senza sistemare gli stipendi dei lavoratori".

Cassa integrazione


Il bello sembra arrivare dopo, perché "a un mese e mezzo dalla costituzione del rampo d'azienda - raccontano i sindacati veneziani - la società procede all'apertura della cassa integrazione, successivamente bocciata dall’Inps, per mancanza di requisiti. Le conseguenze del mancato accogliemento della Cig non fanno che riversarsi ancora una volta sui lavoratori, lasciandoli per mesi senza retribuzione".

 

'Pronti alla lotta'


Secondo quanto riferito da Filctem e Femca, le richieste d'incontro congiunte dei sindacati, rimangono inascoltate. "La nostra preoccupazione - scrivono le sigle - ormai ci porta a dubitare di ogni singola promessa di ripresa e di rilancio che l'azienda da anni ci propina, facendoci credere che le colpe sono sempre da imputare ad altri, a volte dei grandi gruppi che non gli rilasciano i permessi per i lavori, altre a causa della perdita di gare di appalto, al ribasso. Anche se spesso non si capisce dove stia la verità, in un paese dove sugli appalti c’è molto da indagare, non possiamo pensare che a rimetterci siano i lavoratori, che non hanno garanzie per la loro retribuzione.

A causa di queste continue incertezze ci sono operatori che si sono indebitati. Non è per noi ammissibile. E dopo i ritardi sono arrivate pure le minacce - scrivono Stoppa e Coco -. Hanno detto ai lavoratori: 'Se avete pazienza di aspettare, bene, altrimenti se volete i vostri soldi vi licenzio, così li potete avere'. Pretendiamo - concludono - che queste due aziende si mettano in regola con i pagamentie entro il mese di giugno. Il tempo delle favole è finito, abbiamo indetto un’assemblea con tutti i lavoratori per discutere la strada da intraprendere, ma se la posizione dell’azienda rimarrà invariata, le organizzazioni sindacali intraprenderanno azioni di lotta per arrivare ad una soluzione della vertenza. Se ciò non bastasse, convocheremo le parti in direzione territoriale del lavoro".

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Sabato prossimo c'è una importante manifestazione unitaria a Padova sul tema della sicurezza del lavoro e il tragico record che il Veneto detiene sul numero delle morti bianche. Logisticamente si parte dalla stazione dei treni di Mestre per arrivare a Padova per le 9. Si percorre il viale che poi ci porta a Piazza Garibaldi. La fine della manifestazione è prevista verso mezzogiorno per poi tornare a Mestre in treno. Spero ci sia partecipazione visto l'argomento, per chi fosse interessato può contattare la segreteria per dare l'adesione.

 

 

Grazie per l'attenzione e la diffusione

 

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 FILCTEM CGIL VENEZIA

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La vicenda legata alla Solvay di Marghera, ceduta a un gruppo sardo, che ha messo al corrente l'opinione pubblica dell'operazione a cose fatte, è al centro dell'attenzione della sigla Cgil dei chimici veneziana, che riflette su altri fatti che stanno interessando impianti chimici nel nostro paese, per chiedersi quale sarà il futuro dell'industria italiana, e del territorio.

'Relazioni industriali 4.0'

"Se penso al modo in cui è avvenuta la cessione dell’impianto Esso di Augusta, alla società Sonatrach, molto simile alla cessione degli impianti di Marghera della Solvay, e torno indietro alle operazioni compiute qualche tempo fa da Eni, nel caso della Dow Chemical, non posso che arrivare a una conclusione - scrive Riccardo Colletti, segretario Filctem Cgil Venezia -. Il destino di queste società è la chiusura, con relativa perdita di posti di lavoro, che difficilmente vengono recuperati. Per di più, secondo uno schema di relazioni industriali che punta a estromettere il sindacato e a tenere fuori i lavoratori dalle decisioni delle compagnie. Che si formano nell'assoluto silenzio, e di cui si viene a conoscenza solo a giochi fatti. Che sia il modello di relazioni sindacali dell'industria 4.0?", si chiede Colletti.

Stile comunicativo

"La comunicazione avviene in termini rapidi - prosegue Colletti - senza una preventiva convocazione delle parti, almeno per accennare ai propositi di cessione, ai piani strategici, al contenimento dell’occupazione e a tutto quello che deriva da una cessione impiantistica. Sonatrach, tra l'altro, risulta parte lesa in un processo sulle tangenti di Eni in Algeria, un processo che è stato recentemente archiviato. Questa società negli ultimi periodi ha firmato accordi con Eni Versalis, guarda caso nel periodo in cui era tramontata l’ipotesi di cessione del cracking di Porto Marghera all'altra company, la Sk Capital".

'Eni senza traccia'

"Non per essere dei complottisti - aggiunge il segretario dei chimici - ma è giusto ricordare che lo stabilimento di Augusta è finito sotto sequestro a causa di inquinamento ambientale. Mentre altre decisioni, ne siamo certi, stanno per essere prese, sempre restando senza traccia. E mi riferisco a Basell, a Ferrara che, dal punto di vista impiantistico, sappiamo essere strettamente collegata alla produzione di etilene a Porto Marghera, che arriva lì tramite pipe line. Ci risulta che Basell stia chiudendo accordi con società fornitrici di materia prima che arriva su rotaia. Il che permette a Basell di spezzare la connessione diretta con Venezia, e allo stesso tempo causa un abbattimento della domanda di materie prime al nostro territorio. Contemporaneamente Versalis, a Marghera, molto velatamente sta accennando a piani di riduzione della produzione, andando a ripensare alle quantità. È evidente che tutto questo metterà a rischio la stabilità che oggi abbiamo. La cosa più grave penso sia il fatto che Eni Versalis non vuole presentare alcun piano industriale, proprio per evitare di assumersi degli impegni specifici".

Il cracking

L'impianto per anni è rimasto nel limbo. Eni è passata dall'accordo di chiusura siglato al ministero dello Sviluppo, nel 2014, all'annuncio della cessione al fondo americano Sk Capital e, qualche anno più tardi, al colpo di scena della ripresa della produzione, due anni fa, per una commessa arrivata dal nord Europa, con prezzo del petrolio particolarmente basso e conveniente. Ma dopo?

Lavoro e dignità

"Un completo silenzio da parte di Eni - spiega Colletti -, mentre in realtà, a piccoli passi, riteniamo stia portando avanti un processo di dismissione senza che nessuno disturbi. Per questo penso sia arrivato il momento di chiedere coerenza rispetto agli impegni presi, non possiamo stare qui ad aspettare altre comunicazioni di chiusure o cessioni impiantistiche del sistema industriale di chimica di base italiano. Per quanto riguarda la cessione della Esso a questa società algerina, vogliamo ribadire la solidarietà ai lavoratori di Siracusa, e la adesione a qualsiasi iniziativa che verrà messa in campo dai lavoratori, in quanto Esso è presente in tutto il territorio nazionale. A noi - conclude Colletti - non interessa il reddito di cittadinanza, abbiamo bisogno di lavoro e dignità, ed è su questi principi che un Paese normale dovrebbe basarsi".

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"Care compagne e cari compagni, l’articolo a firma Livadiotti, apparso sull’Espresso, è becero, infamante per i dirigenti coinvolti, a partire da Susanna Camusso, irriguardoso verso le donne. Insomma, , il confronto tra tutti noi e le differenze che pure vivono dentro l’organizzazione. Del resto, questo personaggio lo conosciamo da tempo per essersi distinto attraverso pubblicazioni gonfie di livore verso il sindacato. È un personaggio che frequenta da tempo le retrovie del sistema politico e dell’establishment economico e sembra aver deciso di trovare ben altra fama di quella che lo circonda scaricando odio e divisione dentro la Cgil. L’Espresso dimostra, autorizzando questo articolo, di essere un settimanale non più all’altezza della sua fama.

La sensazione è che il giornalismo stampato si sia messo alla rincorsa di quello televisivo e dell’aspetto più deteriore dell’informazione da social. L’attacco è alla Cgil innanzitutto, con una narrazione volgare e offensiva per tutti noi. L’auspicio dell’articolo, se così si può chiamare, è quello di distruggere la convivenza civile e politica dentro la Cgil, infangare i suoi massimi dirigenti, distruggere l’unica organizzazione democratica di massa del paese proprio nel momento in cui si appresta a celebrare il suo congresso ed alla vigilia di una scelta impegnativa come quella del cambio della sua segreteria generale. Credo che tutti noi dobbiamo essere all’altezza di questa sfida e mantenere quel profilo di serietà e di sobrietà che da sempre ha contraddistinto il nostro dibattito. L’obiettivo, com’è chiaro, è quello di espropriare il suo gruppo dirigente dalla sovranità delle decisioni e di condizionare l’esito del nostro dibattito interno. È necessaria fermezza e prudenza, nel denunciare questo giornalismo meschino e difendere le nostre prerogative. 


Da qualche giorno sappiamo che il più grande gruppo editoriale di questo paese ha deciso di aprire una campagna contro la Cgil e spero che nessuno di noi presti il fianco ad una opera di delegittimazione sconcertante. Fraterni saluti".

Il Segretario generale Emilio Miceli

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In data 08 maggio 2018 si sono incontrate le Segreterie Nazionali di FILCTEM CGIL, FEMCA CISL E UILTEC UIL congiuntamente alle RSU del gruppo Eni ed i rappresentanti aziendali di Eni per siglare l’accordo sul rinnovo del Premio di Partecipazione 2017-2020. Il percorso avviatosi nel 2017 con la sottoscrizione di alcuni importanti accordi, quali quello sullo Smart Working, utile a favorire l’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, quello sul protocollo Welfare, atto a sviluppare iniziative a carattere sociale e a favorire un sistema di promozione della salute attraverso il potenziamento dell’assistenza sanitaria, quello sulla conversione del premio di partecipazione in beni e servizi, che unitamente alla sottoscrizione del rinnovo dell’impianto del Premio segnano un ulteriore progressione del sistema partecipativo dei lavoratori e delle lavoratrici del gruppo Eni.

Le Parti condividono inoltre di approfondire le tematiche per la definizione di un nuovo Protocollo di Relazioni industriali. Relativamente al nuovo impianto del Premio 2017-2020 in ottemperanza a quanto disposto dalla recente disciplina introdotte dall’agenzia dell’entrate, l’accordo prevede che per il biennio 2017-2018 verranno erogati i seguenti importi previa verifica dei parametri incrementali di produttività. A titolo di acconto 2000 €, di cui 1000 € nel mese di maggio 2018, secondo la tassazione ordinaria, e ulteriori 1000 € a giugno 2018, con tassazione agevolata al 10%, recuperando inoltre nello stesso mese il differenziale d’imposta tra agevolata e ordinaria applicata sulla tranche erogata a maggio. Il saldo del biennio che vale 2000 € sarà erogato nel mese di maggio 2019. Per quanto attiene, invece, ai successivi due anni, il nuovo impianto ha previsto che relativamente al 2019 il premio varrà 2018 € mentre per il 2020 il premio varrà 2038 €. Tali valori scaturiscono dalla sommatoria del valore punto, che sarà composto dal valore base fissato per il 2019 e per il 2020 rispettivamente a 14,70 e 14,90 più il valore punto aggiuntivo che varia in funzione dei risultati economici aziendali e che ad oggi vale 4,6 a cui si somma il 2,5% legato all’obiettivo assenteismo più un ulteriore 2% relativo alla firma anticipata degli accordi sulla produttività. 


Ai valori di premio succitati si dovranno aggiungere per i soli lavoratori del settore energia e petrolio e secondo la scala parametrale del contratto le ulteriori quote di 140 € per il 2017 e 280 € per il 2018 così come già previsto dal relativo CCNL. Per quanto riguarda l’ex premio presenza del CCNL chimico è stato condiviso di trovare una soluzione entro giugno sulla collocazione delle risorse all’interno della struttura del Premio. Resta inteso che le somme erogate e che beneficeranno della fiscalità di vantaggio potranno sempre essere destinate come prevista dall’accordo del 31 marzo 2017 ad opere e servizi di welfare secondo le modalità e le tempistiche in essere. Le Rappresentanze Sindacali Unitarie presenti e le Segreterie Sindacali di Filctem, Femca, Uiltec hanno condiviso il percorso della trattativa e il suo esito, procedendo alla sottoscrizione dell’Accordo che sarà oggetto di informazione tra i lavoratori.

Le Segreterie Nazionali Filctem-Cgil Femca-Cisl Uiltec-Uil

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RAGGIUNTO L’ACCORDO PER IL PREMIO DI PARTECIPAZIONE ENI 2018-2020.

Dopo una lunga trattativa, nella tarda notte di oggi, i sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, le Rsu con i rappresentanti dell’azienda Eni hanno raggiunto un’intesa sul premio di partecipazione 2018-2020.L’accordo, a risultati conseguiti, prevede che nell’ambito del premio per il 2018, si terrà conto della mancata erogazione del premio del 2017. Verrà quindi erogato un anticipo per un importo totale di  2000 euro (a livello intermedio di riferimento) diviso in un acconto del 50 % erogato a maggio 2018 e il restante 50% erogato a giugno 2018 al netto di quanto sarà convertito in welfare. Il saldo del 2018 sarà di 2000 euro e verrà erogato nel 2019. Per il 2019 diventeranno 2018 euro e per il2020 saranno 2039 euro. A questi importi si aggiungono, per i lavoratori del settore Energia e Petroli, le quote di euro 140 per il 2017 e 280 euro per il 2018 (4 Liv.), così come previsto dal contratto nazionale di lavoro.“C’è   soddisfazione   per   il   risultato   ottenuto   -   hanno   detto   Emilio   Miceli,   Nora Garofalo, Paolo Pirani rispettivamente segretari generali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil -, questa intesa consegna ai lavoratori un valore economico importante e conferma la validità della contrattazione di secondo livello, uno strumento in grado di premiare i lavoratori che in questo modo partecipano attivamente alle dinamiche economiche e produttive dell’azienda”.

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Comunicati Filctem e CGIL

  • FILCTEM-CGIL, ELETTA LA NUOVA SEGRETERIA NAZIONALE

     

     

    L’assemblea generale della Filctem-Cgil nazionale ha eletto oggi, con voto segreto, la nuova segreteria nazionale con 171 (95%) voti a favore, 6 (3,3%) contrari e 3 astenuti (1,7%).
    Hanno votato 180 componenti dell’assemblea (l’84,1%) su un totale di 214 aventi diritto. Nella nuova segreteria nazionale si segnalano due nuovi ingressi: Massimo Marani e Ilvo Sorrentino, rispettivamente ex segretario generale dalla Filctem Cgil di Ravenna e attuale segretario generale della Filctem Cgil del Lazio. I due nuovi componenti subentrano a Luca Barbetti e Gabriele Mazzariello. La nuova segreteria nazionale risulta pertanto così composta: Emilio Miceli, segretario generale; Claudio Bettoni, Marco Falcinelli, Massimo Marani, Elena Palumbo, Sonia Paoloni, Ilvo Sorrentino.
    Roma, 5 febbraio 2019

     
  • COMUNICATO STAMPA

     

     


    Apprendiamo dalla stampa locale che esponenti di primo piano del governo Lega e Movimento 5 Stelle, insieme al presidente della Regione del Veneto e al Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, danno per scontata la permanenza delle grandi navi passeggeri in laguna e lo spostamento delle attività crocieristiche dalle banchine della Marittima di Venezia a Porto Marghera. Già in passato come FIOM e FILCTEM di Venezia abbiamo avuto modo di esprimere, per ragioni di merito, la nostra contrarietà allo spostamento delle grandi navi a Marghera perché inconciliabile con la prosecuzione delle attività produttive di Porto Marghera e la salvaguardia dell’occupazione, e perché propedeutica ad un cambio speculativo di destinazione d’uso delle aree di Marghera da industriale a turistico - commerciale.  L’inserimento per Legge di Porto Marghera e del comune di Venezia nelle aree di crisi industriale complessa non ha finora prodotto alcun progetto concreto di reinsediamento industriale e di nuova e qualificata occupazione. Su questo, e non sul cambio di destinazione d’uso delle aree di Marghera, il governo e le istituzioni locali sono chiamate a rispondere per diversificare le attività economiche nel territorio veneziano e contribuire ad una programmazione dello sviluppo e delle attività manifatturiere di Porto Marghera fondata su nuovi investimenti e su progetti ad alta innovazione tecnologica, di processo e di prodotto

    Coniugare la sostenibilità ambientale di Venezia con lo sviluppo e la capacità di creare nuova occupazione nel territorio è possibile a patto che si smetta di sperperare ingenti risorse pubbliche per faraonici progetti pensati per favorire in primo luogo le lobbies turistiche e quei potentati economici e speculativi che hanno impoverito e svuotato il centro storico, distrutto attività economiche e produttive storicamente legate alla città e alla sua vocazione industriale e manifatturiera. Servono al contrario, in applicazione della Legge sulle aree di crisi industriale complessa, investimenti in nuove attività produttive e di servizio per riequilibrare una economia, quella veneziana, oggi troppo sbilanciata sul turismo e sullo sfruttamento dei lavoratori.

    Di questo chiediamo conto al Governo e ai suoi ministri, alle istituzioni locali, alla Confindustria, per non perdere l’ennesima occasione data dall’inserimento di Porto Marghera nelle aree di crisi industriale complessa e nel tentativo di produrre il necessario cambiamento delle scelte politiche che hanno finora penalizzato la città e i lavoratori di Porto Marghera.

    Chiediamo pertanto l’apertura di una discussione con il governo su Porto Marghera e sulla città per rimettere al centro i temi del lavoro, degli investimenti e dell’assetto industriale del territorio veneziano.

     Marghera 13 novembre 2018

     Segreteria FIOM CGIL e FILCTEM CGIL di Venezia

     


     

     
  • XVIII Congresso Cgil, mercoledì 19 l'assemblea al Capannone


     

     
  • Enel: Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil preoccupate per la cura dimagrante delle risorse umane


     

     

    L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, e il capogruppo in regione della Lega Nord, Nicola Finco, assistititi dall’Unità di crisi della Regione Veneto, hanno incontrato a Venezia, nella sede della Regione, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali e territoriali dei lavoratori di Enel. I sindacati hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al numero degli attuali occupati Enel in Veneto e, di conseguenza, sulla qualità del servizio che l’azienda sarà in grado di garantire nel territorio regionale. L’assessore e il capogruppo del partito di maggioranza hanno assunto l’impegno di invitare i vertici aziendali Enel a un incontro di confronto in regione, da organizzarsi a settembre, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

    'Cura dimagrante'

    Da molti anni Enel, spiegano i sindacati, una delle più importanti società italiane a carattere multinazionale, sta mettendo in atto una lenta e costante cura dimagrante delle risorse umane nelle varie divisioni. Da aprile il personale di E-distribuzione del Veneto è in stato di protesta attraverso il blocco degli straordinari, dello spostamento d’orario e delle ore viaggio eccedenti il normale orario di lavoro perché la pesante riduzione del personale, pari al 23% in dieci anni di riorganizzazioni, ha fiaccato tutto il personale. Ora la situazione si è aggravata ulteriormente, specie per il territorio del Veneto, a seguito delle pesanti riorganizzazioni che nelle varie società Enel vuole mettere in campo da qui a fine anno: chiusura dei Punti Enel per i clienti del mercato di Maggior Tutela, riduzione del personale nella Centrale di Fusina (Porto Tolle è ormai definitivamente “spenta”), accorpamento delle strutture territoriali di E-distribuzione, riorganizzazione nell’ambito delle rinnovabili. Tutte queste riorganizzazioni penalizzano fortemente il Veneto. Per questo, sostenuti anche da un’azione nazionale unitaria a tutela del servizio, dei cittadini e del nostro territorio, abbiamo segnalato la situazione alle istituzioni e alla politica del Veneto. 

    Incontro positivo

    Le segreterie regionali del Veneto della Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno illustrato all’assessore Elena Donazzan, delegata dal presidente, la situazione in cui versa il gruppo Enel nel Veneto e le possibili ricadute negative che le scelte, recentemente presentate ai sindacati, porterebbero al servizio e alla stessa occupazione. L’assessore Donazzan, sentite le criticità illustrate, si è impegnata a convocare tutte le parti, azienda e sindacati, per i primi giorni di settembre. Filctem, FlaeI, e Uiltec valutando positivo l’esito dell’incontro, e visto l’impegno della Regione Veneto, auspicano che vengano riconosciute le giuste istanze da parte della Società Enel.