Comunicati Filctem e CGIL

Categoria: Comunicati Filctem e CGIL

 

 

 

Lo scorso 16 maggio si è svolto, non senza difficoltà organizzative, l'incontro fra le Rappresentanze Sindacali nazionali e territoriali, e le società Esso e Sonatrach, nella sede della Raffineria di Augusta.

L'incontro, oltre a conoscere la società algerina Sonatrach, le sue attività produttive, il suo business, e le sue esigenze di saturare il proprio mercato interno di prodotti derivati dalla lavorazione del petrolio, non ha di fatto né chiarito le perplessità da noi avanzate sull'operazione, né consentito di ricevere risposte concrete sul futuro industriale delle raffinerie e dei depositi di Napoli, Palermo e Augusta.

L'incontro, si è limitato alla sola presentazione dei vertici di Sonatrach, senza affrontare i vari nodi di questa operazione e le condizioni che riguardano complessivamente circa 700 lavoratori coinvolti nella cessione delle attività ed oltre un migliaio di altri lavoratori dell'indotto. Non è stato chiarito se, e quali investimenti, oltre a quelli già programmati per la fermata del 2019 della raffineria, saranno prodotti dalla Sonatrach per garantire un futuro produttivo a queste realtà industriali presenti in Sicilia e a Napoli.

Con la Esso debbono riprendere immediatamente i confronti per conoscere le prospettive industriali che questa multinazionale rivolge alle attività nel nostro Paese, ormai non più sorrette da un sistema integrato nella filiera del petrolio. Bisogna comprendere al più presto, se la Esso ha avviato una progressiva e graduale politica di disimpegno che la porta nel medio periodo ad uscire dall'Italia, con la precarizzazione e la dismissione delle attività ancora presenti, che vedono anche in questo comparto oltre 600 lavoratori impegnati nelle Raffinerie SARPOM, nei depositi di Chivasso, Arluno, Genova, allo stabilimento di Vado Ligure, oltre alla sede di Roma e alle attività della chimica e del commerciale.

Anche la subentrante Sonatrach deve comprendere che non può sottrarsi a un confronto continuo con le organizzazioni sindacali. Abbiamo chiesto a Sonatrach la sottoscrizione di un protocollo di relazioni industriali che, in linea con le consuetudini del settore nei grandi gruppi, possa servire a condividere le iniziative necessarie per garantire oltre agli attuali livelli occupazionali, investimenti necessari a dare una prospettiva duratura alle attività industriali integrate in un territorio particolarmente complesso ed importante. Sarà perciò necessario che in un tale contesto venga confermato quel modello di relazioni che, attraverso una governance articolata fra confronti nazionali e locali, garantisca uno stretto coordinamento delle future trattative e gli eventuali interventi da mettere in campo.

Per queste ragioni, come sindacato, nel confermare tutte le iniziative già avviate sia al ministero delle Sviluppo Economico, sia con le amministrazioni locali, siamo pronti a un inasprimento della mobilitazione dei lavoratori, qualora non si avviassero rapidamente seri confronti sui diversi tavoli per garantire continuità e prospettive per una attività nevralgica agli interessi più generali del nostro Paese. Questa operazione potrebbe aprire uno scenario molto pesante nei vari siti di raffinazione ma anche avere grosse ripercussioni nel sistema della logistica dei prodotti raffinati. Questa nuova modalità di relazioni industriali preoccupa fortemente lavoratori e sindacato estromessi dalla discussione per non affrontare i temi veri.

 

 

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È la denuncia di Filctem e Femca contro una ditta di bonifiche e smaltimento di rifiuti di Marghera: "come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti?"

Ditte indebitate, stipendi pagati attraverso acconti, nessuna certezza, cassa integrazione e infine minaccia di licenziamenti. Queste le condizioni descritte dalle sigle Filctem Cgil e Femca Cisl per i dipendenti di un' azienda di servizi ambientali e bonifiche, con sede a Marghera, che da anni, e dopo la cessione di un ramo d'azienda, continuerebbe, secondo i sindacati, a non garantire certezza alcuna ai dipendenti.

 

Cronistoria

La Company Futura Marghera è un’azienda che nasce nel 2011 dalla cessione di ramo di Cfm Spa.
Entrambi le aziende si occupano di:

 

Pulizia e disinfezione
Pulizie industriali
Idrolavaggi

Il socio unico e amministratore di Company Futura Marghera è il Sig. Strada Fabrizio con un capitale sociale di € 50.000,00. All’apparenza sembra si stia parlando di un’azienda solida e strutturata, ma non è così. Abbiamo a che fare con un’azienda che dal 2009 continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi, senza dare garanzie ai lavoratori di tranquillità economica. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, la Company Futura Marghera, cede un ramo d’azienda alla CFM ambiente Srl, la quale è stata costituita in data 22/12/2016 con socio al 98% il Sig. Strada Fabrizio , che è anche socio unico di CFM Company, e al 2% il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe. Il capitale sociale è così ripartito: Strada Fabrizio € 78.400,00 e € 1.600,00 il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe.

Gare d'appalto

"Abbiamo a che fare con un’azienda che - scrivono i sindacalisti Cgil e Cisl, Davide Stoppa e Francesco Coco - continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi - e questa, spiegano, è una situazione che va avanti dal 2009. "Abbiamo chiesto più volte alla società il motivo di questi ritardi, ma le responsabilità sono sempre state scaricate sulle committenti - continuano Coco e Stoppa -, cioè sui gruppi più grandi che appaltano alle ditte più piccole questi lavori, spesso creando gare al massimo ribasso, che talvolta permettono di potersi aggiudicare i lavori solo a fronte di pesanti restrizioni di spesa, tagli e risparmi, spesso a scapito dei lavoratori".

'Acconti, non stipendi'


"I dipendenti vengono pagati in ritardo in media di 2 mesi - scrivono le sigle -, prima ricevono un acconto e solo dopo molti giorni o mesi arriva il saldo. Ci chiediamo se le ditte committenti siano a conoscenza che i lavoratori vivono questa situazione da 9 anni e chiediamo a quest'ultime di bloccare il pagamento delle fatture per dare priorità agli stipendi. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, questa Company di Marghera cede un ramo d’azienda ad un'altro gruppo, affermando che tra di esse non esiste alcun legame. Ma si capisce che non è così: dalla forma societaria, dal fatto che c'è integrazione sulle commesse, che si ripete lo stesso sistema dei pagamenti dei lavoratori in ritardo e l’incubo per gli addetti. Ci chiediamo come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti, e perché si metta capitale sociale su una nuova azienda senza sistemare gli stipendi dei lavoratori".

Cassa integrazione


Il bello sembra arrivare dopo, perché "a un mese e mezzo dalla costituzione del rampo d'azienda - raccontano i sindacati veneziani - la società procede all'apertura della cassa integrazione, successivamente bocciata dall’Inps, per mancanza di requisiti. Le conseguenze del mancato accogliemento della Cig non fanno che riversarsi ancora una volta sui lavoratori, lasciandoli per mesi senza retribuzione".

 

'Pronti alla lotta'


Secondo quanto riferito da Filctem e Femca, le richieste d'incontro congiunte dei sindacati, rimangono inascoltate. "La nostra preoccupazione - scrivono le sigle - ormai ci porta a dubitare di ogni singola promessa di ripresa e di rilancio che l'azienda da anni ci propina, facendoci credere che le colpe sono sempre da imputare ad altri, a volte dei grandi gruppi che non gli rilasciano i permessi per i lavori, altre a causa della perdita di gare di appalto, al ribasso. Anche se spesso non si capisce dove stia la verità, in un paese dove sugli appalti c’è molto da indagare, non possiamo pensare che a rimetterci siano i lavoratori, che non hanno garanzie per la loro retribuzione.

A causa di queste continue incertezze ci sono operatori che si sono indebitati. Non è per noi ammissibile. E dopo i ritardi sono arrivate pure le minacce - scrivono Stoppa e Coco -. Hanno detto ai lavoratori: 'Se avete pazienza di aspettare, bene, altrimenti se volete i vostri soldi vi licenzio, così li potete avere'. Pretendiamo - concludono - che queste due aziende si mettano in regola con i pagamentie entro il mese di giugno. Il tempo delle favole è finito, abbiamo indetto un’assemblea con tutti i lavoratori per discutere la strada da intraprendere, ma se la posizione dell’azienda rimarrà invariata, le organizzazioni sindacali intraprenderanno azioni di lotta per arrivare ad una soluzione della vertenza. Se ciò non bastasse, convocheremo le parti in direzione territoriale del lavoro".

Davide Stoppa Filctem Cgil Venezia, e Francesco Coco Femca Cisl Venezia

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È la denuncia di Filctem e Femca contro una ditta di bonifiche e smaltimento di rifiuti di Marghera: "come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti?"

Ditte indebitate, stipendi pagati attraverso acconti, nessuna certezza, cassa integrazione e infine minaccia di licenziamenti. Queste le condizioni descritte dalle sigle Filctem Cgil e Femca Cisl per i dipendenti di un' azienda di servizi ambientali e bonifiche, con sede a Marghera, che da anni, e dopo la cessione di un ramo d'azienda, continuerebbe, secondo i sindacati, a non garantire certezza alcuna ai dipendenti.

 

Cronistoria

La Company Futura Marghera è un’azienda che nasce nel 2011 dalla cessione di ramo di Cfm Spa.
Entrambi le aziende si occupano di:

 

Pulizia e disinfezione
Pulizie industriali
Idrolavaggi

Il socio unico e amministratore di Company Futura Marghera è il Sig. Strada Fabrizio con un capitale sociale di € 50.000,00. All’apparenza sembra si stia parlando di un’azienda solida e strutturata, ma non è così. Abbiamo a che fare con un’azienda che dal 2009 continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi, senza dare garanzie ai lavoratori di tranquillità economica. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, la Company Futura Marghera, cede un ramo d’azienda alla CFM ambiente Srl, la quale è stata costituita in data 22/12/2016 con socio al 98% il Sig. Strada Fabrizio , che è anche socio unico di CFM Company, e al 2% il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe. Il capitale sociale è così ripartito: Strada Fabrizio € 78.400,00 e € 1.600,00 il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe.

Gare d'appalto

"Abbiamo a che fare con un’azienda che - scrivono i sindacalisti Cgil e Cisl, Davide Stoppa e Francesco Coco - continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi - e questa, spiegano, è una situazione che va avanti dal 2009. "Abbiamo chiesto più volte alla società il motivo di questi ritardi, ma le responsabilità sono sempre state scaricate sulle committenti - continuano Coco e Stoppa -, cioè sui gruppi più grandi che appaltano alle ditte più piccole questi lavori, spesso creando gare al massimo ribasso, che talvolta permettono di potersi aggiudicare i lavori solo a fronte di pesanti restrizioni di spesa, tagli e risparmi, spesso a scapito dei lavoratori".

'Acconti, non stipendi'


"I dipendenti vengono pagati in ritardo in media di 2 mesi - scrivono le sigle -, prima ricevono un acconto e solo dopo molti giorni o mesi arriva il saldo. Ci chiediamo se le ditte committenti siano a conoscenza che i lavoratori vivono questa situazione da 9 anni e chiediamo a quest'ultime di bloccare il pagamento delle fatture per dare priorità agli stipendi. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, questa Company di Marghera cede un ramo d’azienda ad un'altro gruppo, affermando che tra di esse non esiste alcun legame. Ma si capisce che non è così: dalla forma societaria, dal fatto che c'è integrazione sulle commesse, che si ripete lo stesso sistema dei pagamenti dei lavoratori in ritardo e l’incubo per gli addetti. Ci chiediamo come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti, e perché si metta capitale sociale su una nuova azienda senza sistemare gli stipendi dei lavoratori".

Cassa integrazione


Il bello sembra arrivare dopo, perché "a un mese e mezzo dalla costituzione del rampo d'azienda - raccontano i sindacati veneziani - la società procede all'apertura della cassa integrazione, successivamente bocciata dall’Inps, per mancanza di requisiti. Le conseguenze del mancato accogliemento della Cig non fanno che riversarsi ancora una volta sui lavoratori, lasciandoli per mesi senza retribuzione".

 

'Pronti alla lotta'


Secondo quanto riferito da Filctem e Femca, le richieste d'incontro congiunte dei sindacati, rimangono inascoltate. "La nostra preoccupazione - scrivono le sigle - ormai ci porta a dubitare di ogni singola promessa di ripresa e di rilancio che l'azienda da anni ci propina, facendoci credere che le colpe sono sempre da imputare ad altri, a volte dei grandi gruppi che non gli rilasciano i permessi per i lavori, altre a causa della perdita di gare di appalto, al ribasso. Anche se spesso non si capisce dove stia la verità, in un paese dove sugli appalti c’è molto da indagare, non possiamo pensare che a rimetterci siano i lavoratori, che non hanno garanzie per la loro retribuzione.

A causa di queste continue incertezze ci sono operatori che si sono indebitati. Non è per noi ammissibile. E dopo i ritardi sono arrivate pure le minacce - scrivono Stoppa e Coco -. Hanno detto ai lavoratori: 'Se avete pazienza di aspettare, bene, altrimenti se volete i vostri soldi vi licenzio, così li potete avere'. Pretendiamo - concludono - che queste due aziende si mettano in regola con i pagamentie entro il mese di giugno. Il tempo delle favole è finito, abbiamo indetto un’assemblea con tutti i lavoratori per discutere la strada da intraprendere, ma se la posizione dell’azienda rimarrà invariata, le organizzazioni sindacali intraprenderanno azioni di lotta per arrivare ad una soluzione della vertenza. Se ciò non bastasse, convocheremo le parti in direzione territoriale del lavoro".

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Sabato prossimo c'è una importante manifestazione unitaria a Padova sul tema della sicurezza del lavoro e il tragico record che il Veneto detiene sul numero delle morti bianche. Logisticamente si parte dalla stazione dei treni di Mestre per arrivare a Padova per le 9. Si percorre il viale che poi ci porta a Piazza Garibaldi. La fine della manifestazione è prevista verso mezzogiorno per poi tornare a Mestre in treno. Spero ci sia partecipazione visto l'argomento, per chi fosse interessato può contattare la segreteria per dare l'adesione.

 

 

Grazie per l'attenzione e la diffusione

 

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 FILCTEM CGIL VENEZIA

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La vicenda legata alla Solvay di Marghera, ceduta a un gruppo sardo, che ha messo al corrente l'opinione pubblica dell'operazione a cose fatte, è al centro dell'attenzione della sigla Cgil dei chimici veneziana, che riflette su altri fatti che stanno interessando impianti chimici nel nostro paese, per chiedersi quale sarà il futuro dell'industria italiana, e del territorio.

'Relazioni industriali 4.0'

"Se penso al modo in cui è avvenuta la cessione dell’impianto Esso di Augusta, alla società Sonatrach, molto simile alla cessione degli impianti di Marghera della Solvay, e torno indietro alle operazioni compiute qualche tempo fa da Eni, nel caso della Dow Chemical, non posso che arrivare a una conclusione - scrive Riccardo Colletti, segretario Filctem Cgil Venezia -. Il destino di queste società è la chiusura, con relativa perdita di posti di lavoro, che difficilmente vengono recuperati. Per di più, secondo uno schema di relazioni industriali che punta a estromettere il sindacato e a tenere fuori i lavoratori dalle decisioni delle compagnie. Che si formano nell'assoluto silenzio, e di cui si viene a conoscenza solo a giochi fatti. Che sia il modello di relazioni sindacali dell'industria 4.0?", si chiede Colletti.

Stile comunicativo

"La comunicazione avviene in termini rapidi - prosegue Colletti - senza una preventiva convocazione delle parti, almeno per accennare ai propositi di cessione, ai piani strategici, al contenimento dell’occupazione e a tutto quello che deriva da una cessione impiantistica. Sonatrach, tra l'altro, risulta parte lesa in un processo sulle tangenti di Eni in Algeria, un processo che è stato recentemente archiviato. Questa società negli ultimi periodi ha firmato accordi con Eni Versalis, guarda caso nel periodo in cui era tramontata l’ipotesi di cessione del cracking di Porto Marghera all'altra company, la Sk Capital".

'Eni senza traccia'

"Non per essere dei complottisti - aggiunge il segretario dei chimici - ma è giusto ricordare che lo stabilimento di Augusta è finito sotto sequestro a causa di inquinamento ambientale. Mentre altre decisioni, ne siamo certi, stanno per essere prese, sempre restando senza traccia. E mi riferisco a Basell, a Ferrara che, dal punto di vista impiantistico, sappiamo essere strettamente collegata alla produzione di etilene a Porto Marghera, che arriva lì tramite pipe line. Ci risulta che Basell stia chiudendo accordi con società fornitrici di materia prima che arriva su rotaia. Il che permette a Basell di spezzare la connessione diretta con Venezia, e allo stesso tempo causa un abbattimento della domanda di materie prime al nostro territorio. Contemporaneamente Versalis, a Marghera, molto velatamente sta accennando a piani di riduzione della produzione, andando a ripensare alle quantità. È evidente che tutto questo metterà a rischio la stabilità che oggi abbiamo. La cosa più grave penso sia il fatto che Eni Versalis non vuole presentare alcun piano industriale, proprio per evitare di assumersi degli impegni specifici".

Il cracking

L'impianto per anni è rimasto nel limbo. Eni è passata dall'accordo di chiusura siglato al ministero dello Sviluppo, nel 2014, all'annuncio della cessione al fondo americano Sk Capital e, qualche anno più tardi, al colpo di scena della ripresa della produzione, due anni fa, per una commessa arrivata dal nord Europa, con prezzo del petrolio particolarmente basso e conveniente. Ma dopo?

Lavoro e dignità

"Un completo silenzio da parte di Eni - spiega Colletti -, mentre in realtà, a piccoli passi, riteniamo stia portando avanti un processo di dismissione senza che nessuno disturbi. Per questo penso sia arrivato il momento di chiedere coerenza rispetto agli impegni presi, non possiamo stare qui ad aspettare altre comunicazioni di chiusure o cessioni impiantistiche del sistema industriale di chimica di base italiano. Per quanto riguarda la cessione della Esso a questa società algerina, vogliamo ribadire la solidarietà ai lavoratori di Siracusa, e la adesione a qualsiasi iniziativa che verrà messa in campo dai lavoratori, in quanto Esso è presente in tutto il territorio nazionale. A noi - conclude Colletti - non interessa il reddito di cittadinanza, abbiamo bisogno di lavoro e dignità, ed è su questi principi che un Paese normale dovrebbe basarsi".

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"Care compagne e cari compagni, l’articolo a firma Livadiotti, apparso sull’Espresso, è becero, infamante per i dirigenti coinvolti, a partire da Susanna Camusso, irriguardoso verso le donne. Insomma, , il confronto tra tutti noi e le differenze che pure vivono dentro l’organizzazione. Del resto, questo personaggio lo conosciamo da tempo per essersi distinto attraverso pubblicazioni gonfie di livore verso il sindacato. È un personaggio che frequenta da tempo le retrovie del sistema politico e dell’establishment economico e sembra aver deciso di trovare ben altra fama di quella che lo circonda scaricando odio e divisione dentro la Cgil. L’Espresso dimostra, autorizzando questo articolo, di essere un settimanale non più all’altezza della sua fama.

La sensazione è che il giornalismo stampato si sia messo alla rincorsa di quello televisivo e dell’aspetto più deteriore dell’informazione da social. L’attacco è alla Cgil innanzitutto, con una narrazione volgare e offensiva per tutti noi. L’auspicio dell’articolo, se così si può chiamare, è quello di distruggere la convivenza civile e politica dentro la Cgil, infangare i suoi massimi dirigenti, distruggere l’unica organizzazione democratica di massa del paese proprio nel momento in cui si appresta a celebrare il suo congresso ed alla vigilia di una scelta impegnativa come quella del cambio della sua segreteria generale. Credo che tutti noi dobbiamo essere all’altezza di questa sfida e mantenere quel profilo di serietà e di sobrietà che da sempre ha contraddistinto il nostro dibattito. L’obiettivo, com’è chiaro, è quello di espropriare il suo gruppo dirigente dalla sovranità delle decisioni e di condizionare l’esito del nostro dibattito interno. È necessaria fermezza e prudenza, nel denunciare questo giornalismo meschino e difendere le nostre prerogative. 


Da qualche giorno sappiamo che il più grande gruppo editoriale di questo paese ha deciso di aprire una campagna contro la Cgil e spero che nessuno di noi presti il fianco ad una opera di delegittimazione sconcertante. Fraterni saluti".

Il Segretario generale Emilio Miceli

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