Comunicati Filctem e CGIL

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La Solvay mercoledì sera ha comunicato ai delegati che il sito di Porto Marghera sarà venduto all’azienda Fluorsid di Assemini, a Cagliari. Apprendiamo con molta preoccupazione e stupore la notizia. Prima di tutto perché il sito di Venezia non è mai stato messo in discussione in questi anni, ma anzi, è sempre stato considerato dalla Solvay una produzione strategica per gli equilibri produttivi del gruppo. In seconda battuta perché la cessione di questi impianti mette in seria discussione la continuità produttiva e quindi il futuro del sito. Al di là delle rassicurazioni di forma c’è da capire quali siano le reali motivazioni per cui Solvay si libera di Porto Marghera, e quali sono le eventuali garanzie di continuità produttive da parte dell’acquirente nuovo.


Dopo le recenti esperienze fallimentari che i lavoratori del petrolchimico hanno subito attraverso chiusure, finte acquisizioni e speculazioni immobiliari, operazione al limite della legalità, la Filctem Cgil di Venezia non può che criticare fortemente questa decisione. La di lasciare Porto Marghera arriva a valle delle decisioni del governo di inserire il sito nell’area di crisi complessa che dovrebbe facilitare l’arrivo e il reinsediamento delle produzioni esistenti. La vendita (svendita?) di pezzi del petrolchimico ad aziende di cui non conosciamo le strategie industriali e il peso economico, mette in forte discussione qualsiasi progetto di rilancio.

Il sindacato promettere battaglia su ogni punto di discussione. Restando in prima linea insieme ai lavoratori fino a quando non avrà le necessarie garanzie di rilancio produttivo e occupazionali. Giovedì mattina i lavoratori del sito si sono riuniti in assemblea con i rappresentanti sindacali per discutere delle poche notizie ufficiali trapelate dalla Solvay sul pre-accordo di vendita e a dimostrazione della loro preoccupazione è stato deciso di indire sin da subito lo stato di agitazione da programmare nei prossimi giorni.

Già in passato gli addetti Solvay del veneziano hanno subito un forte ridimensionamento dimezzando produzioni e forza lavoro. Oggi ricordiamo che l’impatto occupazionale riguarda 70 lavoratori dipendenti diretti e altrettanti dell’indotto. La Solvay non è nuova a queste ‘sorprese’ a dimostrazione di relazioni industriali ai minimi termini senza alcun rispetto per la dignità dei lavoratori e della democrazia nei luoghi produttivi.

 

Davide Camuccio

Filctem Cgil Venezia

 

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MODA, CONTRATTI “PIRATA”, FILCTEM CGIL: “CHI APPLICA E FA APPLICARE I CONTRATTI PIRATA È COMPLICE DELLO SVILIMENTO INDISCRIMINATO DEI DIRITTI, DEI SALARI E DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI”

 

Sonia Paoloni Filctem Cgil



“Chi applica e fa applicare i contratti pirata è complice dello svilimento indiscriminato dei diritti, dei salari e della sicurezza dei lavoratori. Oltre a fare dumping e concorrenza sleale alle aziende che applicano i contratti nazionali di lavoro sottoscritti dalla OO.SS. maggiormente rappresentative sul territorio nazionale”: lo dice Sonia Paoloni, segretaria nazionale della Filctem Cgil, a proposito di alcune recenti affermazioni del rappresentante dell’organizzazione datoriale Laif, Carmine Traversa, su un importante quotidiano nazionale.
“La delocalizzazione è la grande minaccia – prosegue Paoloni -, lo spauracchio usato da importanti marchi, dalle griffe della moda e non solo, per giustificare un operato ai limiti della legalità. Ma chi delocalizza lo fa a prescindere da un mero risparmio, queste sono scelte aziendali mirate al massimo profitto che non tengono conto dell'eticità delle produzioni, della loro qualità e del valore sociale del lavoro dignitoso”.
“Al contrario – conclude la sindacalista -, il rinnovo del CCNL artigianato tessile e chimico accorpato del 14 dicembre scorso ha segnato un decisivo passo in avanti alla lotta allo sfruttamento della filiera produttiva. L'Avviso comune e il Protocollo sulla Legalità, sottoscritti con le controparti artigiane, CNA, CONFARTIGIANATO, CLAAI E CASARTIGIANI, inviati al MIUR, MISE e MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO hanno stabilito la responsabilità in solido del committente nel lavoro in conto terzi e sub-fornitura e hanno, inoltre, allargato i criteri di applicazione della Legge sugli appalti anche nei casi di pluricommittenza e stabilito il valore morale ed etico della tracciabilità dei prodotti per un consumo consapevole. Sono queste le azioni di sistema per tutelare i lavoratori e il lavoro e non certo la stipula di contratti di lavoro al massimo ribasso”.

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Lotto insieme. Come ieri, per domani. È lo slogan che la CGIL Nazionale ha scelto quest’anno per l’8 Marzo, una giornata che verrà dedicata alla legge 194, legge che regola il diritto all’interruzione di gravidanza e che proprio quest’anno compie 40 anni dalla sua approvazione. Ma proprio a quarant’anni dalla sua applicazione dopo tante importanti conquiste civili, sociali e culturali delle donne, siamo ancora costrette a lottare per difenderne l’esistenza e a pretenderne la concreta applicazione.

Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito ad un arretramento sul rispetto dei diritti acquisiti e a grandi ostacoli per la conquista di nuovi. Basti pensare al numero crescente di obiettori di coscienza, che di fatto vanifica la legge sulla depenalizzazione dell’aborto, o al progressivo svuotamento dei consultori. Per questo – come CGIL – ribadiamo la necessità di ricreare una nuova alleanza tra donne, per affrontare le sfide di questi anni. 

 

Tutti la conoscono comunemente come 'la Festa della Donna', ma in pochi sanno perché la Giornata Internazionale della Donna (questo il nome ufficiale della ricorrenza) si festeggi l'8 marzo di ogni anno. La celebrazione è nata per ricordare sia le conquiste sociali e politiche delle donne sia le discriminazioni e le violenze che hanno subito e subiscono tuttora, anche nei luoghi di lavoro, in tutto il mondo. Solo in Italia sono 113 le donne vittime di femminicidio nel 2017, un bilancio che conferma la persistenza di un fenomeno orribile, nonostante l’aumento della sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. L’Otto Marzo non è solo una giornata di festa, ma anche e soprattutto la denuncia per la mancanza di diritti e di parità di genere ancora lontana dall'essere raggiunta.

 

Nel mondo del lavoro le donne in Italia pagano un alto prezzo permanendo negli ultimi posti della classifica europea per tutele e diritti. Tutela della maternità, conciliazione tempi di lavoro e tempi per la famiglia, diritto al part time, telelavoro sono ancora argomenti tabù nella maggioranza delle aziende italiane in particolare nei settori con più presenza femminile. Le lavoratrici guadagnano in media il 23% in meno degli uomini, un dato che non conosce frontiere, settori, età o qualifiche: «è il più grande furto della storia». NON ESISTE un solo paese, un solo settore, in cui le donne guadagnino gli stessi stipendi degli uomini. La FILCTEM CGIL di Venezia anche quest’anno darà un contributo e collaborerà con l'Associazione AIED (Associazione Nazionale per l’Educazione Demografica) che attraverso il suo impegno quotidiano assiste milioni di donne per il controllo e per la prevenzione ginecologica, oltre ad essere un valido strumento di educazione sessuale per molte giovani donne.

 

Come FILCTEM CGIL di Venezia auguriamo a tutte le donne di continuare a lottare unite per accrescere le loro conquiste al lavoro e nella società, ricordando a tutte, che non lasceremo mai alcuna lavoratrice da sola.

 

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Non mi sorprende in alcun modo quanto oggi apprendiamo dall’inchiesta fatta da Fanpage in merito agli interessi camorristici e mafiosi nella gestione dei rifiuti speciali sulle aree di Porto Marghera, e sul presunto riciclaggio di denaro sporco. Da tempo stiamo segnalando queste cose, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle correndo anche dei rischi personali durante le vicende della Sirma di Porto Marghera, penso poi ad alcune cessioni di aree da parte di Syndial ad aziende poco trasparenti e di fumosa identità. La stessa vicenda del Mose, così come quella delle bonifiche su Porto Marghera, hanno evidenziato tutte le lacune di un sistema che non è stato in grado di reagire pesantemente per tutelare il nostro territorio proprio da infiltrazioni mafiose e dal malaffare.

Purtroppo quando ci si accorge di quello che è accaduto è tardi. Casualità, i tempi previsti per le verifiche sono troppo lunghi e tutto va in prescrizione senza che ci sia un’acclamata responsabilità di chi ha condotto quel tipo di politiche. Ma la nostra storia non finisce qui nel valutare quanto si scrive oggi sulla stampa. Il problema c’è, ed è forte, oltre che persistente. Le aree di Porto Marghera stanno assumendo un livello di interesse sempre più alto per molti privati che potrebbero non avere i presupposti che da tempo ci auguriamo. È ancora in ballo da anni ormai la cessione di 107 ettari da parte di Syndial al Comune di Venezia, su altre aree libere o liberabili invece vi è una totale mancanza di progettualità.

Riguardo all’area di crisi e i benefici che potrebbe portare nelle aree di Porto Marghera, ci aspettiamo di avere concrete risposte ma se la realtà è creare una cabina di regia per avere in mano la gestione di quelle aree, compresi i 107 ettari, che poi potrebbero entrare in un circuito di gestione solamente privatistica, si apre un’autostrada senza limiti per chi vuole speculare, lucrare e riciclare sulle aree di Porto Marghera.


È proprio per questi motivi, conflitti di interessi o meno, che c’è la necessità, visto che stiamo parlando di un sito di interesse nazionale, che la gestione delle manifestazioni di interesse, le eventuali re-industrializzazioni o rioccupazioni di quelle aree rimangano inserite in un’area di interesse nazionale. Non ci serve una cabina di regia gestita da pochi, non ci servono ulteriori accordi di programma su bonifiche o quant’altro, ne abbiamo visti molti in questi anni e se i risultati sono questi, evidentemente bisogna cambiare la rotta.


Quindi penso che per evitare che Porto Marghera diventi il terreno del malaffare, della mafia, della camorra e quant’altro bisogna che il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dello Sviluppo, le istituzioni locali, Confindustria e le parti sociali si mettano insieme per costruire nuovi elementi di tutela e di sviluppo ecocompatibile di queste aree. Penso inoltre sia utile, visto che non è solo un problema locale ma è un problema ben più ampio di quello che immaginiamo, che il governo istituisca un’Authority specifica che vagli con profonda attenzione tutte le manifestazioni di interesse che ci possono essere sul riutilizzo sia delle aree dismesse ma anche di quelle che devono essere bonificate.


Voglio ricordare a tutti inoltre che le bonifiche a Porto Marghera non finiscono con i marginamenti, come qualcuno pensa; se si vuole rioccupare le aree libere di Porto Marghera c’è la necessità di stabilire i costi di bonifica che servono se si deve costruire un’industria piuttosto che attività ad uso civile perché, in mancanza di questo, trovo difficile che qualsiasi imprenditore si assuma la responsabilità degli oneri e dei costi per investire su quelle aree. È ovvio che in mancanza di queste cose il denaro “facile” può aprire qualsiasi tipo di porta perché in realtà non esiste un’idea progettuale vera, ma abbiamo assistito solo a semplici dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano.

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È passato qualche giorno da quando abbiamo fatto un incontro a Mantova dove ENI Versalis voleva fare il punto sullo stato di avanzamento dei processi di ricerca. Non nascondo una profonda delusione sugli esiti di quella riunione, proprio perché non abbiamo in molti capito a cosa poteva servire. Ho riscontrato che ci sono pochi punti di avanzamento, si parla poco di futuro ma soprattutto di prodotti che dovranno affrontare mercati non sapendo a priori se quei prodotti potrebbero essere interessanti o meno per aumentare il valore aggiunto sulle produzioni già esistenti. Si è parlato di chimica verde mantenendo più o meno le stesse ipotesi prospettate diversi anni fa. Sulla chimica di base e il mantenimento della stessa non si è affrontato nessun argomento.

Chimica verde


Molte sono le incognite ma soprattutto le preoccupazioni che ho, infatti da una riunione del genere mi sarei aspettato da parte di Versalis una posizione più concreta su alcuni temi che reputo fondamentali; sappiamo che ENI ha avanzato una proposta di acquisizione della società Mossi & Ghisolfi, una società oggi in profonda crisi che prevalentemente opera nel campo della chimica verde; sempre Versalis poi sta concludendo accordi con società americane sulla produzione di biogomma. La domanda è: queste azioni sono propedeutiche allo sviluppo e alle progettazioni della chimica verde in Italia oppure no?

La chimica tradizionale

 


L’altra questione che stiamo sentendo nelle ultime ore, è una proposta di rivisitazione dei sistemi cracking in Italia, una cosa buttata lì in maniera generica che a mio avviso è anche priva di senso, infatti qualche giorno fa Versalis commentando i risultati ottenuti sulla produzione dell’etilene e propilene ha decantato risultati storici. Non ci sfugge che qualche anno prima, strategicamente, stavano svendendo tutte quelle produzioni ad un fondo americano (come dire un’altra dismissione opportunistica). Se un’attività che deve essere vista da monte a valle, ovvero dalle produzioni dei cracking all’utilizzo nelle filiere, è ancora remunerativa e riesce a dare profitti molto alti alle aziende, non capisco come mai non vi si intervenga in maniera strutturale con investimenti specifici, che riescano ad aumentare le produzioni e allo stesso tempo a rafforzare un mercato che è florido. Intervenire solo su manutenzioni ordinarie e straordinarie penso sia una scelta sbagliata ma soprattutto si crea un clima di forte incertezza su tutto il sistema. Il cracking di Porto Marghera oggi vive una situazione di pseudo stabilità, la stessa situazione che c’è in maniera molto palese a Ferrara ma anche a Mantova ed è per questo che, se non siamo messi di fronte ad una politica industriale generale del gruppo, siamo fortemente a rischio. Sono due anni ormai che ENI Versalis rifiuta di presentare qualsiasi piano industriale, questo sicuramente per non avere dei vincoli e per tenersi in mano la possibilità di spegnere gli impianti o eventualmente cederli senza pagare pegno.

Politica industriale

Per quanto riguarda invece la chimica verde, che proprio in questi anni doveva avere un piano di sviluppo non solo progettuale ma anche applicativo, non abbiamo visto nessun punto di avanzamento. Per questi motivi credo che i tempi siano maturi per chiedere in maniera determinata, la presentazione di un piano industriale, un piano industriale che deve prevedere tutto il sistema della chimica di base e della chimica verde in Italia, un piano industriale che deve essere discusso con tutti i siti in maniera trasparente evitando di avere confronti locali nei quali ENI ha sempre giocato creando false illusioni e soprattutto mettendo in contrapposizione i siti produttivi stessi. Abbiamo bisogno di un piano industriale della chimica italiana e questa domanda non possiamo porcela solo noi, abbiamo la necessità, se non l’esigenza, che questo impegno sia più determinato da tutti i soggetti che ne hanno responsabilità.

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Comunicati Filctem e CGIL

  • GRANDI NAVI A VENEZIA

     
  • Segreteria Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia

     

     


     

    Care compagne, cari compagni,
    abbiamo il piacere di comunicarvi che in data 2 maggio 2019 l’Assemblea Generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia ha eletto il compagno Ugo Agiollo quale Segretario Generale e le compagne e i compagni della nuova Segreteria Confederale che sono: Daniele Giordano (S.G. FP), Valter Novembrini (S.G. FILT), Valentina Rampazzo (FILCAMS), Francesca Salviato (S.G. FISAC), Antonio Silvestri (S.G. FIOM), Federica Vedova (FILT), Monica Zambon (S.G. FILCAMS).
    Cordiali saluti.

     

    Mestre, 6 maggio 2019

     

     
  • Marco Falcinelli - Nuovo Segretario Nazionale Filctem - CGIL

     

     

    È Marco Falcinelli il nuovo segretario generale della Filctem Cgil. 53 anni romano, Falcinelli ha una lunga esperienza nella federazione della Cgil che unisce i lavoratori chimici, tessili, dell'energia e delle manifatture. È infatti presente nella categoria nazionale dal 2001 (prima Filcea, poi Filcem e infine Filctem, in allegato la biografia dettagliata, ndr). Come è noto andrà a sostituire Emilio Miceli, eletto segretario confederale della Cgil il 24 gennaio scorso.

    I 196 membri dell’assemblea nazionale hanno votato, a scrutinio segreto, ed eletto Marco Falcinelli segretario generale con 179 voti favorevoli (91,5%), 14 contrari (7%) e 3 astenuti (1.5%).

     “il valore aggiunto della Filctem Cgil, oggi, sta nell’avere immaginato, anzitempo e per tempo, un modello di categoria in grado di raccogliere le sfide che il mondo del lavoro ci pone davanti. Mentre ciò che sta intorno a noi si frammenta sempre di più noi siamo in grado, con i tanti settori che rappresentiamo, di offrire un punto di unificazione fondamentale per le politiche contrattuali, per le politiche industriali per le politiche organizzative” così ha detto questa mattina Marco Falcinelli nella sua dichiarazione programmatica all’assemblea generale.

    “Sul salario minimo – ha continuato Falcinelli -, condivido la posizione della Cgil sul tema: si dia certezza alla rappresentanza e si assuma, come valore legale, quanto contenuto nei contratti nazionali. Con la volontà di dare un contratto nazionale, nella sua complessità, a chi ne è oggi privo e non di determinare la condizione per cui quel lavoratore il contratto non l’avrà mai perché alle imprese conviene applicare il semplice salario minimo, facendo finta che tutto quello che è altrettanto importante, come diritti e tutele, semplicemente, non esista”.

     “La linea politica della Filctem Cgil sui contratti non cambierà – ha affermato senza mezzi termini Falcinelli -, il nostro modello contrattuale non cambierà”.

    “La difesa dei contratti nazionali non passa solo attraverso il loro rinnovo e dalle scelte che faremo, ma anche da come li andremo a costruire e con chi. Non solo, quindi, con la loro approvazione ma anche come garantiremo la massima partecipazione attiva dei delegati e delle migliaia di lavoratrici e lavoratori”: ha detto Falcinelli sul tema della partecipazione

    “il nostro Paese ha un governo di destra - ha poi spiegato il neoeletto segretario generale della Filctem Cgil riflettendo sull’attuale politica -, molto pericoloso perché opera sul terreno della frammentazione sociale, cavalcando il disagio e fomentando le paure. Altro che inclusività, questo Governo introduce giornalmente azioni che separano le persone, gli uni contro gli altri. La progressiva insicurezza delle persone per il loro futuro è la cifra caratteristica del nostro tempo: precariato, disoccupazione, sfruttamento, impoverimento della classe media, disattenzione sui temi della differenza di genere e pericolosi ritorni a politiche oscurantiste sul tema della famiglia e dei diritti civili”.

    “Il Paese ha bisogno di investimenti pubblici e privati se vogliamo che l’economia riparta – ha infine concluso il segretario generale della Filctem Cgil sul delicato tema dell’economia nazionale -. Produrre ricchezza e reddito rappresentano l’unica via attraverso la quale si possono affermare strategie di redistribuzione solidale”.

     

    Roma, 8 aprile 2019

     


     

     

    BIOGRAFIA

    Marco Falcinelli – Nato a Roma il 4 maggio del 1966, dopo il diploma viene assunto giovanissimo alla Sigma Tau di Pomezia come ricercatore nei laboratori biologici. 

    Si avvicina molto velocemente al mondo sindacale della Cgil entrando, già nel 1990 appena concluso il periodo di formazione, a far parte del consiglio di fabbrica e contestualmente nella delegazione trattante per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro chimico farmaceutico.

    Nel 1992 ha il suo primo incarico politico, eletto infatti nella segreteria territoriale del comprensorio Pomezia-Castelli-Colleferro, vi rimarrà fino al 2001, anno in cui arriva alla Filcea Cgil nazionale.

    Dal 2001, in Filcea Cgil nazionale, ricopre il ruolo di funzionario politico occupandosi del settore chimico farmaceutico. Dal 2006 al 2010 prosegue l'incarico nella Filcem Cgil, nata dall’accorpamento avvenuto proprio nel 2006 tra la Filcea Cgil e la Fnle Cgil (ex energia).

    Nel 2011 entra in segreteria nazionale della Filctem Cgil, categoria costituitasi l’anno precedente con l’accorpamento della Filtea Cgil (ex tessili), con la delega del settore chimico farmaceutico, successivamente si occupa del settore della gomma plastica e del vetro e ceramica, deleghe che ha conservato fino ad oggi.

    L’8 aprile 2019 viene eletto segretario generale della Filctem Cgil.

     

     
  • FILCTEM-CGIL, ELETTA LA NUOVA SEGRETERIA NAZIONALE

     

     

    L’assemblea generale della Filctem-Cgil nazionale ha eletto oggi, con voto segreto, la nuova segreteria nazionale con 171 (95%) voti a favore, 6 (3,3%) contrari e 3 astenuti (1,7%).
    Hanno votato 180 componenti dell’assemblea (l’84,1%) su un totale di 214 aventi diritto. Nella nuova segreteria nazionale si segnalano due nuovi ingressi: Massimo Marani e Ilvo Sorrentino, rispettivamente ex segretario generale dalla Filctem Cgil di Ravenna e attuale segretario generale della Filctem Cgil del Lazio. I due nuovi componenti subentrano a Luca Barbetti e Gabriele Mazzariello. La nuova segreteria nazionale risulta pertanto così composta: Emilio Miceli, segretario generale; Claudio Bettoni, Marco Falcinelli, Massimo Marani, Elena Palumbo, Sonia Paoloni, Ilvo Sorrentino.
    Roma, 5 febbraio 2019