Comunicati Filctem e CGIL

Categoria: Comunicati Filctem e CGIL

 

Lotto insieme. Come ieri, per domani. È lo slogan che la CGIL Nazionale ha scelto quest’anno per l’8 Marzo, una giornata che verrà dedicata alla legge 194, legge che regola il diritto all’interruzione di gravidanza e che proprio quest’anno compie 40 anni dalla sua approvazione. Ma proprio a quarant’anni dalla sua applicazione dopo tante importanti conquiste civili, sociali e culturali delle donne, siamo ancora costrette a lottare per difenderne l’esistenza e a pretenderne la concreta applicazione.

Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito ad un arretramento sul rispetto dei diritti acquisiti e a grandi ostacoli per la conquista di nuovi. Basti pensare al numero crescente di obiettori di coscienza, che di fatto vanifica la legge sulla depenalizzazione dell’aborto, o al progressivo svuotamento dei consultori. Per questo – come CGIL – ribadiamo la necessità di ricreare una nuova alleanza tra donne, per affrontare le sfide di questi anni. 

 

Tutti la conoscono comunemente come 'la Festa della Donna', ma in pochi sanno perché la Giornata Internazionale della Donna (questo il nome ufficiale della ricorrenza) si festeggi l'8 marzo di ogni anno. La celebrazione è nata per ricordare sia le conquiste sociali e politiche delle donne sia le discriminazioni e le violenze che hanno subito e subiscono tuttora, anche nei luoghi di lavoro, in tutto il mondo. Solo in Italia sono 113 le donne vittime di femminicidio nel 2017, un bilancio che conferma la persistenza di un fenomeno orribile, nonostante l’aumento della sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. L’Otto Marzo non è solo una giornata di festa, ma anche e soprattutto la denuncia per la mancanza di diritti e di parità di genere ancora lontana dall'essere raggiunta.

 

Nel mondo del lavoro le donne in Italia pagano un alto prezzo permanendo negli ultimi posti della classifica europea per tutele e diritti. Tutela della maternità, conciliazione tempi di lavoro e tempi per la famiglia, diritto al part time, telelavoro sono ancora argomenti tabù nella maggioranza delle aziende italiane in particolare nei settori con più presenza femminile. Le lavoratrici guadagnano in media il 23% in meno degli uomini, un dato che non conosce frontiere, settori, età o qualifiche: «è il più grande furto della storia». NON ESISTE un solo paese, un solo settore, in cui le donne guadagnino gli stessi stipendi degli uomini. La FILCTEM CGIL di Venezia anche quest’anno darà un contributo e collaborerà con l'Associazione AIED (Associazione Nazionale per l’Educazione Demografica) che attraverso il suo impegno quotidiano assiste milioni di donne per il controllo e per la prevenzione ginecologica, oltre ad essere un valido strumento di educazione sessuale per molte giovani donne.

 

Come FILCTEM CGIL di Venezia auguriamo a tutte le donne di continuare a lottare unite per accrescere le loro conquiste al lavoro e nella società, ricordando a tutte, che non lasceremo mai alcuna lavoratrice da sola.

 

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Non mi sorprende in alcun modo quanto oggi apprendiamo dall’inchiesta fatta da Fanpage in merito agli interessi camorristici e mafiosi nella gestione dei rifiuti speciali sulle aree di Porto Marghera, e sul presunto riciclaggio di denaro sporco. Da tempo stiamo segnalando queste cose, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle correndo anche dei rischi personali durante le vicende della Sirma di Porto Marghera, penso poi ad alcune cessioni di aree da parte di Syndial ad aziende poco trasparenti e di fumosa identità. La stessa vicenda del Mose, così come quella delle bonifiche su Porto Marghera, hanno evidenziato tutte le lacune di un sistema che non è stato in grado di reagire pesantemente per tutelare il nostro territorio proprio da infiltrazioni mafiose e dal malaffare.

Purtroppo quando ci si accorge di quello che è accaduto è tardi. Casualità, i tempi previsti per le verifiche sono troppo lunghi e tutto va in prescrizione senza che ci sia un’acclamata responsabilità di chi ha condotto quel tipo di politiche. Ma la nostra storia non finisce qui nel valutare quanto si scrive oggi sulla stampa. Il problema c’è, ed è forte, oltre che persistente. Le aree di Porto Marghera stanno assumendo un livello di interesse sempre più alto per molti privati che potrebbero non avere i presupposti che da tempo ci auguriamo. È ancora in ballo da anni ormai la cessione di 107 ettari da parte di Syndial al Comune di Venezia, su altre aree libere o liberabili invece vi è una totale mancanza di progettualità.

Riguardo all’area di crisi e i benefici che potrebbe portare nelle aree di Porto Marghera, ci aspettiamo di avere concrete risposte ma se la realtà è creare una cabina di regia per avere in mano la gestione di quelle aree, compresi i 107 ettari, che poi potrebbero entrare in un circuito di gestione solamente privatistica, si apre un’autostrada senza limiti per chi vuole speculare, lucrare e riciclare sulle aree di Porto Marghera.


È proprio per questi motivi, conflitti di interessi o meno, che c’è la necessità, visto che stiamo parlando di un sito di interesse nazionale, che la gestione delle manifestazioni di interesse, le eventuali re-industrializzazioni o rioccupazioni di quelle aree rimangano inserite in un’area di interesse nazionale. Non ci serve una cabina di regia gestita da pochi, non ci servono ulteriori accordi di programma su bonifiche o quant’altro, ne abbiamo visti molti in questi anni e se i risultati sono questi, evidentemente bisogna cambiare la rotta.


Quindi penso che per evitare che Porto Marghera diventi il terreno del malaffare, della mafia, della camorra e quant’altro bisogna che il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dello Sviluppo, le istituzioni locali, Confindustria e le parti sociali si mettano insieme per costruire nuovi elementi di tutela e di sviluppo ecocompatibile di queste aree. Penso inoltre sia utile, visto che non è solo un problema locale ma è un problema ben più ampio di quello che immaginiamo, che il governo istituisca un’Authority specifica che vagli con profonda attenzione tutte le manifestazioni di interesse che ci possono essere sul riutilizzo sia delle aree dismesse ma anche di quelle che devono essere bonificate.


Voglio ricordare a tutti inoltre che le bonifiche a Porto Marghera non finiscono con i marginamenti, come qualcuno pensa; se si vuole rioccupare le aree libere di Porto Marghera c’è la necessità di stabilire i costi di bonifica che servono se si deve costruire un’industria piuttosto che attività ad uso civile perché, in mancanza di questo, trovo difficile che qualsiasi imprenditore si assuma la responsabilità degli oneri e dei costi per investire su quelle aree. È ovvio che in mancanza di queste cose il denaro “facile” può aprire qualsiasi tipo di porta perché in realtà non esiste un’idea progettuale vera, ma abbiamo assistito solo a semplici dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano.

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È passato qualche giorno da quando abbiamo fatto un incontro a Mantova dove ENI Versalis voleva fare il punto sullo stato di avanzamento dei processi di ricerca. Non nascondo una profonda delusione sugli esiti di quella riunione, proprio perché non abbiamo in molti capito a cosa poteva servire. Ho riscontrato che ci sono pochi punti di avanzamento, si parla poco di futuro ma soprattutto di prodotti che dovranno affrontare mercati non sapendo a priori se quei prodotti potrebbero essere interessanti o meno per aumentare il valore aggiunto sulle produzioni già esistenti. Si è parlato di chimica verde mantenendo più o meno le stesse ipotesi prospettate diversi anni fa. Sulla chimica di base e il mantenimento della stessa non si è affrontato nessun argomento.

Chimica verde


Molte sono le incognite ma soprattutto le preoccupazioni che ho, infatti da una riunione del genere mi sarei aspettato da parte di Versalis una posizione più concreta su alcuni temi che reputo fondamentali; sappiamo che ENI ha avanzato una proposta di acquisizione della società Mossi & Ghisolfi, una società oggi in profonda crisi che prevalentemente opera nel campo della chimica verde; sempre Versalis poi sta concludendo accordi con società americane sulla produzione di biogomma. La domanda è: queste azioni sono propedeutiche allo sviluppo e alle progettazioni della chimica verde in Italia oppure no?

La chimica tradizionale

 


L’altra questione che stiamo sentendo nelle ultime ore, è una proposta di rivisitazione dei sistemi cracking in Italia, una cosa buttata lì in maniera generica che a mio avviso è anche priva di senso, infatti qualche giorno fa Versalis commentando i risultati ottenuti sulla produzione dell’etilene e propilene ha decantato risultati storici. Non ci sfugge che qualche anno prima, strategicamente, stavano svendendo tutte quelle produzioni ad un fondo americano (come dire un’altra dismissione opportunistica). Se un’attività che deve essere vista da monte a valle, ovvero dalle produzioni dei cracking all’utilizzo nelle filiere, è ancora remunerativa e riesce a dare profitti molto alti alle aziende, non capisco come mai non vi si intervenga in maniera strutturale con investimenti specifici, che riescano ad aumentare le produzioni e allo stesso tempo a rafforzare un mercato che è florido. Intervenire solo su manutenzioni ordinarie e straordinarie penso sia una scelta sbagliata ma soprattutto si crea un clima di forte incertezza su tutto il sistema. Il cracking di Porto Marghera oggi vive una situazione di pseudo stabilità, la stessa situazione che c’è in maniera molto palese a Ferrara ma anche a Mantova ed è per questo che, se non siamo messi di fronte ad una politica industriale generale del gruppo, siamo fortemente a rischio. Sono due anni ormai che ENI Versalis rifiuta di presentare qualsiasi piano industriale, questo sicuramente per non avere dei vincoli e per tenersi in mano la possibilità di spegnere gli impianti o eventualmente cederli senza pagare pegno.

Politica industriale

Per quanto riguarda invece la chimica verde, che proprio in questi anni doveva avere un piano di sviluppo non solo progettuale ma anche applicativo, non abbiamo visto nessun punto di avanzamento. Per questi motivi credo che i tempi siano maturi per chiedere in maniera determinata, la presentazione di un piano industriale, un piano industriale che deve prevedere tutto il sistema della chimica di base e della chimica verde in Italia, un piano industriale che deve essere discusso con tutti i siti in maniera trasparente evitando di avere confronti locali nei quali ENI ha sempre giocato creando false illusioni e soprattutto mettendo in contrapposizione i siti produttivi stessi. Abbiamo bisogno di un piano industriale della chimica italiana e questa domanda non possiamo porcela solo noi, abbiamo la necessità, se non l’esigenza, che questo impegno sia più determinato da tutti i soggetti che ne hanno responsabilità.

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Care compagne e cari compagni,
in allegato troverete il materiale, da affiggere nelle bacheche e da distribuire tra i lavoratori, che riguarda la Manifestazione "Mai più fascismi, Mai più razzismi" che si terrà a Roma sabato 24 febbraio, a partire dalle ore 15.00.
Si tratta di un importante appuntamento rivolto a tutti, per contrastare irresponsabili demagogie che formentano rancori e xenofobie.
La CGIL tutta chiede di coinvolgere e far partecipare il maggior numero di persone, lavoratrici, lavoratori, giovani e famiglie indipendentemente dalle opinioni politiche, dal credo religioso o dai luoghi di provenienza per dimostrare quanto abbiamo a cuore l'inalienabile valore della libertà.

Vi chiediamo di raccogliere e di comunicarci le adesioni entro mercoledì 21 febbraio.
Al più presto vi daremo informazioni più precise sulla logistica.
Vi ringraziamo per la vostra preziosissima collaborazione, la segreteria è a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.
Fraterni saluti.

Segreteria FILCTEM CGIL di Venezia
tel: 041 5491244
fax: 041 5491245
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
website: www.parliamodilavoro.it
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Riccardo Colletti, Filctem Cgil Venezia

Per un futuro sostenibile ed ecocompatibile riteniamo il progetto GNL utile e favorevole soprattutto per gestire il periodo di transizione che ci porta all’utilizzo di fonti ed energie alternative al carbone, questo è l’unico ed inevitabile percorso che ci porta ad affrontare i temi ambientali e soprattutto le scadenze europee con le quali saranno imposti di fatto questi limiti.

Come per tutti i nuovi progetti, anche per la costruzione degli impianti che servono per lo stoccaggio e la distribuzione sarà importante avere una gestione trasparente al fine di allargare la condivisione di tale progetto, questo per evitare di riproporre, come in tempi passati, sterili contrapposizioni che non hanno favorito nessun cambiamento escludendo di fatto qualsiasi possibilità di progresso; stiamo parlando di gas naturale ed è evidente che in qualsiasi impianto il calcolo del rischio è necessario, ma oggi siamo ben consapevoli che con l’utilizzo di tutti i dispositivi previsti e avanzati saremo in grado di affrontare con tranquillità questo percorso.

Come chimici, abbiamo sempre combattuto per le questioni ambientali e per la sicurezza degli impianti, in tempi passati abbiamo avuto seri problemi causati da chi proponeva referendum contro la chimica con un’avversione a prescindere per tutto quello che era l’industria a Porto Marghera. Quell’atteggiamento, spesso strumentale, negava qualsiasi forma di avanzamento, anche di carattere ambientale.

Per fortuna le industrie che sono rimaste riescono a darci oggi una vera prospettiva di cambiamento, così poteva accadere anche se qualche industria fosse rimasta aperta e non chiusa politicamente. Non si può pensare di dover ritornare a quelle contrapposizioni che hanno fatto chiudere aziende importantissime lasciando a casa moltissimi lavoratori senza futuro e senza prospettive.

Credo invece sia più utile ragionare nel merito, senza creare opposizioni che non hanno nessun senso, infatti perseguire un percorso che ci porta alla decarbonizzazione sarà inevitabile per tutti per ricorrere a sistemi energetici come il gas naturale e l’idrogeno. Grazie a queste fonti alternative, pensando proprio alle questioni ambientali, avremo la possibilità di avere una fonte energetica in casa, con costi decisamente più bassi e una competizione più alta; questo ci permetterà inoltre di sostituire gradualmente l’alimentazione di molti mezzi che oggi utilizzano il diesel con il conseguente abbattimento delle polveri sottili.

Quindi, aldilà delle strumentalizzazioni o dei preconcetti, sarà necessario valutare nella completa trasparenza i pro e i contro di questa opportunità. Mi auguro che il tempo e le difficoltà di questi ultimi anni abbiano portato buon senso e civiltà da parte di tutti nell’affrontare queste importanti occasioni. 

Riccardo Colletti

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Tante iniziative per non dimenticare. A ottant’anni dall'emanazione delle leggi razziali in Italia, lo Spi Cgil del Veneto celebra la Giornata della Memoria promuovendo occasioni di confronto e dibattito nel territorio. Solo per citarne alcune, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza e Belluno, con una lunga serie di appuntamenti dedicati al ricordo e all'analisi della situazione attuale, attraverso spettacoli teatrali e musicali, mostre, presentazione di libri, letture di poesie. Ci saranno anche le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona gli orrori dei campi di sterminio (come quella di Oleg Mandic a Padova, deportato ad Auschwitz, o di Gilberto Salmoni a Vicenza, sopravvissuto al campo di Buchenwald).

 

“Mai come ora la giornata della Memoria deve farci riflettere sul nostro presente partendo dalle terribili esperienze del passato – commenta Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto -. Molte persone anziane hanno ancora negli occhi il ricordo di un regime che ha tolto la libertà a un intero popolo, costringendo gli oppositori alla clandestinità e annientando la libertà di pensiero, di parola e di senso critico. Un regime che nel 1938 ha emanato le leggi razziali contribuendo allo sterminio e alla persecuzione di milioni di ebrei, zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici, in nome di una supposta superiorità della razza da preservare. I recenti fatti di cronaca, con il protagonismo di forze dichiaratamente fasciste e razziste, come Forza Nuova e Casa Pound, ci richiamano alla responsabilità di reagire e di non dimenticare. È questo il senso della Giornata della memoria e della necessità di diffondere e trasmettere anche tra le nuove generazioni i valori della nostra Costituzione e il rifiuto dei fascismi. Citando Primo Levi vorrei dire 'Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario'".

Spi e Cgil, assieme a più di venti associazioni, hanno deciso di lanciare una sottoscrizione a livello nazionale per dire “mai più fascismi” e per chiedere la messa al bando di tutte quelle forze che si richiamano a ideali neofascisti e neonazisti. È possibile leggere e firmare il testo integrale dell’appello e la petizione in tutte le sedi CGIL in Veneto e su CHANGE.ORG a questo indirizzohttps://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-pi%C3%B9-fascismi-appello-nazionale

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  • FILCTEM-CGIL, ELETTA LA NUOVA SEGRETERIA NAZIONALE

     

     

    L’assemblea generale della Filctem-Cgil nazionale ha eletto oggi, con voto segreto, la nuova segreteria nazionale con 171 (95%) voti a favore, 6 (3,3%) contrari e 3 astenuti (1,7%).
    Hanno votato 180 componenti dell’assemblea (l’84,1%) su un totale di 214 aventi diritto. Nella nuova segreteria nazionale si segnalano due nuovi ingressi: Massimo Marani e Ilvo Sorrentino, rispettivamente ex segretario generale dalla Filctem Cgil di Ravenna e attuale segretario generale della Filctem Cgil del Lazio. I due nuovi componenti subentrano a Luca Barbetti e Gabriele Mazzariello. La nuova segreteria nazionale risulta pertanto così composta: Emilio Miceli, segretario generale; Claudio Bettoni, Marco Falcinelli, Massimo Marani, Elena Palumbo, Sonia Paoloni, Ilvo Sorrentino.
    Roma, 5 febbraio 2019

     
  • COMUNICATO STAMPA

     

     


    Apprendiamo dalla stampa locale che esponenti di primo piano del governo Lega e Movimento 5 Stelle, insieme al presidente della Regione del Veneto e al Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, danno per scontata la permanenza delle grandi navi passeggeri in laguna e lo spostamento delle attività crocieristiche dalle banchine della Marittima di Venezia a Porto Marghera. Già in passato come FIOM e FILCTEM di Venezia abbiamo avuto modo di esprimere, per ragioni di merito, la nostra contrarietà allo spostamento delle grandi navi a Marghera perché inconciliabile con la prosecuzione delle attività produttive di Porto Marghera e la salvaguardia dell’occupazione, e perché propedeutica ad un cambio speculativo di destinazione d’uso delle aree di Marghera da industriale a turistico - commerciale.  L’inserimento per Legge di Porto Marghera e del comune di Venezia nelle aree di crisi industriale complessa non ha finora prodotto alcun progetto concreto di reinsediamento industriale e di nuova e qualificata occupazione. Su questo, e non sul cambio di destinazione d’uso delle aree di Marghera, il governo e le istituzioni locali sono chiamate a rispondere per diversificare le attività economiche nel territorio veneziano e contribuire ad una programmazione dello sviluppo e delle attività manifatturiere di Porto Marghera fondata su nuovi investimenti e su progetti ad alta innovazione tecnologica, di processo e di prodotto

    Coniugare la sostenibilità ambientale di Venezia con lo sviluppo e la capacità di creare nuova occupazione nel territorio è possibile a patto che si smetta di sperperare ingenti risorse pubbliche per faraonici progetti pensati per favorire in primo luogo le lobbies turistiche e quei potentati economici e speculativi che hanno impoverito e svuotato il centro storico, distrutto attività economiche e produttive storicamente legate alla città e alla sua vocazione industriale e manifatturiera. Servono al contrario, in applicazione della Legge sulle aree di crisi industriale complessa, investimenti in nuove attività produttive e di servizio per riequilibrare una economia, quella veneziana, oggi troppo sbilanciata sul turismo e sullo sfruttamento dei lavoratori.

    Di questo chiediamo conto al Governo e ai suoi ministri, alle istituzioni locali, alla Confindustria, per non perdere l’ennesima occasione data dall’inserimento di Porto Marghera nelle aree di crisi industriale complessa e nel tentativo di produrre il necessario cambiamento delle scelte politiche che hanno finora penalizzato la città e i lavoratori di Porto Marghera.

    Chiediamo pertanto l’apertura di una discussione con il governo su Porto Marghera e sulla città per rimettere al centro i temi del lavoro, degli investimenti e dell’assetto industriale del territorio veneziano.

     Marghera 13 novembre 2018

     Segreteria FIOM CGIL e FILCTEM CGIL di Venezia

     


     

     
  • XVIII Congresso Cgil, mercoledì 19 l'assemblea al Capannone


     

     
  • Enel: Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil preoccupate per la cura dimagrante delle risorse umane


     

     

    L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, e il capogruppo in regione della Lega Nord, Nicola Finco, assistititi dall’Unità di crisi della Regione Veneto, hanno incontrato a Venezia, nella sede della Regione, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali e territoriali dei lavoratori di Enel. I sindacati hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al numero degli attuali occupati Enel in Veneto e, di conseguenza, sulla qualità del servizio che l’azienda sarà in grado di garantire nel territorio regionale. L’assessore e il capogruppo del partito di maggioranza hanno assunto l’impegno di invitare i vertici aziendali Enel a un incontro di confronto in regione, da organizzarsi a settembre, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

    'Cura dimagrante'

    Da molti anni Enel, spiegano i sindacati, una delle più importanti società italiane a carattere multinazionale, sta mettendo in atto una lenta e costante cura dimagrante delle risorse umane nelle varie divisioni. Da aprile il personale di E-distribuzione del Veneto è in stato di protesta attraverso il blocco degli straordinari, dello spostamento d’orario e delle ore viaggio eccedenti il normale orario di lavoro perché la pesante riduzione del personale, pari al 23% in dieci anni di riorganizzazioni, ha fiaccato tutto il personale. Ora la situazione si è aggravata ulteriormente, specie per il territorio del Veneto, a seguito delle pesanti riorganizzazioni che nelle varie società Enel vuole mettere in campo da qui a fine anno: chiusura dei Punti Enel per i clienti del mercato di Maggior Tutela, riduzione del personale nella Centrale di Fusina (Porto Tolle è ormai definitivamente “spenta”), accorpamento delle strutture territoriali di E-distribuzione, riorganizzazione nell’ambito delle rinnovabili. Tutte queste riorganizzazioni penalizzano fortemente il Veneto. Per questo, sostenuti anche da un’azione nazionale unitaria a tutela del servizio, dei cittadini e del nostro territorio, abbiamo segnalato la situazione alle istituzioni e alla politica del Veneto. 

    Incontro positivo

    Le segreterie regionali del Veneto della Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno illustrato all’assessore Elena Donazzan, delegata dal presidente, la situazione in cui versa il gruppo Enel nel Veneto e le possibili ricadute negative che le scelte, recentemente presentate ai sindacati, porterebbero al servizio e alla stessa occupazione. L’assessore Donazzan, sentite le criticità illustrate, si è impegnata a convocare tutte le parti, azienda e sindacati, per i primi giorni di settembre. Filctem, FlaeI, e Uiltec valutando positivo l’esito dell’incontro, e visto l’impegno della Regione Veneto, auspicano che vengano riconosciute le giuste istanze da parte della Società Enel.