Comunicati Filctem e CGIL

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40 POSTI DI LAVORO A RISCHIO

La trattativa tra Zeolite Mira e Reckitt Benckiser sembrava aver preso la giusta strada; dopo l’incontro tenutosi presso la Prefettura di Venezia la soluzione sembrava alla portata e consisteva in un accordo che vedeva Zeolite impegnarsi nel pagamento delle cifre dei servizi comuni richiesti da Reckitt, rateizzando le somme del 2014 nell’anno 2016 e effettuando  i pagamenti del 2015 con scadenza regolare.

Nel frattempo Zeolite Mira avrebbe cercato di scollegarsi da Reckitt per i vari servizi comuni, partendo da quelli energetici a quelli più importanti del trattamento delle acque.

Dal Prefetto Zeolite si era impegnata a dare una risposta a tale soluzione entro il giorno 3 di questo mese, ma dalle notizie che ci sono giunte non sembra che la proposta del prefetto sia stata chiaramente accettata dalla stessa azienda o che comunque tale soluzione sia stata legata alla possibilità di avere un lodo arbitrale tra le due aziende.

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 A breve saranno rinnovati i contratti generici per la manutenzione degli impianti nella ex Raffineria e alla Versalis, 2 aziende del gruppo Eni.

I contratti di appalto avvengono al massimo ribasso con il rischio che aziende storiche del territorio siano espulse e i lavoratori degli appalti licenziati.

In questo contesto si fanno pressanti le richieste di alcune aziende che per non perdere l’appalto, stando dentro al massimo ribasso, chiedono al sindacato di tagliare il salario dei lavoratori con la cancellazione degli integrativi e sacrificare parte dell’occupazione con i licenziamenti.

Con il ricatto delle committenti e delle imprese di appalto i lavoratori vengono messi con le spalle al muro mentre il potere negoziale del sindacato viene totalmente azzerato.

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Il segretario Filctem Cgil Venezia era ospite venerdì 20 febbraio alla trasmissione Focus di Rete Veneta. Ecco il suo intervento su Jobs act, pensioni, politica locale e contratti. 

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Il 19 febbraio 2015, presso la Prefettura di Venezia, si sono incontrare le organizzazioni sindacali FILCTEM CGIL e FEMCA CISL assieme alle Istituzioni locali e le aziende Reckitt Benckiser e Zeolite per discutere delle possibili soluzioni sulla difficile vertenza che ha creato rapporti tesi tra le due ditte e mettendo in discussione la continuità produttiva di due aziende con il conseguente rischio di perdere 40 posti di lavoro. L’atmosfera al tavolo era molto tesa, sono state discusse in modo profondo le diverse posizioni sostenute dalle parti. La nostra Organizzazione Sindacale insieme alle Istituzioni locali ed il Prefetto hanno cercato di condurre una discussione sul merito del problema occupazionale ed alla fine il buon senso ha prevalso, siamo riusciti a smorzare un po’ i toni ed a mettere in campo alcune proposte che vanno nella direzione da noi sperata.

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La Solvay mercoledì sera ha comunicato ai delegati che il sito di Porto Marghera sarà venduto all’azienda Fluorsid di Assemini, a Cagliari. Apprendiamo con molta preoccupazione e stupore la notizia. Prima di tutto perché il sito di Venezia non è mai stato messo in discussione in questi anni, ma anzi, è sempre stato considerato dalla Solvay una produzione strategica per gli equilibri produttivi del gruppo. In seconda battuta perché la cessione di questi impianti mette in seria discussione la continuità produttiva e quindi il futuro del sito. Al di là delle rassicurazioni di forma c’è da capire quali siano le reali motivazioni per cui Solvay si libera di Porto Marghera, e quali sono le eventuali garanzie di continuità produttive da parte dell’acquirente nuovo.


Dopo le recenti esperienze fallimentari che i lavoratori del petrolchimico hanno subito attraverso chiusure, finte acquisizioni e speculazioni immobiliari, operazione al limite della legalità, la Filctem Cgil di Venezia non può che criticare fortemente questa decisione. La di lasciare Porto Marghera arriva a valle delle decisioni del governo di inserire il sito nell’area di crisi complessa che dovrebbe facilitare l’arrivo e il reinsediamento delle produzioni esistenti. La vendita (svendita?) di pezzi del petrolchimico ad aziende di cui non conosciamo le strategie industriali e il peso economico, mette in forte discussione qualsiasi progetto di rilancio.

Il sindacato promettere battaglia su ogni punto di discussione. Restando in prima linea insieme ai lavoratori fino a quando non avrà le necessarie garanzie di rilancio produttivo e occupazionali. Giovedì mattina i lavoratori del sito si sono riuniti in assemblea con i rappresentanti sindacali per discutere delle poche notizie ufficiali trapelate dalla Solvay sul pre-accordo di vendita e a dimostrazione della loro preoccupazione è stato deciso di indire sin da subito lo stato di agitazione da programmare nei prossimi giorni.

Già in passato gli addetti Solvay del veneziano hanno subito un forte ridimensionamento dimezzando produzioni e forza lavoro. Oggi ricordiamo che l’impatto occupazionale riguarda 70 lavoratori dipendenti diretti e altrettanti dell’indotto. La Solvay non è nuova a queste ‘sorprese’ a dimostrazione di relazioni industriali ai minimi termini senza alcun rispetto per la dignità dei lavoratori e della democrazia nei luoghi produttivi.

 

Davide Camuccio

Filctem Cgil Venezia

 

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Mercoledì mattina è divampato un incendio all’azienda Ecoricicli di Veritas a Marghera. Un rogo di vaste proporzioni che ha distrutto un capannone nuovo con dentro materiali ingombranti dove vengono trattati materiali come mobili in legno materassi, divani, ecc.

Fortunatamente nessun lavoratore è rimasto ferito. Si parla di due persone che avrebbero inalato del fumo senza presentare, almeno al momento, alcun segno di intossicazione, come appreso da fonti interne all'azienda.

L’incendio, per quanto abbiamo capito è stato domato. Ora sul posto oltre ai pompieri c’è il Noe e l’Arpav che stanno monitorando l’evolversi della situazione. Come al solito persistono difficoltà sulla gestione del rischio e dell’informazione soprattutto ai cittadini, che si allarmano ogni volta che ora vedono fumo su Marghera.

I materiali che hanno preso fuoco sono materiali che generalmente non producono diossina. Ma la preoccupazione di vedere fumo scuro e di non capire di cosa si tratti per noi è sbagliata e fuorviante.

Da sempre su Porto Marghera esiste il sistema Simage che mette in rete pompieri, Arpav e aziende e attraverso il quale si è in grado di definire l’entità del rischio. Ma invece di avere notizie certe, apprendiamo di telefonate giunte da più parti che avvisano di chiudere finestre e barricarsi in casa.


Questo alimenta una psicosi, che per noi è vergognosa.  In quanto se ci fosse un grave rischio per la popolazione le sirene di Porto Marghera suonerebbero tutte. Non a caso periodicamente vengono effettuate delle esercitazione per testare i sistemi di controllo.


Come è possibile che alle scuole arrivino telefonate che avvertono di chiudere le finestre, non solo nella nostra zona ma addirittura fino ai confini della provincia? Quando dovrebbe essere la stessa Arpav collegata al sistema Simage a dare una comunicazione quasi simultanea di quanto sta accadendo?

Siamo alle solite. I cittadini che dovrebbero essere informati e non disinformati o allarmati vengono portati ad assumere una gestione del rischio sbagliata perché lasciata al caso o peggio strumentalizzata. Il comune di Venezia dovrebbe da subito attivarsi per informare la popolazione, utilizzando i mezzi descritti. Aspettiamo una verifica di Arpav sulle analisi ambientali per poi dare, anche dal canto nostro un’informazione più appropriata.

Filctem Cgil Venezia

 

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