Comunicati Filctem e CGIL

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Riccardo Colletti Filctem Cgil Venezia

 

E i nodi vennero al pettine.

Dovremmo poter ammirare i terreni nel cuore di Porto Marghera, risanati, bonificati, recuperati e messi a disposizione di decine di imprese, in fila e impazienti d’insediarsi e iniziare le loro attività.

Almeno queste erano state le dichiarazioni di Zaia e Orsoni.

Ma, ahimè, lo scenario che constatiamo rispetto a questo è l'opposto.

Apprendiamo dai media locali che i nostri presagi si sono trasformati in realtà.

I 110 ettari accompagnati dai 38 milioni che Eni doveva cedere a Comune di Venezia e Regione Veneto, rimangono “terra di nessuno”, nel senso che a giorni scade il preliminare che avrebbe dovuto ufficializzare la transazione e siamo di fronte ad un nuovo nulla di fatto.

Quale strategia si nasconde in questo atteggiamento di Comune e Regione?

Da sindacato non abbiamo mai nascosto il timore che dietro ad operazioni mai portare a termine, che dovevano restituire spazio ad attività produttive e creare lavoro, ci fossero tutt’altri tipi d’interessi. Nella fattispecie di tipo speculativo. Lo abbiamo detto in occasione dalla torre di Pierre Cardin e ribadito di fronte al progetto della "nuova Manhattan" di Marghera.

Questo continuo procrastinare di Comune e Regione non sarà un modo di fare per portare sempre più lontana una soluzione di carattere industriale?

Quali sono le reali destinazioni d’uso che i soggetti che partecipano a questi accordi hanno in mente per questi terreni?

E cosa ci guadagnano davvero i cittadini, che in tutti questi anni hanno visto sparire pezzo dopo pezzo il patrimonio industriale e produttivo dei nostri territori e il lavoro, ricevendo in cambio fumo negli occhi, promesse non mantenute e altri soldi da pagare per le bonifiche?

Per quale motivo altrimenti, un impegno così lineare come quello di strappare le zone industriali all’abbandono, attirando nuove attività e generando occupazione, non avrebbe dovuto conoscere la luce?

Ci dispiace essere qui a constatare l’ovvio. Nulla degli impegni sottoscritti dalle istituzioni è diventato realtà sulle bonifiche di Porto Marghera.

Mentre nel frattempo è scoppiato lo scandalo dei soldi pubblici per conterminazioni “inutili” attorno all'area industriale veneziana.

Inutili perché queste “barriere” che avrebbero dovuto circondare il terreno su cui insistono le industrie, impedendo ai residui inquinanti di fluire in laguna, sono dei "colabrodo". E necessiteranno perfino di altro denaro pubblico per essere portate a termine, semmai dovessero servire a qualcosa.

Non vogliamo che si lasci correre. Non vogliamo che i soggetti politici che di volta in volta ci governano confondano le idee dell'opinione pubblica, per non rendere mai conto delle promesse fatte, degli impegni presi, degli accordi sottoscritti. 

Alle istituzioni chiediamo risposte su questo.

Riccardo Colletti

Filctem Cgil Venezia

 

 

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Cogliamo l'occasione per informare che il sindacato Filctem Cgil Venezia ha chiesto ufficialmente l'intervento dell'amministrazione comunale, nella persona del sindaco Luigi Brugnaro e regionale, in quella del presidente Luca Zaia per scongiurare la scomparsa dell'azienda d'infissi Berti Srl di Tessera e dei 46 posti di lavoro dei dipendenti che vi lavorano all'interno. Partita richiesta d'incontro anche al Ministero dello Sviluppo economico.

 
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LAVORO = DIGNITA’ NON POSSIAMO PERMETTERCI DI PERDERE UN’AZIENDA STORICA DEL NOSTRO TERRITORIO DI MIRA

Siamo ad un punto di non ritorno, ormai le dispute tra la Zeolite e la Reckitt Benckiser hanno assunto per noi caratteri incomprensibili. Non riusciamo a capire la situazione. Forse la Zeolite ha deciso di andarsene via definitivamente e quindi sfrutta qualsiasi tipo di occasione per trovare una scusa ed uscire dal sito produttivo di Mira?

Altrettanto non capiamo neanche le posizioni di Reckitt Benckiser in quanto l’aumento dei costi e la continua fermata dei camion delle materie prime limita l’attività industriale e la produzione di Zeolite e questo tipo di atteggiamento ovviamente ci mette in una condizione di chiusura definitiva.

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8 MARZO 2015

 

Non è vero che l’8 marzo alle donne non piace, diciamo che non è il giorno più importante della loro vita.

Non basta, a volte, un ramoscello di mimosa a farle sentire amate, libere, realizzate.

Vorremmo che non ci fosse bisogno di ricordare il loro valore e che non fosse necessaria una data sul calendario a dire che ci sono, che sono importanti, che sono forti….

La grave crisi economica e sociale di questi ultimi anni ha peggiorato ulteriormente il divario occupazionale ed economico culturale tra donne e uomini nel nostro paese.

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