Comunicati Filctem e CGIL

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È passato qualche giorno da quando abbiamo fatto un incontro a Mantova dove ENI Versalis voleva fare il punto sullo stato di avanzamento dei processi di ricerca. Non nascondo una profonda delusione sugli esiti di quella riunione, proprio perché non abbiamo in molti capito a cosa poteva servire. Ho riscontrato che ci sono pochi punti di avanzamento, si parla poco di futuro ma soprattutto di prodotti che dovranno affrontare mercati non sapendo a priori se quei prodotti potrebbero essere interessanti o meno per aumentare il valore aggiunto sulle produzioni già esistenti. Si è parlato di chimica verde mantenendo più o meno le stesse ipotesi prospettate diversi anni fa. Sulla chimica di base e il mantenimento della stessa non si è affrontato nessun argomento.

Chimica verde


Molte sono le incognite ma soprattutto le preoccupazioni che ho, infatti da una riunione del genere mi sarei aspettato da parte di Versalis una posizione più concreta su alcuni temi che reputo fondamentali; sappiamo che ENI ha avanzato una proposta di acquisizione della società Mossi & Ghisolfi, una società oggi in profonda crisi che prevalentemente opera nel campo della chimica verde; sempre Versalis poi sta concludendo accordi con società americane sulla produzione di biogomma. La domanda è: queste azioni sono propedeutiche allo sviluppo e alle progettazioni della chimica verde in Italia oppure no?

La chimica tradizionale

 


L’altra questione che stiamo sentendo nelle ultime ore, è una proposta di rivisitazione dei sistemi cracking in Italia, una cosa buttata lì in maniera generica che a mio avviso è anche priva di senso, infatti qualche giorno fa Versalis commentando i risultati ottenuti sulla produzione dell’etilene e propilene ha decantato risultati storici. Non ci sfugge che qualche anno prima, strategicamente, stavano svendendo tutte quelle produzioni ad un fondo americano (come dire un’altra dismissione opportunistica). Se un’attività che deve essere vista da monte a valle, ovvero dalle produzioni dei cracking all’utilizzo nelle filiere, è ancora remunerativa e riesce a dare profitti molto alti alle aziende, non capisco come mai non vi si intervenga in maniera strutturale con investimenti specifici, che riescano ad aumentare le produzioni e allo stesso tempo a rafforzare un mercato che è florido. Intervenire solo su manutenzioni ordinarie e straordinarie penso sia una scelta sbagliata ma soprattutto si crea un clima di forte incertezza su tutto il sistema. Il cracking di Porto Marghera oggi vive una situazione di pseudo stabilità, la stessa situazione che c’è in maniera molto palese a Ferrara ma anche a Mantova ed è per questo che, se non siamo messi di fronte ad una politica industriale generale del gruppo, siamo fortemente a rischio. Sono due anni ormai che ENI Versalis rifiuta di presentare qualsiasi piano industriale, questo sicuramente per non avere dei vincoli e per tenersi in mano la possibilità di spegnere gli impianti o eventualmente cederli senza pagare pegno.

Politica industriale

Per quanto riguarda invece la chimica verde, che proprio in questi anni doveva avere un piano di sviluppo non solo progettuale ma anche applicativo, non abbiamo visto nessun punto di avanzamento. Per questi motivi credo che i tempi siano maturi per chiedere in maniera determinata, la presentazione di un piano industriale, un piano industriale che deve prevedere tutto il sistema della chimica di base e della chimica verde in Italia, un piano industriale che deve essere discusso con tutti i siti in maniera trasparente evitando di avere confronti locali nei quali ENI ha sempre giocato creando false illusioni e soprattutto mettendo in contrapposizione i siti produttivi stessi. Abbiamo bisogno di un piano industriale della chimica italiana e questa domanda non possiamo porcela solo noi, abbiamo la necessità, se non l’esigenza, che questo impegno sia più determinato da tutti i soggetti che ne hanno responsabilità.

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Care compagne e cari compagni,
in allegato troverete il materiale, da affiggere nelle bacheche e da distribuire tra i lavoratori, che riguarda la Manifestazione "Mai più fascismi, Mai più razzismi" che si terrà a Roma sabato 24 febbraio, a partire dalle ore 15.00.
Si tratta di un importante appuntamento rivolto a tutti, per contrastare irresponsabili demagogie che formentano rancori e xenofobie.
La CGIL tutta chiede di coinvolgere e far partecipare il maggior numero di persone, lavoratrici, lavoratori, giovani e famiglie indipendentemente dalle opinioni politiche, dal credo religioso o dai luoghi di provenienza per dimostrare quanto abbiamo a cuore l'inalienabile valore della libertà.

Vi chiediamo di raccogliere e di comunicarci le adesioni entro mercoledì 21 febbraio.
Al più presto vi daremo informazioni più precise sulla logistica.
Vi ringraziamo per la vostra preziosissima collaborazione, la segreteria è a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.
Fraterni saluti.

Segreteria FILCTEM CGIL di Venezia
tel: 041 5491244
fax: 041 5491245
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
website: www.parliamodilavoro.it
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Riccardo Colletti, Filctem Cgil Venezia

Per un futuro sostenibile ed ecocompatibile riteniamo il progetto GNL utile e favorevole soprattutto per gestire il periodo di transizione che ci porta all’utilizzo di fonti ed energie alternative al carbone, questo è l’unico ed inevitabile percorso che ci porta ad affrontare i temi ambientali e soprattutto le scadenze europee con le quali saranno imposti di fatto questi limiti.

Come per tutti i nuovi progetti, anche per la costruzione degli impianti che servono per lo stoccaggio e la distribuzione sarà importante avere una gestione trasparente al fine di allargare la condivisione di tale progetto, questo per evitare di riproporre, come in tempi passati, sterili contrapposizioni che non hanno favorito nessun cambiamento escludendo di fatto qualsiasi possibilità di progresso; stiamo parlando di gas naturale ed è evidente che in qualsiasi impianto il calcolo del rischio è necessario, ma oggi siamo ben consapevoli che con l’utilizzo di tutti i dispositivi previsti e avanzati saremo in grado di affrontare con tranquillità questo percorso.

Come chimici, abbiamo sempre combattuto per le questioni ambientali e per la sicurezza degli impianti, in tempi passati abbiamo avuto seri problemi causati da chi proponeva referendum contro la chimica con un’avversione a prescindere per tutto quello che era l’industria a Porto Marghera. Quell’atteggiamento, spesso strumentale, negava qualsiasi forma di avanzamento, anche di carattere ambientale.

Per fortuna le industrie che sono rimaste riescono a darci oggi una vera prospettiva di cambiamento, così poteva accadere anche se qualche industria fosse rimasta aperta e non chiusa politicamente. Non si può pensare di dover ritornare a quelle contrapposizioni che hanno fatto chiudere aziende importantissime lasciando a casa moltissimi lavoratori senza futuro e senza prospettive.

Credo invece sia più utile ragionare nel merito, senza creare opposizioni che non hanno nessun senso, infatti perseguire un percorso che ci porta alla decarbonizzazione sarà inevitabile per tutti per ricorrere a sistemi energetici come il gas naturale e l’idrogeno. Grazie a queste fonti alternative, pensando proprio alle questioni ambientali, avremo la possibilità di avere una fonte energetica in casa, con costi decisamente più bassi e una competizione più alta; questo ci permetterà inoltre di sostituire gradualmente l’alimentazione di molti mezzi che oggi utilizzano il diesel con il conseguente abbattimento delle polveri sottili.

Quindi, aldilà delle strumentalizzazioni o dei preconcetti, sarà necessario valutare nella completa trasparenza i pro e i contro di questa opportunità. Mi auguro che il tempo e le difficoltà di questi ultimi anni abbiano portato buon senso e civiltà da parte di tutti nell’affrontare queste importanti occasioni. 

Riccardo Colletti

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Tante iniziative per non dimenticare. A ottant’anni dall'emanazione delle leggi razziali in Italia, lo Spi Cgil del Veneto celebra la Giornata della Memoria promuovendo occasioni di confronto e dibattito nel territorio. Solo per citarne alcune, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza e Belluno, con una lunga serie di appuntamenti dedicati al ricordo e all'analisi della situazione attuale, attraverso spettacoli teatrali e musicali, mostre, presentazione di libri, letture di poesie. Ci saranno anche le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona gli orrori dei campi di sterminio (come quella di Oleg Mandic a Padova, deportato ad Auschwitz, o di Gilberto Salmoni a Vicenza, sopravvissuto al campo di Buchenwald).

 

“Mai come ora la giornata della Memoria deve farci riflettere sul nostro presente partendo dalle terribili esperienze del passato – commenta Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto -. Molte persone anziane hanno ancora negli occhi il ricordo di un regime che ha tolto la libertà a un intero popolo, costringendo gli oppositori alla clandestinità e annientando la libertà di pensiero, di parola e di senso critico. Un regime che nel 1938 ha emanato le leggi razziali contribuendo allo sterminio e alla persecuzione di milioni di ebrei, zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici, in nome di una supposta superiorità della razza da preservare. I recenti fatti di cronaca, con il protagonismo di forze dichiaratamente fasciste e razziste, come Forza Nuova e Casa Pound, ci richiamano alla responsabilità di reagire e di non dimenticare. È questo il senso della Giornata della memoria e della necessità di diffondere e trasmettere anche tra le nuove generazioni i valori della nostra Costituzione e il rifiuto dei fascismi. Citando Primo Levi vorrei dire 'Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario'".

Spi e Cgil, assieme a più di venti associazioni, hanno deciso di lanciare una sottoscrizione a livello nazionale per dire “mai più fascismi” e per chiedere la messa al bando di tutte quelle forze che si richiamano a ideali neofascisti e neonazisti. È possibile leggere e firmare il testo integrale dell’appello e la petizione in tutte le sedi CGIL in Veneto e su CHANGE.ORG a questo indirizzohttps://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-pi%C3%B9-fascismi-appello-nazionale

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"Se la decisione è quella di abbandonare le attività progettuali legate all'Hydrogen Park di Porto Marghera, per la realizzazione di energia, debole è la speranza di vedere rinascere un polo industriale sul nostro territorio". Condividono questa stessa opinione le sigle Filctem, Fiom e Fillea della Cgil di Venezia. "Intravediamo - scrivono - seri rischi per il futuro del polo Petrolchimico, in quanto, non solo si è rinunciato ad una ricerca e un’applicazione di fonti alternative, ma la stessa dismissione degli impianti energetici presenti, potrebbe mettere a rischio le attività esistenti".

 

Le preoccupazioni del sindacato, a livello locale, sono legate anche al percorso nazionale di cessazione di innumerevoli impianti colpiti dalla crisi del termoelettrico, compresa la chiusura della centrale elettrica Volpi di Marghera, in un contesto di mercato energetico sempre più complicato. "La nostra preoccupazione - sottolineano assieme chimici, metalmeccanici e edili - è legata al tema della sopravvivenza della centrale Palladio di Fusina. Poiché non esiste un quadro normativo di riferimento è impossibile avviare, con determinazione ed efficacia, un percorso che affronti serenamente, e senza pesanti ripercussioni sui posti di lavoro e sull’indotto, una discussione sul suo destino. Edison, con una linea di intervento opposta, ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale a ciclo combinato per circa 800 megawatt, per il rifacimento della centrale di Marghera Levante; questo potremmo pensarlo come un’idea oltre che di mantenimento, anche di investimento produttivo. Ma in tutto ciò le istituzioni, e la Regione in primis, appaiono assenti".

 

"Il progetto prevedeva iniziative per l’utilizzo dell’idrogeno nella movimentazione pubblica - ricordano i sindacati -. Esempi di questa natura li abbiamo visti proprio con la creazione di un motoscafo adibito a trasporto pubblico. Sappiamo che nel contesto europeo le case automobilistiche, e non solo, stanno lavorando da anni e con buoni risultati su questi progetti, creandosi la vera opportunità di essere competitive nell’arco di un brevissimo tempo. Per questo è incomprensibile come sulla questione energetica non si apra una seria discussione non solo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, perché un piano energetico regionale ci potrebbe mettere in una condizione più avanzata, visto che i mezzi ci sono e le società che determinano i mercati dell’energia, anche. Strategicamente è inaccettabile, stare fermi e attendere, senza una visione d’insieme, quale sarà lo scenario del prossimo futuro".

 

"Manca una prospettiva lungimirante di chi governa il territorio. E non in linea con gli investimenti e le innovazioni tecnologiche che certe aziende stanno facendo, proprio per garantirsi un futuro energetico a Petrolchimico - scrivono le sigle -. Sappiamo che il 2020 sarà un anno importante, a partire da quella data infatti molte imprese dovranno disporre, per stare dentro al mercato, di nuove soluzioni e soprattutto dell'utilizzo di fonti energetiche innovative". In questo contesto i sindacati leggono la rinuncia alla sperimentazione di Hydrogen Park a Marghera, come un errore strategico".

 

Non dimentichiamo progettualità, iniziative e speranze di ripresa legate all'ingresso del polo di Porto Marghera nelle aree di crisi complessa. "
Il 2017 era iniziato con la notizia che finalmente il nostro territorio, sconvolto prima dalla sciagura delle privatizzazioni e dal malaffare economico, e poi dalla crisi internazionale, sarebbe stato aiutato aiutato dalla politica con incentivi a fronte di progetti concreti di reindustrializzazione. Le speranze di uscita dal tunnel della desertificazione industriale a Venezia possono diventare reali. Ma quello che serve - scrivono Fiom, Filctem e Fillea -, è l'impegno corale e convinto di tutti gli attori istituzionali, a partire da quelli locali: Comune, Regione, Confindustria, che assieme al sindacato, mettano in campo tutte le intelligenze e le competenze al fine di realizzare la ripartenza di quella zona industriale di cui quest’anno si festeggia il centenario".

Venezia area di crisi complessa, su Porto Marghera si punti sul manifatturiero

 

Per i sindacati pensare al futuro industriale di Marghera significa "riportare al tavolo tutti i soggetti istituzionali politici ed industriali per creare le condizioni che garantiscano la permanenza delle attività del territorio. Rinunciare agli impianti energetici presenti oggi a Marghera potrebbe mettere a rischio tutte le attività presenti, non solo quelle strutturate ma addirittura quelle di nuova generazione. È evidente che l’uscita e la dismissione di queste attività, oltre avere conseguenze dirette sulla occupazione delle aziende interessate, avranno ripercussioni sull'economia locale, anche aumentando i costi energetici delle attività manifatturiere e chimiche".

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"Se la decisione è quella di abbandonare le attività progettuali legate all'Hydrogen Park di Porto Marghera, per la realizzazione di energia, debole è la speranza di vedere rinascere un polo industriale sul nostro territorio". Condividono questa stessa opinione le sigle Filctem, Fiom e Fillea della Cgil di Venezia. "Intravediamo - scrivono - seri rischi per il futuro del polo Petrolchimico, in quanto, non solo si è rinunciato ad una ricerca e un’applicazione di fonti alternative, ma la stessa dismissione degli impianti energetici presenti, potrebbe mettere a rischio le attività esistenti".

 

Le preoccupazioni del sindacato, a livello locale, sono legate anche al percorso nazionale di cessazione di innumerevoli impianti colpiti dalla crisi del termoelettrico, compresa la chiusura della centrale elettrica Volpi di Marghera, in un contesto di mercato energetico sempre più complicato. "La nostra preoccupazione - sottolineano assieme chimici, metalmeccanici e edili - è legata al tema della sopravvivenza della centrale Palladio di Fusina. Poiché non esiste un quadro normativo di riferimento è impossibile avviare, con determinazione ed efficacia, un percorso che affronti serenamente, e senza pesanti ripercussioni sui posti di lavoro e sull’indotto, una discussione sul suo destino. Edison, con una linea di intervento opposta, ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale a ciclo combinato per circa 800 megawatt, per il rifacimento della centrale di Marghera Levante; questo potremmo pensarlo come un’idea oltre che di mantenimento, anche di investimento produttivo. Ma in tutto ciò le istituzioni, e la Regione in primis, appaiono assenti".

 

"Il progetto prevedeva iniziative per l’utilizzo dell’idrogeno nella movimentazione pubblica - ricordano i sindacati -. Esempi di questa natura li abbiamo visti proprio con la creazione di un motoscafo adibito a trasporto pubblico. Sappiamo che nel contesto europeo le case automobilistiche, e non solo, stanno lavorando da anni e con buoni risultati su questi progetti, creandosi la vera opportunità di essere competitive nell’arco di un brevissimo tempo. Per questo è incomprensibile come sulla questione energetica non si apra una seria discussione non solo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, perché un piano energetico regionale ci potrebbe mettere in una condizione più avanzata, visto che i mezzi ci sono e le società che determinano i mercati dell’energia, anche. Strategicamente è inaccettabile, stare fermi e attendere, senza una visione d’insieme, quale sarà lo scenario del prossimo futuro. 

 

"Manca una prospettiva lungimirante di chi governa il territorio. E non in linea con gli investimenti e le innovazioni tecnologiche che certe aziende stanno facendo, proprio per garantirsi un futuro energetico a Petrolchimico - scrivono le sigle -. Sappiamo che il 2020 sarà un anno importante, a partire da quella data infatti molte imprese dovranno disporre, per stare dentro al mercato, di nuove soluzioni e soprattutto dell'utilizzo di fonti energetiche innovative". In questo contesto i sindacati leggono la rinuncia alla sperimentazione di Hydrogen Park a Marghera, come un errore strategico. 

 

Non dimentichiamo progettualità, iniziative e speranze di ripresa legate all'ingresso del polo di Porto Marghera nelle aree di crisi complessa. "
Il 2017 era iniziato con la notizia che finalmente il nostro territorio, sconvolto prima dalla sciagura delle privatizzazioni e dal malaffare economico, e poi dalla crisi internazionale, sarebbe stato aiutato aiutato dalla politica con incentivi a fronte di progetti concreti di reindustrializzazione. Le speranze di uscita dal tunnel della desertificazione industriale a Venezia possono diventare reali. Ma quello che serve - scrivono Fiom, Filctem e Fillea -, è l'impegno corale e convinto di tutti gli attori istituzionali, a partire da quelli locali: Comune, Regione, Confindustria, che assieme al sindacato, mettano in campo tutte le intelligenze e le competenze al fine di realizzare la ripartenza di quella zona industriale di cui quest’anno si festeggia il centenario".

Venezia area di crisi complessa, su Porto Marghera si punti sul manifatturiero

 

Per i sindacati pensare al futuro industriale di Marghera significa "riportare al tavolo tutti i soggetti istituzionali politici ed industriali per creare le condizioni che garantiscano la permanenza delle attività del territorio. Rinunciare agli impianti energetici presenti oggi a Marghera potrebbe mettere a rischio tutte le attività presenti, non solo quelle strutturate ma addirittura quelle di nuova generazione. È evidente che l’uscita e la dismissione di queste attività, oltre avere conseguenze dirette sulla occupazione delle aziende interessate, avranno ripercussioni sull'economia locale, anche aumentando i costi energetici delle attività manifatturiere e chimiche".

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Rimaniamo sulla questione dei terreni a Porto Marghera. E torniamo sui 107 ettari ceduti da Syndial al Comune di Venezia e alla Regione Veneto. Sono trascorsi anni. Ricordiamo che, oltre ai terreni, è transitata una cospicua somma di denaro alle istituzioni, per fare una bonifica quanto meno parziale sul suolo.

Al fine di bonificare, si decise di costituire una società ad hoc, alla quale affidare l’area attraverso un rogito. Ma questo percorso non vide mai la luce. Non dimentichiamo che in più occasioni i termini stabiliti per mettere in pratica questa operazione, sono scaduti più volte. E alla fine nulla è accaduto.

 In un secondo momento la Regione si è sfilata da questo percorso. Syndial però è dovuta andare avanti sulle bonifiche di quei terreni, perché ovviamente ci sono degli obblighi di carattere temporale per bonificare. Ad oggi non è dato sapere a che punto siamo con queste bonifiche, fino a che punto siano state portate a compimento e quali risultati abbiano prodotto. In questi giorni si fa molto parlare di inutilizzo di quelle aree. Per questo sarebbe importante che questo percorso fosse trasparente e che tutti gli organi di vigilanza potessero monitorare adeguatamente, diffondendo dati certi in merito, dato che si tratta di terreni presenti in un sito di interesse nazionale.

E abbiamo una seria preoccupazione. Se questo rogito, mai andato a compimento, viene portato a termine, ma questa volta il Comune decide di far cadere questi 107 in una delle società del sindaco Luigi Brugnaro, messe nel blind trust, si perde il controllo su quella zona, che appunto dovrebbe essere a interesse nazionale.

 Vorrei ricordare che Syndial, in tempi passati, ha ceduto una parte dei suoi terreni all’Oleificio Medio Piave, vincolando il rogito alla riassunzione dei lavoratori della Vinyls e Montefibre e ad un percorso di reindustrializzazione. Ebbene, dove stanno i lavoratori? E cosa è sorto in quell’area. Un bel niente. Non sappiamo se le bonifiche previste in quel sito stiano andando avanti. Non sappiamo neppure se siano stati fatti, almeno in parte, trattamenti per mantenere la zona in sufficiente stato di sicurezza. Stiamo riflettendo su come si sta muovendo il Comune di Venezia. Proprio perché non possiamo permetterci o permettere che queste cose diventino materia di discussione solamente per pochi eletti che, di sicuro, hanno interessi privatistici.


Abbiamo appreso, qualche giorno fa, che è stata venduta la ex mensa 3, adiacente allo storico Capannone del Petrolchimico. Non sappiamo se questo è l’inizio di un processo, ma se colleghiamo questa improvvisa vendita di un cespite societario di Syndial, presente nei 107 ettari, alla mancanza di un piano strategico condiviso, ribadisco ancora che quei terreni sono a rischio. Inoltre alcune dichiarazioni fatte proprio dal sindaco, si riferiscono a utilizzi di aree più favorevoli, ma non è possibile che in un Paese come il nostro, e in una Provincia come la nostra, non ci sia una programmazione industriale seria che metta a tutela un’area così importante. Lo abbiamo sempre sostenuto, e continueremo sempre a farlo, che quelle aree sono e devono rimanere a vocazione industriale e manifatturiera, e non è possibile che dopo tutti questi anni non si sia prodotto nessuno stato di avanzamento. Tutto ciò, ovviamente, favorirà la speculazione e noi non possiamo assolutamente accettare una deriva di questa natura.

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Comunicati Filctem e CGIL

  • UN SALUTO ED UN ABBRAACIO A LUCIA


     

     

    Abbiamo appreso con sgomento ed incredulità la notizia della prematura ed improvvisa scomparsa della compagna Lucia Berto.
    Lucia è stata segretaria generale della FILCEA Venezia, segretaria della CGIL di Padova e dal 2017 faceva parte della segreteria dello SPI Cgil di Padova.
    Compagna storica e persona speciale, sempre in prima linea nella difesa dei diritti delle donne, dei lavoratori e delle lavoratrici.
    La ricordiamo per il suo indiscusso impegno e professionalità alla guida della FILCEA di Venezia in un periodo politico-sindacale difficile e caratterizzato da profonde
    trasformazioni del sito produttivo di Venezia.
    Ricordiamo la sua umanità nel confrontarsi con le lavoratrici, i lavoratori e i propri collaboratori avendo sempre un momento di ascolto per ognuno di noi.
    La FILCTEM CGIL di Venezia esprime il proprio cordoglio alla figlia Marina e alla famiglia
    e ai compagni dello SPI CGIL di Padova.

    La segreteria FILCTEM CGIL di Venezia

     
  • GRANDI NAVI A VENEZIA

     
  • Segreteria Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia

     

     


     

    Care compagne, cari compagni,
    abbiamo il piacere di comunicarvi che in data 2 maggio 2019 l’Assemblea Generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia ha eletto il compagno Ugo Agiollo quale Segretario Generale e le compagne e i compagni della nuova Segreteria Confederale che sono: Daniele Giordano (S.G. FP), Valter Novembrini (S.G. FILT), Valentina Rampazzo (FILCAMS), Francesca Salviato (S.G. FISAC), Antonio Silvestri (S.G. FIOM), Federica Vedova (FILT), Monica Zambon (S.G. FILCAMS).
    Cordiali saluti.

     

    Mestre, 6 maggio 2019

     

     
  • Marco Falcinelli - Nuovo Segretario Nazionale Filctem - CGIL

     

     

    È Marco Falcinelli il nuovo segretario generale della Filctem Cgil. 53 anni romano, Falcinelli ha una lunga esperienza nella federazione della Cgil che unisce i lavoratori chimici, tessili, dell'energia e delle manifatture. È infatti presente nella categoria nazionale dal 2001 (prima Filcea, poi Filcem e infine Filctem, in allegato la biografia dettagliata, ndr). Come è noto andrà a sostituire Emilio Miceli, eletto segretario confederale della Cgil il 24 gennaio scorso.

    I 196 membri dell’assemblea nazionale hanno votato, a scrutinio segreto, ed eletto Marco Falcinelli segretario generale con 179 voti favorevoli (91,5%), 14 contrari (7%) e 3 astenuti (1.5%).

     “il valore aggiunto della Filctem Cgil, oggi, sta nell’avere immaginato, anzitempo e per tempo, un modello di categoria in grado di raccogliere le sfide che il mondo del lavoro ci pone davanti. Mentre ciò che sta intorno a noi si frammenta sempre di più noi siamo in grado, con i tanti settori che rappresentiamo, di offrire un punto di unificazione fondamentale per le politiche contrattuali, per le politiche industriali per le politiche organizzative” così ha detto questa mattina Marco Falcinelli nella sua dichiarazione programmatica all’assemblea generale.

    “Sul salario minimo – ha continuato Falcinelli -, condivido la posizione della Cgil sul tema: si dia certezza alla rappresentanza e si assuma, come valore legale, quanto contenuto nei contratti nazionali. Con la volontà di dare un contratto nazionale, nella sua complessità, a chi ne è oggi privo e non di determinare la condizione per cui quel lavoratore il contratto non l’avrà mai perché alle imprese conviene applicare il semplice salario minimo, facendo finta che tutto quello che è altrettanto importante, come diritti e tutele, semplicemente, non esista”.

     “La linea politica della Filctem Cgil sui contratti non cambierà – ha affermato senza mezzi termini Falcinelli -, il nostro modello contrattuale non cambierà”.

    “La difesa dei contratti nazionali non passa solo attraverso il loro rinnovo e dalle scelte che faremo, ma anche da come li andremo a costruire e con chi. Non solo, quindi, con la loro approvazione ma anche come garantiremo la massima partecipazione attiva dei delegati e delle migliaia di lavoratrici e lavoratori”: ha detto Falcinelli sul tema della partecipazione

    “il nostro Paese ha un governo di destra - ha poi spiegato il neoeletto segretario generale della Filctem Cgil riflettendo sull’attuale politica -, molto pericoloso perché opera sul terreno della frammentazione sociale, cavalcando il disagio e fomentando le paure. Altro che inclusività, questo Governo introduce giornalmente azioni che separano le persone, gli uni contro gli altri. La progressiva insicurezza delle persone per il loro futuro è la cifra caratteristica del nostro tempo: precariato, disoccupazione, sfruttamento, impoverimento della classe media, disattenzione sui temi della differenza di genere e pericolosi ritorni a politiche oscurantiste sul tema della famiglia e dei diritti civili”.

    “Il Paese ha bisogno di investimenti pubblici e privati se vogliamo che l’economia riparta – ha infine concluso il segretario generale della Filctem Cgil sul delicato tema dell’economia nazionale -. Produrre ricchezza e reddito rappresentano l’unica via attraverso la quale si possono affermare strategie di redistribuzione solidale”.

     

    Roma, 8 aprile 2019

     


     

     

    BIOGRAFIA

    Marco Falcinelli – Nato a Roma il 4 maggio del 1966, dopo il diploma viene assunto giovanissimo alla Sigma Tau di Pomezia come ricercatore nei laboratori biologici. 

    Si avvicina molto velocemente al mondo sindacale della Cgil entrando, già nel 1990 appena concluso il periodo di formazione, a far parte del consiglio di fabbrica e contestualmente nella delegazione trattante per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro chimico farmaceutico.

    Nel 1992 ha il suo primo incarico politico, eletto infatti nella segreteria territoriale del comprensorio Pomezia-Castelli-Colleferro, vi rimarrà fino al 2001, anno in cui arriva alla Filcea Cgil nazionale.

    Dal 2001, in Filcea Cgil nazionale, ricopre il ruolo di funzionario politico occupandosi del settore chimico farmaceutico. Dal 2006 al 2010 prosegue l'incarico nella Filcem Cgil, nata dall’accorpamento avvenuto proprio nel 2006 tra la Filcea Cgil e la Fnle Cgil (ex energia).

    Nel 2011 entra in segreteria nazionale della Filctem Cgil, categoria costituitasi l’anno precedente con l’accorpamento della Filtea Cgil (ex tessili), con la delega del settore chimico farmaceutico, successivamente si occupa del settore della gomma plastica e del vetro e ceramica, deleghe che ha conservato fino ad oggi.

    L’8 aprile 2019 viene eletto segretario generale della Filctem Cgil.