Comunicati Filctem e CGIL

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Non mi sorprende in alcun modo quanto oggi apprendiamo dall’inchiesta fatta da Fanpage in merito agli interessi camorristici e mafiosi nella gestione dei rifiuti speciali sulle aree di Porto Marghera, e sul presunto riciclaggio di denaro sporco. Da tempo stiamo segnalando queste cose, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle correndo anche dei rischi personali durante le vicende della Sirma di Porto Marghera, penso poi ad alcune cessioni di aree da parte di Syndial ad aziende poco trasparenti e di fumosa identità. La stessa vicenda del Mose, così come quella delle bonifiche su Porto Marghera, hanno evidenziato tutte le lacune di un sistema che non è stato in grado di reagire pesantemente per tutelare il nostro territorio proprio da infiltrazioni mafiose e dal malaffare.

Purtroppo quando ci si accorge di quello che è accaduto è tardi. Casualità, i tempi previsti per le verifiche sono troppo lunghi e tutto va in prescrizione senza che ci sia un’acclamata responsabilità di chi ha condotto quel tipo di politiche. Ma la nostra storia non finisce qui nel valutare quanto si scrive oggi sulla stampa. Il problema c’è, ed è forte, oltre che persistente. Le aree di Porto Marghera stanno assumendo un livello di interesse sempre più alto per molti privati che potrebbero non avere i presupposti che da tempo ci auguriamo. È ancora in ballo da anni ormai la cessione di 107 ettari da parte di Syndial al Comune di Venezia, su altre aree libere o liberabili invece vi è una totale mancanza di progettualità.

Riguardo all’area di crisi e i benefici che potrebbe portare nelle aree di Porto Marghera, ci aspettiamo di avere concrete risposte ma se la realtà è creare una cabina di regia per avere in mano la gestione di quelle aree, compresi i 107 ettari, che poi potrebbero entrare in un circuito di gestione solamente privatistica, si apre un’autostrada senza limiti per chi vuole speculare, lucrare e riciclare sulle aree di Porto Marghera.


È proprio per questi motivi, conflitti di interessi o meno, che c’è la necessità, visto che stiamo parlando di un sito di interesse nazionale, che la gestione delle manifestazioni di interesse, le eventuali re-industrializzazioni o rioccupazioni di quelle aree rimangano inserite in un’area di interesse nazionale. Non ci serve una cabina di regia gestita da pochi, non ci servono ulteriori accordi di programma su bonifiche o quant’altro, ne abbiamo visti molti in questi anni e se i risultati sono questi, evidentemente bisogna cambiare la rotta.


Quindi penso che per evitare che Porto Marghera diventi il terreno del malaffare, della mafia, della camorra e quant’altro bisogna che il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dello Sviluppo, le istituzioni locali, Confindustria e le parti sociali si mettano insieme per costruire nuovi elementi di tutela e di sviluppo ecocompatibile di queste aree. Penso inoltre sia utile, visto che non è solo un problema locale ma è un problema ben più ampio di quello che immaginiamo, che il governo istituisca un’Authority specifica che vagli con profonda attenzione tutte le manifestazioni di interesse che ci possono essere sul riutilizzo sia delle aree dismesse ma anche di quelle che devono essere bonificate.


Voglio ricordare a tutti inoltre che le bonifiche a Porto Marghera non finiscono con i marginamenti, come qualcuno pensa; se si vuole rioccupare le aree libere di Porto Marghera c’è la necessità di stabilire i costi di bonifica che servono se si deve costruire un’industria piuttosto che attività ad uso civile perché, in mancanza di questo, trovo difficile che qualsiasi imprenditore si assuma la responsabilità degli oneri e dei costi per investire su quelle aree. È ovvio che in mancanza di queste cose il denaro “facile” può aprire qualsiasi tipo di porta perché in realtà non esiste un’idea progettuale vera, ma abbiamo assistito solo a semplici dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano.

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È passato qualche giorno da quando abbiamo fatto un incontro a Mantova dove ENI Versalis voleva fare il punto sullo stato di avanzamento dei processi di ricerca. Non nascondo una profonda delusione sugli esiti di quella riunione, proprio perché non abbiamo in molti capito a cosa poteva servire. Ho riscontrato che ci sono pochi punti di avanzamento, si parla poco di futuro ma soprattutto di prodotti che dovranno affrontare mercati non sapendo a priori se quei prodotti potrebbero essere interessanti o meno per aumentare il valore aggiunto sulle produzioni già esistenti. Si è parlato di chimica verde mantenendo più o meno le stesse ipotesi prospettate diversi anni fa. Sulla chimica di base e il mantenimento della stessa non si è affrontato nessun argomento.

Chimica verde


Molte sono le incognite ma soprattutto le preoccupazioni che ho, infatti da una riunione del genere mi sarei aspettato da parte di Versalis una posizione più concreta su alcuni temi che reputo fondamentali; sappiamo che ENI ha avanzato una proposta di acquisizione della società Mossi & Ghisolfi, una società oggi in profonda crisi che prevalentemente opera nel campo della chimica verde; sempre Versalis poi sta concludendo accordi con società americane sulla produzione di biogomma. La domanda è: queste azioni sono propedeutiche allo sviluppo e alle progettazioni della chimica verde in Italia oppure no?

La chimica tradizionale

 


L’altra questione che stiamo sentendo nelle ultime ore, è una proposta di rivisitazione dei sistemi cracking in Italia, una cosa buttata lì in maniera generica che a mio avviso è anche priva di senso, infatti qualche giorno fa Versalis commentando i risultati ottenuti sulla produzione dell’etilene e propilene ha decantato risultati storici. Non ci sfugge che qualche anno prima, strategicamente, stavano svendendo tutte quelle produzioni ad un fondo americano (come dire un’altra dismissione opportunistica). Se un’attività che deve essere vista da monte a valle, ovvero dalle produzioni dei cracking all’utilizzo nelle filiere, è ancora remunerativa e riesce a dare profitti molto alti alle aziende, non capisco come mai non vi si intervenga in maniera strutturale con investimenti specifici, che riescano ad aumentare le produzioni e allo stesso tempo a rafforzare un mercato che è florido. Intervenire solo su manutenzioni ordinarie e straordinarie penso sia una scelta sbagliata ma soprattutto si crea un clima di forte incertezza su tutto il sistema. Il cracking di Porto Marghera oggi vive una situazione di pseudo stabilità, la stessa situazione che c’è in maniera molto palese a Ferrara ma anche a Mantova ed è per questo che, se non siamo messi di fronte ad una politica industriale generale del gruppo, siamo fortemente a rischio. Sono due anni ormai che ENI Versalis rifiuta di presentare qualsiasi piano industriale, questo sicuramente per non avere dei vincoli e per tenersi in mano la possibilità di spegnere gli impianti o eventualmente cederli senza pagare pegno.

Politica industriale

Per quanto riguarda invece la chimica verde, che proprio in questi anni doveva avere un piano di sviluppo non solo progettuale ma anche applicativo, non abbiamo visto nessun punto di avanzamento. Per questi motivi credo che i tempi siano maturi per chiedere in maniera determinata, la presentazione di un piano industriale, un piano industriale che deve prevedere tutto il sistema della chimica di base e della chimica verde in Italia, un piano industriale che deve essere discusso con tutti i siti in maniera trasparente evitando di avere confronti locali nei quali ENI ha sempre giocato creando false illusioni e soprattutto mettendo in contrapposizione i siti produttivi stessi. Abbiamo bisogno di un piano industriale della chimica italiana e questa domanda non possiamo porcela solo noi, abbiamo la necessità, se non l’esigenza, che questo impegno sia più determinato da tutti i soggetti che ne hanno responsabilità.

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Care compagne e cari compagni,
in allegato troverete il materiale, da affiggere nelle bacheche e da distribuire tra i lavoratori, che riguarda la Manifestazione "Mai più fascismi, Mai più razzismi" che si terrà a Roma sabato 24 febbraio, a partire dalle ore 15.00.
Si tratta di un importante appuntamento rivolto a tutti, per contrastare irresponsabili demagogie che formentano rancori e xenofobie.
La CGIL tutta chiede di coinvolgere e far partecipare il maggior numero di persone, lavoratrici, lavoratori, giovani e famiglie indipendentemente dalle opinioni politiche, dal credo religioso o dai luoghi di provenienza per dimostrare quanto abbiamo a cuore l'inalienabile valore della libertà.

Vi chiediamo di raccogliere e di comunicarci le adesioni entro mercoledì 21 febbraio.
Al più presto vi daremo informazioni più precise sulla logistica.
Vi ringraziamo per la vostra preziosissima collaborazione, la segreteria è a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.
Fraterni saluti.

Segreteria FILCTEM CGIL di Venezia
tel: 041 5491244
fax: 041 5491245
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
website: www.parliamodilavoro.it
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Riccardo Colletti, Filctem Cgil Venezia

Per un futuro sostenibile ed ecocompatibile riteniamo il progetto GNL utile e favorevole soprattutto per gestire il periodo di transizione che ci porta all’utilizzo di fonti ed energie alternative al carbone, questo è l’unico ed inevitabile percorso che ci porta ad affrontare i temi ambientali e soprattutto le scadenze europee con le quali saranno imposti di fatto questi limiti.

Come per tutti i nuovi progetti, anche per la costruzione degli impianti che servono per lo stoccaggio e la distribuzione sarà importante avere una gestione trasparente al fine di allargare la condivisione di tale progetto, questo per evitare di riproporre, come in tempi passati, sterili contrapposizioni che non hanno favorito nessun cambiamento escludendo di fatto qualsiasi possibilità di progresso; stiamo parlando di gas naturale ed è evidente che in qualsiasi impianto il calcolo del rischio è necessario, ma oggi siamo ben consapevoli che con l’utilizzo di tutti i dispositivi previsti e avanzati saremo in grado di affrontare con tranquillità questo percorso.

Come chimici, abbiamo sempre combattuto per le questioni ambientali e per la sicurezza degli impianti, in tempi passati abbiamo avuto seri problemi causati da chi proponeva referendum contro la chimica con un’avversione a prescindere per tutto quello che era l’industria a Porto Marghera. Quell’atteggiamento, spesso strumentale, negava qualsiasi forma di avanzamento, anche di carattere ambientale.

Per fortuna le industrie che sono rimaste riescono a darci oggi una vera prospettiva di cambiamento, così poteva accadere anche se qualche industria fosse rimasta aperta e non chiusa politicamente. Non si può pensare di dover ritornare a quelle contrapposizioni che hanno fatto chiudere aziende importantissime lasciando a casa moltissimi lavoratori senza futuro e senza prospettive.

Credo invece sia più utile ragionare nel merito, senza creare opposizioni che non hanno nessun senso, infatti perseguire un percorso che ci porta alla decarbonizzazione sarà inevitabile per tutti per ricorrere a sistemi energetici come il gas naturale e l’idrogeno. Grazie a queste fonti alternative, pensando proprio alle questioni ambientali, avremo la possibilità di avere una fonte energetica in casa, con costi decisamente più bassi e una competizione più alta; questo ci permetterà inoltre di sostituire gradualmente l’alimentazione di molti mezzi che oggi utilizzano il diesel con il conseguente abbattimento delle polveri sottili.

Quindi, aldilà delle strumentalizzazioni o dei preconcetti, sarà necessario valutare nella completa trasparenza i pro e i contro di questa opportunità. Mi auguro che il tempo e le difficoltà di questi ultimi anni abbiano portato buon senso e civiltà da parte di tutti nell’affrontare queste importanti occasioni. 

Riccardo Colletti

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Tante iniziative per non dimenticare. A ottant’anni dall'emanazione delle leggi razziali in Italia, lo Spi Cgil del Veneto celebra la Giornata della Memoria promuovendo occasioni di confronto e dibattito nel territorio. Solo per citarne alcune, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza e Belluno, con una lunga serie di appuntamenti dedicati al ricordo e all'analisi della situazione attuale, attraverso spettacoli teatrali e musicali, mostre, presentazione di libri, letture di poesie. Ci saranno anche le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona gli orrori dei campi di sterminio (come quella di Oleg Mandic a Padova, deportato ad Auschwitz, o di Gilberto Salmoni a Vicenza, sopravvissuto al campo di Buchenwald).

 

“Mai come ora la giornata della Memoria deve farci riflettere sul nostro presente partendo dalle terribili esperienze del passato – commenta Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto -. Molte persone anziane hanno ancora negli occhi il ricordo di un regime che ha tolto la libertà a un intero popolo, costringendo gli oppositori alla clandestinità e annientando la libertà di pensiero, di parola e di senso critico. Un regime che nel 1938 ha emanato le leggi razziali contribuendo allo sterminio e alla persecuzione di milioni di ebrei, zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici, in nome di una supposta superiorità della razza da preservare. I recenti fatti di cronaca, con il protagonismo di forze dichiaratamente fasciste e razziste, come Forza Nuova e Casa Pound, ci richiamano alla responsabilità di reagire e di non dimenticare. È questo il senso della Giornata della memoria e della necessità di diffondere e trasmettere anche tra le nuove generazioni i valori della nostra Costituzione e il rifiuto dei fascismi. Citando Primo Levi vorrei dire 'Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario'".

Spi e Cgil, assieme a più di venti associazioni, hanno deciso di lanciare una sottoscrizione a livello nazionale per dire “mai più fascismi” e per chiedere la messa al bando di tutte quelle forze che si richiamano a ideali neofascisti e neonazisti. È possibile leggere e firmare il testo integrale dell’appello e la petizione in tutte le sedi CGIL in Veneto e su CHANGE.ORG a questo indirizzohttps://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-pi%C3%B9-fascismi-appello-nazionale

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"Se la decisione è quella di abbandonare le attività progettuali legate all'Hydrogen Park di Porto Marghera, per la realizzazione di energia, debole è la speranza di vedere rinascere un polo industriale sul nostro territorio". Condividono questa stessa opinione le sigle Filctem, Fiom e Fillea della Cgil di Venezia. "Intravediamo - scrivono - seri rischi per il futuro del polo Petrolchimico, in quanto, non solo si è rinunciato ad una ricerca e un’applicazione di fonti alternative, ma la stessa dismissione degli impianti energetici presenti, potrebbe mettere a rischio le attività esistenti".

 

Le preoccupazioni del sindacato, a livello locale, sono legate anche al percorso nazionale di cessazione di innumerevoli impianti colpiti dalla crisi del termoelettrico, compresa la chiusura della centrale elettrica Volpi di Marghera, in un contesto di mercato energetico sempre più complicato. "La nostra preoccupazione - sottolineano assieme chimici, metalmeccanici e edili - è legata al tema della sopravvivenza della centrale Palladio di Fusina. Poiché non esiste un quadro normativo di riferimento è impossibile avviare, con determinazione ed efficacia, un percorso che affronti serenamente, e senza pesanti ripercussioni sui posti di lavoro e sull’indotto, una discussione sul suo destino. Edison, con una linea di intervento opposta, ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale a ciclo combinato per circa 800 megawatt, per il rifacimento della centrale di Marghera Levante; questo potremmo pensarlo come un’idea oltre che di mantenimento, anche di investimento produttivo. Ma in tutto ciò le istituzioni, e la Regione in primis, appaiono assenti".

 

"Il progetto prevedeva iniziative per l’utilizzo dell’idrogeno nella movimentazione pubblica - ricordano i sindacati -. Esempi di questa natura li abbiamo visti proprio con la creazione di un motoscafo adibito a trasporto pubblico. Sappiamo che nel contesto europeo le case automobilistiche, e non solo, stanno lavorando da anni e con buoni risultati su questi progetti, creandosi la vera opportunità di essere competitive nell’arco di un brevissimo tempo. Per questo è incomprensibile come sulla questione energetica non si apra una seria discussione non solo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, perché un piano energetico regionale ci potrebbe mettere in una condizione più avanzata, visto che i mezzi ci sono e le società che determinano i mercati dell’energia, anche. Strategicamente è inaccettabile, stare fermi e attendere, senza una visione d’insieme, quale sarà lo scenario del prossimo futuro".

 

"Manca una prospettiva lungimirante di chi governa il territorio. E non in linea con gli investimenti e le innovazioni tecnologiche che certe aziende stanno facendo, proprio per garantirsi un futuro energetico a Petrolchimico - scrivono le sigle -. Sappiamo che il 2020 sarà un anno importante, a partire da quella data infatti molte imprese dovranno disporre, per stare dentro al mercato, di nuove soluzioni e soprattutto dell'utilizzo di fonti energetiche innovative". In questo contesto i sindacati leggono la rinuncia alla sperimentazione di Hydrogen Park a Marghera, come un errore strategico".

 

Non dimentichiamo progettualità, iniziative e speranze di ripresa legate all'ingresso del polo di Porto Marghera nelle aree di crisi complessa. "
Il 2017 era iniziato con la notizia che finalmente il nostro territorio, sconvolto prima dalla sciagura delle privatizzazioni e dal malaffare economico, e poi dalla crisi internazionale, sarebbe stato aiutato aiutato dalla politica con incentivi a fronte di progetti concreti di reindustrializzazione. Le speranze di uscita dal tunnel della desertificazione industriale a Venezia possono diventare reali. Ma quello che serve - scrivono Fiom, Filctem e Fillea -, è l'impegno corale e convinto di tutti gli attori istituzionali, a partire da quelli locali: Comune, Regione, Confindustria, che assieme al sindacato, mettano in campo tutte le intelligenze e le competenze al fine di realizzare la ripartenza di quella zona industriale di cui quest’anno si festeggia il centenario".

Venezia area di crisi complessa, su Porto Marghera si punti sul manifatturiero

 

Per i sindacati pensare al futuro industriale di Marghera significa "riportare al tavolo tutti i soggetti istituzionali politici ed industriali per creare le condizioni che garantiscano la permanenza delle attività del territorio. Rinunciare agli impianti energetici presenti oggi a Marghera potrebbe mettere a rischio tutte le attività presenti, non solo quelle strutturate ma addirittura quelle di nuova generazione. È evidente che l’uscita e la dismissione di queste attività, oltre avere conseguenze dirette sulla occupazione delle aziende interessate, avranno ripercussioni sull'economia locale, anche aumentando i costi energetici delle attività manifatturiere e chimiche".

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"Se la decisione è quella di abbandonare le attività progettuali legate all'Hydrogen Park di Porto Marghera, per la realizzazione di energia, debole è la speranza di vedere rinascere un polo industriale sul nostro territorio". Condividono questa stessa opinione le sigle Filctem, Fiom e Fillea della Cgil di Venezia. "Intravediamo - scrivono - seri rischi per il futuro del polo Petrolchimico, in quanto, non solo si è rinunciato ad una ricerca e un’applicazione di fonti alternative, ma la stessa dismissione degli impianti energetici presenti, potrebbe mettere a rischio le attività esistenti".

 

Le preoccupazioni del sindacato, a livello locale, sono legate anche al percorso nazionale di cessazione di innumerevoli impianti colpiti dalla crisi del termoelettrico, compresa la chiusura della centrale elettrica Volpi di Marghera, in un contesto di mercato energetico sempre più complicato. "La nostra preoccupazione - sottolineano assieme chimici, metalmeccanici e edili - è legata al tema della sopravvivenza della centrale Palladio di Fusina. Poiché non esiste un quadro normativo di riferimento è impossibile avviare, con determinazione ed efficacia, un percorso che affronti serenamente, e senza pesanti ripercussioni sui posti di lavoro e sull’indotto, una discussione sul suo destino. Edison, con una linea di intervento opposta, ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale a ciclo combinato per circa 800 megawatt, per il rifacimento della centrale di Marghera Levante; questo potremmo pensarlo come un’idea oltre che di mantenimento, anche di investimento produttivo. Ma in tutto ciò le istituzioni, e la Regione in primis, appaiono assenti".

 

"Il progetto prevedeva iniziative per l’utilizzo dell’idrogeno nella movimentazione pubblica - ricordano i sindacati -. Esempi di questa natura li abbiamo visti proprio con la creazione di un motoscafo adibito a trasporto pubblico. Sappiamo che nel contesto europeo le case automobilistiche, e non solo, stanno lavorando da anni e con buoni risultati su questi progetti, creandosi la vera opportunità di essere competitive nell’arco di un brevissimo tempo. Per questo è incomprensibile come sulla questione energetica non si apra una seria discussione non solo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, perché un piano energetico regionale ci potrebbe mettere in una condizione più avanzata, visto che i mezzi ci sono e le società che determinano i mercati dell’energia, anche. Strategicamente è inaccettabile, stare fermi e attendere, senza una visione d’insieme, quale sarà lo scenario del prossimo futuro. 

 

"Manca una prospettiva lungimirante di chi governa il territorio. E non in linea con gli investimenti e le innovazioni tecnologiche che certe aziende stanno facendo, proprio per garantirsi un futuro energetico a Petrolchimico - scrivono le sigle -. Sappiamo che il 2020 sarà un anno importante, a partire da quella data infatti molte imprese dovranno disporre, per stare dentro al mercato, di nuove soluzioni e soprattutto dell'utilizzo di fonti energetiche innovative". In questo contesto i sindacati leggono la rinuncia alla sperimentazione di Hydrogen Park a Marghera, come un errore strategico. 

 

Non dimentichiamo progettualità, iniziative e speranze di ripresa legate all'ingresso del polo di Porto Marghera nelle aree di crisi complessa. "
Il 2017 era iniziato con la notizia che finalmente il nostro territorio, sconvolto prima dalla sciagura delle privatizzazioni e dal malaffare economico, e poi dalla crisi internazionale, sarebbe stato aiutato aiutato dalla politica con incentivi a fronte di progetti concreti di reindustrializzazione. Le speranze di uscita dal tunnel della desertificazione industriale a Venezia possono diventare reali. Ma quello che serve - scrivono Fiom, Filctem e Fillea -, è l'impegno corale e convinto di tutti gli attori istituzionali, a partire da quelli locali: Comune, Regione, Confindustria, che assieme al sindacato, mettano in campo tutte le intelligenze e le competenze al fine di realizzare la ripartenza di quella zona industriale di cui quest’anno si festeggia il centenario".

Venezia area di crisi complessa, su Porto Marghera si punti sul manifatturiero

 

Per i sindacati pensare al futuro industriale di Marghera significa "riportare al tavolo tutti i soggetti istituzionali politici ed industriali per creare le condizioni che garantiscano la permanenza delle attività del territorio. Rinunciare agli impianti energetici presenti oggi a Marghera potrebbe mettere a rischio tutte le attività presenti, non solo quelle strutturate ma addirittura quelle di nuova generazione. È evidente che l’uscita e la dismissione di queste attività, oltre avere conseguenze dirette sulla occupazione delle aziende interessate, avranno ripercussioni sull'economia locale, anche aumentando i costi energetici delle attività manifatturiere e chimiche".

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  • Al Compagno Bruno Filippini

     


     

     


     

    Sono passati ormai due anni dalla scomparsa del nostro caro amico e compagno Bruno Filippini.

    La FILCTEM CGIL di Venezia continua a ricordarlo come un compagno che ha fatto vivere momenti indimenticabili e di valore inestimabile a chi, come molti di noi, si stava affacciando in un mondo così complesso come quello del sindacato, trasmettendo valori ed insegnamenti che difficilmente ci abbandoneranno.

    Bruno ci ha fatti crescere lasciando dentro ognuno di noi un pezzo di sé stesso, è sempre stato per noi una spalla e ci ha sempre dato consigli, senza mai togliere autonomia di pensiero, per affrontare, con responsabilità, le grandi vertenze che abbiamo vissuto in questi ultimi anni.

    Con le sue qualità e con i suoi consigli Bruno ci ha fatto capire quanto grande è la nostra organizzazione e come viverla.

    Sono molti i valori che abbiamo assimilato standogli vicino, valori che ci accompagneranno per il resto della nostra vita, non solo sindacale.

    Bruno è la storia del nostro Sindacato e del Petrolchimico di Porto Marghera e l’ha vissuta con grande responsabilità nei momenti più bui contro il terrorismo e quando il sindacato non aveva grandi radici all’interno delle grandi aziende.

    Bruno diceva spesso: “Quando i lavoratori sono con te e condividono le scelte, nessuno può mettere in discussione quello che stai facendo”. Non è una frase banale, ma è un modo di rappresentare con forza, passione e determinazione i più deboli, quelli che subiscono ingiustizie, la parte della società che è sempre stata messa in discussione da chi ha un potere più alto.

     Sei sempre con noi compagno!

     

    La segreteria FILCTEM CGIL di Venezia

    Mestre, 26 settembre 2019

     
  • UN SALUTO ED UN ABBRAACIO A LUCIA


     

     

    Abbiamo appreso con sgomento ed incredulità la notizia della prematura ed improvvisa scomparsa della compagna Lucia Berto.
    Lucia è stata segretaria generale della FILCEA Venezia, segretaria della CGIL di Padova e dal 2017 faceva parte della segreteria dello SPI Cgil di Padova.
    Compagna storica e persona speciale, sempre in prima linea nella difesa dei diritti delle donne, dei lavoratori e delle lavoratrici.
    La ricordiamo per il suo indiscusso impegno e professionalità alla guida della FILCEA di Venezia in un periodo politico-sindacale difficile e caratterizzato da profonde
    trasformazioni del sito produttivo di Venezia.
    Ricordiamo la sua umanità nel confrontarsi con le lavoratrici, i lavoratori e i propri collaboratori avendo sempre un momento di ascolto per ognuno di noi.
    La FILCTEM CGIL di Venezia esprime il proprio cordoglio alla figlia Marina e alla famiglia
    e ai compagni dello SPI CGIL di Padova.

    La segreteria FILCTEM CGIL di Venezia

     
  • GRANDI NAVI A VENEZIA

     
  • Segreteria Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia

     

     


     

    Care compagne, cari compagni,
    abbiamo il piacere di comunicarvi che in data 2 maggio 2019 l’Assemblea Generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia ha eletto il compagno Ugo Agiollo quale Segretario Generale e le compagne e i compagni della nuova Segreteria Confederale che sono: Daniele Giordano (S.G. FP), Valter Novembrini (S.G. FILT), Valentina Rampazzo (FILCAMS), Francesca Salviato (S.G. FISAC), Antonio Silvestri (S.G. FIOM), Federica Vedova (FILT), Monica Zambon (S.G. FILCAMS).
    Cordiali saluti.

     

    Mestre, 6 maggio 2019