Comunicati Filctem e CGIL

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Care compagne e cari compagni,
in allegato troverete il materiale, da affiggere nelle bacheche e da distribuire tra i lavoratori, che riguarda la Manifestazione "Mai più fascismi, Mai più razzismi" che si terrà a Roma sabato 24 febbraio, a partire dalle ore 15.00.
Si tratta di un importante appuntamento rivolto a tutti, per contrastare irresponsabili demagogie che formentano rancori e xenofobie.
La CGIL tutta chiede di coinvolgere e far partecipare il maggior numero di persone, lavoratrici, lavoratori, giovani e famiglie indipendentemente dalle opinioni politiche, dal credo religioso o dai luoghi di provenienza per dimostrare quanto abbiamo a cuore l'inalienabile valore della libertà.

Vi chiediamo di raccogliere e di comunicarci le adesioni entro mercoledì 21 febbraio.
Al più presto vi daremo informazioni più precise sulla logistica.
Vi ringraziamo per la vostra preziosissima collaborazione, la segreteria è a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.
Fraterni saluti.

Segreteria FILCTEM CGIL di Venezia
tel: 041 5491244
fax: 041 5491245
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
website: www.parliamodilavoro.it
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Riccardo Colletti, Filctem Cgil Venezia

Per un futuro sostenibile ed ecocompatibile riteniamo il progetto GNL utile e favorevole soprattutto per gestire il periodo di transizione che ci porta all’utilizzo di fonti ed energie alternative al carbone, questo è l’unico ed inevitabile percorso che ci porta ad affrontare i temi ambientali e soprattutto le scadenze europee con le quali saranno imposti di fatto questi limiti.

Come per tutti i nuovi progetti, anche per la costruzione degli impianti che servono per lo stoccaggio e la distribuzione sarà importante avere una gestione trasparente al fine di allargare la condivisione di tale progetto, questo per evitare di riproporre, come in tempi passati, sterili contrapposizioni che non hanno favorito nessun cambiamento escludendo di fatto qualsiasi possibilità di progresso; stiamo parlando di gas naturale ed è evidente che in qualsiasi impianto il calcolo del rischio è necessario, ma oggi siamo ben consapevoli che con l’utilizzo di tutti i dispositivi previsti e avanzati saremo in grado di affrontare con tranquillità questo percorso.

Come chimici, abbiamo sempre combattuto per le questioni ambientali e per la sicurezza degli impianti, in tempi passati abbiamo avuto seri problemi causati da chi proponeva referendum contro la chimica con un’avversione a prescindere per tutto quello che era l’industria a Porto Marghera. Quell’atteggiamento, spesso strumentale, negava qualsiasi forma di avanzamento, anche di carattere ambientale.

Per fortuna le industrie che sono rimaste riescono a darci oggi una vera prospettiva di cambiamento, così poteva accadere anche se qualche industria fosse rimasta aperta e non chiusa politicamente. Non si può pensare di dover ritornare a quelle contrapposizioni che hanno fatto chiudere aziende importantissime lasciando a casa moltissimi lavoratori senza futuro e senza prospettive.

Credo invece sia più utile ragionare nel merito, senza creare opposizioni che non hanno nessun senso, infatti perseguire un percorso che ci porta alla decarbonizzazione sarà inevitabile per tutti per ricorrere a sistemi energetici come il gas naturale e l’idrogeno. Grazie a queste fonti alternative, pensando proprio alle questioni ambientali, avremo la possibilità di avere una fonte energetica in casa, con costi decisamente più bassi e una competizione più alta; questo ci permetterà inoltre di sostituire gradualmente l’alimentazione di molti mezzi che oggi utilizzano il diesel con il conseguente abbattimento delle polveri sottili.

Quindi, aldilà delle strumentalizzazioni o dei preconcetti, sarà necessario valutare nella completa trasparenza i pro e i contro di questa opportunità. Mi auguro che il tempo e le difficoltà di questi ultimi anni abbiano portato buon senso e civiltà da parte di tutti nell’affrontare queste importanti occasioni. 

Riccardo Colletti

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Tante iniziative per non dimenticare. A ottant’anni dall'emanazione delle leggi razziali in Italia, lo Spi Cgil del Veneto celebra la Giornata della Memoria promuovendo occasioni di confronto e dibattito nel territorio. Solo per citarne alcune, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza e Belluno, con una lunga serie di appuntamenti dedicati al ricordo e all'analisi della situazione attuale, attraverso spettacoli teatrali e musicali, mostre, presentazione di libri, letture di poesie. Ci saranno anche le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona gli orrori dei campi di sterminio (come quella di Oleg Mandic a Padova, deportato ad Auschwitz, o di Gilberto Salmoni a Vicenza, sopravvissuto al campo di Buchenwald).

 

“Mai come ora la giornata della Memoria deve farci riflettere sul nostro presente partendo dalle terribili esperienze del passato – commenta Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto -. Molte persone anziane hanno ancora negli occhi il ricordo di un regime che ha tolto la libertà a un intero popolo, costringendo gli oppositori alla clandestinità e annientando la libertà di pensiero, di parola e di senso critico. Un regime che nel 1938 ha emanato le leggi razziali contribuendo allo sterminio e alla persecuzione di milioni di ebrei, zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici, in nome di una supposta superiorità della razza da preservare. I recenti fatti di cronaca, con il protagonismo di forze dichiaratamente fasciste e razziste, come Forza Nuova e Casa Pound, ci richiamano alla responsabilità di reagire e di non dimenticare. È questo il senso della Giornata della memoria e della necessità di diffondere e trasmettere anche tra le nuove generazioni i valori della nostra Costituzione e il rifiuto dei fascismi. Citando Primo Levi vorrei dire 'Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario'".

Spi e Cgil, assieme a più di venti associazioni, hanno deciso di lanciare una sottoscrizione a livello nazionale per dire “mai più fascismi” e per chiedere la messa al bando di tutte quelle forze che si richiamano a ideali neofascisti e neonazisti. È possibile leggere e firmare il testo integrale dell’appello e la petizione in tutte le sedi CGIL in Veneto e su CHANGE.ORG a questo indirizzohttps://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-pi%C3%B9-fascismi-appello-nazionale

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"Se la decisione è quella di abbandonare le attività progettuali legate all'Hydrogen Park di Porto Marghera, per la realizzazione di energia, debole è la speranza di vedere rinascere un polo industriale sul nostro territorio". Condividono questa stessa opinione le sigle Filctem, Fiom e Fillea della Cgil di Venezia. "Intravediamo - scrivono - seri rischi per il futuro del polo Petrolchimico, in quanto, non solo si è rinunciato ad una ricerca e un’applicazione di fonti alternative, ma la stessa dismissione degli impianti energetici presenti, potrebbe mettere a rischio le attività esistenti".

 

Le preoccupazioni del sindacato, a livello locale, sono legate anche al percorso nazionale di cessazione di innumerevoli impianti colpiti dalla crisi del termoelettrico, compresa la chiusura della centrale elettrica Volpi di Marghera, in un contesto di mercato energetico sempre più complicato. "La nostra preoccupazione - sottolineano assieme chimici, metalmeccanici e edili - è legata al tema della sopravvivenza della centrale Palladio di Fusina. Poiché non esiste un quadro normativo di riferimento è impossibile avviare, con determinazione ed efficacia, un percorso che affronti serenamente, e senza pesanti ripercussioni sui posti di lavoro e sull’indotto, una discussione sul suo destino. Edison, con una linea di intervento opposta, ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale a ciclo combinato per circa 800 megawatt, per il rifacimento della centrale di Marghera Levante; questo potremmo pensarlo come un’idea oltre che di mantenimento, anche di investimento produttivo. Ma in tutto ciò le istituzioni, e la Regione in primis, appaiono assenti".

 

"Il progetto prevedeva iniziative per l’utilizzo dell’idrogeno nella movimentazione pubblica - ricordano i sindacati -. Esempi di questa natura li abbiamo visti proprio con la creazione di un motoscafo adibito a trasporto pubblico. Sappiamo che nel contesto europeo le case automobilistiche, e non solo, stanno lavorando da anni e con buoni risultati su questi progetti, creandosi la vera opportunità di essere competitive nell’arco di un brevissimo tempo. Per questo è incomprensibile come sulla questione energetica non si apra una seria discussione non solo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, perché un piano energetico regionale ci potrebbe mettere in una condizione più avanzata, visto che i mezzi ci sono e le società che determinano i mercati dell’energia, anche. Strategicamente è inaccettabile, stare fermi e attendere, senza una visione d’insieme, quale sarà lo scenario del prossimo futuro".

 

"Manca una prospettiva lungimirante di chi governa il territorio. E non in linea con gli investimenti e le innovazioni tecnologiche che certe aziende stanno facendo, proprio per garantirsi un futuro energetico a Petrolchimico - scrivono le sigle -. Sappiamo che il 2020 sarà un anno importante, a partire da quella data infatti molte imprese dovranno disporre, per stare dentro al mercato, di nuove soluzioni e soprattutto dell'utilizzo di fonti energetiche innovative". In questo contesto i sindacati leggono la rinuncia alla sperimentazione di Hydrogen Park a Marghera, come un errore strategico".

 

Non dimentichiamo progettualità, iniziative e speranze di ripresa legate all'ingresso del polo di Porto Marghera nelle aree di crisi complessa. "
Il 2017 era iniziato con la notizia che finalmente il nostro territorio, sconvolto prima dalla sciagura delle privatizzazioni e dal malaffare economico, e poi dalla crisi internazionale, sarebbe stato aiutato aiutato dalla politica con incentivi a fronte di progetti concreti di reindustrializzazione. Le speranze di uscita dal tunnel della desertificazione industriale a Venezia possono diventare reali. Ma quello che serve - scrivono Fiom, Filctem e Fillea -, è l'impegno corale e convinto di tutti gli attori istituzionali, a partire da quelli locali: Comune, Regione, Confindustria, che assieme al sindacato, mettano in campo tutte le intelligenze e le competenze al fine di realizzare la ripartenza di quella zona industriale di cui quest’anno si festeggia il centenario".

Venezia area di crisi complessa, su Porto Marghera si punti sul manifatturiero

 

Per i sindacati pensare al futuro industriale di Marghera significa "riportare al tavolo tutti i soggetti istituzionali politici ed industriali per creare le condizioni che garantiscano la permanenza delle attività del territorio. Rinunciare agli impianti energetici presenti oggi a Marghera potrebbe mettere a rischio tutte le attività presenti, non solo quelle strutturate ma addirittura quelle di nuova generazione. È evidente che l’uscita e la dismissione di queste attività, oltre avere conseguenze dirette sulla occupazione delle aziende interessate, avranno ripercussioni sull'economia locale, anche aumentando i costi energetici delle attività manifatturiere e chimiche".

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"Se la decisione è quella di abbandonare le attività progettuali legate all'Hydrogen Park di Porto Marghera, per la realizzazione di energia, debole è la speranza di vedere rinascere un polo industriale sul nostro territorio". Condividono questa stessa opinione le sigle Filctem, Fiom e Fillea della Cgil di Venezia. "Intravediamo - scrivono - seri rischi per il futuro del polo Petrolchimico, in quanto, non solo si è rinunciato ad una ricerca e un’applicazione di fonti alternative, ma la stessa dismissione degli impianti energetici presenti, potrebbe mettere a rischio le attività esistenti".

 

Le preoccupazioni del sindacato, a livello locale, sono legate anche al percorso nazionale di cessazione di innumerevoli impianti colpiti dalla crisi del termoelettrico, compresa la chiusura della centrale elettrica Volpi di Marghera, in un contesto di mercato energetico sempre più complicato. "La nostra preoccupazione - sottolineano assieme chimici, metalmeccanici e edili - è legata al tema della sopravvivenza della centrale Palladio di Fusina. Poiché non esiste un quadro normativo di riferimento è impossibile avviare, con determinazione ed efficacia, un percorso che affronti serenamente, e senza pesanti ripercussioni sui posti di lavoro e sull’indotto, una discussione sul suo destino. Edison, con una linea di intervento opposta, ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale a ciclo combinato per circa 800 megawatt, per il rifacimento della centrale di Marghera Levante; questo potremmo pensarlo come un’idea oltre che di mantenimento, anche di investimento produttivo. Ma in tutto ciò le istituzioni, e la Regione in primis, appaiono assenti".

 

"Il progetto prevedeva iniziative per l’utilizzo dell’idrogeno nella movimentazione pubblica - ricordano i sindacati -. Esempi di questa natura li abbiamo visti proprio con la creazione di un motoscafo adibito a trasporto pubblico. Sappiamo che nel contesto europeo le case automobilistiche, e non solo, stanno lavorando da anni e con buoni risultati su questi progetti, creandosi la vera opportunità di essere competitive nell’arco di un brevissimo tempo. Per questo è incomprensibile come sulla questione energetica non si apra una seria discussione non solo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, perché un piano energetico regionale ci potrebbe mettere in una condizione più avanzata, visto che i mezzi ci sono e le società che determinano i mercati dell’energia, anche. Strategicamente è inaccettabile, stare fermi e attendere, senza una visione d’insieme, quale sarà lo scenario del prossimo futuro. 

 

"Manca una prospettiva lungimirante di chi governa il territorio. E non in linea con gli investimenti e le innovazioni tecnologiche che certe aziende stanno facendo, proprio per garantirsi un futuro energetico a Petrolchimico - scrivono le sigle -. Sappiamo che il 2020 sarà un anno importante, a partire da quella data infatti molte imprese dovranno disporre, per stare dentro al mercato, di nuove soluzioni e soprattutto dell'utilizzo di fonti energetiche innovative". In questo contesto i sindacati leggono la rinuncia alla sperimentazione di Hydrogen Park a Marghera, come un errore strategico. 

 

Non dimentichiamo progettualità, iniziative e speranze di ripresa legate all'ingresso del polo di Porto Marghera nelle aree di crisi complessa. "
Il 2017 era iniziato con la notizia che finalmente il nostro territorio, sconvolto prima dalla sciagura delle privatizzazioni e dal malaffare economico, e poi dalla crisi internazionale, sarebbe stato aiutato aiutato dalla politica con incentivi a fronte di progetti concreti di reindustrializzazione. Le speranze di uscita dal tunnel della desertificazione industriale a Venezia possono diventare reali. Ma quello che serve - scrivono Fiom, Filctem e Fillea -, è l'impegno corale e convinto di tutti gli attori istituzionali, a partire da quelli locali: Comune, Regione, Confindustria, che assieme al sindacato, mettano in campo tutte le intelligenze e le competenze al fine di realizzare la ripartenza di quella zona industriale di cui quest’anno si festeggia il centenario".

Venezia area di crisi complessa, su Porto Marghera si punti sul manifatturiero

 

Per i sindacati pensare al futuro industriale di Marghera significa "riportare al tavolo tutti i soggetti istituzionali politici ed industriali per creare le condizioni che garantiscano la permanenza delle attività del territorio. Rinunciare agli impianti energetici presenti oggi a Marghera potrebbe mettere a rischio tutte le attività presenti, non solo quelle strutturate ma addirittura quelle di nuova generazione. È evidente che l’uscita e la dismissione di queste attività, oltre avere conseguenze dirette sulla occupazione delle aziende interessate, avranno ripercussioni sull'economia locale, anche aumentando i costi energetici delle attività manifatturiere e chimiche".

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Rimaniamo sulla questione dei terreni a Porto Marghera. E torniamo sui 107 ettari ceduti da Syndial al Comune di Venezia e alla Regione Veneto. Sono trascorsi anni. Ricordiamo che, oltre ai terreni, è transitata una cospicua somma di denaro alle istituzioni, per fare una bonifica quanto meno parziale sul suolo.

Al fine di bonificare, si decise di costituire una società ad hoc, alla quale affidare l’area attraverso un rogito. Ma questo percorso non vide mai la luce. Non dimentichiamo che in più occasioni i termini stabiliti per mettere in pratica questa operazione, sono scaduti più volte. E alla fine nulla è accaduto.

 In un secondo momento la Regione si è sfilata da questo percorso. Syndial però è dovuta andare avanti sulle bonifiche di quei terreni, perché ovviamente ci sono degli obblighi di carattere temporale per bonificare. Ad oggi non è dato sapere a che punto siamo con queste bonifiche, fino a che punto siano state portate a compimento e quali risultati abbiano prodotto. In questi giorni si fa molto parlare di inutilizzo di quelle aree. Per questo sarebbe importante che questo percorso fosse trasparente e che tutti gli organi di vigilanza potessero monitorare adeguatamente, diffondendo dati certi in merito, dato che si tratta di terreni presenti in un sito di interesse nazionale.

E abbiamo una seria preoccupazione. Se questo rogito, mai andato a compimento, viene portato a termine, ma questa volta il Comune decide di far cadere questi 107 in una delle società del sindaco Luigi Brugnaro, messe nel blind trust, si perde il controllo su quella zona, che appunto dovrebbe essere a interesse nazionale.

 Vorrei ricordare che Syndial, in tempi passati, ha ceduto una parte dei suoi terreni all’Oleificio Medio Piave, vincolando il rogito alla riassunzione dei lavoratori della Vinyls e Montefibre e ad un percorso di reindustrializzazione. Ebbene, dove stanno i lavoratori? E cosa è sorto in quell’area. Un bel niente. Non sappiamo se le bonifiche previste in quel sito stiano andando avanti. Non sappiamo neppure se siano stati fatti, almeno in parte, trattamenti per mantenere la zona in sufficiente stato di sicurezza. Stiamo riflettendo su come si sta muovendo il Comune di Venezia. Proprio perché non possiamo permetterci o permettere che queste cose diventino materia di discussione solamente per pochi eletti che, di sicuro, hanno interessi privatistici.


Abbiamo appreso, qualche giorno fa, che è stata venduta la ex mensa 3, adiacente allo storico Capannone del Petrolchimico. Non sappiamo se questo è l’inizio di un processo, ma se colleghiamo questa improvvisa vendita di un cespite societario di Syndial, presente nei 107 ettari, alla mancanza di un piano strategico condiviso, ribadisco ancora che quei terreni sono a rischio. Inoltre alcune dichiarazioni fatte proprio dal sindaco, si riferiscono a utilizzi di aree più favorevoli, ma non è possibile che in un Paese come il nostro, e in una Provincia come la nostra, non ci sia una programmazione industriale seria che metta a tutela un’area così importante. Lo abbiamo sempre sostenuto, e continueremo sempre a farlo, che quelle aree sono e devono rimanere a vocazione industriale e manifatturiera, e non è possibile che dopo tutti questi anni non si sia prodotto nessuno stato di avanzamento. Tutto ciò, ovviamente, favorirà la speculazione e noi non possiamo assolutamente accettare una deriva di questa natura.

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"Come segretario generale della Filctem Cgil di Venezia voglio esprimere grande soddisfazione sulle novità che si prospettano a Porto Marghera, novità importanti che invertono la tendenza di quest’ultimo decennio dove abbiamo vissuto una grande fase di dismissione e di incertezza causata dalla mancanza di strategia industriale a sostegno del nostro paese e in particolare del nostro territorio.

Dalla Bio Raffineria, passando per la Pilkington, oggi siamo di fronte alla presentazione di un progetto fatto dalle società Decal e San Marco Petroli sulla creazione di un HUB importante per lo stoccaggio e la logistica del gas naturale liquido (GNL).

Sappiamo bene che a partire dal 2020, attraverso le imposizioni comunitarie sulla questione dell’ambiente, la Commissione Europea stabilirà l’obbligo di utilizzo di fonti di energia alternativa e il gas naturale, appunto, è uno degli elementi che possono gestire una fase di transizione che ci deve assolutamente portare al rispetto dell’ambiente e alla tutela della salute. L’utilizzo di questo elemento renderà possibile l’abbattimento delle polveri sottili.

La società Decal, dalla presentazione del piano all’attuazione dello stesso passando per i parerei VIA obbligatori del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dell’Ambiente e della Regione Veneto completerà questo progetto nell’arco di due anni. Dalle stime e dai valori che abbiamo condiviso con la società, abbiamo capito che questo combustibile renderà possibile a circa 13.000 automezzi che girano nella nostra Provincia e Regione una riconversione all’utilizzo di tale combustibile.

Questa nuova attività creerà circa un centinaio di posti di lavoro soprattutto nell’indotto, oltre al fatto che bisognerà fare un investimento specifico per l’acquisto degli automezzi speciali per la gestione logistica di questo prodotto. Sarà costruito un grande serbatoio per lo stoccaggio e quello che possiamo dire su questo punto è che si stanno utilizzando le migliori tecnologie per la gestione della sicurezza di questo prodotto. In realtà sarebbe il primo impianto esistente in tutta Europa e questo per noi è un dato importantissimo in quanto questa scelta fa assumere a Porto Marghera un ulteriore avanzamento tecnologico che può necessariamente aprire una nuova fase sull’abbattimento dei costi energetici di tutte le società di Porto Marghera. Questa scelta inoltre rafforza sempre più la vera natura industriale del Petrolchimico dove le aree attrezzate di Porto Marghera possono accogliere nuove industrie, nuove attività produttive e dove si possono creare dei centri di eccellenza industriale e tecnologica in barba a chi, in quelle aree, ci vede un business più che altro turistico ma soprattutto per una mera speculazione che alcuni soggetti, con gravi conflitti di interesse, stanno portando sulle aree di Porto Marghera.

Il nostro è un sito di interesse nazionale, le aree di Porto Marghera sono un sito di interesse nazionale e credo non sia possibile attraverso i piano regolatori cambiare i perimetri delle aree per effettuare, attraverso cambi di destinazione d’uso, attività di altra natura. Questa è una cosa grave, un sistema scellerato per bypassare e azzerare i costi delle bonifiche, e l’aera dei Pili ne è un emblema. In questi ultimi giorni, infatti, stiamo assistendo ad una serrata discussione proprio sulla gestione dei quell’area comprata per una pipa di tabacco dall’allora presidente dell’Associazione degli Industriali e oggi sindaco di questa città. 

Anche se quei terreni sono privati, devono essere assolutamente bonificati, onere che, prima dell’acquisizione, era del demanio. Oggi ovviamente non lo è più e chi ha la responsabilità di quelle aree deve provvedere di tasca propria a bonificarle, evitando così di scaricare i costi sulla cittadinanza.

Quindi cambiare la vocazione di quelle aree o spostarne i perimetri per evitare di rientrare nell’area di sito di interesse nazionale, sono azioni che non possiamo accettare anche perché, se vi fosse qualche progetto così come si sta discutendo in questi giorni, la bonifica di quei terreni dev’essere sostenuta solo da privati; non si possono utilizzare soldi dello stato o magari addirittura tassare i cittadini per bonificare un’area privata. Purtroppo queste furbizie e queste modalità gestionali poco condivisibili sono la storia di questi ultimi anni, dove invece di aiutare e sostenere l’industria, la manifattura e un futuro industriale ne hanno determinato la progressiva chiusura.

Per questi motivi io credo che la presentazione di questo progetto sia un ulteriore elemento di novità positiva e proprio per questo spero che le istituzioni seguano con responsabilità questo percorso evitando di frapporre la burocrazia in maniera strumentale affinchè questi progetti industriali non vadano in porto.

La vicenda Mose si collega anche alla questione delle bonifiche su Porto Marghera, sono filoni su cui la Magistratura sta ancora indagando ed è evidente che quel percorso non è assolutamente finito; per questi motivi ritengo utile che Porto Marghera e la gestione delle aree in un sito di interesse nazionale abbiano la necessità di trovare un percorso dentro ad un Accordo di Programma specifico, come quello che fu fatto nel 1998, evitando così di dare in mano la gestione di quelle aree a società private che ovviamente tenteranno di eludere impegni e costi specifici. Voglio ricordare che tempo fa proprio per questi problemi molti chiedevano un commissario straordinario. Oggi invece c’è solo una spinta privatistica che è proiettata alla speculazione di quelle aree eludendo tutti i controlli specifici di cui un’area così importante ha bisogno, proprio per evitare una logica di continuità così come abbiamo visto sulle note vicende Mose e bonifiche".

 

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Comunicati Filctem e CGIL

  • GRANDI NAVI A VENEZIA

     
  • Segreteria Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia

     

     


     

    Care compagne, cari compagni,
    abbiamo il piacere di comunicarvi che in data 2 maggio 2019 l’Assemblea Generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia ha eletto il compagno Ugo Agiollo quale Segretario Generale e le compagne e i compagni della nuova Segreteria Confederale che sono: Daniele Giordano (S.G. FP), Valter Novembrini (S.G. FILT), Valentina Rampazzo (FILCAMS), Francesca Salviato (S.G. FISAC), Antonio Silvestri (S.G. FIOM), Federica Vedova (FILT), Monica Zambon (S.G. FILCAMS).
    Cordiali saluti.

     

    Mestre, 6 maggio 2019

     

     
  • Marco Falcinelli - Nuovo Segretario Nazionale Filctem - CGIL

     

     

    È Marco Falcinelli il nuovo segretario generale della Filctem Cgil. 53 anni romano, Falcinelli ha una lunga esperienza nella federazione della Cgil che unisce i lavoratori chimici, tessili, dell'energia e delle manifatture. È infatti presente nella categoria nazionale dal 2001 (prima Filcea, poi Filcem e infine Filctem, in allegato la biografia dettagliata, ndr). Come è noto andrà a sostituire Emilio Miceli, eletto segretario confederale della Cgil il 24 gennaio scorso.

    I 196 membri dell’assemblea nazionale hanno votato, a scrutinio segreto, ed eletto Marco Falcinelli segretario generale con 179 voti favorevoli (91,5%), 14 contrari (7%) e 3 astenuti (1.5%).

     “il valore aggiunto della Filctem Cgil, oggi, sta nell’avere immaginato, anzitempo e per tempo, un modello di categoria in grado di raccogliere le sfide che il mondo del lavoro ci pone davanti. Mentre ciò che sta intorno a noi si frammenta sempre di più noi siamo in grado, con i tanti settori che rappresentiamo, di offrire un punto di unificazione fondamentale per le politiche contrattuali, per le politiche industriali per le politiche organizzative” così ha detto questa mattina Marco Falcinelli nella sua dichiarazione programmatica all’assemblea generale.

    “Sul salario minimo – ha continuato Falcinelli -, condivido la posizione della Cgil sul tema: si dia certezza alla rappresentanza e si assuma, come valore legale, quanto contenuto nei contratti nazionali. Con la volontà di dare un contratto nazionale, nella sua complessità, a chi ne è oggi privo e non di determinare la condizione per cui quel lavoratore il contratto non l’avrà mai perché alle imprese conviene applicare il semplice salario minimo, facendo finta che tutto quello che è altrettanto importante, come diritti e tutele, semplicemente, non esista”.

     “La linea politica della Filctem Cgil sui contratti non cambierà – ha affermato senza mezzi termini Falcinelli -, il nostro modello contrattuale non cambierà”.

    “La difesa dei contratti nazionali non passa solo attraverso il loro rinnovo e dalle scelte che faremo, ma anche da come li andremo a costruire e con chi. Non solo, quindi, con la loro approvazione ma anche come garantiremo la massima partecipazione attiva dei delegati e delle migliaia di lavoratrici e lavoratori”: ha detto Falcinelli sul tema della partecipazione

    “il nostro Paese ha un governo di destra - ha poi spiegato il neoeletto segretario generale della Filctem Cgil riflettendo sull’attuale politica -, molto pericoloso perché opera sul terreno della frammentazione sociale, cavalcando il disagio e fomentando le paure. Altro che inclusività, questo Governo introduce giornalmente azioni che separano le persone, gli uni contro gli altri. La progressiva insicurezza delle persone per il loro futuro è la cifra caratteristica del nostro tempo: precariato, disoccupazione, sfruttamento, impoverimento della classe media, disattenzione sui temi della differenza di genere e pericolosi ritorni a politiche oscurantiste sul tema della famiglia e dei diritti civili”.

    “Il Paese ha bisogno di investimenti pubblici e privati se vogliamo che l’economia riparta – ha infine concluso il segretario generale della Filctem Cgil sul delicato tema dell’economia nazionale -. Produrre ricchezza e reddito rappresentano l’unica via attraverso la quale si possono affermare strategie di redistribuzione solidale”.

     

    Roma, 8 aprile 2019

     


     

     

    BIOGRAFIA

    Marco Falcinelli – Nato a Roma il 4 maggio del 1966, dopo il diploma viene assunto giovanissimo alla Sigma Tau di Pomezia come ricercatore nei laboratori biologici. 

    Si avvicina molto velocemente al mondo sindacale della Cgil entrando, già nel 1990 appena concluso il periodo di formazione, a far parte del consiglio di fabbrica e contestualmente nella delegazione trattante per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro chimico farmaceutico.

    Nel 1992 ha il suo primo incarico politico, eletto infatti nella segreteria territoriale del comprensorio Pomezia-Castelli-Colleferro, vi rimarrà fino al 2001, anno in cui arriva alla Filcea Cgil nazionale.

    Dal 2001, in Filcea Cgil nazionale, ricopre il ruolo di funzionario politico occupandosi del settore chimico farmaceutico. Dal 2006 al 2010 prosegue l'incarico nella Filcem Cgil, nata dall’accorpamento avvenuto proprio nel 2006 tra la Filcea Cgil e la Fnle Cgil (ex energia).

    Nel 2011 entra in segreteria nazionale della Filctem Cgil, categoria costituitasi l’anno precedente con l’accorpamento della Filtea Cgil (ex tessili), con la delega del settore chimico farmaceutico, successivamente si occupa del settore della gomma plastica e del vetro e ceramica, deleghe che ha conservato fino ad oggi.

    L’8 aprile 2019 viene eletto segretario generale della Filctem Cgil.

     

     
  • FILCTEM-CGIL, ELETTA LA NUOVA SEGRETERIA NAZIONALE

     

     

    L’assemblea generale della Filctem-Cgil nazionale ha eletto oggi, con voto segreto, la nuova segreteria nazionale con 171 (95%) voti a favore, 6 (3,3%) contrari e 3 astenuti (1,7%).
    Hanno votato 180 componenti dell’assemblea (l’84,1%) su un totale di 214 aventi diritto. Nella nuova segreteria nazionale si segnalano due nuovi ingressi: Massimo Marani e Ilvo Sorrentino, rispettivamente ex segretario generale dalla Filctem Cgil di Ravenna e attuale segretario generale della Filctem Cgil del Lazio. I due nuovi componenti subentrano a Luca Barbetti e Gabriele Mazzariello. La nuova segreteria nazionale risulta pertanto così composta: Emilio Miceli, segretario generale; Claudio Bettoni, Marco Falcinelli, Massimo Marani, Elena Palumbo, Sonia Paoloni, Ilvo Sorrentino.
    Roma, 5 febbraio 2019