Comunicati Filctem e CGIL

Categoria: Comunicati Filctem e CGIL

 

"Se la decisione è quella di abbandonare le attività progettuali legate all'Hydrogen Park di Porto Marghera, per la realizzazione di energia, debole è la speranza di vedere rinascere un polo industriale sul nostro territorio". Condividono questa stessa opinione le sigle Filctem, Fiom e Fillea della Cgil di Venezia. "Intravediamo - scrivono - seri rischi per il futuro del polo Petrolchimico, in quanto, non solo si è rinunciato ad una ricerca e un’applicazione di fonti alternative, ma la stessa dismissione degli impianti energetici presenti, potrebbe mettere a rischio le attività esistenti".

 

Le preoccupazioni del sindacato, a livello locale, sono legate anche al percorso nazionale di cessazione di innumerevoli impianti colpiti dalla crisi del termoelettrico, compresa la chiusura della centrale elettrica Volpi di Marghera, in un contesto di mercato energetico sempre più complicato. "La nostra preoccupazione - sottolineano assieme chimici, metalmeccanici e edili - è legata al tema della sopravvivenza della centrale Palladio di Fusina. Poiché non esiste un quadro normativo di riferimento è impossibile avviare, con determinazione ed efficacia, un percorso che affronti serenamente, e senza pesanti ripercussioni sui posti di lavoro e sull’indotto, una discussione sul suo destino. Edison, con una linea di intervento opposta, ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale a ciclo combinato per circa 800 megawatt, per il rifacimento della centrale di Marghera Levante; questo potremmo pensarlo come un’idea oltre che di mantenimento, anche di investimento produttivo. Ma in tutto ciò le istituzioni, e la Regione in primis, appaiono assenti".

 

"Il progetto prevedeva iniziative per l’utilizzo dell’idrogeno nella movimentazione pubblica - ricordano i sindacati -. Esempi di questa natura li abbiamo visti proprio con la creazione di un motoscafo adibito a trasporto pubblico. Sappiamo che nel contesto europeo le case automobilistiche, e non solo, stanno lavorando da anni e con buoni risultati su questi progetti, creandosi la vera opportunità di essere competitive nell’arco di un brevissimo tempo. Per questo è incomprensibile come sulla questione energetica non si apra una seria discussione non solo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, perché un piano energetico regionale ci potrebbe mettere in una condizione più avanzata, visto che i mezzi ci sono e le società che determinano i mercati dell’energia, anche. Strategicamente è inaccettabile, stare fermi e attendere, senza una visione d’insieme, quale sarà lo scenario del prossimo futuro".

 

"Manca una prospettiva lungimirante di chi governa il territorio. E non in linea con gli investimenti e le innovazioni tecnologiche che certe aziende stanno facendo, proprio per garantirsi un futuro energetico a Petrolchimico - scrivono le sigle -. Sappiamo che il 2020 sarà un anno importante, a partire da quella data infatti molte imprese dovranno disporre, per stare dentro al mercato, di nuove soluzioni e soprattutto dell'utilizzo di fonti energetiche innovative". In questo contesto i sindacati leggono la rinuncia alla sperimentazione di Hydrogen Park a Marghera, come un errore strategico".

 

Non dimentichiamo progettualità, iniziative e speranze di ripresa legate all'ingresso del polo di Porto Marghera nelle aree di crisi complessa. "
Il 2017 era iniziato con la notizia che finalmente il nostro territorio, sconvolto prima dalla sciagura delle privatizzazioni e dal malaffare economico, e poi dalla crisi internazionale, sarebbe stato aiutato aiutato dalla politica con incentivi a fronte di progetti concreti di reindustrializzazione. Le speranze di uscita dal tunnel della desertificazione industriale a Venezia possono diventare reali. Ma quello che serve - scrivono Fiom, Filctem e Fillea -, è l'impegno corale e convinto di tutti gli attori istituzionali, a partire da quelli locali: Comune, Regione, Confindustria, che assieme al sindacato, mettano in campo tutte le intelligenze e le competenze al fine di realizzare la ripartenza di quella zona industriale di cui quest’anno si festeggia il centenario".

Venezia area di crisi complessa, su Porto Marghera si punti sul manifatturiero

 

Per i sindacati pensare al futuro industriale di Marghera significa "riportare al tavolo tutti i soggetti istituzionali politici ed industriali per creare le condizioni che garantiscano la permanenza delle attività del territorio. Rinunciare agli impianti energetici presenti oggi a Marghera potrebbe mettere a rischio tutte le attività presenti, non solo quelle strutturate ma addirittura quelle di nuova generazione. È evidente che l’uscita e la dismissione di queste attività, oltre avere conseguenze dirette sulla occupazione delle aziende interessate, avranno ripercussioni sull'economia locale, anche aumentando i costi energetici delle attività manifatturiere e chimiche".

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"Se la decisione è quella di abbandonare le attività progettuali legate all'Hydrogen Park di Porto Marghera, per la realizzazione di energia, debole è la speranza di vedere rinascere un polo industriale sul nostro territorio". Condividono questa stessa opinione le sigle Filctem, Fiom e Fillea della Cgil di Venezia. "Intravediamo - scrivono - seri rischi per il futuro del polo Petrolchimico, in quanto, non solo si è rinunciato ad una ricerca e un’applicazione di fonti alternative, ma la stessa dismissione degli impianti energetici presenti, potrebbe mettere a rischio le attività esistenti".

 

Le preoccupazioni del sindacato, a livello locale, sono legate anche al percorso nazionale di cessazione di innumerevoli impianti colpiti dalla crisi del termoelettrico, compresa la chiusura della centrale elettrica Volpi di Marghera, in un contesto di mercato energetico sempre più complicato. "La nostra preoccupazione - sottolineano assieme chimici, metalmeccanici e edili - è legata al tema della sopravvivenza della centrale Palladio di Fusina. Poiché non esiste un quadro normativo di riferimento è impossibile avviare, con determinazione ed efficacia, un percorso che affronti serenamente, e senza pesanti ripercussioni sui posti di lavoro e sull’indotto, una discussione sul suo destino. Edison, con una linea di intervento opposta, ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale a ciclo combinato per circa 800 megawatt, per il rifacimento della centrale di Marghera Levante; questo potremmo pensarlo come un’idea oltre che di mantenimento, anche di investimento produttivo. Ma in tutto ciò le istituzioni, e la Regione in primis, appaiono assenti".

 

"Il progetto prevedeva iniziative per l’utilizzo dell’idrogeno nella movimentazione pubblica - ricordano i sindacati -. Esempi di questa natura li abbiamo visti proprio con la creazione di un motoscafo adibito a trasporto pubblico. Sappiamo che nel contesto europeo le case automobilistiche, e non solo, stanno lavorando da anni e con buoni risultati su questi progetti, creandosi la vera opportunità di essere competitive nell’arco di un brevissimo tempo. Per questo è incomprensibile come sulla questione energetica non si apra una seria discussione non solo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, perché un piano energetico regionale ci potrebbe mettere in una condizione più avanzata, visto che i mezzi ci sono e le società che determinano i mercati dell’energia, anche. Strategicamente è inaccettabile, stare fermi e attendere, senza una visione d’insieme, quale sarà lo scenario del prossimo futuro. 

 

"Manca una prospettiva lungimirante di chi governa il territorio. E non in linea con gli investimenti e le innovazioni tecnologiche che certe aziende stanno facendo, proprio per garantirsi un futuro energetico a Petrolchimico - scrivono le sigle -. Sappiamo che il 2020 sarà un anno importante, a partire da quella data infatti molte imprese dovranno disporre, per stare dentro al mercato, di nuove soluzioni e soprattutto dell'utilizzo di fonti energetiche innovative". In questo contesto i sindacati leggono la rinuncia alla sperimentazione di Hydrogen Park a Marghera, come un errore strategico. 

 

Non dimentichiamo progettualità, iniziative e speranze di ripresa legate all'ingresso del polo di Porto Marghera nelle aree di crisi complessa. "
Il 2017 era iniziato con la notizia che finalmente il nostro territorio, sconvolto prima dalla sciagura delle privatizzazioni e dal malaffare economico, e poi dalla crisi internazionale, sarebbe stato aiutato aiutato dalla politica con incentivi a fronte di progetti concreti di reindustrializzazione. Le speranze di uscita dal tunnel della desertificazione industriale a Venezia possono diventare reali. Ma quello che serve - scrivono Fiom, Filctem e Fillea -, è l'impegno corale e convinto di tutti gli attori istituzionali, a partire da quelli locali: Comune, Regione, Confindustria, che assieme al sindacato, mettano in campo tutte le intelligenze e le competenze al fine di realizzare la ripartenza di quella zona industriale di cui quest’anno si festeggia il centenario".

Venezia area di crisi complessa, su Porto Marghera si punti sul manifatturiero

 

Per i sindacati pensare al futuro industriale di Marghera significa "riportare al tavolo tutti i soggetti istituzionali politici ed industriali per creare le condizioni che garantiscano la permanenza delle attività del territorio. Rinunciare agli impianti energetici presenti oggi a Marghera potrebbe mettere a rischio tutte le attività presenti, non solo quelle strutturate ma addirittura quelle di nuova generazione. È evidente che l’uscita e la dismissione di queste attività, oltre avere conseguenze dirette sulla occupazione delle aziende interessate, avranno ripercussioni sull'economia locale, anche aumentando i costi energetici delle attività manifatturiere e chimiche".

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Rimaniamo sulla questione dei terreni a Porto Marghera. E torniamo sui 107 ettari ceduti da Syndial al Comune di Venezia e alla Regione Veneto. Sono trascorsi anni. Ricordiamo che, oltre ai terreni, è transitata una cospicua somma di denaro alle istituzioni, per fare una bonifica quanto meno parziale sul suolo.

Al fine di bonificare, si decise di costituire una società ad hoc, alla quale affidare l’area attraverso un rogito. Ma questo percorso non vide mai la luce. Non dimentichiamo che in più occasioni i termini stabiliti per mettere in pratica questa operazione, sono scaduti più volte. E alla fine nulla è accaduto.

 In un secondo momento la Regione si è sfilata da questo percorso. Syndial però è dovuta andare avanti sulle bonifiche di quei terreni, perché ovviamente ci sono degli obblighi di carattere temporale per bonificare. Ad oggi non è dato sapere a che punto siamo con queste bonifiche, fino a che punto siano state portate a compimento e quali risultati abbiano prodotto. In questi giorni si fa molto parlare di inutilizzo di quelle aree. Per questo sarebbe importante che questo percorso fosse trasparente e che tutti gli organi di vigilanza potessero monitorare adeguatamente, diffondendo dati certi in merito, dato che si tratta di terreni presenti in un sito di interesse nazionale.

E abbiamo una seria preoccupazione. Se questo rogito, mai andato a compimento, viene portato a termine, ma questa volta il Comune decide di far cadere questi 107 in una delle società del sindaco Luigi Brugnaro, messe nel blind trust, si perde il controllo su quella zona, che appunto dovrebbe essere a interesse nazionale.

 Vorrei ricordare che Syndial, in tempi passati, ha ceduto una parte dei suoi terreni all’Oleificio Medio Piave, vincolando il rogito alla riassunzione dei lavoratori della Vinyls e Montefibre e ad un percorso di reindustrializzazione. Ebbene, dove stanno i lavoratori? E cosa è sorto in quell’area. Un bel niente. Non sappiamo se le bonifiche previste in quel sito stiano andando avanti. Non sappiamo neppure se siano stati fatti, almeno in parte, trattamenti per mantenere la zona in sufficiente stato di sicurezza. Stiamo riflettendo su come si sta muovendo il Comune di Venezia. Proprio perché non possiamo permetterci o permettere che queste cose diventino materia di discussione solamente per pochi eletti che, di sicuro, hanno interessi privatistici.


Abbiamo appreso, qualche giorno fa, che è stata venduta la ex mensa 3, adiacente allo storico Capannone del Petrolchimico. Non sappiamo se questo è l’inizio di un processo, ma se colleghiamo questa improvvisa vendita di un cespite societario di Syndial, presente nei 107 ettari, alla mancanza di un piano strategico condiviso, ribadisco ancora che quei terreni sono a rischio. Inoltre alcune dichiarazioni fatte proprio dal sindaco, si riferiscono a utilizzi di aree più favorevoli, ma non è possibile che in un Paese come il nostro, e in una Provincia come la nostra, non ci sia una programmazione industriale seria che metta a tutela un’area così importante. Lo abbiamo sempre sostenuto, e continueremo sempre a farlo, che quelle aree sono e devono rimanere a vocazione industriale e manifatturiera, e non è possibile che dopo tutti questi anni non si sia prodotto nessuno stato di avanzamento. Tutto ciò, ovviamente, favorirà la speculazione e noi non possiamo assolutamente accettare una deriva di questa natura.

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"Come segretario generale della Filctem Cgil di Venezia voglio esprimere grande soddisfazione sulle novità che si prospettano a Porto Marghera, novità importanti che invertono la tendenza di quest’ultimo decennio dove abbiamo vissuto una grande fase di dismissione e di incertezza causata dalla mancanza di strategia industriale a sostegno del nostro paese e in particolare del nostro territorio.

Dalla Bio Raffineria, passando per la Pilkington, oggi siamo di fronte alla presentazione di un progetto fatto dalle società Decal e San Marco Petroli sulla creazione di un HUB importante per lo stoccaggio e la logistica del gas naturale liquido (GNL).

Sappiamo bene che a partire dal 2020, attraverso le imposizioni comunitarie sulla questione dell’ambiente, la Commissione Europea stabilirà l’obbligo di utilizzo di fonti di energia alternativa e il gas naturale, appunto, è uno degli elementi che possono gestire una fase di transizione che ci deve assolutamente portare al rispetto dell’ambiente e alla tutela della salute. L’utilizzo di questo elemento renderà possibile l’abbattimento delle polveri sottili.

La società Decal, dalla presentazione del piano all’attuazione dello stesso passando per i parerei VIA obbligatori del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dell’Ambiente e della Regione Veneto completerà questo progetto nell’arco di due anni. Dalle stime e dai valori che abbiamo condiviso con la società, abbiamo capito che questo combustibile renderà possibile a circa 13.000 automezzi che girano nella nostra Provincia e Regione una riconversione all’utilizzo di tale combustibile.

Questa nuova attività creerà circa un centinaio di posti di lavoro soprattutto nell’indotto, oltre al fatto che bisognerà fare un investimento specifico per l’acquisto degli automezzi speciali per la gestione logistica di questo prodotto. Sarà costruito un grande serbatoio per lo stoccaggio e quello che possiamo dire su questo punto è che si stanno utilizzando le migliori tecnologie per la gestione della sicurezza di questo prodotto. In realtà sarebbe il primo impianto esistente in tutta Europa e questo per noi è un dato importantissimo in quanto questa scelta fa assumere a Porto Marghera un ulteriore avanzamento tecnologico che può necessariamente aprire una nuova fase sull’abbattimento dei costi energetici di tutte le società di Porto Marghera. Questa scelta inoltre rafforza sempre più la vera natura industriale del Petrolchimico dove le aree attrezzate di Porto Marghera possono accogliere nuove industrie, nuove attività produttive e dove si possono creare dei centri di eccellenza industriale e tecnologica in barba a chi, in quelle aree, ci vede un business più che altro turistico ma soprattutto per una mera speculazione che alcuni soggetti, con gravi conflitti di interesse, stanno portando sulle aree di Porto Marghera.

Il nostro è un sito di interesse nazionale, le aree di Porto Marghera sono un sito di interesse nazionale e credo non sia possibile attraverso i piano regolatori cambiare i perimetri delle aree per effettuare, attraverso cambi di destinazione d’uso, attività di altra natura. Questa è una cosa grave, un sistema scellerato per bypassare e azzerare i costi delle bonifiche, e l’aera dei Pili ne è un emblema. In questi ultimi giorni, infatti, stiamo assistendo ad una serrata discussione proprio sulla gestione dei quell’area comprata per una pipa di tabacco dall’allora presidente dell’Associazione degli Industriali e oggi sindaco di questa città. 

Anche se quei terreni sono privati, devono essere assolutamente bonificati, onere che, prima dell’acquisizione, era del demanio. Oggi ovviamente non lo è più e chi ha la responsabilità di quelle aree deve provvedere di tasca propria a bonificarle, evitando così di scaricare i costi sulla cittadinanza.

Quindi cambiare la vocazione di quelle aree o spostarne i perimetri per evitare di rientrare nell’area di sito di interesse nazionale, sono azioni che non possiamo accettare anche perché, se vi fosse qualche progetto così come si sta discutendo in questi giorni, la bonifica di quei terreni dev’essere sostenuta solo da privati; non si possono utilizzare soldi dello stato o magari addirittura tassare i cittadini per bonificare un’area privata. Purtroppo queste furbizie e queste modalità gestionali poco condivisibili sono la storia di questi ultimi anni, dove invece di aiutare e sostenere l’industria, la manifattura e un futuro industriale ne hanno determinato la progressiva chiusura.

Per questi motivi io credo che la presentazione di questo progetto sia un ulteriore elemento di novità positiva e proprio per questo spero che le istituzioni seguano con responsabilità questo percorso evitando di frapporre la burocrazia in maniera strumentale affinchè questi progetti industriali non vadano in porto.

La vicenda Mose si collega anche alla questione delle bonifiche su Porto Marghera, sono filoni su cui la Magistratura sta ancora indagando ed è evidente che quel percorso non è assolutamente finito; per questi motivi ritengo utile che Porto Marghera e la gestione delle aree in un sito di interesse nazionale abbiano la necessità di trovare un percorso dentro ad un Accordo di Programma specifico, come quello che fu fatto nel 1998, evitando così di dare in mano la gestione di quelle aree a società private che ovviamente tenteranno di eludere impegni e costi specifici. Voglio ricordare che tempo fa proprio per questi problemi molti chiedevano un commissario straordinario. Oggi invece c’è solo una spinta privatistica che è proiettata alla speculazione di quelle aree eludendo tutti i controlli specifici di cui un’area così importante ha bisogno, proprio per evitare una logica di continuità così come abbiamo visto sulle note vicende Mose e bonifiche".

 

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Battuta di arresto per l'azienda di produzione di occhiali di Santa Maria di Sala: niente rinnovi degli addetti a tempo determinato ed esuberi in vista. Sindacati: "Grande preoccupazione"

 

È sempre calda la situazione alla Safilo di Santa Maria di Sala, la ditta di produzione e distribuzione di occhiali, dopo l'annuncio di poco tempo fa che i contratti di lavoro a tempo determinato di decine di addetti, non saranno riconfermati, e a seguito della notizia di altri possibili licenziamenti fra i lavoratori fissi. "I numeri sono preoccupanti - afferma Filctem Cgil - si parla di un centinaio di posti".

'Piano industriale stravolto'

"La situazione è preoccupante - dice Davide Camuccio della Filctem -. Queste condizioni confermano i timori già da noi espressi qualche mese fa. Ma ancora non abbiamo compreso come da un piano industriale che aveva in prospettiva l'assunzione a tempo indeterminato di decine di contratti a termine sul Veneziano, con aspettative rosee per il futuro produttivo, si sia arrivati a uno stravolgimento generale del quadro della situazione - afferma Camuccio -. Siamo giunti ad avere nessun rinnovo per gli ultimi addetti inseriti in azienda, i primi a rimetterci dopo il dietro front annunciato dai vertici, e lo spettro del licenziamento che si agita anche sulla testa del nucleo solido dei lavoratori stabili. Una situazione inaccettabile. Vogliamo capire quali strategie abbia in mente la società, per per essere arrivata a questi livelli su Santa Maria di Sala. Di sicuro non staremo a guardare, mentre la situazione evolve".

 

 

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"Il sindacato nelle tue mani". Così la Cgil avvia la campagna di tesseramento 2018 per incoraggiare l'adesione da parte di "chiunque abbia a cuore la democrazia e la dignità della persona. Della persona prima ancora della lavoratrice o del lavoratore, della pensionata o del pensionato; perché la Cgil è un soggetto di rappresentanza generale, non solo del mondo del lavoro comunemente inteso. Dunque, anche di quanti il lavoro lo cercano o che hanno attività non tipicamente classificabili di dipendenza lavorativa".

Un linguaggio diretto, dunque, volto a coinvolgere e far sentire protagonista chi ha già aderito e chi intende farlo quest'anno: "Il sindacato sei tu. La Cgil sei tu. Senza il tuo contributo non esisterebbe".  Per la Cgil, "I contratti collettivi nazionali di lavoro, la contrattazione nel posto di lavoro e nel territorio, i servizi di tutela delle persone; la presenza nel territorio dove la Cgil è punto di riferimento, le tantissime iniziative nazionali e locali, e ancora: il protagonismo e la valorizzazione del mondo del lavoro e di chi il lavoro lo cerca, le mobilitazioni per un fisco più giusto e per leggi più avanzate in tema di mercato e rapporto di lavoro; Le lotte per una sanità diffusa e di qualità, per la legalità, per uno stato sociale finalizzato ad una sempre più forte coesione sociale, sono soltanto alcune delle cose che cerchiamo di fare nel miglior modo possibile". 

"Senza il tuo contributo, senza la tua iscrizione e di quanti hanno fatto e fanno questa scelta, senza la forza e la determinazione che ne derivano, tutta questa attività sarebbe impossibile" e "avrebbe come conseguenza un risultato disastroso: ognuno sarebbe più solo, i diritti arretrerebbero fino ad essere ritenuti una concessione che si può negare in qualsiasi momento. La stessa legislazione sul lavoro deriva molto dalla forza che il sindacato può mettere in campo".

Una Cgil più forte e rappresentativa rende più forte te: "Non siamo tra coloro che promettono di risolvere tutti i problemi - si legge in una nota che fa accompagna questa nuova campagna di tesseramento -, ma con te e con quanti intendano iscriversi facciamo un patto: noi proveremo sempre, fino in fondo, a rendere più giusta, più equa e più coesa la società in cui viviamo e a fare del lavoro lo strumento fondamentale per la libertà delle persone".

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Il segretario della Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia, Enrico Piron

  

AREA PILI- L'area strategica tra la Terraferma e Venezia è oggetto di interesse di un Tycoon orientale che ha base a Singapore. Pubblichiamo la lettera aperta di Enrico Piron, segretario generale della Cgil di Venezia

Apprendo oggi dalla stampa che il signor Ching Chit Kwong, attraverso la sua società, la Grandeur Oxley Holding Limited, sarebbe interessata all’acquisto dell’area dei Pili con finalità turistico/ ricettive e commerciali. Comprendo l’imbarazzo della proprietà dei terreni che, certamente, per buona educazione, non esprime compiutamente quali siano le effettive prospettive e la reale progettualità del territorio di Porto Marghera, della sua vocazione industriale e delle aspettative che i suoi cittadini ripongono nei progetti di re-industrializzazione, per i quali si sta lavorando da tempo e soprattutto della ferma volontà, manifestata tenacemente e risolutamente in centinaia di dichiarazioni, dal signor Sindaco della nostra Città, sulla necessità di una ripartenza di un tessuto manifatturiero del territorio e del puntiglio del Primo Cittadino perché questo di realizzi.
A costo di sembrare scortese, ho quindi deciso di parlare io al signor Kwong,

Caro signor Kwong,

certo le sarà capitato di visitare il nostro territorio in questi giorni e avrà notato come, per giustissima volontà dell’Amministrazione e del nostro Sindaco, da qualche tempo, alcuni siti industriali siano illuminati la notte. E’ un’idea certo d’impatto ma, mi creda, non evocativa o estetica. Serve a ricordare alle menti più distratte, proprio perché stiamo celebrando il Centenario dell’area industriale, che questo compleanno non è unicamente una rievocazione del tempo che fu, di industrie che non ci sono più, di lavoro scomparso e territorio abusato, ma l’inizio di nuova progettualità. Venezia, che abbiamo la fortuna di abitare, è certamente uno straordinario luogo storico e artistico, unico nel mondo, ma deve tornare ad essere il centro di un processo di ricostruzione di un tessuto industriale e manifatturiero che da troppo tempo attende segnali di ripresa (parlo bene, signor Sindaco?).

Tutte e tutti ci stiamo impegnando affinché tale progettualità non resti lettera morta, ma che, attraverso un allineamento di intenti tra politica, istituzioni e rappresentanza sociale, dia nel più breve tempo possibile, risposte concrete che permettano a progetti industriali ed investimenti, di trovare, proprio qui e finalmente, quelle prerogative per rimettere in moto il volano della produzione industriale moderna, di creare buon lavoro e stabile e di redistribuire alle cittadine e ai cittadini gli esiti di uno sviluppo che ci aspettiamo da troppo tempo.

Lo status di “area di crisi complessa”, il grande lavoro svolto in questi mesi e l’imminente inizio di questa fase, nonostante le già grandi difficoltà ambientali presenti, rappresentano un’occasione alla quale nessuno intende a rinunciare e per la quale ognuno è disposto a fare la proprio parte con determinazione e puntiglio. (giusto, signor Sindaco?)

Non le nego poi che in questi giorni ci stiamo impegnando tutti anche per ripensare il territorio, per valorizzarne le specificità, per integrare maggiormente il Porto con la città, per trovare elementi di compatibilità tra fattori presenti a partire proprio dal turismo e dalle Grandi Navi da crociera, salvaguardando quell’importantissimo lavoro, magari valorizzandolo e stabilizzandolo ma evitando che il turismo si divori tutto il nostro territorio e che lo impoverisca, sopratutto perché Venezia non diventi un parco di divertimenti a tema, ma resti una città, con i suoi abitanti, con le attività produttive, artigianali, di servizio che una città deve mantenere, con i servizi essenziali per i suoi cittadini, tutti i cittadini di un luogo tanto complesso, dalla città storica alla terraferma, con un welfare che non discrimini e che liberi dal bisogno, insomma un progetto politico di rilancio anche in un’ottica metropolitana, anche se ormai quasi ci siamo dimenticati di esserlo, metropolitani (un po' è così, vero signor Sindaco?).

Veda, signor Kwong, siamo lusingati dal fatto che lei abbia pensato a Venezia per i suoi investimenti e all’area dei Pili, ma, mi creda, la sua visione imprenditoriale confligge proprio con le aspettative del territorio e con i desiderata del nostro Sindaco.

Quel territorio ha un vincolo industriale ed è opportuno non solo che mantenga quel vincolo, ma che su quell’area vengano impiantate realtà manifatturiere e industriali, start up, progetti produttivi con l’università e quant’altro vada in quella direzione.

Mi permetto di aggiungere che, tra l’altro, proprio il proprietario di quelle aree da mesi sta dicendo con veemenza e coraggio, che a Venezia serve proprio che l’industria riparta e che non intende rassegnarsi al declino in cui verte, che lui è figlio di questo territorio e che a Porto Marghera e alle sue industrie deve moltissimo e che intende ricompensarlo di quello che ha ricevuto e sono convinto che giammai permetterà che proprio sulle aree di sua proprietà vengano impiantati progetti che non sono improntati su questa dimensione.

Forse non lo dice a lei ma lo ha detto a tutti noi.

Caro signor Kwong, mi creda. A Venezia serve ricostruire un tessuto produttivo ed industriale all’altezza della sfida mondiale.

Partecipi anche lei ai progetti di re-industrializzazione. Converta gli investimenti di capitali in lavoro e produzione.

Sottragga tutti noi da questo imbarazzo.

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Comunicati Filctem e CGIL

  • FILCTEM-CGIL, ELETTA LA NUOVA SEGRETERIA NAZIONALE

     

     

    L’assemblea generale della Filctem-Cgil nazionale ha eletto oggi, con voto segreto, la nuova segreteria nazionale con 171 (95%) voti a favore, 6 (3,3%) contrari e 3 astenuti (1,7%).
    Hanno votato 180 componenti dell’assemblea (l’84,1%) su un totale di 214 aventi diritto. Nella nuova segreteria nazionale si segnalano due nuovi ingressi: Massimo Marani e Ilvo Sorrentino, rispettivamente ex segretario generale dalla Filctem Cgil di Ravenna e attuale segretario generale della Filctem Cgil del Lazio. I due nuovi componenti subentrano a Luca Barbetti e Gabriele Mazzariello. La nuova segreteria nazionale risulta pertanto così composta: Emilio Miceli, segretario generale; Claudio Bettoni, Marco Falcinelli, Massimo Marani, Elena Palumbo, Sonia Paoloni, Ilvo Sorrentino.
    Roma, 5 febbraio 2019

     
  • COMUNICATO STAMPA

     

     


    Apprendiamo dalla stampa locale che esponenti di primo piano del governo Lega e Movimento 5 Stelle, insieme al presidente della Regione del Veneto e al Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, danno per scontata la permanenza delle grandi navi passeggeri in laguna e lo spostamento delle attività crocieristiche dalle banchine della Marittima di Venezia a Porto Marghera. Già in passato come FIOM e FILCTEM di Venezia abbiamo avuto modo di esprimere, per ragioni di merito, la nostra contrarietà allo spostamento delle grandi navi a Marghera perché inconciliabile con la prosecuzione delle attività produttive di Porto Marghera e la salvaguardia dell’occupazione, e perché propedeutica ad un cambio speculativo di destinazione d’uso delle aree di Marghera da industriale a turistico - commerciale.  L’inserimento per Legge di Porto Marghera e del comune di Venezia nelle aree di crisi industriale complessa non ha finora prodotto alcun progetto concreto di reinsediamento industriale e di nuova e qualificata occupazione. Su questo, e non sul cambio di destinazione d’uso delle aree di Marghera, il governo e le istituzioni locali sono chiamate a rispondere per diversificare le attività economiche nel territorio veneziano e contribuire ad una programmazione dello sviluppo e delle attività manifatturiere di Porto Marghera fondata su nuovi investimenti e su progetti ad alta innovazione tecnologica, di processo e di prodotto

    Coniugare la sostenibilità ambientale di Venezia con lo sviluppo e la capacità di creare nuova occupazione nel territorio è possibile a patto che si smetta di sperperare ingenti risorse pubbliche per faraonici progetti pensati per favorire in primo luogo le lobbies turistiche e quei potentati economici e speculativi che hanno impoverito e svuotato il centro storico, distrutto attività economiche e produttive storicamente legate alla città e alla sua vocazione industriale e manifatturiera. Servono al contrario, in applicazione della Legge sulle aree di crisi industriale complessa, investimenti in nuove attività produttive e di servizio per riequilibrare una economia, quella veneziana, oggi troppo sbilanciata sul turismo e sullo sfruttamento dei lavoratori.

    Di questo chiediamo conto al Governo e ai suoi ministri, alle istituzioni locali, alla Confindustria, per non perdere l’ennesima occasione data dall’inserimento di Porto Marghera nelle aree di crisi industriale complessa e nel tentativo di produrre il necessario cambiamento delle scelte politiche che hanno finora penalizzato la città e i lavoratori di Porto Marghera.

    Chiediamo pertanto l’apertura di una discussione con il governo su Porto Marghera e sulla città per rimettere al centro i temi del lavoro, degli investimenti e dell’assetto industriale del territorio veneziano.

     Marghera 13 novembre 2018

     Segreteria FIOM CGIL e FILCTEM CGIL di Venezia

     


     

     
  • XVIII Congresso Cgil, mercoledì 19 l'assemblea al Capannone


     

     
  • Enel: Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil preoccupate per la cura dimagrante delle risorse umane


     

     

    L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, e il capogruppo in regione della Lega Nord, Nicola Finco, assistititi dall’Unità di crisi della Regione Veneto, hanno incontrato a Venezia, nella sede della Regione, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali e territoriali dei lavoratori di Enel. I sindacati hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al numero degli attuali occupati Enel in Veneto e, di conseguenza, sulla qualità del servizio che l’azienda sarà in grado di garantire nel territorio regionale. L’assessore e il capogruppo del partito di maggioranza hanno assunto l’impegno di invitare i vertici aziendali Enel a un incontro di confronto in regione, da organizzarsi a settembre, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

    'Cura dimagrante'

    Da molti anni Enel, spiegano i sindacati, una delle più importanti società italiane a carattere multinazionale, sta mettendo in atto una lenta e costante cura dimagrante delle risorse umane nelle varie divisioni. Da aprile il personale di E-distribuzione del Veneto è in stato di protesta attraverso il blocco degli straordinari, dello spostamento d’orario e delle ore viaggio eccedenti il normale orario di lavoro perché la pesante riduzione del personale, pari al 23% in dieci anni di riorganizzazioni, ha fiaccato tutto il personale. Ora la situazione si è aggravata ulteriormente, specie per il territorio del Veneto, a seguito delle pesanti riorganizzazioni che nelle varie società Enel vuole mettere in campo da qui a fine anno: chiusura dei Punti Enel per i clienti del mercato di Maggior Tutela, riduzione del personale nella Centrale di Fusina (Porto Tolle è ormai definitivamente “spenta”), accorpamento delle strutture territoriali di E-distribuzione, riorganizzazione nell’ambito delle rinnovabili. Tutte queste riorganizzazioni penalizzano fortemente il Veneto. Per questo, sostenuti anche da un’azione nazionale unitaria a tutela del servizio, dei cittadini e del nostro territorio, abbiamo segnalato la situazione alle istituzioni e alla politica del Veneto. 

    Incontro positivo

    Le segreterie regionali del Veneto della Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno illustrato all’assessore Elena Donazzan, delegata dal presidente, la situazione in cui versa il gruppo Enel nel Veneto e le possibili ricadute negative che le scelte, recentemente presentate ai sindacati, porterebbero al servizio e alla stessa occupazione. L’assessore Donazzan, sentite le criticità illustrate, si è impegnata a convocare tutte le parti, azienda e sindacati, per i primi giorni di settembre. Filctem, FlaeI, e Uiltec valutando positivo l’esito dell’incontro, e visto l’impegno della Regione Veneto, auspicano che vengano riconosciute le giuste istanze da parte della Società Enel.