Sciopero e assemblea per il rinnovo del CCNL del settore Coibentazioni termoacustiche del 5 ottobre 2017


Le organizzazioni sindacali territoriali, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, comunicano la loro adesione all’iniziativa nazionale inerente allo sciopero del settore coibentazioni termoacustiche, ritenendo grave la posizione tenuta dalla federazione Anicta, la quale continua a rimanere sulle proprie convinzioni e pone sul tavolo delle trattative tagli a diritti importanti come l'abolizione della quattordicesima mensilità, la riduzione del periodo di malattia e dei permessi, l'annullamento del premio di produzione per i nuovi assunti. Come segreterie territoriali, considerando questa rigidità della controparte, siamo ad allargare la protesta delle segreterie nazionali, con altre 2 ore aggiuntive di assemblea e con la seguente articolazione:


dalle ore 7:45 alle 8:45 assemblea retribuita per i lavoratori del settore coibenti presso la portineria 9
dalle 8:45 alle 10:45 sciopero di tutto il settore coibenti con corteo che si snoderà dalla portineria 9 al capannone del petrolchimico
dalle 10:45 alle 13:45 assemblea retribuita per i lavoratori del settore coibenti al capannone Syndial , con l’intervento dei segretari nazionali


Siamo intenzionati a dare un segnale forte, al fine di raggiungere un’ intesa condivisa.
Metteremo in atto tutte le iniziative che serviranno finché non venga rinnovato il Ccnl del settore.

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Comunicati Filctem e CGIL

  • Nicoletta Zago, tra i lavoratori simbolo delle lotte operaie dopo l'abbattimento della CV24


     

     

    A dicembre del 2010 si venne a sapere che gli addetti sarebbero stati messi in cassa integrazione. Per questo, in segno di mobilitazione, alcuni fra i lavoratori decisero di salire in cima, a 176 metri di altezza, iniziando così una lotta pacifica. "Con l'abbattimento se ne va un simbolo - sottolinea Nicoletta Zago, pasionaria di quelle vertenze sindacali - ma il guaio è che non vediamo certezze all'orizzonte. Quante promesse e quanti tavoli ministeriali sono stati fatti per rilanciare l'area industriale del Veneziano, una delle più importanti di tutta Europa. Compresa la chimica verde e i posti di lavoro, che stiamo ancora aspettando".

     
  • Vetro di Murano, fornaci in pasto alla macchina del turismo. Filctem: "Non staremo a guardare"


     

    Prendere posizione sulla strada intrapresa dal Comune di Venezia all'indomani dell'ufficialità del cambio d’uso da fornace ad albergo a Murano come Filctem Cgil di Venezia è il minimo che possiamo fare.

    L’ approvazione in così poco tempo di cambio di destinazione per una struttura produttiva del vetro ci fa capire che è possibile uscire dalla crisi cambiando vocazione alle aziende.

    Dispiace constatare che a Murano nessuno stia parlando di come rilanciare un prodotto conosciuto in tutto il mondo come un’eccellenza ma che si continui a dare colpa alla crisi per motivare scelte pseudo industriali e che nulla hanno a che vedere con il distretto di Murano.

    E’ evidente che gli interessi sono diversi e che si vuole spostare la Murano imprenditoriale da un'altra parte. Gli stessi imprenditori vanno infatti a produrre in terraferma, mantenendo il marchio 'Murano.

    "Ci sembra che un vero e proprio comitato di affari si stia concentrando a Murano, altro che aiuti alle imprese dell'isola.

    L'interesse a Murano si concentra più su attività del turismo che sulla produzione artigianale/industriale e la sua difesa.

    A cosa serve portare il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, e mostrargli il museo del vetro mentre una realtà storica dell’isola se ne va a produrre altrove?

    Altro che patrimonio dell’Unesco. Ci aspettavamo dal Comune un atteggiamento diametralmente opposto sui cambi d’uso a Murano.

    Avevamo chiesto e continueremo a farlo di avere un confronto istituzionale per affrontare i fragili equilibri che reggono il sistema industriale di Murano, avevamo chiesto al comune di alzare la voce sostenendo in tutte le sedi che Murano sarebbe stata isola distrettuale per la produzione del vetro e che nessuna speculazione sarebbe mai stata tollerata.

    Capiamo bene che gli interessi oggi sono altri, ma comprendere non significa accettare.

    Le aziende che hanno deciso di continuare a produrre nonostante le molte difficoltà non vengono sostenute, dopo anni di appelli e richieste d'aiuto, non si è riusciti a produrre nulla di importante, mentre in poco tempo e molto facilmente si dà il via libera alla costituzione di una struttura alberghiera che nulla ha a che fare con Murano e con la sua storia.

    Salvaguardare il distretto di Murano dovrebbe essere il tema che accomuna parti sociali , e istituzioni,… di questa nostra città metropolitana, come Filctem Cgil di Venezia continuiamo a porre domande proponendo gia per le prossime settimane un’iniziativa atta a coinvolgere tutti quei soggetti che lavorano vivono e producono a Murano.

    Michele Pettenò

     
  • Al via forno Pilkington il 16 ottobre, Filctem: "Ripartenza industriale per tutta l'area. No a conflitti d'interesse, sì ad altre assunzioni"

     


    Riccardo Colletti Filctem Cgil Venezia

    Lunedì 16 ottobre ci sarà un evento per noi importante, cioè la riapertura del Float alla Pilkington. Importante non solo per il fatto in sé. E’ un elemento di novità in un’area di crisi e depressa come la prima zona industriale di Porto Marghera.

    Speriamo che questa scelta strategica fatta dalla Società si accompagni ad altre. Proprio perché l’area di Porto Marghera, se concepita in un’ottica di reindustrializzazione, offre non solo le opportunità dei terreni ma un’intera area attrezzata che può essere il futuro contenitore di nuove attività manifatturiere e industriali.

    Parlando della riapertura della Pilkington e delle assunzioni che sono state fatte, e che saranno seguite a breve da altre, mi concentro sulle potenzialità che questa industria offre anche all’indotto. Prima della chiusura del forno primario avevamo circa 210 dipendenti diretti e una sessantina nell’indotto. Nel periodo di crisi invece, con le fuoriuscite e il mancato turnover, siamo arrivati ad avere 130 unità lavorative, senza utilizzo di ditte terze e i lavoratori in contratto di solidarietà. In questi 4 anni in mancanza di prospettive si profilava sempre più l’ipotesi di un disastro sociale.

    Ma dopo i sacrifici fatti dai lavoratori oggi si è di fronte a questo evento importante. Le previsioni dal punto di vista occupazionale, fatte dall’azienda, per me sono sottostimate. Perché se quando il forno era in attività e i dipendenti erano 230, senza contare quelli dell’indotto, ora anche con l’assunzione di 50 persone, così come avvenuto, arriviamo a 180 dipendenti. Non sarà possibile strutturare adeguatamente l’attività, in quanto se prima tutta lalogistica era gestita da 40 lavoratori di un’azienda terza, oggi trovo difficile con questi numeri organizzare un ciclo produttivo senza tenere in considerazione i lavoratori impiegati quando l’attività era pieno regime, in passato. Per questo dico che c’è un sottodimensionamento, attualmente, del personale. Mi auguro che nei prossimi mesi l’azienda rifletta su questo tema per ampliare le assunzioni.

    Con questo credo comunque vada lodato l’impegno dell’amministratore delegato che ha sollecitato le istituzioni al fine di rendere possibile la riapertura.

    Non è stato facile e lo sappiamo.

    Perché c’è una grossa differenza fra le istituzioni venete e quelle di San Salvo, in Abruzzo, dove c’è la sede centrale della Pilkington Nsg Italia.

    Perché gli interessi sui terreni a Porto Marghera e la questione delle bonifiche hanno da sempre giocato un ruolo negativo su qualsiasi opportunità di reinsediamento di tipo industriale. Mentre a San Salvo l’attività industriale e il mantenimento dell’occupazione sono stati sempre obiettivi prioritari delle istituzioni locali rispetto al resto.

    Spesso si sono utilizzati strumentalmente permessi o pareri ministeriali, iter burocratici locali che hanno sempre remato contro le riaperture.

    Oltre al fatto che la questione grandi navi sta giocando un ruolo negativo su tutti gli elementi di novità che la prima zona industriale sta portando, cioè la Bioraffineria e la Pilkington. Essendo questi nuovi esempi produttivi che tengono conto delle questioni ambientali, non possono essere le prime attività ad essere messe in discussione, pregiudicate o superate da altri tipi di interessi.

    Dovremo capire bene quali saranno i progetti che hanno previsto ministero e istituzioni locali circa l’utilizzo delle aree stesse per portarci le grandi navi. Quindi viviamo in un momento in cui le idee di sviluppo industriali e i possibili insediamenti, si trovano ad un bivio dove ci auguriamo non nascano conflitti che magari sanano un problema, ma dall’altra parte ne creano altri, con conseguenze occupazionali pesanti, in entrambi i casi. Per quello penso che la Pilkington sia un esempio da seguire perché non solo fa reali investimenti, ma parte di questi, oltre alla riattivazione del forno primario, saranno utilizzati anche per le questioni ambientali. Ad esempio l’abbattimento delle polveri sottili. Ci sono aree libere che devono diventare contenitore di un’industria rinnovata dove al centro dell’interesse non c’è solo la produzione ma il rispetto sociale e dell’ambiente. Ed è chiaro che Pilkington e Bioraffineria non possono e non devono essere messe all’angolo per altri interessi.

     

     

     
  • Italgas, niente accordo sul pronto intervento notturno. Sindacati pronti allo sciopero


     

     

    Cigil-Cisl-Uil lanciano un appello al sindaco: "Senza presidio a Santa Marta meno sicurezza e tempestività". Ma l'azienda replica: "Attività garantite 24 ore 24

    Il pronto intervento di Italgas resta al centro della discussione con i sindacati: si è svolto venerdì l’incontro dal prefetto tra le segreterie territoriali, le Rsu e la direzione aziendale per affrontare il problema della soppressione del servizio. La riunione si è risolta con un mancato accordo, conclusione che lascia l'amaro in bocca a Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil: "Riteniamo il comportamento dell’azienda inaccettabile - commentano - è inammissibile scambiare il risparmio economico con la sicurezza degli impianti e la tempestività degli interventi".

    "Rischio per la città"

    "È inevitabile - proseguono - che i tempi di intervento in caso di guasto o fuga saranno abbondantemente superiori rispetto a prima, perché mancherà un presidio permanente nella sede di Santa Marta e l’operatore dovrà partire da casa. C’è da sottolineare che il pronto intervento in turno a Venezia serve proprio per la particolarità della città stessa: condizioni climatiche, traffico acqueo, trasporti, difficoltà dell’intervento e della sua preparazione. Ricordiamo anche che Venezia è una città storica con apparecchiature vetuste e con patrimoni da salvaguardare".

    L'azienda: "Servizio garantito"

    Diversa la posizione dell'azienda, che già nei giorni scorsi aveva specificato che "con la nuova organizzazione le attività di pronto intervento continueranno a essere presidiate 24 ore su 24 nel rispetto dei protocolli di sicurezza e degli standard imposti dall’Autorità per l’energia. La nuova organizzazione risponde all’obiettivo di garantire l’ulteriore miglioramento dei livelli di qualità del servizio ai cittadini attraverso un percorso che porterà a uniformare processi e procedure già applicati da anni con successo negli oltre 1.400 Comuni in cui Italgas opera".

    Appello al sindaco e scioperi

    Infine i sindacati segnalano "un preoccupante silenzio da parte della amministrazione comunale". "Abbiamo mandato un appello al sindaco - aggiungono - perché intervenga per far tornare Italgas sui suoi passi, ma da quel che sappiamo nulla è stato fatto ad oggi. Chiediamo un incontro con il primo cittadino per spiegargli la situazione e il pericolo che Venezia sta correndo". "Vista la gravità della situazione - concludono - proclamiamo un pacchetto di ore di sciopero a partire dal 16 ottobre con il blocco degli straordinari fino al 20 novembre".