Come segreterie territoriali FILCTEM CGIL, FEMCA CISL e UILTEC UIL, oggi abbiamo incontrato l’Ente Zona che è stato incaricato dalle aziende petrolchimiche e dell'energia di Porto Marghera a dare risposte specifiche sulla questione “Grandi Navi da crociera” e i relativi impatti che l'ipotesi uscita nella riunione del comitatone dello scorso 7 novembre, comporterà nei confronti delle attività produttive e manifatturiere dell'area.
L’Ente Zona ha confermato un’effettiva difficoltà che non deriva solo dalla questione del progetto, ma soprattutto dalla fase di incertezza orientativa che tale ipotesi comporta.
Tuttavia le aziende hanno precisato di essersi riservate di fare qualsiasi tipo di dichiarazione mezzo stampa ma non per questo non hanno omesso di sollevare i loro dubbi nelle apposite sedi, dubbi che ovviamente permangono sia sulla questione del traffico navale e dell’occupazione del canale dei petroli, sia sulla questione riferita ai marginamenti, così come su questioni specifiche legate alla sostenibilità ambientale del progetto e alla sicurezza che potrebbe essere messa in discussione dalla promiscuità dei traffici (turistici e croceristici), con le attività industriali esistenti.
Per noi era doveroso ottenere queste risposte visto che, come ci è stato confermato, nessuna rappresentanza delle imprese ha potuto far parte del Comitatone. Come le stesse hanno ribadito di aver tempestivamente presentato le loro osservazioni ai vari progetti di analisi e di studio, realizzati dall’Autorità Portuale, richieste che ad oggi non hanno ancora ottenuto nessun riscontro.
Come Segreterie Territoriali, riconfermiamo a pieno titolo la nostra preoccupazione causata soprattutto dai limiti imposti alla discussione di un tema così importante, a tal punto di non permetterci di esprimere le nostre valutazioni. La totale mancanza di un progetto industriale e di riqualificazione delle aree, nonché quelle relative ai 107 ettari che Syndial sta trattando con il Comune, per noi è l’emblema di come si stanno trattando argomenti di interesse non solo territoriale ma anche nazionale e quindi riteniamo inconcepibile che non ci siano condizioni di trasparenza sulle evoluzioni importanti di un’area come Porto Marghera che deve poter rappresentare e difendere gli interessi industriali, manifatturieri, logistici e occupazionali che la caratterizzano, oltre alle vocazioni preponderanti. Per far questo e per rendere effettivo e efficace il futuro accordo di programma per il rilancio dell'area di crisi complessa di Venezia, vanno inoltre reperite le risorse per completare i 3 km mancanti di marginamento e la bonifica delle aree deve essere legata all'effettivo riuso delle stesse e come indicato dal PAT.
Pertanto e per non favorire intenti speculativi o favorire eventuali gruppi di interesse, che aprirebbero inevitabili e sicuri conflitti tra settori economici, pensiamo sia utile la convocazione di un Tavolo locale per definire un intesa specifica che tenga strettamente legati gli argomenti di economia, sviluppo e tutela delle industrie, chiarendo tutti gli aspetti tecnici oltre al relativo progetto che ad oggi ancora non c'è.

 

In tale Tavolo di confronto vanno coinvolti tecnici, esperti e Ministeri competenti affinché dal progetto che sarà poi presentato e che va posto alla base di un confronto, si possa fare chiarezza sulla compatibilità tra “Grandi Navi”, ambiente, traffici commerciali, industria e manifatturiero, dando le dovute garanzie per la tutela delle aziende esistenti e la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali. Un confronto questo che non può essere superato da pareri e da riunioni di Comitatone, come l'ultima del 7 novembre scorso, dove ad oggi nessun documento è stato prodotto, creando confusione e incertezze; come confermato dalle stesse imprese tale situazione, invece di attrarre nuovi imprenditori, rischia di allontanarli e allo stesso tempo mina l'esistenza delle attività presenti su tutta Porto Marghera. Come da noi richiesto il tavolo di confronto rimarrà aperto in via permanente e nel frattempo valuteremo tutte le iniziative utili a far chiarezza e per passare dalle incertezze alla certezza che in quest'area strategica si può ancora investire e fare industria.

 

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Comunicati Filctem e CGIL

  • COMUNICATO STAMPA

     

     


    Apprendiamo dalla stampa locale che esponenti di primo piano del governo Lega e Movimento 5 Stelle, insieme al presidente della Regione del Veneto e al Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, danno per scontata la permanenza delle grandi navi passeggeri in laguna e lo spostamento delle attività crocieristiche dalle banchine della Marittima di Venezia a Porto Marghera. Già in passato come FIOM e FILCTEM di Venezia abbiamo avuto modo di esprimere, per ragioni di merito, la nostra contrarietà allo spostamento delle grandi navi a Marghera perché inconciliabile con la prosecuzione delle attività produttive di Porto Marghera e la salvaguardia dell’occupazione, e perché propedeutica ad un cambio speculativo di destinazione d’uso delle aree di Marghera da industriale a turistico - commerciale.  L’inserimento per Legge di Porto Marghera e del comune di Venezia nelle aree di crisi industriale complessa non ha finora prodotto alcun progetto concreto di reinsediamento industriale e di nuova e qualificata occupazione. Su questo, e non sul cambio di destinazione d’uso delle aree di Marghera, il governo e le istituzioni locali sono chiamate a rispondere per diversificare le attività economiche nel territorio veneziano e contribuire ad una programmazione dello sviluppo e delle attività manifatturiere di Porto Marghera fondata su nuovi investimenti e su progetti ad alta innovazione tecnologica, di processo e di prodotto

    Coniugare la sostenibilità ambientale di Venezia con lo sviluppo e la capacità di creare nuova occupazione nel territorio è possibile a patto che si smetta di sperperare ingenti risorse pubbliche per faraonici progetti pensati per favorire in primo luogo le lobbies turistiche e quei potentati economici e speculativi che hanno impoverito e svuotato il centro storico, distrutto attività economiche e produttive storicamente legate alla città e alla sua vocazione industriale e manifatturiera. Servono al contrario, in applicazione della Legge sulle aree di crisi industriale complessa, investimenti in nuove attività produttive e di servizio per riequilibrare una economia, quella veneziana, oggi troppo sbilanciata sul turismo e sullo sfruttamento dei lavoratori.

    Di questo chiediamo conto al Governo e ai suoi ministri, alle istituzioni locali, alla Confindustria, per non perdere l’ennesima occasione data dall’inserimento di Porto Marghera nelle aree di crisi industriale complessa e nel tentativo di produrre il necessario cambiamento delle scelte politiche che hanno finora penalizzato la città e i lavoratori di Porto Marghera.

    Chiediamo pertanto l’apertura di una discussione con il governo su Porto Marghera e sulla città per rimettere al centro i temi del lavoro, degli investimenti e dell’assetto industriale del territorio veneziano.

     Marghera 13 novembre 2018

     Segreteria FIOM CGIL e FILCTEM CGIL di Venezia

     


     

     
  • XVIII Congresso Cgil, mercoledì 19 l'assemblea al Capannone


     

     
  • Enel: Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil preoccupate per la cura dimagrante delle risorse umane


     

     

    L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, e il capogruppo in regione della Lega Nord, Nicola Finco, assistititi dall’Unità di crisi della Regione Veneto, hanno incontrato a Venezia, nella sede della Regione, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali e territoriali dei lavoratori di Enel. I sindacati hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al numero degli attuali occupati Enel in Veneto e, di conseguenza, sulla qualità del servizio che l’azienda sarà in grado di garantire nel territorio regionale. L’assessore e il capogruppo del partito di maggioranza hanno assunto l’impegno di invitare i vertici aziendali Enel a un incontro di confronto in regione, da organizzarsi a settembre, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

    'Cura dimagrante'

    Da molti anni Enel, spiegano i sindacati, una delle più importanti società italiane a carattere multinazionale, sta mettendo in atto una lenta e costante cura dimagrante delle risorse umane nelle varie divisioni. Da aprile il personale di E-distribuzione del Veneto è in stato di protesta attraverso il blocco degli straordinari, dello spostamento d’orario e delle ore viaggio eccedenti il normale orario di lavoro perché la pesante riduzione del personale, pari al 23% in dieci anni di riorganizzazioni, ha fiaccato tutto il personale. Ora la situazione si è aggravata ulteriormente, specie per il territorio del Veneto, a seguito delle pesanti riorganizzazioni che nelle varie società Enel vuole mettere in campo da qui a fine anno: chiusura dei Punti Enel per i clienti del mercato di Maggior Tutela, riduzione del personale nella Centrale di Fusina (Porto Tolle è ormai definitivamente “spenta”), accorpamento delle strutture territoriali di E-distribuzione, riorganizzazione nell’ambito delle rinnovabili. Tutte queste riorganizzazioni penalizzano fortemente il Veneto. Per questo, sostenuti anche da un’azione nazionale unitaria a tutela del servizio, dei cittadini e del nostro territorio, abbiamo segnalato la situazione alle istituzioni e alla politica del Veneto. 

    Incontro positivo

    Le segreterie regionali del Veneto della Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno illustrato all’assessore Elena Donazzan, delegata dal presidente, la situazione in cui versa il gruppo Enel nel Veneto e le possibili ricadute negative che le scelte, recentemente presentate ai sindacati, porterebbero al servizio e alla stessa occupazione. L’assessore Donazzan, sentite le criticità illustrate, si è impegnata a convocare tutte le parti, azienda e sindacati, per i primi giorni di settembre. Filctem, FlaeI, e Uiltec valutando positivo l’esito dell’incontro, e visto l’impegno della Regione Veneto, auspicano che vengano riconosciute le giuste istanze da parte della Società Enel.

     
  • Bonifiche: marginamenti importanti, ma solo un aspetto del risanamento e del rilancio industriale dell'area


     

     

    Risanamento, reinsediamento di attività produttive manifatturiere, ritorno degli operai a Porto Marghera, a partire dalle bonifiche sull'area. Sui marginamenti, prendendo spunto dagli interrogativi posti dal deputato Pd, Nicola Pellicani, al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, mercoledì, ribadisco che la cosa senz’altro più importante è la riqualificazione delle aree, un obiettivo che non va abbandonato o sottovalutato in nome di altri interessi di tipo speculativo.

    Nella risposta del ministro Costa agli interrogativi del Pd, è stato messo in evidenza soprattutto il tema del completamento dei marginamenti, cosa che per noi rappresenta un aspetto del problema generale del risanamento e della decontaminazione dell'area. Ci pare di capire che i 178 milioni "da individuare", per finire le macroisole, Nuovo Petrolchimico e Fusina, potrebbero essere chiesti alle imprese. Cosa che potrebbe rappresentare un elemento di difficoltà per le imprese che insistono a Porto Marghera.

    Chiedo, dove sono finite le 60 manifestazioni d'interesse delle imprese che hanno risposto alla call dedicata all'area di crisi industriale complessa? Hanno fatto la stessa fine del centro di ricerca per la fusione nucleare, per cui Marghera è stata scartata? Siamo venuti a conoscenza di una serie di riunioni della cabina di regia, sugli esiti delle quali non abbiamo avuto alcun riscontro. Essendo il sindacato una parte sociale attiva della comunità, abbiamo la necessità di approfondire questi argomenti, abbiamo l’esigenza di conoscere quale film si stia girando a Porto Marghera. A quando il primo approfondimento di tutti i soggetti interessati alle bonifiche su Porto Marghera? Attendiamo fiduciosi.

     Segretario Filctem Cgil Venezia, Riccardo Colletti