Non mi sorprende in alcun modo quanto oggi apprendiamo dall’inchiesta fatta da Fanpage in merito agli interessi camorristici e mafiosi nella gestione dei rifiuti speciali sulle aree di Porto Marghera, e sul presunto riciclaggio di denaro sporco. Da tempo stiamo segnalando queste cose, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle correndo anche dei rischi personali durante le vicende della Sirma di Porto Marghera, penso poi ad alcune cessioni di aree da parte di Syndial ad aziende poco trasparenti e di fumosa identità. La stessa vicenda del Mose, così come quella delle bonifiche su Porto Marghera, hanno evidenziato tutte le lacune di un sistema che non è stato in grado di reagire pesantemente per tutelare il nostro territorio proprio da infiltrazioni mafiose e dal malaffare.

Purtroppo quando ci si accorge di quello che è accaduto è tardi. Casualità, i tempi previsti per le verifiche sono troppo lunghi e tutto va in prescrizione senza che ci sia un’acclamata responsabilità di chi ha condotto quel tipo di politiche. Ma la nostra storia non finisce qui nel valutare quanto si scrive oggi sulla stampa. Il problema c’è, ed è forte, oltre che persistente. Le aree di Porto Marghera stanno assumendo un livello di interesse sempre più alto per molti privati che potrebbero non avere i presupposti che da tempo ci auguriamo. È ancora in ballo da anni ormai la cessione di 107 ettari da parte di Syndial al Comune di Venezia, su altre aree libere o liberabili invece vi è una totale mancanza di progettualità.

Riguardo all’area di crisi e i benefici che potrebbe portare nelle aree di Porto Marghera, ci aspettiamo di avere concrete risposte ma se la realtà è creare una cabina di regia per avere in mano la gestione di quelle aree, compresi i 107 ettari, che poi potrebbero entrare in un circuito di gestione solamente privatistica, si apre un’autostrada senza limiti per chi vuole speculare, lucrare e riciclare sulle aree di Porto Marghera.


È proprio per questi motivi, conflitti di interessi o meno, che c’è la necessità, visto che stiamo parlando di un sito di interesse nazionale, che la gestione delle manifestazioni di interesse, le eventuali re-industrializzazioni o rioccupazioni di quelle aree rimangano inserite in un’area di interesse nazionale. Non ci serve una cabina di regia gestita da pochi, non ci servono ulteriori accordi di programma su bonifiche o quant’altro, ne abbiamo visti molti in questi anni e se i risultati sono questi, evidentemente bisogna cambiare la rotta.


Quindi penso che per evitare che Porto Marghera diventi il terreno del malaffare, della mafia, della camorra e quant’altro bisogna che il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dello Sviluppo, le istituzioni locali, Confindustria e le parti sociali si mettano insieme per costruire nuovi elementi di tutela e di sviluppo ecocompatibile di queste aree. Penso inoltre sia utile, visto che non è solo un problema locale ma è un problema ben più ampio di quello che immaginiamo, che il governo istituisca un’Authority specifica che vagli con profonda attenzione tutte le manifestazioni di interesse che ci possono essere sul riutilizzo sia delle aree dismesse ma anche di quelle che devono essere bonificate.


Voglio ricordare a tutti inoltre che le bonifiche a Porto Marghera non finiscono con i marginamenti, come qualcuno pensa; se si vuole rioccupare le aree libere di Porto Marghera c’è la necessità di stabilire i costi di bonifica che servono se si deve costruire un’industria piuttosto che attività ad uso civile perché, in mancanza di questo, trovo difficile che qualsiasi imprenditore si assuma la responsabilità degli oneri e dei costi per investire su quelle aree. È ovvio che in mancanza di queste cose il denaro “facile” può aprire qualsiasi tipo di porta perché in realtà non esiste un’idea progettuale vera, ma abbiamo assistito solo a semplici dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano.

Fanpage, Porto Margh,