La vicenda legata alla Solvay di Marghera, ceduta a un gruppo sardo, che ha messo al corrente l'opinione pubblica dell'operazione a cose fatte, è al centro dell'attenzione della sigla Cgil dei chimici veneziana, che riflette su altri fatti che stanno interessando impianti chimici nel nostro paese, per chiedersi quale sarà il futuro dell'industria italiana, e del territorio.

'Relazioni industriali 4.0'

"Se penso al modo in cui è avvenuta la cessione dell’impianto Esso di Augusta, alla società Sonatrach, molto simile alla cessione degli impianti di Marghera della Solvay, e torno indietro alle operazioni compiute qualche tempo fa da Eni, nel caso della Dow Chemical, non posso che arrivare a una conclusione - scrive Riccardo Colletti, segretario Filctem Cgil Venezia -. Il destino di queste società è la chiusura, con relativa perdita di posti di lavoro, che difficilmente vengono recuperati. Per di più, secondo uno schema di relazioni industriali che punta a estromettere il sindacato e a tenere fuori i lavoratori dalle decisioni delle compagnie. Che si formano nell'assoluto silenzio, e di cui si viene a conoscenza solo a giochi fatti. Che sia il modello di relazioni sindacali dell'industria 4.0?", si chiede Colletti.

Stile comunicativo

"La comunicazione avviene in termini rapidi - prosegue Colletti - senza una preventiva convocazione delle parti, almeno per accennare ai propositi di cessione, ai piani strategici, al contenimento dell’occupazione e a tutto quello che deriva da una cessione impiantistica. Sonatrach, tra l'altro, risulta parte lesa in un processo sulle tangenti di Eni in Algeria, un processo che è stato recentemente archiviato. Questa società negli ultimi periodi ha firmato accordi con Eni Versalis, guarda caso nel periodo in cui era tramontata l’ipotesi di cessione del cracking di Porto Marghera all'altra company, la Sk Capital".

'Eni senza traccia'

"Non per essere dei complottisti - aggiunge il segretario dei chimici - ma è giusto ricordare che lo stabilimento di Augusta è finito sotto sequestro a causa di inquinamento ambientale. Mentre altre decisioni, ne siamo certi, stanno per essere prese, sempre restando senza traccia. E mi riferisco a Basell, a Ferrara che, dal punto di vista impiantistico, sappiamo essere strettamente collegata alla produzione di etilene a Porto Marghera, che arriva lì tramite pipe line. Ci risulta che Basell stia chiudendo accordi con società fornitrici di materia prima che arriva su rotaia. Il che permette a Basell di spezzare la connessione diretta con Venezia, e allo stesso tempo causa un abbattimento della domanda di materie prime al nostro territorio. Contemporaneamente Versalis, a Marghera, molto velatamente sta accennando a piani di riduzione della produzione, andando a ripensare alle quantità. È evidente che tutto questo metterà a rischio la stabilità che oggi abbiamo. La cosa più grave penso sia il fatto che Eni Versalis non vuole presentare alcun piano industriale, proprio per evitare di assumersi degli impegni specifici".

Il cracking

L'impianto per anni è rimasto nel limbo. Eni è passata dall'accordo di chiusura siglato al ministero dello Sviluppo, nel 2014, all'annuncio della cessione al fondo americano Sk Capital e, qualche anno più tardi, al colpo di scena della ripresa della produzione, due anni fa, per una commessa arrivata dal nord Europa, con prezzo del petrolio particolarmente basso e conveniente. Ma dopo?

Lavoro e dignità

"Un completo silenzio da parte di Eni - spiega Colletti -, mentre in realtà, a piccoli passi, riteniamo stia portando avanti un processo di dismissione senza che nessuno disturbi. Per questo penso sia arrivato il momento di chiedere coerenza rispetto agli impegni presi, non possiamo stare qui ad aspettare altre comunicazioni di chiusure o cessioni impiantistiche del sistema industriale di chimica di base italiano. Per quanto riguarda la cessione della Esso a questa società algerina, vogliamo ribadire la solidarietà ai lavoratori di Siracusa, e la adesione a qualsiasi iniziativa che verrà messa in campo dai lavoratori, in quanto Esso è presente in tutto il territorio nazionale. A noi - conclude Colletti - non interessa il reddito di cittadinanza, abbiamo bisogno di lavoro e dignità, ed è su questi principi che un Paese normale dovrebbe basarsi".

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Comunicati Filctem e CGIL

  • COMUNICATO STAMPA

     

     


    Apprendiamo dalla stampa locale che esponenti di primo piano del governo Lega e Movimento 5 Stelle, insieme al presidente della Regione del Veneto e al Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, danno per scontata la permanenza delle grandi navi passeggeri in laguna e lo spostamento delle attività crocieristiche dalle banchine della Marittima di Venezia a Porto Marghera. Già in passato come FIOM e FILCTEM di Venezia abbiamo avuto modo di esprimere, per ragioni di merito, la nostra contrarietà allo spostamento delle grandi navi a Marghera perché inconciliabile con la prosecuzione delle attività produttive di Porto Marghera e la salvaguardia dell’occupazione, e perché propedeutica ad un cambio speculativo di destinazione d’uso delle aree di Marghera da industriale a turistico - commerciale.  L’inserimento per Legge di Porto Marghera e del comune di Venezia nelle aree di crisi industriale complessa non ha finora prodotto alcun progetto concreto di reinsediamento industriale e di nuova e qualificata occupazione. Su questo, e non sul cambio di destinazione d’uso delle aree di Marghera, il governo e le istituzioni locali sono chiamate a rispondere per diversificare le attività economiche nel territorio veneziano e contribuire ad una programmazione dello sviluppo e delle attività manifatturiere di Porto Marghera fondata su nuovi investimenti e su progetti ad alta innovazione tecnologica, di processo e di prodotto

    Coniugare la sostenibilità ambientale di Venezia con lo sviluppo e la capacità di creare nuova occupazione nel territorio è possibile a patto che si smetta di sperperare ingenti risorse pubbliche per faraonici progetti pensati per favorire in primo luogo le lobbies turistiche e quei potentati economici e speculativi che hanno impoverito e svuotato il centro storico, distrutto attività economiche e produttive storicamente legate alla città e alla sua vocazione industriale e manifatturiera. Servono al contrario, in applicazione della Legge sulle aree di crisi industriale complessa, investimenti in nuove attività produttive e di servizio per riequilibrare una economia, quella veneziana, oggi troppo sbilanciata sul turismo e sullo sfruttamento dei lavoratori.

    Di questo chiediamo conto al Governo e ai suoi ministri, alle istituzioni locali, alla Confindustria, per non perdere l’ennesima occasione data dall’inserimento di Porto Marghera nelle aree di crisi industriale complessa e nel tentativo di produrre il necessario cambiamento delle scelte politiche che hanno finora penalizzato la città e i lavoratori di Porto Marghera.

    Chiediamo pertanto l’apertura di una discussione con il governo su Porto Marghera e sulla città per rimettere al centro i temi del lavoro, degli investimenti e dell’assetto industriale del territorio veneziano.

     Marghera 13 novembre 2018

     Segreteria FIOM CGIL e FILCTEM CGIL di Venezia

     


     

     
  • XVIII Congresso Cgil, mercoledì 19 l'assemblea al Capannone


     

     
  • Enel: Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil preoccupate per la cura dimagrante delle risorse umane


     

     

    L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, e il capogruppo in regione della Lega Nord, Nicola Finco, assistititi dall’Unità di crisi della Regione Veneto, hanno incontrato a Venezia, nella sede della Regione, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali e territoriali dei lavoratori di Enel. I sindacati hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al numero degli attuali occupati Enel in Veneto e, di conseguenza, sulla qualità del servizio che l’azienda sarà in grado di garantire nel territorio regionale. L’assessore e il capogruppo del partito di maggioranza hanno assunto l’impegno di invitare i vertici aziendali Enel a un incontro di confronto in regione, da organizzarsi a settembre, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

    'Cura dimagrante'

    Da molti anni Enel, spiegano i sindacati, una delle più importanti società italiane a carattere multinazionale, sta mettendo in atto una lenta e costante cura dimagrante delle risorse umane nelle varie divisioni. Da aprile il personale di E-distribuzione del Veneto è in stato di protesta attraverso il blocco degli straordinari, dello spostamento d’orario e delle ore viaggio eccedenti il normale orario di lavoro perché la pesante riduzione del personale, pari al 23% in dieci anni di riorganizzazioni, ha fiaccato tutto il personale. Ora la situazione si è aggravata ulteriormente, specie per il territorio del Veneto, a seguito delle pesanti riorganizzazioni che nelle varie società Enel vuole mettere in campo da qui a fine anno: chiusura dei Punti Enel per i clienti del mercato di Maggior Tutela, riduzione del personale nella Centrale di Fusina (Porto Tolle è ormai definitivamente “spenta”), accorpamento delle strutture territoriali di E-distribuzione, riorganizzazione nell’ambito delle rinnovabili. Tutte queste riorganizzazioni penalizzano fortemente il Veneto. Per questo, sostenuti anche da un’azione nazionale unitaria a tutela del servizio, dei cittadini e del nostro territorio, abbiamo segnalato la situazione alle istituzioni e alla politica del Veneto. 

    Incontro positivo

    Le segreterie regionali del Veneto della Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno illustrato all’assessore Elena Donazzan, delegata dal presidente, la situazione in cui versa il gruppo Enel nel Veneto e le possibili ricadute negative che le scelte, recentemente presentate ai sindacati, porterebbero al servizio e alla stessa occupazione. L’assessore Donazzan, sentite le criticità illustrate, si è impegnata a convocare tutte le parti, azienda e sindacati, per i primi giorni di settembre. Filctem, FlaeI, e Uiltec valutando positivo l’esito dell’incontro, e visto l’impegno della Regione Veneto, auspicano che vengano riconosciute le giuste istanze da parte della Società Enel.

     
  • Bonifiche: marginamenti importanti, ma solo un aspetto del risanamento e del rilancio industriale dell'area


     

     

    Risanamento, reinsediamento di attività produttive manifatturiere, ritorno degli operai a Porto Marghera, a partire dalle bonifiche sull'area. Sui marginamenti, prendendo spunto dagli interrogativi posti dal deputato Pd, Nicola Pellicani, al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, mercoledì, ribadisco che la cosa senz’altro più importante è la riqualificazione delle aree, un obiettivo che non va abbandonato o sottovalutato in nome di altri interessi di tipo speculativo.

    Nella risposta del ministro Costa agli interrogativi del Pd, è stato messo in evidenza soprattutto il tema del completamento dei marginamenti, cosa che per noi rappresenta un aspetto del problema generale del risanamento e della decontaminazione dell'area. Ci pare di capire che i 178 milioni "da individuare", per finire le macroisole, Nuovo Petrolchimico e Fusina, potrebbero essere chiesti alle imprese. Cosa che potrebbe rappresentare un elemento di difficoltà per le imprese che insistono a Porto Marghera.

    Chiedo, dove sono finite le 60 manifestazioni d'interesse delle imprese che hanno risposto alla call dedicata all'area di crisi industriale complessa? Hanno fatto la stessa fine del centro di ricerca per la fusione nucleare, per cui Marghera è stata scartata? Siamo venuti a conoscenza di una serie di riunioni della cabina di regia, sugli esiti delle quali non abbiamo avuto alcun riscontro. Essendo il sindacato una parte sociale attiva della comunità, abbiamo la necessità di approfondire questi argomenti, abbiamo l’esigenza di conoscere quale film si stia girando a Porto Marghera. A quando il primo approfondimento di tutti i soggetti interessati alle bonifiche su Porto Marghera? Attendiamo fiduciosi.

     Segretario Filctem Cgil Venezia, Riccardo Colletti