È la denuncia di Filctem e Femca contro una ditta di bonifiche e smaltimento di rifiuti di Marghera: "come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti?"

Ditte indebitate, stipendi pagati attraverso acconti, nessuna certezza, cassa integrazione e infine minaccia di licenziamenti. Queste le condizioni descritte dalle sigle Filctem Cgil e Femca Cisl per i dipendenti di un' azienda di servizi ambientali e bonifiche, con sede a Marghera, che da anni, e dopo la cessione di un ramo d'azienda, continuerebbe, secondo i sindacati, a non garantire certezza alcuna ai dipendenti.

 

Cronistoria

La Company Futura Marghera è un’azienda che nasce nel 2011 dalla cessione di ramo di Cfm Spa.
Entrambi le aziende si occupano di:

 

Pulizia e disinfezione
Pulizie industriali
Idrolavaggi

Il socio unico e amministratore di Company Futura Marghera è il Sig. Strada Fabrizio con un capitale sociale di € 50.000,00. All’apparenza sembra si stia parlando di un’azienda solida e strutturata, ma non è così. Abbiamo a che fare con un’azienda che dal 2009 continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi, senza dare garanzie ai lavoratori di tranquillità economica. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, la Company Futura Marghera, cede un ramo d’azienda alla CFM ambiente Srl, la quale è stata costituita in data 22/12/2016 con socio al 98% il Sig. Strada Fabrizio , che è anche socio unico di CFM Company, e al 2% il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe. Il capitale sociale è così ripartito: Strada Fabrizio € 78.400,00 e € 1.600,00 il sig. Gheorghiu Fabrizio Giuseppe.

Gare d'appalto

"Abbiamo a che fare con un’azienda che - scrivono i sindacalisti Cgil e Cisl, Davide Stoppa e Francesco Coco - continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi - e questa, spiegano, è una situazione che va avanti dal 2009. "Abbiamo chiesto più volte alla società il motivo di questi ritardi, ma le responsabilità sono sempre state scaricate sulle committenti - continuano Coco e Stoppa -, cioè sui gruppi più grandi che appaltano alle ditte più piccole questi lavori, spesso creando gare al massimo ribasso, che talvolta permettono di potersi aggiudicare i lavori solo a fronte di pesanti restrizioni di spesa, tagli e risparmi, spesso a scapito dei lavoratori".

'Acconti, non stipendi'


"I dipendenti vengono pagati in ritardo in media di 2 mesi - scrivono le sigle -, prima ricevono un acconto e solo dopo molti giorni o mesi arriva il saldo. Ci chiediamo se le ditte committenti siano a conoscenza che i lavoratori vivono questa situazione da 9 anni e chiediamo a quest'ultime di bloccare il pagamento delle fatture per dare priorità agli stipendi. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, questa Company di Marghera cede un ramo d’azienda ad un'altro gruppo, affermando che tra di esse non esiste alcun legame. Ma si capisce che non è così: dalla forma societaria, dal fatto che c'è integrazione sulle commesse, che si ripete lo stesso sistema dei pagamenti dei lavoratori in ritardo e l’incubo per gli addetti. Ci chiediamo come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti, e perché si metta capitale sociale su una nuova azienda senza sistemare gli stipendi dei lavoratori".

Cassa integrazione


Il bello sembra arrivare dopo, perché "a un mese e mezzo dalla costituzione del rampo d'azienda - raccontano i sindacati veneziani - la società procede all'apertura della cassa integrazione, successivamente bocciata dall’Inps, per mancanza di requisiti. Le conseguenze del mancato accogliemento della Cig non fanno che riversarsi ancora una volta sui lavoratori, lasciandoli per mesi senza retribuzione".

 

'Pronti alla lotta'


Secondo quanto riferito da Filctem e Femca, le richieste d'incontro congiunte dei sindacati, rimangono inascoltate. "La nostra preoccupazione - scrivono le sigle - ormai ci porta a dubitare di ogni singola promessa di ripresa e di rilancio che l'azienda da anni ci propina, facendoci credere che le colpe sono sempre da imputare ad altri, a volte dei grandi gruppi che non gli rilasciano i permessi per i lavori, altre a causa della perdita di gare di appalto, al ribasso. Anche se spesso non si capisce dove stia la verità, in un paese dove sugli appalti c’è molto da indagare, non possiamo pensare che a rimetterci siano i lavoratori, che non hanno garanzie per la loro retribuzione.

A causa di queste continue incertezze ci sono operatori che si sono indebitati. Non è per noi ammissibile. E dopo i ritardi sono arrivate pure le minacce - scrivono Stoppa e Coco -. Hanno detto ai lavoratori: 'Se avete pazienza di aspettare, bene, altrimenti se volete i vostri soldi vi licenzio, così li potete avere'. Pretendiamo - concludono - che queste due aziende si mettano in regola con i pagamentie entro il mese di giugno. Il tempo delle favole è finito, abbiamo indetto un’assemblea con tutti i lavoratori per discutere la strada da intraprendere, ma se la posizione dell’azienda rimarrà invariata, le organizzazioni sindacali intraprenderanno azioni di lotta per arrivare ad una soluzione della vertenza. Se ciò non bastasse, convocheremo le parti in direzione territoriale del lavoro".

Davide Stoppa Filctem Cgil Venezia, e Francesco Coco Femca Cisl Venezia

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