Apprendiamo dalle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa del 3 giugno, che CFM Ambiente è completamente scollegata a CFM Company Futura Marghera. Da tempo abbiamo chiesto alle 2 società di fare un incontro congiunto per chiarire i nostri dubbi sui legami tra CFM Company e CFM Ambiente, sempre rifiutato. Rifiuto che non ci ha mai permesso di avere le delucidazioni in merito.

Leggiamo dai giornali e da dichiarazioni ufficiali a noi pervenute, che il socio Strada dovrebbe nel tempo assumere un ruolo marginale all'intero di CFM Ambiente, nata da una cessione di ramo aziendale dalla CFM Company. Pur apprendendo che il signor Strada uscirà nel tempo da CFM Ambiente, pare essere confermata ad oggi la nostra dichiarazione rispetto la sua rilevante posizione come socio di maggioranza.

Appare chiaro come un incontro avrebbe permesso ai rappresentanti dei lavoratori di chiedere spiegazioni sul progetto aziendale, sulle strutture societarie e chiarire come vengono gestiti i distacchi dei lavoratori tra le 2 società. Riteniamo importanti questi confronti, soprattutto in fasi difficili per i lavoratori e, non averli accettati, è per noi un errore che amplifica i problemi. Ci interesserebbe fare molte domande alle 2 società: capire il piano industriale di CFM Company Futura Marghera, considerando la riduzione dell'organico passato in CFM Ambiente, risolvere una volta per tutte i ritardi sui pagamenti degli stipendi, e capire come vengono gestiti i lavoratori nelle 2 società.

Siamo contenti che dopo i nostri articoli di questi giorni la CFM Ambiente abbia presentato ai lavoratori, attraverso un'assemblea, progetti e prospettive per il futuro, tranquillizzandoli sul fatto che si sta lavorando per pagare tutti gli arretrati degli stipendi; forse in un incontro avrebbero potuto spiegarlo anche a noi, e attendiamo lo facciano in un tavolo ufficiale perché alcuni progetti è da tempo che li sentiamo e non dall'amministratore. Speriamo che dopo molti mesi di ritardi sugli stipendi, finalmente i lavoratori abbiano una tranquillità economica e che tali progetti si concretizzino.

Le domande che noi come organizzazioni sindacali ci poniamo sono: bisognava arrivare a mezzo stampa? La presentazione ai lavoratori di tali progetti non poteva essere fatta prima, quando i lavoratori stessi chiedevano a noi chiarimenti e soldi per vivere ed evitare debiti? Come hanno intenzione di saldare le somme arretrate? Come sindacati siamo disponibili a un confronto sul futuro di queste due società, ricordando che lo scopo del sindacato è rappresentare i lavoratori che lavorano, e non quelli che sono senza stipendio o lavoro.

Davide Stoppa e Francesco Coco

Filctem Cgil Venezia e Femca Cisl Venezia

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Comunicati Filctem e CGIL

  • XVIII Congresso Cgil, mercoledì 19 l'assemblea al Capannone


     

     
  • Enel: Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil preoccupate per la cura dimagrante delle risorse umane


     

     

    L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, e il capogruppo in regione della Lega Nord, Nicola Finco, assistititi dall’Unità di crisi della Regione Veneto, hanno incontrato a Venezia, nella sede della Regione, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali e territoriali dei lavoratori di Enel. I sindacati hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al numero degli attuali occupati Enel in Veneto e, di conseguenza, sulla qualità del servizio che l’azienda sarà in grado di garantire nel territorio regionale. L’assessore e il capogruppo del partito di maggioranza hanno assunto l’impegno di invitare i vertici aziendali Enel a un incontro di confronto in regione, da organizzarsi a settembre, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

    'Cura dimagrante'

    Da molti anni Enel, spiegano i sindacati, una delle più importanti società italiane a carattere multinazionale, sta mettendo in atto una lenta e costante cura dimagrante delle risorse umane nelle varie divisioni. Da aprile il personale di E-distribuzione del Veneto è in stato di protesta attraverso il blocco degli straordinari, dello spostamento d’orario e delle ore viaggio eccedenti il normale orario di lavoro perché la pesante riduzione del personale, pari al 23% in dieci anni di riorganizzazioni, ha fiaccato tutto il personale. Ora la situazione si è aggravata ulteriormente, specie per il territorio del Veneto, a seguito delle pesanti riorganizzazioni che nelle varie società Enel vuole mettere in campo da qui a fine anno: chiusura dei Punti Enel per i clienti del mercato di Maggior Tutela, riduzione del personale nella Centrale di Fusina (Porto Tolle è ormai definitivamente “spenta”), accorpamento delle strutture territoriali di E-distribuzione, riorganizzazione nell’ambito delle rinnovabili. Tutte queste riorganizzazioni penalizzano fortemente il Veneto. Per questo, sostenuti anche da un’azione nazionale unitaria a tutela del servizio, dei cittadini e del nostro territorio, abbiamo segnalato la situazione alle istituzioni e alla politica del Veneto. 

    Incontro positivo

    Le segreterie regionali del Veneto della Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno illustrato all’assessore Elena Donazzan, delegata dal presidente, la situazione in cui versa il gruppo Enel nel Veneto e le possibili ricadute negative che le scelte, recentemente presentate ai sindacati, porterebbero al servizio e alla stessa occupazione. L’assessore Donazzan, sentite le criticità illustrate, si è impegnata a convocare tutte le parti, azienda e sindacati, per i primi giorni di settembre. Filctem, FlaeI, e Uiltec valutando positivo l’esito dell’incontro, e visto l’impegno della Regione Veneto, auspicano che vengano riconosciute le giuste istanze da parte della Società Enel.

     
  • Bonifiche: marginamenti importanti, ma solo un aspetto del risanamento e del rilancio industriale dell'area


     

     

    Risanamento, reinsediamento di attività produttive manifatturiere, ritorno degli operai a Porto Marghera, a partire dalle bonifiche sull'area. Sui marginamenti, prendendo spunto dagli interrogativi posti dal deputato Pd, Nicola Pellicani, al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, mercoledì, ribadisco che la cosa senz’altro più importante è la riqualificazione delle aree, un obiettivo che non va abbandonato o sottovalutato in nome di altri interessi di tipo speculativo.

    Nella risposta del ministro Costa agli interrogativi del Pd, è stato messo in evidenza soprattutto il tema del completamento dei marginamenti, cosa che per noi rappresenta un aspetto del problema generale del risanamento e della decontaminazione dell'area. Ci pare di capire che i 178 milioni "da individuare", per finire le macroisole, Nuovo Petrolchimico e Fusina, potrebbero essere chiesti alle imprese. Cosa che potrebbe rappresentare un elemento di difficoltà per le imprese che insistono a Porto Marghera.

    Chiedo, dove sono finite le 60 manifestazioni d'interesse delle imprese che hanno risposto alla call dedicata all'area di crisi industriale complessa? Hanno fatto la stessa fine del centro di ricerca per la fusione nucleare, per cui Marghera è stata scartata? Siamo venuti a conoscenza di una serie di riunioni della cabina di regia, sugli esiti delle quali non abbiamo avuto alcun riscontro. Essendo il sindacato una parte sociale attiva della comunità, abbiamo la necessità di approfondire questi argomenti, abbiamo l’esigenza di conoscere quale film si stia girando a Porto Marghera. A quando il primo approfondimento di tutti i soggetti interessati alle bonifiche su Porto Marghera? Attendiamo fiduciosi.

     Segretario Filctem Cgil Venezia, Riccardo Colletti 

     
  • A Murano interessi su alberghi in crescita e lavoratori e fornaci in calo


    La situazione a Murano è sempre più allarmante. Fornaci chiuse, cartelli “Vendesi” e un proliferare di strutture alberghiere nella completa indifferenza del Comune e della Regione, che non sembrano andare nella direzione di tutelare un sito significativo come quello di Murano.

    Venini

    Ma quale patrimonio dell'Unesco? Quello che stiamo vedendo in questi ultimi mesi è che ci sono interessi opposti alla conservazione di lavoro e imprese sull'isola. Questi segnali ci arrivano dalle feroci discussioni sulle destinazioni d’uso degli immobili. E a questi aggiungiamo l’ultimo elemento di novità, su cui non ho assistito ad alcuna presa di posizione, cioè la messa all'asta dello storico edificio in cui è situato il marchio di Venini. Quindi anche qui sorgerà un albergo?.

    Interessi in conflitto

    Inutile fare assemblee in cui si incontrano le varie parti per chiedere problematicità e richieste, se poi si hanno in mente altri disegni, che sembrano proprio andare nella direzione di fare di Murano un’isola di turismo e dormitorio. All'incontro di un anno e mezzo fa con il sindaco, Luigi Brugnaro, c'erano imprenditori, sindacati e varie associazioni, e ognuno spiegava le proprie esigenze, come la necessità di rafforzare la lotta alla contraffazione, la difesa del marchio, la difficoltà dell'andamento discontinuo della domanda e la concorrenza, anche sleale, rispetto al vetro prodotto sull'isola, con costi più alti e difficoltà ben maggiori, compreso il costo del lavoro. Bene, a valle di quell’incontro non è accaduto nulla, se non chiusure di aziende con lo scopo di convertirle in strutture ricettive, o altre attività non affini all’isola del vetro di Murano. Misuriamo un conflitto d'interessi, non solo istituzionali, ma anche fra imprenditori.

    Cadmio

    Poi arriva la questione del cadmio. Con un dispositivo della Comunità Europea che obbliga, nell’arco di 3 anni, tutte le aziende, a non utilizzare più l'elemento. Ma l’eventuale studio delle composizioni di materiali alternativi, per i colori del vetro, viene affidato a un’azienda qualsiasi. Sparisce la funzione del centro sperimentale, che è sempre esistito, e che in stretto rapporto con i produttori consentì in passato di trovare le combinazioni giuste per non utilizzare più piombo e arsenico.

    Ambiente

    Siamo d’accordo che è necessario adeguarsi e rispettare l’ambiente e la salute. Ma pretendiamo anche che i prodotti introdotti in Italia abbiano le stesse caratteristiche e composizioni di quelli che devono essere fatti in loco, nel rispetto delle regole, affinché non ci sia competizione al ribasso. Il marchio deve essere un elemento attraverso cui le istituzioni, e chi lavora nell’ambiente, difende le garanzie prescritte dalla Comunità Europea. Credo sia arrivato il momento di affrontare la situazione di Murano concretamente, con meno slogan e più fatti a sostegno di un patrimonio millenario sciupato da interessi privatistici che prediligono il denaro veloce.