È nostra intenzione attraverso questo comunicato rendere noto a tutti i lavoratori e a chiunque ritenesse opportuno, che abbiamo istituito un numero verde (041 5491244) per denunciare contraffazioni e illegalità nel sistema vetro a Murano. Garantiamo che verrà mantenuto sempre e in ogni caso l’anonimato di chi telefona per segnalare. 

 

Pochi giorni sono trascorsi dalla manifestazione provocatoria a Murano, dove con maschere bianche abbiamo sfilato per le calli e di fronte alle fabbriche.

Ci siamo coperti non di certo per nasconderci.

Ma per far capire usando simboli forti che i lavoratori e gli imprenditori che credono al sistema produttivo di Murano vengono ormai considerati dei fantasmi, quasi un ricordo del passato superato da una logica di carattere commerciale e dal potere del profitto, che se ne infischia della storia dell’arte del vetro e del valore stesso dell’isola.

Ebbene, per noi la manifestazione è soltanto l’inizio di quello che abbiamo intenzione di mettere in campo.

Continueremo, come sempre abbiamo fatto, nella lotta per difendere questo patrimonio, con tutte le iniziative del caso.

Che direzione controproducente si sta cercando di imprimere alle attività produttive di Murano?

Chi sono i responsabili di questa caduta libera, della totale inefficienza programmatica e strutturale che molte imprese stanno subendo? Alcuni soggetti li abbiamo individuati e sono i diversi imprenditori attratti da una logica di profitto immediato, che si lega sostanzialmente solo ad attività espositive e a promozioni di carattere turistico e ai quali non interessa se il vetro viene prodotto a Murano o meno, interessa però il mantenimento di un marchio muranese, visto che da esso si può trarre beneficio economico.

E veniamo a Confindustria Venezia.

A nostro avviso l’organizzazione imprenditoriale, invece di puntare sulla protezione della produzione  del vetro veneziano, ha difeso iniziative come quella della società Formia.

Un’azienda sicuramente in difficoltà. Ma che secondo gli slogan lanciati dai nuovi soggetti al vertice che ne assunsero la direzione, doveva risorgere.

La Formia poco dopo fallì (solo l’impegno di uno sparuto gruppo di lavoratori ne salvò le sorti, consentendo di riavviare la produzione).

Ma all’epoca dov’era Confindustria? Cos’ha fatto per impedirlo?

Oggi temiamo che ci toccherà a rivivere quella stessa situazione, ora che abbiamo iniziato un vertenza con Damiani-Venini.

Comprendiamo la libertà d’impresa che è l’essenza di ogni nuova avventura produttiva.

Ma quando l’imprenditorialità è vuota del suo spirito, cioè priva dell’attaccamento e della passione per ciò che crea con paziente applicazione e dedizione, non si può più definirla tale.

Allora ci chiediamo, cos’è impresa per Confindustria Venezia?

Come difende le attività produttive, se queste stanno gradualmente abbandonando Murano o stanno chiudendo i battenti, come stava per accadere a Formia?

Poco tempo fa arriva a Murano la Damiani gioielli, acquisisce al 60% la Venini e come primo passo licenzia direttamente un’intera piazza di lavoro, senza presentare indirizzi chiari sulla strategia industriale, sui piani di tenuta della società e sulle scelte che intende mettere in campo.

Di nuovo Confindustria non proferisce parola.

Non tanto sui licenziamenti dei 4 lavoratori.

Ma neppure sulla conservazione e mantenimento delle attività nel territorio.

Perché Confindustria non si schiera apertamente denunciando le contraddizioni che favoriscono questa continua destrutturazione industriale?

Ci lascia senza parole constatare come puntualmente non sostenga con fermezza la necessità di mantenere la produzione viva e sana in loco.

Tornando al licenziamento dei lavoratori, Damiani-Venini ha consegnato la lettera con il provvedimento anche ad un nostro delegato sindacale.

Guarda caso quello che si occupava della sicurezza degli impianti e dei lavoratori all’interno dei luoghi produttivi.

Come possiamo interpretare questo modo di agire aziendale, se non come la volontà di eliminare chiunque venga percepito come un’interferenza al libero arbitrio ?

Di sicuro questi licenziamenti non hanno fatto che contribuire a creare tensione e paura fra i lavoratori.

Mentre come Filctem Cgil Venezia ci preoccupiamo perché non avere un delegato in fabbrica significa abbassare la sicurezza e peggiorare la qualità del lavoro.

Ci viene da pensare che non sia interesse di Damiani mantenere e arricchire qui la produzione. 

Il sindacato FILCTEM CGIL si è sempre speso, e sempre lo farà, alla difesa dei lavoratori ma anche alla difesa delle attività produttive.

Prova tangibile di questo è un’azienda che si chiama “Berti”. Che è diventata come tutti sanno, un esempio di riconquista e riavvio dell’attività industriale, grazie al concorso delle varie parti in campo e grazie alla caparbietà dei lavoratori.

Un progetto che, ricordiamo, non avrebbe visto la luce se fosse stato per Confindustria Venezia che l’aveva data per spacciata, condannando i lavoratori ancora una volta, vergognosamente, alla cassa integrazione e alla mobilità.

Mai nelle varie vertenze, abbiamo visto una presa di posizione seria e determinata di Confindustria Venezia a mantenere in piedi le attività produttive, anche di fronte alle difficoltà.

E fin troppe volte ci siamo dovuti arrangiare, avendo al nostro fianco persone determinate e l’appoggio, talvolta, delle istituzioni.

Perché un numero verde?

In primo luogo per denunciare chi nelle vende prodotti contraffatti.

E poi, motivo più importante, perché abbiamo la sensazione che molte aziende produttrici licenzino i lavoratori oppure ricorrano alla cassa integrazione, spostando la produzione all’esterno, fuori dall’isola o fuori dal paese addirittura, con costi del lavoro      sensibilmente più bassi e prezzi delle materie prime ridotti.

Con questo meccanismo e nella totale disattenzione generale, intere piazze produttive e un sistema intero, stanno scomparendo a Murano. Ad una velocità sempre più sostenuta.

E tale da farci ritenere che molti di coloro che sostengono la necessità di applicare il micro chip ai prodotti introdurre altri sistemi di certificazione o marchi, non abbiano il benché minimo interesse alla difesa del “made in Murano”.

Alla conservazione e protezione del fare sull’isola. Alla tutela del lavoro a Murano, nelle fornaci che hanno fatto per un millennio la storia del vetro veneziano.

Se ci arriveranno denunce ci faremo garanti come organizzazione per verificare se quanto ci è stato comunicato e a valle di quello faremo esposti specifici alla magistratura e agli enti competenti.

 

Il segretario generale

Riccardo Colletti

 

 

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Comunicati Filctem e CGIL

  • FILCTEM-CGIL, ELETTA LA NUOVA SEGRETERIA NAZIONALE

     

     

    L’assemblea generale della Filctem-Cgil nazionale ha eletto oggi, con voto segreto, la nuova segreteria nazionale con 171 (95%) voti a favore, 6 (3,3%) contrari e 3 astenuti (1,7%).
    Hanno votato 180 componenti dell’assemblea (l’84,1%) su un totale di 214 aventi diritto. Nella nuova segreteria nazionale si segnalano due nuovi ingressi: Massimo Marani e Ilvo Sorrentino, rispettivamente ex segretario generale dalla Filctem Cgil di Ravenna e attuale segretario generale della Filctem Cgil del Lazio. I due nuovi componenti subentrano a Luca Barbetti e Gabriele Mazzariello. La nuova segreteria nazionale risulta pertanto così composta: Emilio Miceli, segretario generale; Claudio Bettoni, Marco Falcinelli, Massimo Marani, Elena Palumbo, Sonia Paoloni, Ilvo Sorrentino.
    Roma, 5 febbraio 2019

     
  • COMUNICATO STAMPA

     

     


    Apprendiamo dalla stampa locale che esponenti di primo piano del governo Lega e Movimento 5 Stelle, insieme al presidente della Regione del Veneto e al Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, danno per scontata la permanenza delle grandi navi passeggeri in laguna e lo spostamento delle attività crocieristiche dalle banchine della Marittima di Venezia a Porto Marghera. Già in passato come FIOM e FILCTEM di Venezia abbiamo avuto modo di esprimere, per ragioni di merito, la nostra contrarietà allo spostamento delle grandi navi a Marghera perché inconciliabile con la prosecuzione delle attività produttive di Porto Marghera e la salvaguardia dell’occupazione, e perché propedeutica ad un cambio speculativo di destinazione d’uso delle aree di Marghera da industriale a turistico - commerciale.  L’inserimento per Legge di Porto Marghera e del comune di Venezia nelle aree di crisi industriale complessa non ha finora prodotto alcun progetto concreto di reinsediamento industriale e di nuova e qualificata occupazione. Su questo, e non sul cambio di destinazione d’uso delle aree di Marghera, il governo e le istituzioni locali sono chiamate a rispondere per diversificare le attività economiche nel territorio veneziano e contribuire ad una programmazione dello sviluppo e delle attività manifatturiere di Porto Marghera fondata su nuovi investimenti e su progetti ad alta innovazione tecnologica, di processo e di prodotto

    Coniugare la sostenibilità ambientale di Venezia con lo sviluppo e la capacità di creare nuova occupazione nel territorio è possibile a patto che si smetta di sperperare ingenti risorse pubbliche per faraonici progetti pensati per favorire in primo luogo le lobbies turistiche e quei potentati economici e speculativi che hanno impoverito e svuotato il centro storico, distrutto attività economiche e produttive storicamente legate alla città e alla sua vocazione industriale e manifatturiera. Servono al contrario, in applicazione della Legge sulle aree di crisi industriale complessa, investimenti in nuove attività produttive e di servizio per riequilibrare una economia, quella veneziana, oggi troppo sbilanciata sul turismo e sullo sfruttamento dei lavoratori.

    Di questo chiediamo conto al Governo e ai suoi ministri, alle istituzioni locali, alla Confindustria, per non perdere l’ennesima occasione data dall’inserimento di Porto Marghera nelle aree di crisi industriale complessa e nel tentativo di produrre il necessario cambiamento delle scelte politiche che hanno finora penalizzato la città e i lavoratori di Porto Marghera.

    Chiediamo pertanto l’apertura di una discussione con il governo su Porto Marghera e sulla città per rimettere al centro i temi del lavoro, degli investimenti e dell’assetto industriale del territorio veneziano.

     Marghera 13 novembre 2018

     Segreteria FIOM CGIL e FILCTEM CGIL di Venezia

     


     

     
  • XVIII Congresso Cgil, mercoledì 19 l'assemblea al Capannone


     

     
  • Enel: Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil preoccupate per la cura dimagrante delle risorse umane


     

     

    L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, e il capogruppo in regione della Lega Nord, Nicola Finco, assistititi dall’Unità di crisi della Regione Veneto, hanno incontrato a Venezia, nella sede della Regione, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali regionali e territoriali dei lavoratori di Enel. I sindacati hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al numero degli attuali occupati Enel in Veneto e, di conseguenza, sulla qualità del servizio che l’azienda sarà in grado di garantire nel territorio regionale. L’assessore e il capogruppo del partito di maggioranza hanno assunto l’impegno di invitare i vertici aziendali Enel a un incontro di confronto in regione, da organizzarsi a settembre, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

    'Cura dimagrante'

    Da molti anni Enel, spiegano i sindacati, una delle più importanti società italiane a carattere multinazionale, sta mettendo in atto una lenta e costante cura dimagrante delle risorse umane nelle varie divisioni. Da aprile il personale di E-distribuzione del Veneto è in stato di protesta attraverso il blocco degli straordinari, dello spostamento d’orario e delle ore viaggio eccedenti il normale orario di lavoro perché la pesante riduzione del personale, pari al 23% in dieci anni di riorganizzazioni, ha fiaccato tutto il personale. Ora la situazione si è aggravata ulteriormente, specie per il territorio del Veneto, a seguito delle pesanti riorganizzazioni che nelle varie società Enel vuole mettere in campo da qui a fine anno: chiusura dei Punti Enel per i clienti del mercato di Maggior Tutela, riduzione del personale nella Centrale di Fusina (Porto Tolle è ormai definitivamente “spenta”), accorpamento delle strutture territoriali di E-distribuzione, riorganizzazione nell’ambito delle rinnovabili. Tutte queste riorganizzazioni penalizzano fortemente il Veneto. Per questo, sostenuti anche da un’azione nazionale unitaria a tutela del servizio, dei cittadini e del nostro territorio, abbiamo segnalato la situazione alle istituzioni e alla politica del Veneto. 

    Incontro positivo

    Le segreterie regionali del Veneto della Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno illustrato all’assessore Elena Donazzan, delegata dal presidente, la situazione in cui versa il gruppo Enel nel Veneto e le possibili ricadute negative che le scelte, recentemente presentate ai sindacati, porterebbero al servizio e alla stessa occupazione. L’assessore Donazzan, sentite le criticità illustrate, si è impegnata a convocare tutte le parti, azienda e sindacati, per i primi giorni di settembre. Filctem, FlaeI, e Uiltec valutando positivo l’esito dell’incontro, e visto l’impegno della Regione Veneto, auspicano che vengano riconosciute le giuste istanze da parte della Società Enel.