A luglio il governo ha definito le date per avviare le gare di appalto per la fornitura e la distribuzione di gas a livello nazionale. Come sindacati pensiamo all’essenzialità del servizio e pensiamo alle implicazioni sui lavoratori che ruotano attorno all’erogazione di questo bene fondamentale.

La clausola sociale c’è e questo per noi significa avere un pilastro di riferimento non di poco conto. Ma ciò non significa tutelare completamente i lavoratori.

Con gli ultimi interventi del governo in materia di lavoro il pericolo è che si crei una massa non indifferente di addetti che passano da un buon lavoro con diritti e tutele ad un livello molto più basso, pur in continuità occupazionale.

Stiamo parlando dei dipendenti di un settore che non risente della crisi economica o dei fenomeni legati alla globalizzazione.

Quello che ci preme è sottolineare che ci sono cose fondamentali da inserire nel bando di gara.

Prima fra tutte, che il passaggio dei lavoratori da un’azienda all’altra sia garantito dalla presenza dello stesso contratto di riferimento:

CCNL gas-acqua.

Questa clausola darebbe la garanzia di trattamenti economici dignitosi ed eviterebbe gare d’appalto al ribasso.

Il secondo punto è che va garantita la salvaguardia rispetto alle modifiche sui licenziamenti previsti da Jobs Act. Essendoci continuità lavorativa è giusto che i dipendenti mantengano le tutele pre esistenti alla legge delega 183/2014 sul lavoro, del governo Renzi.

Le sigle nazionali hanno sottolineato che occorre lavorare contro la “condizione  di  preoccupante  incertezza  normativa  che rischia  di  favorire  processi  di  dumping  sociale,  che  si  potrebbero  determinare  in  occasione dell’attuazione delle Gare. Per  queste ragioni, al  fine di determinare  impegni  precisi  di  tutela  occupazionale,  si  chiede  di inserire nel bando di gara per l’affidamento della distribuzione del gas di ogni singolo ATEM, specifiche clausole di tutela”.

Le segreterie nazionali si sono mosse. Siamo in attesa di incontro al Mise (ministero per lo sviluppo economico), per uniformare questi principi in tutto il territorio nazionale.

L’incontro non c’è stato ma intanto ci muoviamo a livello territoriale.

Come Filctem Cgil abbiamo fatto richiesta d’incontro al sindaco Luigi Brugnaro, primo cittadino del comune e della città metropolitana capofila del territorio Venezia 1 Laguna Veneta. PUBBLICHIAMO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA:

 

Mestre, 27 ottobre 2015

Al Sindaco del Comune di Venezia

Luigi Brugnaro

 

Oggetto: richiesta di incontro

 

Caro Sindaco,

nelle prossime settimane si avviano le gare d’Atem che riguardano l’ambito di Venezia 1 – Laguna Veneta di cui il Comune e la Città Metropolitana che Lei rappresenta ne è il capofila. L’avvio della gara è un momento importante in quanto mette i paletti sulla qualità del servizio di distribuzione gas e soprattutto coinvolge centinaia di lavoratori diretti e dell’indotto che lavorano sulla distribuzione del gas.

Chiediamo quindi un incontro per discutere dell’avvio della gara nell’ambito di Venezia 1 per poter esporLe e discutere le nostre idee al riguardo.

 

Certi di un Suo sollecito riscontro, porgiamo cordiali saluti.

 

Le segreterie territoriali di Venezia

Filctem-Cgil     Femca -Cisl    Uiltec-Uil

 


 

 

 

Venerdì 16 ottobre 2015 si sono incontrati a Roma la dirigenza di Italgas e le Segreterie Nazionali di FILCTEM – FEMCA – UILTEC con le OO.SS. territoriali di Veneto, Piemonte e Friuli per dare risposte alle varie vertenze che in ogni territorio si sono aperte durante il periodo commissariale.

L’incontro era stato richiesto dai nazionali sotto insistenza dei territori in quanto ormai diffusamente non arrivavano risposte da parte dell’azienda su questioni strategiche quali il turn over (accordo sulla mobilità), la gestione della flessibilità, le ditte in appalto, oltre ad avere alcuni chiarimenti sulle strategie aziendali per quanto riguarda le prossime gare d’ambito.

Dopo una serie di dichiarazioni aziendali sulla bontà degli accordi firmati e l’impegno ad onorarli a partire dall’accordo sulle relazioni industriali, le segreterie nazionali hanno spinto per avere risposte sugli impegni da prendere in particolare per quanto riguarda le assunzioni necessarie per coprire gli organici nei territori delle tre regioni rappresentate al tavolo. Purtroppo le risposte da parte dell’azienda al tavolo nazionale sono state estremamente vaghe se non addirittura insufficienti se si pensa che hanno ipotizzato solo 15 nuove assunzioni entro giugno per tutte e 3 le regioni.

Dopo approfondita discussione si è condiviso di continuare il dibattito a livello territoriale durante gli incontri già precedentemente calendarizzati.

Per quanto riguarda Venezia l’incontro sarà effettuato il prossimo 3 novembre e molte aspettative sono sul tavolo, prima fra tutte il ripristino degli organici che garantirebbe un miglior servizio ma soprattutto darebbe un’iniziale risposta ai turni di reperibilità che già da troppo tempo pesano sui lavoratori. Oltre a questo ci aspettiamo delle risposte sulle ditte d’appalto e sulla loro gestione, delle volte conflittuale, rispetto alle mansioni previste per i tecnici.

È inevitabile, e cosa già dichiarata al tavolo nazionale, che se non si troveranno fattive risposte ai problemi organizzativi ci sarà un inasprimento dei rapporti con conseguente protesta ed eventuale mobilitazione.

 

Segreteria FILCTEM CGIL di Venezia

Davide Camuccio

 

Mestre, 20 ottobre 2015


 

Raccolta rifiuti differenziata: rispetto per l’ambiente, senso civico, cultura moderna, risparmio energetico. La differenziata è il futuro. E’ investimento per il territorio e le generazioni future.

Ma qual’è l’altra faccia della medaglia? Nel frattempo, chi ci guadagna e chi ci perde?

Come categoria Filctem Cgil veneziana, ci occupiamo di tutto quanto ruota attorno alla chimica, ma non solo.

Sono di nostra competenza anche il comparto energetico, il tessile e calzaturiero e il gas-acqua.

Seguiamo anche l’azienda Veritas, per quanto riguarda il settore idrico nel veneziano.

Veritas gestisce “il ciclo integrale dei rifiuti in tutte le sue fasi, dal conferimento al trattamento, riciclaggio, recupero e smaltimento nel polo tecnologico di Fusina, uno tra i maggiori impianti presenti in Europa per quantità trattate e potenzialità”.

Veritas possiede partecipazioni di imprese, in parte pubbliche e in parte private, come Ecoprogetto Venezia Srl.

Quest’ultima “dispone di 2 impianti che utilizzano il rifiuto secco proveniente dalla raccolta differenziata realizzata dal gruppo Veritas per produrre CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto), da utilizzare in centrali termoelettriche (come quella dell’ENEL a Fusina), in cementifici e in termovalorizzatori".

Come segretario della Filctem Cgil Venezia, non potevo non seguire con molta attenzione le indicazioni che l’azienda ha impartito durante una delle assemblee organizzate nel comune di Mira pochi giorni fa, per istruire i cittadini sul nuovo modo di trattare i rifiuti.

E sono rimasto sbalordito nell’apprendere che per le famiglie, i rifiuti messi nel secco, oltre alla tassa normale stabilita da Veritas, comporteranno una spesa supplementare. Perché oltre un certo quantitativo smaltito, si pagherà una quota in più rispetto al fisso imposto in bolletta.

Non solo. Alla cittadinanza Veritas chiede di pulire i rifiuti, prima di riporli nel bidone indicato. E chiede di non trattare la carta sporca, ad esempio intrisa di olio o altre sostanze, come “carta”, ma come “secco”. Mi sono chiesto se indirettamente si voglia incrementare il volume del secco, in questo modo.

Perché, che bisogno c’è di gettare la carta “sporca” nel secco, se il processo di recupero di carta e cartone passa attraverso lo scioglimento su vasche nei cantieri e il prodotto anche se sporco, non dà nessuna alterazione alla cellulosa?

Si vogliono forse aumentare i costi delle famiglie? Naturalmente rimango aperto ad ogni tipo di confronto su questo punto.

Organizzare la raccolta dei rifiuti in modo differenziato è un passo avanti per tutti. Ma significa anche “consegnare” a chi le tratta, immondizie “di qualità”.

Cioè accrescere il valore dei rifiuti che poi vengono venduti alle aziende che li trasformano. Quindi per Veritas e le aziende collegate, ciò si traduce in un aumento dei margini di profitto.

Credo ovviamente sia logico che una società miri ad aumentar i propri guadagni. Ma questo non lo si può fare a scapito dei cittadini che vedranno aumentare i costi, né di quei lavoratori, circa 30 secondo quanto riferito dai media locali, che nello stabilimento di Ecoprogetto a Fusina, verranno messi in cassa integrazione.

La separazione e la pulizia dei rifiuti realizzata a monte, dai cittadini, probabilmente consente all’azienda di ottenere gli stessi risultati, risparmiando su una linea di produzione.

In pratica chi tratta rifiuti ottiene un doppio beneficio: risparmia sul personale e aumenta il guadagno perché tratta rifiuti di qualità. La collettività invece:

1) si accolla l’onere di sistemare bene i rifiuti, mette a disposizione spazio e tempo per separarli e pulirli. E semmai paga pure il supplemento, se lo smaltimento supera un determinato limite, fissato da Veritas stessa;

2) riceve nuovi cassintegrati, il cui onere è sempre a carico dei cittadini.

Ben inteso. Dicendo questo non voglio dire che dovremmo sottrarci al nostro dovere, in quanto consumatori e produttori di rifiuti che il nostro pianeta deve assorbire e di cui dobbiamo acquisire consapevolezza.

Ma mi chiedo ad esempio, perché le aziende per prime non si impegnano a ridurre imballaggi e alleggerire confezioni, incarti e involucri di tutto ciò che compriamo e che, vista la mole di cartoni, pellicole, vaschette, sacchetti, buste, scatole, ecc. ha il potere di intasare incredibilmente i nostri bidoni?

Perché per il cittadino non c’è alcun ritorno e solo incombenze e nuove spese (e pure più lavoro)?

Riccardo Colletti

 FILCTEM CGIL VENEZIA

14 ottobre 2015

30172 MESTRE  Via Ca’ Marcello 10,  telefono 0415491244   fax 041 5491245

30141 MURANO  Calle del Mistro 22, telefono 041 739102  fax 041 736840

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