Riccardo Colletti, Filctem Cgil Venezia

 

All'indomani dell'ufficialità del cambio uso della storica fornace De Majo a Murano ad albergo, Filctem Cgil prende posizione sulla strada intrapresa dal Comune di Venezia.

"Ci sembra che un vero e proprio comitato di affari si stia concentrando a Murano - dice Riccardo Colletti, segretario Filctem Cgil Venezia - altro che aiuti alle imprese dell'isola. Se approvando in così poco tempo una modifica di destinazione per una struttura produttiva del vetro si fa capire che è possibile uscire dalla crisi cambiando vocazione alle aziende è evidente che ci sono interessi diversi e che si vuole spostare la Murano imprenditoriale da un'altra parte. Gli stessi imprenditori vanno infatti a produrre in terraferma, mantenendo il marchio 'Murano'". 

Prosegue Colletti: "L'interesse a Murano si concentra più su attività del turismo che sulla produzione artigianale e la sua difesa. A cosa serve portare il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, e mostrargli il museo del vetro mentre una realtà storica dell’isola se ne va a produrre altrove? Altro che patrimonio dell’Unesco. Ci aspettavamo dal Comune un atteggiamento diametralmente opposto sui cambi d’uso a Murano. Dov'è appena stata riconosciuta l'area di crisi complessa, tra l'altro. Capiamo bene, in questo modo, che gli interessi sono molto diversi dalla salvaguardia e conservazione del vetro sull'isola e che c’è una convenienza differente. Perciò, evidentemente, tutto quello che è stato detto su Murano fino ad oggi, sono solo chiacchiere al vento".

E torna sulla crisi di alcune fornaci a Murano, Colletti, quelle che "hanno deciso di continuare a produrre nonostante le molte difficoltà: perchè non vengono sostenute dopo anni di appelli e richieste d'aiuto e le tante casse integrazioni per salvaguardare l'occupazione nei momenti più difficili, mentre in così poco tempo e così facilmente si dà il via libera alla costituzione di una struttura alberghiera che nulla ha a che fare con il vetro? A cosa serve la scuola Abate Zanetti per formare maestri vetrai in loco, se si fa tutt'altro che mantenere la storicità della produzione artigianale?"


 

 

 

La protesta per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore coibenti, continua, dopo lo sciopero del 29 dicembre scorso. "La controparte datoriale - scrivono i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil - in questi mesi non ha mostrato alcun tipo di apertura, continuando a chiedere profonde modifiche normative del contratto nazionale, che puntano a ridurrebbe diritti e istituti ai lavoratori".

"Tale posizione è inaccettabile - scrivono unitariamente le sigle - e mette di fatto in discussione la possibilità, da parte di migliaia di lavoratori, di avere il rinnovo del contratto, strumento indispensabile per il miglioramento delle tutele e delle condizioni di lavoro. In linea con le segreterie nazionali - proseguono i sindacati a livello territoriale - riteniamo necessario imprimere un’accelerazione al negoziato indicendo due ore di sciopero venerdì, 7 aprile, con presidio e volantinaggio alla portineria 9 del petrolchimico di Porto Marghera".

Deciso anche il blocco degli straordinari e delle flessibilità di orario per tutta la settimana (sabato compreso), secondo quanto riferito dai rappresentanti dei lavoratori. "L'iniziativa del giorno 7 proseguirà con due ore di assemblea retribuita alla sede di Confindustria Venezia, al Vega. Come sindacato non possiamo accettare che la controparte si presenti al tavolo delle trattativa mettendo in discussione elementi importanti come la quattordicesima mensilità, il premio di produzione e il trattamento dei periodi di malattia, come non possiamo pensare che si diminuiscano diritti come i riposi, le ferie e altri istituti contrattuali. Tali richieste porterebbero ad un drastico abbassamento del potere di acquisto dei lavoratori. Dai conti fatti si tratta di una perdita media di circa 2 mila e 500 euro.

Questo atteggiamento, secondo i sindacati punta a raggiungere un altro scopo: "quello di destrutturare il contratto nazionale per derogare sempre più le trattative al livello aziendale su aspetti determinanti legati al salario e ai diritti. Come possiamo garantire un salario, in linea con l’aumento del costo della vita, con contrattazioni aziendali? Come possiamo contrattare nelle aziende di piccole dimensioni, salari e diritti? Per questi motivi riteniamo che non si possa rinunciare nella maniera più assoluta al contratto nazionale di lavoro. Per questo, se permarranno tali condizioni proseguiremo con le iniziative di protesta in occasione delle fermate per manutenzione delle imprese appaltanti".


 

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