Il presidente della Pilkington Italia S.p.A., dottor Graziano Marcovecchio sulla ripartenza del forno a Porto Marghera


  

La riapertura del forno nella sede veneziana della Pilkington, azienda giapponese di produzione di manufatti in vetro è un fatto straordinario, nell'area di Porto Marghera. Un evento degno dei festeggiamenti del centenario del polo industriale e che restituisce speranza, nel panorama di chiusure e cessazioni continue delle attività produttive, degli ultimi anni.

Per oltre 4 anni e mezzo i 130 lavoratori rimasti hanno sopportato periodi di cassa integrazione, con conseguente decurtazione dei guadagni, contratti di solidarietà e incertezza generale sul futuro dell'impresa e dell'occupazione. All'epoca della fermata del forno però, l'ottica già proiettata verso il futuro dell'azienda e dei sindacati, consentì di bloccare il funzionamento dell'impianto senza comprometterne una possibile riapertura, facendo in modo cioè di agevolare un'eventuale ripartenza. Così le macchine furono spente in maniera graduale, per non comprometterne l'eventuale funzionamento e la previsione fu sempre quella di non chiudersi alcuna strada, circa una possibile rimessa in funzione dell'azienda, nel suo cuore produttivo.

A distanza di quasi 5 anni, vista la necessità di fermare per manutenzione altri 2 impianti in Germania, l'azienda punta di nuovo su Porto Marghera per coprire la domanda di manufatti, che altrimenti rimarrebbe insoddisfatta. Un quadro completamente diverso della situazione, per cui agli investimenti degli azionisti si aggiunge l'impegno delle istituzioni, ministero dello Sviluppo Economico, Comune e Regione, per rimettere in moto il polo di Marghera, con la previsione di assumere 40/50 nuovi addetti, che fa scattare una specie di passaparola e la corsa per inviare curriculum.

Nel video il racconto di un lavoratore, che è anche rappresentante sindacale RSU Filctem Cgil Venezia, Alessandro Fontana e l'intervento del segretario della categoria dei chimici locale, Riccardo Colletti.


 

Nella Carta dei Diritti Universali del Lavoro, facciamo la nostra proposta sul lavoro occasionale. Eccola:
(art. 80 della proposta di legge di iniziativa popolare della CGIL per la carta dei diritti)
Contratto di lavoro subordinato per lavoro occasionale:
il contratto di lavoro subordinato occasionale ha ad oggetto prestazioni di natura meramente occasionale o saltuaria rese dai soggetti di cui al comma 2, nell’ambito:
a) dei piccoli lavori di tipo domestico familiare, compresi l’insegnamento privato supplementare, i piccoli lavori di giardinaggio e l’assistenza domiciliare occasio-
nale ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap;
b) della realizzazione da parte di privati di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli di piccola entità;
2. Possono svolgere lavoro subordinato occasionale i seguenti soggetti:
a) studenti
b)inoccupati
c) pensionati;
d) disoccupati non percettori di forme previdenziali obbligatorie di integrazione al reddito o di trattamenti di disoccupazione, anche se extracomunitari regolarmente
soggiornanti in Italia nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro;
3. Il singolo lavoratore può essere occupato presso lo stesso datore di lavoro, in virtù di uno o più contratti di lavoro subordinato occasionale, per un periodo di tempo
complessivamente non superiore a 40 giorni nel corso dell’anno solare, ed i relativi compensi non possono essere superiori a € 2.500"

di Giacomo Licata, segretario Camera del Lavoro di Como

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