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CONTRATTO VETRO, LAMPADE: SIGLATA IPOTESI DI ACCORDO

PER IL RINNOVO 2016-2019. L'AUMENTO COMPLESSIVO E' DI 80 EURO, DI CUI 75 DI INCREMENTO SUI MINIMI

E 5 SULL'ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA

Una novità di rilievo: l'intesa arriva prima della scadenza naturale del 31 agosto 2016. Ora la parola passa alle assemblee dei lavoratori

 

Nella tarda serata del 27 luglio, tra Assovetro-Confindustria e i sindacati del settore Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, è stata siglata l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 1 settembre 2016 – 31 dicembre 2019 del settore delle industrie del vetro, lampade, display (oltre 27.000 addetti, impiegati in più di 1400 imprese), in scadenza proprio al 31 agosto 2016.

L'intesa sottoscritta – che sarà sottoposta alle assemblee dei lavoratori per la definitiva approvazione – prevede un aumento medio sui minimi di 75 euro (cat. D1), distribuiti in tre tranche.

“ Una intesa questa – sottolineano soddisfatte Filctem, Femca, Uiltec - che si rinnova addirittura prima della scadenza naturale del 31 agosto e che rappresenta una concreta risposta in difesa del potere di acquisto dei lavoratori, del welfare contrattuale, della prestazione lavorativa. Non va sottaciuto affatto – concludono - il rafforzamento dei diritti individuali, il consolidamento delle relazioni sindacali e l'accresciuto ruolo delle Rsu”.

In estrema sintesi, l'ipotesi di accordo prevede, nel campo delle normative, il miglioramento del capitolo sulle relazioni industriali con l’istituzione dell’Osservatorio aziendale nel quale dare attuazione annualmente al diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori e che sarà obbligatorio per le imprese sopra i 100 dipendenti e per i Gruppi industriali con stabilimenti in almeno due Regioni . Inoltre in fase di stesura contrattuale sarà recepito il Testo Unico sulla Rappresentanza. 

In materia di salute e sicurezza previsto il coinvolgimento della Rsu/Rlssa nella definizione dei Piani di azione conseguenti alla valutazione dello stress “lavoro correlato”. Inoltre, grande risalto al ruolo strategico della formazione, funzionale sia alla produttività che alla occupabilità, campo nel quale le aziende dovranno investire: infatti con accordi sindacali a livello di stabilimento e con il concorso paritetico  dei lavoratori - che utilizzeranno permessi e riposi per un massimo di 1,5 giornate - e delle aziende, con ulteriori 1,5 giornate, si potranno realizzare programmi annuali di formazione.

Novità anche sul fronte dei diritti individuali: 1) elevati dagli attuali 120 a 360 i giorni di assenza non computabili ai fini del comporto per i lavoratori affetti da patologie oncologiche e da malattie cronico-degenerative; 2) possibilità di cedere gratuitamente,  su base volontaria e attraverso accordo sindacale aziendale, riposi e ferie maturate da parte di ogni lavoratore a colleghi  dipendenti della stessa unità produttiva al fine di consentire loro di assistere i figli minori che, per  particolari condizioni di salute, necessitano di cure costanti.

Infine sul fronte del welfare contrattuale, dal 1 gennaio 2019 la quota a carico delle imprese per l'assistenza sanitaria integrativa passa a 13 euro (oggi era 8, n.d.r.), mentre per i lavoratori scenderà dagli attuali 8 a 3 euro.

Le parti si impegnano in fase di stesura definitiva del nuovo contratto a interventi di semplificazione normativa e ad aggiornare la disciplina delle differenti tipologie contrattuali (contratto a termine e somministrazione, apprendistato,  part-time, telelavoro) e alla definizione contrattuale delle attività stagionali.


 

 

foto: parliamodilavoro.it

Ne faranno parte il fior fiore degli esponenti istituzionali locali e nazionali, di ieri e di oggi. Al comitato per le iniziative culturali in occasione del centenario di Porto Marghera, presieduto dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, siederanno tra gli altri, secondo quanto indicato nel comunicato diffuso dal Comune, il senatore Tiziano Treu, l'onorevole Gianfranco Bettin, l'onorevole Renato Brunetta, il Presidente dell'Autorità portuale di Venezia Paolo Costa, il direttore generale del Gabinetto del Mibact Daniele Ravenna, l'imprenditore e presidente di Confindustria Venezia Matteo Zoppas.

Figure molto note, con cui da anni come organizzazione Filctem Cgil Venezia cerchiamo di parlare di bonifiche, lavoro, reindustrializzazione, recupero, rilancio di Porto Marghera.

Da anni il lavoro quotidiano dell'organizzazione sindacale dei chimici si svolge tra gli operatori e le aziende dell'area.

Abbiamo portato avanti e continuiamo a farlo, ogni genere di battaglia e iniziativa contro la desertificazione del polo industriale del nostro territorio. Contrastando energicamente l'emorragia di posti di lavoro, sostenendo la necessità di garantire sicurezza e salute per gli addetti e per l'ambiente, al di là e al di fuori di ogni slogan di qualsiasi colore politico. Anzi, entrando pure in contrasto, quando necessario, con gli schieramenti tradizionalmente più vicini alla Cgil. 

Abbiamo sottoscritto accordi e impegni, ci siamo seduti al tavolo con imprese e istituzioni assumendoci di comune accordo la responsabilità di riqualificare, ripopolare le aree di Porto Marghera.

Ci siamo fatti sentire per chiedere massima sorveglianza contro corruzione e speculazione su quei terreni dove volevamo e vogliamo vedere risorgere imprese e buon lavoro.

Davanti ai nostri occhi ad oggi, ci basta sporgerci dalle finestre della sede in via Ca' Marcello a Mestre per ricordarlo ogni giorno, c'è degrado, deserto, abbandono, scomparsa di interi cicli della produzione, zone mai bonificate dove dovevano arrivare code di imprenditori a portare profitto e ricchezza, rimaste vuote.

Solo agenti della sicurezza a presidiare portoni di antichi stabili con le mura decadenti, a garantire che giornalisti "ficcanaso" non vengano a "rubare" immagini o "estorcere" informazioni.

Questo è oggi Porto Marghera. E poi è:

- centinaia di lavoratori che tirano avanti con gli ammortizzatori sociali;

- altre centinaia in mobilità;

- altri con decine di attestati di corsi di formazione in mano, mai ricollocati da nessuna parte;

- altrettanti che vengono a consegnare curriculum al sindacato, sperando che qualche santo interceda per un posto di lavoro per sé o per i figli, ugualmente disoccupati.

E poi veniamo a sapere che il sindaco di Venezia organizza i festeggiamenti per il centenario di Porto Marghera. Assieme a figure di primo piano della politica, della cultura e dell'imprenditoria del nord-est e nazionali.

Apprendiamo dal comunicato che questo comitato è anche opera del ministero dei Beni Culturali. Ci mettiamo in contatto con il direttore generale del Gabinetto del Mibact Daniele Ravenna, per chiedere quali siano finalità e obiettivi dell'iniziativa e per quale motivo le parti sociali non ne facciano parte, ma ci risponde di non essere sufficientemente preparato per rispondere a queste domande.

Allora ci rivogliamo nuovamente a sindaco e istituzioni, come spesso facciamo ultimamente, visto che Maometto non va alla montagna e chiediamo: cosa si festeggia di Porto Marghera dopo anni di battaglie perse, aziende chiuse, lavoratori disoccupati, degrado e abbandono?

Attendiamo risposta.

 

parliamodilavoro.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Porto Marghera, foto: parliamodilavoro.it

Non lavorare in silenzio. Ma lavorare alla luce del sole. Dichiarando intenti e progetti, mettendo al corrente la pubblica opinione sulle bonifiche a Porto Marghera.

Questo è quello che chiediamo al sindaco e che da anni domandiamo a tutte le istituzioni. Stiamo ancora aspettando che Comune di Venezia e Regione Veneto ci spieghino perché è stato lasciato scadere il termine del bando che doveva assegnare loro i terreni Syndial (Eni) per le bonifiche, con alcuni milioni di euro per iniziare a lavorare.

Perché si lascia passare altro tempo?

Lo stato di abbandono e degrado della zona dopo la crisi industriale e la chiusura delle aziende è sotto gli occhi di tutti da anni. I cicli integrati della produzione sono stati smembrati. Intere fasi di lavorazione dei prodotti di punta di Marghera sono state fatte sparire. Chiuse. Riaperte altrove. Nessuno ha pagato, grazie ai soliti meccanismi delle scatole cinesi, per l'inquinamento causato.

Di modo che poi tutta la collettività deve pagare. Perché intervengono le istituzioni con i soldi pubblici e si accollano la pulizia e la messa in sicurezza, visto che le aziende, dopo aver dichiarato fallimento non possono più farlo.

Non si tratta, caro sindaco di Venezia, di "gettare una colata di cemento" sopra, come si è sentito dire da chiacchiere "da bar", per risolvere il problema dei terreni intrisi di sostanze tossiche. Occorre immaginare che i nostri figli e figli dei nostri figli su quei terreni poggino i piedi, lavorino, vivano.

Occorre avere la volontà politica di realizzare qualcosa che vada a vantaggio della collettività. Spazi per il reinsediamento industriale, buoni posti di lavoro. Produzioni all'avanguardia, ricerca, sviluppo, progetti di cooperazione con l'università e centri del sapere a livello internazionale che attraggano qui competenze, cervelli, buone pratiche, interessi sani, ricchezza, prosperità.

A quanti progetti di ricostruzione hanno partecipato alcuni dei migliori cervelli italiani in Europa? Quante zone industriali in declino sono risorte grazie alla ferma volontà politica di riappropriarsi di quelle aree degradate e trasformarle in qualcosa di bello?

Perché non accade a Venezia? Perché l'Unesco ci deve redarguire pubblicamente, intimandoci a sistemare i nostri problemi?

Porto Marghera è una partita troppo importante. Su quelle aree il cui destino sembra non interessare a molti, ci sono appetiti consistenti. Su quelle abbiamo sempre chiesto un intervento di monitoraggio super partes, perché dopo gli scandali figli degli appalti per i grandi lavori pubblici abbiamo perso i punti di riferimento. Dobbiamo avere certezza che sulle bonifiche non si ripetano episodi di corruzione o speculazione. A vantaggio delle tasche dei pochi "soliti noti" e scapito del benessere e della sicurezza della collettività.

Il periodo di commissariamento a Venezia si è tradotto in una fase di stasi. Ma dall'insediamento del nuovo sindaco, Luigi Brugnaro è ormai trascorso un anno. Come sindacato dei chimici veneziano, da sempre impegnato in prima linea nel chiedere conto sul destino di Porto Marghera, non abbiamo ricevuto risposta alcuna alle molte domande poste alle nuove istituzioni elette. Abbiamo letto e ascoltato varie prese di posizione di alcuni assessori e consiglieri, in merito. Non siamo mai stati messi al corrente, né tanto meno interpellati mentre, dicevamo, ancora una volta Regione e Comune lasciavano passare i termini per prendersi in carico le bonifiche dei terreni Syndial, la scorsa primavera.

Vediamo con dispiacere che sulle bonifiche nell'area industriale del veneziano, il sindaco mantiene il "silenzio" anche con i giornali. 

Perché non confrontarsi, all'interno di una città metropolitana, con tutte le parti su una questione annosa, delicata e importante come le bonifiche a Porto Marghera? Qual è il motivo di tanto riserbo?

 

parliamodilavoro.it

 

 

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