Non lavorare in silenzio. Ma lavorare alla luce del sole. Dichiarando intenti e progetti, mettendo al corrente la pubblica opinione sulle bonifiche a Porto Marghera.

Questo è quello che chiediamo al sindaco e che da anni chiediamo a tutte le istituzioni. Stiamo ancora aspettando che Comune di Venezia e Regione Veneto ci spieghino perché è stato lasciato scadere il termine del bando che doveva assegnare loro i terreni Sindyal (Eni) per le bonifiche.

 


 

(Video: parliamodilavoro.it)

Di lavoro ultimamente non si parla più. Tranne quando, in occasione dei balletti di cifre statistiche, leggiamo commenti sulla stampa più o meno di "destra" o "sinistra", di chi ha bisogno di dare o togliere credito alla riforma del lavoro del governo.

In ogni caso, le segmentazioni del mercato occupazionale da sempre base comune di ogni ricerca nel nostro paese, persistono.

Così i giovani faticano all'ingresso, le donne continuano a rimanere le più escluse, al sud si fatica molto più che al nord a trovare lavoro, ecc.

E le politiche di ogni esecutivo, di sicuro non hanno mai inciso dal secondo dopo guerra a oggi, per imprimere seriamente e profondamente mutamenti volti a invertire queste linee di tendenza discriminatorie e ingiuste per i cittadini.

Gaetano Sateriale, politico, saggista, sindacalista ed ex sindaco di Ferrara, ha parlato giustamente di politica economica europea "condizionante" per tutti.

Che si è aggiunta, per quanto ci riguarda, a linee politiche già molto discutibili sul lavoro e che ha reso più pesanti disuguaglianze e frammentazioni: nord/sud, giovani/anziani, uomini/donne, sicuri/precari, ecc.

E una volta eliminato l'elemento portante dello Statuto del Lavoro, l'art. 18, quale elemento riequilibratore contro discriminazioni e ingiustizie, le politiche liberiste europee e mondiali hanno avuto la meglio, hanno slegato mercati finanziari e capitali, relegato il lavoro umano a puro fattore economico, lasciando l'esistenza e la dignità delle persone in balia delle leggi della domanda e dell'offerta e le esigenze del pareggio di bilancio.

E' sbagliato, ricorda Sateriale, dire che nulla le organizzazioni del lavoro hanno fatto per contrastare questo stato di cose.

E' giusto pensare attraverso quante e quali difficoltà si sia lottato per non perdere diritti, quando l'esistenza stessa del sindacato è stata messa in discussione. E a quanto e contro ogni evidenza, si stia lottando per cambiare le cose.

Prima di tutto costringendo l'esecutivo, attraverso una proposta di legge d'iniziativa popolare a misurarsi con la realtà della gente comune. Con le difficoltà di chi vorrebbe e non riesce più, a vivere del proprio lavoro, a realizzarsi attraverso di esso, assicurando a sé e alla propria famiglia un sostentamento dignitoso e un'esistenza rispettabile e serena.

Questa oggi è la sfida.

La sfida della Carta dei Diritti del Lavoro.

 

Segreteria Filctem Cgil Venezia

 

 


 

Logo Eni, foto da web

 

L'articolo che poniamo alla Vostra attenzione, ci fa fare alcune considerazioni.

Per noi è la dimostrazione di una società rappresentata da manager, che fino a oggi hanno chiuso impianti di chimica di base e anche raffinerie italiane.

 

Se partiamo dall’ipotesi e dal piano di finanziamento che ENI avevano stabilito sulla chimica verde, oggi siamo al superamento accantonamento anche di questa opzione.

 

In molti hanno seguito con enfasi i progetti sul green, perché nati in contrapposizione ad una chimica di base, pur vitale per un paese.

Oggi Eni e il suo entourage si concentrano su un altro progetto, toccando ancora interessi e attualità del momento.

Parliamo di energia, abbattimento del co2 e tante altre iniziative per l’ambiente.

 

Saranno molte le istituzioni locali e il governo nazionale che si riempiranno la bocca sostenendo questa società (Eni) nei suoi propositi. Senza mai chiedere conto degli impegni che fino ad oggi non sono stati mantenuti.

 

La nostra idea è che:

 

se la società del cane a 2 zampe in più non investe più sulla chimica di base, sulla verde, sul green in Italia, mentre all’estero ci sono concreti piani d’investimento, nel Bel Paese utilizzando il concetto di creazione di energia sulle rinnovabili e sulle biomasse, utilizzando i terreni di Syndial per posizionare queste “opere”, allora ENI finirà per risparmiarsi anche l’onere delle bonifiche.

 

Su quei siti sorgeranno pannelli solari o pale eoliche e non saranno più necessarie le bonifiche.

 

Fra 20 30 anni quando queste opere saranno dismesse, pochi si ricorderanno che quei terreni dovevano essere bonificati.

 

E chi paga pegno sono i cittadini, mentre chi inquina non paga e ci guadagna.

 

Riccardo Colletti Filctem Cgil Venezia

 

LEGGI L'ARTICOLO:

http://www.milanofinanza.it/news/descalzi-eni-8-4-miliardi-solo-per-l-italia-201605121047171237

Da Milano Finanza online, 12/05/2016

È iniziata l'assemblea di Eni. All'ordine del giorno, l'approvazione del bilancio 2015, la distribuzione del dividendo di 0,80 euro per azione e la proposta di conferma di Alessandro Profumo da parte del Tesoro ad amministratore. Alla riunione è presente il 58,81% del capitale. Tra gli azionisti con partecipazioni oltre il 3% risultano Cdp con il 25,76% del capitale e il Mef con il 4,34%.

"La vera sfida di Eni sarà coniugare le necessità finanziarie di breve periodo con i prezzi del petrolio e prospettive di lungo termine", ha spiegato in apertura Emma Marcegaglia, presidente di Eni

Sugli impianti in Basilicata dove il gruppo è indagato per reati ambientali, Marcegaglia ha detto che la società sta affrontando "con serenità la vicenda Val D'Agri consapevole della correttezza dei comportamenti" del personale di Eni, "anche se i riflessi industriali non sono indifferenti".

E in merito alla questione, il manager ha aggiunto che il gruppo ha "tolleranza zero" sulla corruzione e questo vale per tutte le società in Italia e all'estero. "Il sistema anticorruzione è parte fondamentale del nostro programma" ha detto. "Il consiglio di amministrazione", ha aggiunto poi, "è molto coinvolto in tutta l'implementazione del sistema anticorruzione sia direttamente sull'approvazione delle norme sia attraverso il comitato controlli e rischi".

Marcegaglia, rivolta agli azionisti ha spiegato: "Ieri c'è stata la conclusione delle indagini ed Eni è indagata per reati ambientali. Ricordo che erano stati disposti il sequestro degli impianti e i domiciliari per 5 dipendenti per presunti danni ambientali e pregiudizi alla salute". Ma, ha aggiunto il presidente, "su questi temi di indagine la società ha affidato ad esperti indipendenti ed internazionali studi per accertare le conformità alle migliori best practices e le verifiche condotte da esterni in oggettività ed indipendenza hanno fornito un quadro rassicurante: il centro adotta best practices nel rispetto della normativa ambientale".

E, di conseguenza, "le acque non sono pericolose e la qualità dell'aria è analoga a quella di aperta campagna". Marcegaglia ha confermato che "nel rispetto di collaborazione e trasparenza, Eni ha chiesto lo svolgimento dell'incidente probatorio". Marcegaglia ha aggiunto: "Siamo una società forte che mette i valori dell'etica e trasparenza al centro del proprio operato".

Interpellato dall'assemblea sulla presenza calante del gruppo in Italia, l'ad Claudio Descalzi ha detto: "Non c'é un Paese in cui mettiamo 8,4 miliardi di euro". Precisando poi che "dal 2009 a 2015 avevamo investito 17,2 miliardi di euro di euro, ma avevamo in pancia altri asset, tra cui Snam Rete Gas".

Nel frattempo il gruppo petrolifero ha reso noto che intende avviare un modello di integrazione e sinergia tra business tradizionale e produzione di energia da fonti rinnovabili con nuovi progetti di generazione elettrica in Pakistan, Egitto e Italia.

In una nota la società spiega che riutilizzerà aree industriali dismesse, bonificate o non utilizzate per rilanciarle attraverso la realizzazione di impianti di generazione energetica a emissioni zero.

In Italia il progetto (denominato "Progetto Italia") prevede due fasi: la prima è relativa allo sviluppo di cinque impianti, situati rispettivamente ad Assemini, Porto Torres, Manfredonia, Priolo e Augusta, per una potenza complessiva installata di circa 70 megawatt; la seconda fase prevede lo sviluppo di altri progetti per una potenza installata di 150 megawatt.

Buona parte delle iniziative sarà incentrata sul fotovoltaico, ma il gruppo è interessato anche alle biomasse e al solare a concentrazione.

Complessivamente, il Progetto Italia prevede l'installazione, da qui al 2022, di oltre 220 megawatt di nuova capacità, con un investimento tra i 200 e i 250 milioni di euro. Dal punto di vista ambientale, il progetto potrà ridurre le emissioni di CO2 per 180 mila tonnellate all'anno.

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