Logo Eni, foto da web

 

L'articolo che poniamo alla Vostra attenzione, ci fa fare alcune considerazioni.

Per noi è la dimostrazione di una società rappresentata da manager, che fino a oggi hanno chiuso impianti di chimica di base e anche raffinerie italiane.

 

Se partiamo dall’ipotesi e dal piano di finanziamento che ENI avevano stabilito sulla chimica verde, oggi siamo al superamento accantonamento anche di questa opzione.

 

In molti hanno seguito con enfasi i progetti sul green, perché nati in contrapposizione ad una chimica di base, pur vitale per un paese.

Oggi Eni e il suo entourage si concentrano su un altro progetto, toccando ancora interessi e attualità del momento.

Parliamo di energia, abbattimento del co2 e tante altre iniziative per l’ambiente.

 

Saranno molte le istituzioni locali e il governo nazionale che si riempiranno la bocca sostenendo questa società (Eni) nei suoi propositi. Senza mai chiedere conto degli impegni che fino ad oggi non sono stati mantenuti.

 

La nostra idea è che:

 

se la società del cane a 2 zampe in più non investe più sulla chimica di base, sulla verde, sul green in Italia, mentre all’estero ci sono concreti piani d’investimento, nel Bel Paese utilizzando il concetto di creazione di energia sulle rinnovabili e sulle biomasse, utilizzando i terreni di Syndial per posizionare queste “opere”, allora ENI finirà per risparmiarsi anche l’onere delle bonifiche.

 

Su quei siti sorgeranno pannelli solari o pale eoliche e non saranno più necessarie le bonifiche.

 

Fra 20 30 anni quando queste opere saranno dismesse, pochi si ricorderanno che quei terreni dovevano essere bonificati.

 

E chi paga pegno sono i cittadini, mentre chi inquina non paga e ci guadagna.

 

Riccardo Colletti Filctem Cgil Venezia

 

LEGGI L'ARTICOLO:

http://www.milanofinanza.it/news/descalzi-eni-8-4-miliardi-solo-per-l-italia-201605121047171237

Da Milano Finanza online, 12/05/2016

È iniziata l'assemblea di Eni. All'ordine del giorno, l'approvazione del bilancio 2015, la distribuzione del dividendo di 0,80 euro per azione e la proposta di conferma di Alessandro Profumo da parte del Tesoro ad amministratore. Alla riunione è presente il 58,81% del capitale. Tra gli azionisti con partecipazioni oltre il 3% risultano Cdp con il 25,76% del capitale e il Mef con il 4,34%.

"La vera sfida di Eni sarà coniugare le necessità finanziarie di breve periodo con i prezzi del petrolio e prospettive di lungo termine", ha spiegato in apertura Emma Marcegaglia, presidente di Eni

Sugli impianti in Basilicata dove il gruppo è indagato per reati ambientali, Marcegaglia ha detto che la società sta affrontando "con serenità la vicenda Val D'Agri consapevole della correttezza dei comportamenti" del personale di Eni, "anche se i riflessi industriali non sono indifferenti".

E in merito alla questione, il manager ha aggiunto che il gruppo ha "tolleranza zero" sulla corruzione e questo vale per tutte le società in Italia e all'estero. "Il sistema anticorruzione è parte fondamentale del nostro programma" ha detto. "Il consiglio di amministrazione", ha aggiunto poi, "è molto coinvolto in tutta l'implementazione del sistema anticorruzione sia direttamente sull'approvazione delle norme sia attraverso il comitato controlli e rischi".

Marcegaglia, rivolta agli azionisti ha spiegato: "Ieri c'è stata la conclusione delle indagini ed Eni è indagata per reati ambientali. Ricordo che erano stati disposti il sequestro degli impianti e i domiciliari per 5 dipendenti per presunti danni ambientali e pregiudizi alla salute". Ma, ha aggiunto il presidente, "su questi temi di indagine la società ha affidato ad esperti indipendenti ed internazionali studi per accertare le conformità alle migliori best practices e le verifiche condotte da esterni in oggettività ed indipendenza hanno fornito un quadro rassicurante: il centro adotta best practices nel rispetto della normativa ambientale".

E, di conseguenza, "le acque non sono pericolose e la qualità dell'aria è analoga a quella di aperta campagna". Marcegaglia ha confermato che "nel rispetto di collaborazione e trasparenza, Eni ha chiesto lo svolgimento dell'incidente probatorio". Marcegaglia ha aggiunto: "Siamo una società forte che mette i valori dell'etica e trasparenza al centro del proprio operato".

Interpellato dall'assemblea sulla presenza calante del gruppo in Italia, l'ad Claudio Descalzi ha detto: "Non c'é un Paese in cui mettiamo 8,4 miliardi di euro". Precisando poi che "dal 2009 a 2015 avevamo investito 17,2 miliardi di euro di euro, ma avevamo in pancia altri asset, tra cui Snam Rete Gas".

Nel frattempo il gruppo petrolifero ha reso noto che intende avviare un modello di integrazione e sinergia tra business tradizionale e produzione di energia da fonti rinnovabili con nuovi progetti di generazione elettrica in Pakistan, Egitto e Italia.

In una nota la società spiega che riutilizzerà aree industriali dismesse, bonificate o non utilizzate per rilanciarle attraverso la realizzazione di impianti di generazione energetica a emissioni zero.

In Italia il progetto (denominato "Progetto Italia") prevede due fasi: la prima è relativa allo sviluppo di cinque impianti, situati rispettivamente ad Assemini, Porto Torres, Manfredonia, Priolo e Augusta, per una potenza complessiva installata di circa 70 megawatt; la seconda fase prevede lo sviluppo di altri progetti per una potenza installata di 150 megawatt.

Buona parte delle iniziative sarà incentrata sul fotovoltaico, ma il gruppo è interessato anche alle biomasse e al solare a concentrazione.

Complessivamente, il Progetto Italia prevede l'installazione, da qui al 2022, di oltre 220 megawatt di nuova capacità, con un investimento tra i 200 e i 250 milioni di euro. Dal punto di vista ambientale, il progetto potrà ridurre le emissioni di CO2 per 180 mila tonnellate all'anno.


 

Video di www.parliamodilavoro.it

Continuare a fare chimica di base nel veneziano è un miraggio? No, è realtà. Credere nell’industria, nei valori della solidarietà e rispetto per la tradizione e l'ambiente, si può.

Parola di sindacato Filctem Cgil Venezia, che alla Marchi Marano Ind. di Venezia mette piede non certo per dirimere conflitti tra padronato e operai, quanto per apprendere i segreti di una produzione, oggi pure in espansione, incardinata nel tessuto sociale e che resiste dalla fine dell’800.

L’abbiamo chiesto al direttore, Lucio Agostini che da 40 anni gestisce lo stabilimento di Marano. Il segreto sta anche nella goccia continua, ci racconta. Nel credere costantemente nella produzione industriale, non solo come macchina per generare profitto, ma come istituzione legata al tessuto sociale, alla comunità che vi ruota intorno, alle persone che vi lavorano. Nell'attaccamento della proprietà al proprio progetto produttivo.

E questo in netta contrapposizione con il cambio di management continuo cui si assiste in fabbriche che distano appena qualche chilometro dalla Marchi Marano.

E le cui scelte e il poco senso di responsabilità, di sensibilità generale hanno portato alla chiusura e alla scomparsa definitiva di ditte storiche sul territorio, con conseguenze pesantissime per il lavoro e le famiglie.

Per una volta Filctem Cgil presenta una storia diversa. Fatta di successo. E di tante piccole componenti che alimentano la socialità all'interno e all'esterno della fabbrica. E che hanno fatto della Marchi Marano una combinazione resistente e persistente ai cambiamenti e alla modernità.

Nelle immagini le riprese che inquadrano parti del sito storico della Marchi a Marano mostrano lo stabile per il suo valore archeologico, attualmente quelle componenti non sono in funzione.

Per una volta il sindacato Vi racconta una chimica di base possibile.

 

 

 

 

 

 


 

 

SCIOPERO ENI E SAIPEM. MICELI (FILCTEM-CGIL): “L'ENI INTERROMPA SUBITO LA TRATTATIVA CON SK CAPITAL”

“L'Eni si è rifugiato da sette mesi in una trattativa per la cessione di Versalis che non è più in esclusiva ma è diventata privata. Se dopo tutto questo tempo non sono quantomeno chiari i punti, significa che è una trattativa sbagliata. Ci aspettiamo risposte dalla Presidenza del Consiglio alla quale abbiamo chiesto, e lo chiederemo anche oggi, se un'impresa di cui è proprietaria la Cassa Depositi e Prestiti possa vendere ad un piccolo fondo americano – SK Capital – assolutamente non in grado di fornire garanzie finanziarie né industriali, per di più con  sede alle isole Cayman e nel Delaware, vero paradiso fiscale all'interno degli Usa: il 18 maggio chiederemo all' a.d. Descalzi  di interrompere subito la trattativa: è un problema etico della politica e dell'economia!”: così Emilio Miceli, segretario generale della Filctem-Cgil ha concluso la manifestazione Filctem, Femca, Uiltec di fronte ad una piazza gremita di lavoratrici e lavoratori Eni e Saipem che hanno incrociato le braccia per la quarta volta in pochi mesi, e manifestato oggi a Roma (piazza del Pantheon) tutte le loro preoccupazioni per  l'occupazione, la ricerca, l'innovazione, a cominciare proprio da quel ruolo fondamentale che nel prossimo futuro avrà la transizione verso la “chimica verde”.

“Che fine faranno – ha aggiunto – i nuovi progetti di industrializzazione e chimica verde se si cede ad un fondo che ha quelle caratteristiche? La chimica di base- al pari della siderurgia e delle telecomunicazioni – è una grande infrastruttura del Paese e l'Eni non ha il diritto di ammazzarla!”.

“E il Governo , come regolatore della politica industriale – ha concluso Miceli – deve chiarire una volta per tutte se Eni deve mantenere le caratteristiche industriali (dalla chimica, alla raffinazione, al retail gas) perché non può solo ragionare con i bilanci alla mano e passare solo all'incasso”

 

Roma, 13 maggio 2016

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