Nello storico Capannone del Petrolchimico abbiamo ricordato Bruno Filippini ad un anno dalla sua scomparsa, dedicandogli uno spazio in cui abbiamo affisso una targa e sotto la targa il Suo testamento intitolato “Noi c’eravamo”. La nostra volontà non è stata solo l’idea di commemorare il nostro compagno Bruno Filippini  ma quella  di rilanciare con forza il cambiamento sul  futuro di Porto Marghera.  L’insegnamento che abbiamo ricevuto da Bruno  lo vogliamo mettere in pratica. Siamo sempre stati una parte attiva nella difesa delle attività industriali. Abbiamo vissuto periodi difficili caratterizzati anche da forti contrapposizioni.  Pur avendo un’industria del tutto ridimensionata ma rafforzata, oggi  c’è bisogno  di fare un salto di qualità. È questo quello che Bruno si aspettava e si aspetta da noi. Negli ultimi anni abbiamo sempre vissuto un rapporto difficoltoso con le Istituzioni  perché  non hanno mai accompagnato un cambiamento vero di Porto Marghera.

Come Sindacato abbiamo gestito crisi industriali, chiusure di aziende, drammatiche ristrutturazioni. Oggi per mancanza di una scelta strategica molti lavoratori  sono in disoccupazione senza un vero e proprio futuro. Porto Marghera ha delle opportunità e delle potenzialità che non possono essere lontane da quella che è un’attività industriale. Difficilmente  possono coesistere attività turistiche nell’area di Porto Marghera dove prevalentemente c’è industria e logistica.  Qualsiasi scelta da fare  in questo senso deve avere una caratterizzazione industriale.


 


 

Si è perso troppo tempo  aspettando un vero piano strategico.  Da Orsoni a Brugnaro non è cambiato nulla. Si continua ad affermare che le aree sono interessanti, che ci sono manifestazioni di interesse ma lo si fa solo con dichiarazioni  sulla stampa. Nessuna prova di fatto. Si evoca sempre la “cabina di regia” che dovrebbe coordinare il piano di rilancio di Porto Marghera all’interno  di queste reiterate manifestazioni di interesse.  Quello che ci preoccupa invece è il piano attivo: il “chi fa che cosa”. Fino a quando non sarà finita la con-terminazione delle macro isole, non ci sarà un’idea del costo vero della bonifica. Qualsiasi manifestazione di interesse impatta su queste incognite di spesa . E queste determineranno qualsiasi idea di sviluppo. Le priorità quindi vanno date a marginamenti  e bonifiche.  La prova di una scarsa strategia di sviluppo è stata data dall’esclusione  dal bando della ricerca sulla  fusione nucleare e il fallimento della creazione dell’ Hidrogen Park. Porto Marghera ha delle grandi potenzialità che sono area portuale, rete ferroviaria, strutture e utilities che possono permettere la crescita di robuste e importanti  filiere produttive, anche non collegate alla chimica di base.  Non è un caso che il rogito sulle aree cedute o in via di cessione da Syndial al Comune di Venezia sia scaduto miseramente. Su queste aree non c’è ancora un progetto che ne prospetti seriamente un ripopolamento dal punto di vista industriale. A mantenere una discussione poco trasparente si corre il rischio di aprire una vera e propria speculazione a favore dei privati. Non ci servono spot elettorali o idee avveniristiche. Una parte di quelle aree potrebbe essere impiegate per lo sviluppo del ciclo dell’ idrogeno, o da biomassa o da metano utilizzando impianti che hanno un costo basso.       

Idrogeno=produzione di energia a basso costo utilizzabile  nel sito di Marghera. Questo favorirebbe l’economia di scala delle attività esistenti e future aumentando la competitività delle nostre aziende e favorendo lo sviluppo della chimica verde, aprendo degli scenari industriali molto importanti, sui quali serve un coinvolgimento totale delle imprese esistenti, dalla Sapio, alla stessa Syndial che nell’ambito nazionale stanno presentando progetti sia sulla questione idrogeno sia sulla questione energetica. E’ strano apprendere dai media locali che sono stati stanziati dei fondi  per i marginamenti, che vi è l’idea anche di cambiare l’utilizzo delle palancole.  Per fare questo una parte dei soldi stanziati si dovranno spendere per un ulteriore studio specifico.  Quindi  - se abbiamo capito bene – verranno dirottati dei quattrini su un progetto già esistente che dovrà essere completato, senza contare che questa operazione allungherà ulteriormente i tempi per la con-terminazione e quindi per un qualsiasi sviluppo industriale. C’è da capire con quali priorità inizieranno questi lavori. Se inizieranno dall’area dei Pili abbiamo già capito dove si andrà a parare.  In questo senso la  FILCTEM CGIL chiede con forza l’attivazione del comitato di sorveglianza su con-terminazione e bonifiche perché si metta a punto un crono programma  per individuare le aree prioritarie. Questo lo chiediamo proprio nel momento in cui  la Regione Veneto  inneggia con forza all’autonomia dallo Stato Centrale. La stessa Regione che non è in grado di tutelare il proprio patrimonio industriale e di avere un’idea vera di sviluppo.

Chiediamo al Comune di Venezia e a Confindustria l’attivazione della cabina di regia che affronti questo tema con trasparenza  e con un confronto pubblico. Pensiamo  che il luogo ideale sui questi temi  sia proprio il capannone storico di Porto Marghera, riportandolo ad essere il perno del dibattito sullo sviluppo dell’intero tessuto della Città metropolitana. Lì è stata fatta una parte importante della storia di questa città. La giornata dedicata a Bruno Filippini ci ha detto anche questo: la voglia di un risveglio sociale partendo da simboli semplici ma fondamentali. Il Capannone invece sta diventando sempre più una periferia dalle fabbriche alla città.  

Questo per noi è inaccettabile, le storie, i quadri, i simboli che ci sono nel Capannone rappresentano la nostra storia, non solo quella delle lotte operaie ma anche di dirigenti aziendali come Taliercio che sono stati assassinati nei periodi più bui della storia del nostro Paese.  Una storia che fa parte della nostra cultura, che non possiamo dimenticare o far passare nelle mani di privati.  Un luogo così importante deve ritornare ad essere vissuto. Voglio ringraziare per i loro interventi l’Assessore del Comune di Venezia Renato Boraso, il Presidente della Municipalità di Marghera Gianfranco Bettin, Antonio Baldi di Confindustria, l’onorevole Nicola Pellicani, il segretario generale della CGIL Venezia Enrico Piron e Giuseppe Favero per la sua toccante testimonianza. Questi interventi hanno condiviso pienamente quanto abbiamo sostenuto e il lavoro svolto da Bruno sia da sindacalista sia da politico.

Il segretario generale FILCTEM CGIL di Venezia

Riccardo Colletti

Porto Marghera, 27 settembre 2018

 


 


 


 

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