Alla sede di Mestre di Demont Ambiente, i lavoratori rimasti senza stipendio e senza risposte non hanno intenzione di rassegnarsi finché non avranno ottenuto informazioni certe sul loro futuro. I mesi passano e la situazione si fa sempre più pesante. Ufficialmente non sono stati licenziati e sicuramente non potranno beneficiare di altri ammortizzatori sociali, che sono stati utilizzati nei loro confronti, quando già in passato Montefibre di Porto Marghera aveva chiuso i battenti lasciandoli senza occupazione. Demont, secondo indiscrezioni, sarebbe già sulla via del fallimento. Ma nessuno può dirlo con sicurezza. E la società continua a non fare chiarezza sulle sue reali condizioni e intenzioni. La voce "bonifiche" a Marghera è sempre stata una partita molto appetibile, per molte imprese del veneziano. Anche per i benefici ricavabili dall'assegnazione dei lavori. Quando determinate logiche vengono meno e saltano progetti e programmi, a pagare è prima di tutto chi perde il lavoro.

L'incarico alla Demont, per le bonifiche dei terreni del porto, aveva aperto uno spiraglio per questi lavoratori ex Montefibre, restituendo una speranza. Che è durata però solo un paio d'anni. Ora, lo scenario si ripete. Sono davanti ad un nuovo fallimento e con le mani legate, per non poter essere ricollocati in nessun'altra società del gruppo, finché Demont Ambiente non si sarà ritirata definitivamente dal consiglio d'amministrazione. Pagano ancora e in prima persona, perché lo stipendio non arriva più.

Quando abbiamo citofonato per chiedere di parlare con i titolari dell'azienda, ci hanno risposto: "qui non c'è nessuno".

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