No, il forno della sede Pilkington di Venezia "non verrà rimesso in funzione". Lo dice con convinzione Davide Mora, un dirigente della filiale di Marghera della società inglese del vetro. Che fa capolino in portineria, dopo che aspettiamo di essere ricevuti per oltre un'ora. Il tavolo sulla crisi del polo produttivo, c'è stato. E ha raccolto, oltre ai sindacati, i vertici europei e italiani Pilkington. Quegli stessi che non hanno voluto rilasciare dichiarazioni davanti alla telecamera, sul risultato del summit e sul destino dei lavoratori, rimasti fuori a far sentire la loro presenza e a ricordare alla politica locale che quello non è per niente "un sito dismesso". "E' funzionante eccome", hanno ribadito. "E dà da mangiare ad un centinaio di famiglie".

A microfono spento Davide Mora ci assicura però, che nei prossimi giorni sarà stilato un verbale di questo incontro voluto con forza dai 130 addetti. Dove saranno riportate tutte le questioni relative al destino della sede e a quello dei dipendenti veneziani. Certo, l'ipotesi di utilizzare i capannoni come magazzini non è da escludere ci riferisce Mora. Come non è da accantonare ogni altra alternativa valida di riorganizzazione aziendale, utile a salvare posti di lavoro.

 

Fermo restando che sul mercato europeo la contrazione della domanda di vetro per l'edilizia è tale da non rincuorare, poiché costantemente più bassa dell'offerta. E che una ripresa di qualsiasi tipo di produzione nel nostro paese, non è di certo facilitata da una politica industriale praticamente assente, anche in termini di riduzione del costo del lavoro.

Ma queste sono nozioni base di economia facilmente utilizzabili, ma mai esaustive e soddisfacenti per chi vive sulla propria pelle e per molti anni, il dramma dell'incertezza e dell'impoverimento anche professionale, non solo economico.

Così il destino Pilkington per i lavoratori sembra ormai segnato. Lo stesso di Montefibre, Vinyls e altre ancora che hanno conosciuto il lento e inesorabile declino, terminato con una chiusura irreversibile. In questo modo sono scomparsi per sempre a Marghera, impianti d'importanza strategica anche a livello internazionale. Senza che nessuno abbia potuto e/o voluto fare nulla.

 

Antonella Gasparini

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