All'intervista che ci è stata rilasciata dal direttore Versalis di Porto Marghera, Luca Meneghin e dal Responsabile del personale, Gabriele Venera, segue il commento scritto di Riccardo Colletti, Segretario Filctem Cgil Venezia:

 

È sempre stata chiara la nostra opposizione alla chiusura del cracking di Porto Marghera. L’abbiamo manifestata in tutte le sedi istituzionali, anche nell’ultima fase dove si è sancita la sua definitiva chiusura al Ministero del Lavoro.

È singolare questo modo di gestire le relazioni industriali perché non dà certezze ma soprattutto è difficile fare una programmazione industriale quando non si rispettano gli accordi. Per noi la chimica di base è fondamentale per sviluppare anche nuove filiere di chimica verde.

 

La prova evidente che la chimica di base è fondamentale si è manifestata con la richiesta di una società olandese di far riaprire in tempi rapidissimi il cracking di Porto Marghera che ENI aveva deciso di chiudere. Perché in Europa l’etilene serve invece in Italia si smantellano gli impianti?

La riapertura del cracking di Porto Marghera è, come dichiarato da ENI, temporanea e per un periodo ben preciso, quando si chiuderà definitivamente quell’impianto è evidente che tutta la filiera a partire da Ferrara per poi arrivare a Mantova sarà messa progressivamente in discussione. Così facendo si mette una pietra tombale sulla chimica di base. Noi su questo esprimiamo un giudizio negativo proprio perché questa è una scelta che mette a rischio l’intero sistema produttivo italiano.

Per quanto riguarda la chimica verde credo sia estremamente difficile esprimere un’opinione oggi sulla base dei dati che abbiamo. Nell’incontro della settimana scorsa infatti la linea tecnica e di ricerca ha espresso una modalità di percorso che ci preoccupa moltissimo, in quanto di eccellenza italiana ce n’è poca.

Con questo voglio dire che abbiamo un impianto che sarà chiuso entro un tempo ben definito e poi avremo un periodo di transizione che dovrà tener conto di permessi autorizzativi, non è noto se da parte della Regione o del Ministero dell’Ambiente.

Oltre a questo alcuni catalizzatori importantissimi per il piano di sviluppo della nuova filiera di chimica verde saranno testati in un impianto europeo.

Lì saranno realizzati i nuovi prodotti, verranno commercializzati e sulla base della risposta del mercato si costruiranno gli impianti.

Nessuno sa ancora oggi che tipo di processi saranno coinvolti, quale sarà il loro impatto, che tipo di componenti saranno impiegati.

Di sicuro serviranno all’attività estrattiva prevalentemente in America, dove la Shale Oil li utilizza ricavarne dei prodotti energetici.

Gli effetti dell’abbassamento del costo del greggio hanno creato non poche difficoltà a queste nuove tecnologie. Infatti in America, finché il costo del petrolio sarà così basso, gli impianti resteranno fermi.

La preoccupazione nostra si può riassumere con queste brevi considerazioni: con l’impianto del cracking chiuso, con l’occupazione messa a rischio e senza nessuna protezione visti i nuovi decreti del jobs act corriamo il rischio che, in questi tre anni, non siano più giustificabili quelle scelte.

Vista la velocità con cui si oggi si muovono le tecnologie, allo scadere del periodo di transizione rischieremo già di essere fuori mercato.

Stiamo perdendo ricerca, impianti, eccellenze nella completa indifferenza e capacità di comprensione da parte delle istituzioni.

Nell’assoluta convinzione che per fare impianti nuovi si debba abbandonare assolutamente la chimica di base, mentre secondo il nostro punto di vista è da lì che si deve partire. Non si può fare il percorso al contrario e cioè prima chiudiamo e poi vediamo.

Per questo io credo e spero che nelle scelte future ci sia la riconsiderazione dell’importanza degli impianti di Marghera, considerato che le altre società ce li hanno fatti riaprire.

Sulla base delle dichiarazioni fatte negli ultimi periodi abbiamo un anno di tempo per lavorare con intelligenza, affinché riesca a prevalere il buon senso.

L’industria primaria dev’essere mantenuta perché questo ci rende forti anche in Europa.

Ma evidentemente non possiamo avanzare questo ragionamento solo noi come FILCTEM CGIL di Venezia. Dev’essere un lavoro fatto assieme ai compagni di Ferrara, Mantova, Ravenna, Brindisi, Priolo e di tutti i comprensori che stanno soffrendo come noi per il disinteresse collettivo delle istituzioni.

 

Il segretario generale FILCTEM CGIL di Venezia

Riccardo Colletti

 

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