L’ultimo accordo sulle bonifiche di Porto Marghera contiene, nel proprio dispositivo, gravissime lacune che possono sfociare in derive speculative e soprattutto in un niente di fatto, dal punto di vista della soluzione del problema.

C’era chi sosteneva (Comune e Regione) che per effetto di quell’accordo si sarebbe limitato l’intervento della burocrazia. Io credo invece che quell’accordo determini il progressivo appesantimento della burocrazia stessa, ma soprattutto anche la non  certezza della continuità produttiva degli impianti e delle attività esistenti.

L’accordo sulle bonifiche siglato al Ministero dell’Ambiente al proprio interno, in un paragrafo, assegna i lavori o la gestione ad una società specifica.

 

Credo invece che si sarebbe dovuto limitare a dare solo alcune linee guida per risolvere la questione ambientale di uno dei siti di interesse nazionale, qual è il Petrolchimico di Porto Marghera. Senza assegnare i lavori a questa o quell’azienda in particolare.

 È fonte di preoccupazione la situazione in cui ci troviamo: numerose attività dismesse, aree libere, e assoluto disinteresse all’effettiva crescita e sviluppo di questi siti, anche dal punto di vista industriale.

Io ritengo che dietro a questa apparente superficialità si nasconda più di una fonte speculativa delle aree, cosa che abbiamo sempre ribadito.

 Decidere di portare avanti bonifiche senza legare a queste una programmazione industriale o quantomeno l’idea di una gestione del territorio magari anche diversa da quella che abbiamo conosciuto fino ad oggi, ma comunque un’idea che crei occupazione e sostenibilità ambientale, non è più accettabile in questo territorio.

 È ancora aperta la ferita del MOSE e penso che anche la vicenda delle bonifiche di Porto Marghera sia figlia della stessa gestione.

 L’unica differenza è che dentro alle speculazioni, non possono patteggiare né i lavoratori, né le le imprese degli appalti,  che vengono schiacciate da un sistema che nulla ha a che vedere con la tutela di un territorio segnato da profondi cataclismi politici e istituzionali.

 Per questo credo nel modo più assoluto che l’accordo sulle bonifiche di Porto Marghera sia ben lontano dai propositi ambientali e ritengo sia giusto che quell’accordo venga rivisitato in tutte le sue parti e che si inserisca all’interno un elemento di tutela rispetto alle speculazioni che abbiamo visto in questi anni.

 Troppi sono gli elementi che ci fanno pensare che quell’accordo sia inefficace.

Penso perciò sia utile che si intervenga in tempi rapidi affinché non ci si accorga poi alla fine della necessità di mettere un commissario anche alla gestione di quell’accordo.

 Anche gli ultimi investimenti dovuti ad una fonte di credito di circa 150 milioni di € (multa alla società ALCOA) si sono ritrasformati all’interno del nostro territorio in interventi strutturali di contorno, soprattutto legati ad un piano di sviluppo che non si sa se sia legato ad attività di carattere commerciale o turistico.

 Quei soldi, come abbiamo ribadito su tutti i tavoli, andavano spesi per la riqualificazione ambientale vera e dovevano essere di sostegno alle industrie ed imprese di Porto Marghera, garantendo così stabilità occupazionale e un futuro più certo.

 La cifra invece è stata utilizzata anche per rifare i marciapiedi di Via Fratelli Bandiera , cosa giusta e utile ma che di industriale ha ben poco a che fare, rientrando in un ambito di riqualificazione urbana.

Queste non scelte mettono a serio rischio le attività dell’industria e degli appalti; l’accordo sulle bonifiche così com’è può prestare il fianco a speculazioni e forme di aggregazione poco trasparenti, così come abbiamo visto con l’opera del MOSE.

 

Riccardo Colletti

 Segretario generale FILCTEM CGIL Venezia

 Mestre, 13 febbraio 2015

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