Ieri al Capannone del Petrolchimico è stata una giornata importantissima per fare il punto della situazione e creare i presupposti per un'analisi più profonda che coinvolga, oltre al nostro Petrolchimico, anche quello di Ferrara. Questo è il nostro comunicato. Il prossimo 23 giugno saremo tutti a Ferrara, segreteria e RSU del Petrolchimico, per sviluppare un documento unico che delinei la reale situazione dei Petrolchimici, dei piani di sviluppo ancora su carta previsti da ENI e soprattutto per avere un confronto chiaro con il sistema della ricerca, purtroppo svilito negli ultimi tempi, che per noi rappresenta il sale della chimica.

PER FARE CHIMICA VERDE C'è BISOGNO DI RAFFORZARE IL SISTEMA DELLA RICERCA

 

 

La segreteria FILCTEM CGIL di Venezia assieme a tutte le RSU del Petrolchimico riunitesi al Capannone del Petrolchimico oggi mercoledì 10 giugno 2015, hanno analizzato a fondo la situazione attuale di Porto Marghera.

È una situazione abbastanza complessa, in movimento e non c’è un orientamento specifico che possa far capire quali siano i presupposti della continuità industriale nel sito.

Queste sono parole dure ma sono frutto di un’analisi che si evince da come ENI sta alleggerendo qualsiasi tipo di attività.

In primo luogo ci sono, complessivamente e dappertutto, carenze di personale che, se non vengono risolte, ci fanno capire che l’azienda non è intenzionata a ricoprirle e quindi ha già un progetto sull’assetto futuro.

La seconda questione è relativa al piano manutentivo che è ormai rilegato in un profilo di mero e puro risparmio; questo ci preoccupa notevolmente perchè chi non vuole investire sulla manutenzione preventiva mette a rischio la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente. Ad avvalorare questa tesi vi è anche la questione degli appalti di Porto Marghera; ENI infatti sta imponendo alle imprese riduzioni di costi che pochi si potranno permettere di rispettare. Stiamo parlando di imprese radicate nel nostro sistema produttivo che hanno conoscenze e professionalità che riescono a garantire interventi di qualità. Il risparmio sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente per noi è inammissibile perchè ci pone in una condizione di pericolo; non vorremmo che, alla fine di questo percorso, ci si trovasse di fronte ad eventi infausti che già in tempi passati purtroppo si sono registrati a Porto Marghera. Analizziamo ora alcuni punti:

 

CRACKING

La chiusura del cracking di Porto Marghera, purtroppo imposta da ENI entro ottobre di quest’anno, metterà in serie discussione il petrolchimico di Porto Marghera con ricadute sull’intera filiera produttiva padana.

Da tempo si stanno alimentando chiacchiere di tutti i tipi sul possibile allungamento delle attività produttive del cracking; su questo l’azienda non ha dato nessuna risposta, in ogni caso chiudere l’impianto del cracking significa avere una gran parte del personale senza lavoro. Non si è affrontato nessun argomento sul piano di ricollocamento di queste persone e stiamo parlando di circa un centinaio di lavoratori diretti. Oltre a questo anche  le commesse, sia per quanto riguarda la questione manutentiva ma anche quelle della chimica verde, sono ferme per volontà aziendale.

Quindi tradotto questo vuol dire: zero lavoro per le imprese, zero futuro per le nuove produzioni nonostante l’azienda dimostri che ci sono dei piani industriali. A noi sembra invece che stia facendo un piano al contrario. 

 

SYNDIAL

In un incontro di qualche giorno fa, Syndial ha presentato un piano in cui definisce strategico il ruolo di Porto Marghera mentre allo stesso tempo ci chiede una riduzione di organico sugli impianti che potrebbero essere molto interessanti per chiudere una filiera sul controllo e la gestione delle bonifiche di Porto Marghera.

Se la cosiddetta “missione” di Syndial è quella delle bonifiche ambientali non capiamo come mai il personale che è molto qualificato non sviluppa studi, ricerche e piani applicativi a Porto Marghera ma anzi si depauperano lentamente le attività produttive rimaste e a molti lavoratori vengono fatte richieste di trasferimento in altri siti. Ma dietro a queste scelte e a queste modalità come si può leggere la strategicità di Syndial Porto Marghera? Solo sulla cessione dei terreni, 120 ettari a Comune e Regione dove si dovrebbe teoricamente ricreare industria oppure pensiamo agli oltre 40 ettari ceduti all’Oleificio Medio Piave con la promessa di ricreare nuovi posti di lavoro e nuove attività che servivano direttamente ai lavoratori della Vinyls. Ad oggi su queste cose possiamo parlare solo di mere speculazioni, punto e basta, non ci sono altri giri di parole.

 

SOCIETA’ DI SERVIZI S.P.M.

Lo scopo per cui è stata istituita S.P.M. era quello di avere un abbattimento dei costi per tutte le società del sito.

È evidente che con le chiusure di molte attività si è criticizzato il livello dei costi però c’è una riflessione da fare visto che questa situazione si è generata attraverso scelte di ENI (chiusura del caprolattame, cessione del ramo d’azienda di DOW Chemical e INEOS poi entrambe chiuse, così come la chiusura dell’impianto di clorosoda fatta direttamente da Eni, cessione di ramo d’azienda Syndial su SPM dei laboratori di controllo, cessione di altri impianti alla INEOS di Porto Marghera, chiusura degli elastomeri tra l’altro portati in altri siti). È chiaro che la fermata del cracking avrà effetti pesanti anche sui nostri vigili del fuoco.

 

LABORATORIO S.P.M.

Se progressivamente le attività di controllo e campionaggi vengono conferiti ad altre società, il destino di questo laboratorio è profondamente segnato. Syndial, assieme a S.P.M., avevano presentato un piano che fino ad oggi non ha avuto nessun avanzamento e sono passati quasi tre anni. Questa è la modalità con cui ENI si sta muovendo, si fanno accordi, si parla di strategicità ma poi alla fine non si muove nulla.

Però sulla questione laboratorio e sugli impianti TAF, abbiamo la netta sensazione che l’azienda si stia muovendo in una cessione complessiva degli impianti e delle attività ad altre società che sono interessate alle bonifiche di Porto Marghera. Le tracce evidenti di questa idea che ci siamo fatti sono la mancata attuazione del progetto sul laboratorio e l’alleggerimento del personale sugli impianti del TAF che ci stanno proponendo quelli di Syndial e Sifagest che conferisce alla società Lecher il controllo e le attività di campionamento. Questo è un primo passo che ci porterà proprio alla terzializzazione delle attività che oggi sono divise tra SPM, Versalis e Syndial.

 

In tutto questo la preoccupazione del personale che vi è al Petrolchimico sta aumentando; c’è chi è messo di fronte a delle scelte del tipo “prendi la valigia e vai” ad altri che vengono spostati senza alcuna esitazione mentre altri ancora con la chiusura del cracking non sanno neanche dove potranno finire ma soprattutto se avranno un lavoro domani.

Su queste paure, su queste difficoltà ENI sta giocando un ruolo di pressione che non si era mai visto prima. Infatti le speculazioni che stiamo verificando in tutti questi ultimi mesi sono molte e soprattutto quelle politico-sindacali, cosa che noi assolutamente non accettiamo ma riteniamo giusto che su questo piano di difficoltà ci sia un disegno chiaro e di gestione trasparente dove si risponda a domande e dove anche si dia la possibilità ai lavoratori di avere garanzie sufficienti per capire qual è il loro futuro, cosa che oggi è veramente difficile da capire.

 

La segreteria FILCTEM CGIL di Venezia

Le RSU del Petrolchimico di Porto Marghera

 

 

Mestre, 10 giugno 2015

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