Bollette salate, spese per il trasporto energia e oneri di sistema sempre più pesanti, contrattazione al palo!! Per il nostro Paese l’emergenza relativa alla mancanza di una politica energetica è divenuta una costante. La crisi che ha colpito i consumi, facendo calare il prezzo delle materie prime, di certo non si è tradotta in un beneficio per i consumatori o per gli addetti del settore.

Al contrario quote fisse, oneri di natura fiscale e parafiscale (iva, accise ed oneri di sistema) sono voci di costo ad incidenza crescente; componenti sempre più pesanti della nostra spesa per l’energia elettrica.

 

Dati AEEG

L’incessante e continua assenza di un piano energetico condiviso, ostacola un’evoluzione coordinata dei sistemi produttivi e le auspicabili strategie gestionali, fondamentali in questa fase di transazione; in particolare esponendo la produzione termoelettrica alle imperversanti turbative del mercato energetico. Gli elevati costi delle materie prime, ed i bassi riconoscimenti economici per l’energia prodotta in modo tradizionale, gravano pesantemente sui conti delle centrali termoelettriche, provocandone in quest’ultimo periodo continui ridimensionamenti e chiusure, che mettono a rischio, nel contempo, la garanzia del sistema elettrico del paese. 

Un intero settore allo stallo, a partire  dal rinnovo contrattuale dei lavoratori del comparto, incapaci di far avanzare di un solo passo la contrattazione del settore, visto il silenzio totale della controparte, cioè delle compagnie energetiche di Assoelettrica ed Utilitalia,  con in testa Enel, che si limitano a fare dichiarazioni di principio, facendo capire di voler rivisitare, e quindi conformare, complessivamente  la parte normativa in funzione della recente  evoluzione legislativa (Jobs Act), che a nostro avviso, peggiora ma soprattutto ipoteca le condizioni di lavoro e sicurezza delle migliaia di addetti del settore energia.

Al ragguardevole rallentamento del turn over, poi, si affianca il ricorso sempre più consistente alle imprese in appalto. Quelle che possono applicare al lavoro contratti con tutele e condizioni economiche minimaliste, di modo che il dumping sociale venga sempre di più scaricato sulle spalle dei lavoratori. Il ricorso all’esternalizzazione non riguarda solo servizi di assistenza o manutenzione, ma si radica sempre più, nel settore, anche per attività di carattere distintivo e specialistico, raggiungendo mansioni di tipo tecnico-impiantistico, inerenti la gestione della distribuzione di energia a livello locale. Lavoratori delle ditte in appalto, sempre più interscambiabili, si affiancano a tecnici specializzati ed esperti, facendo venir meno la necessità per le grandi società di acquisire e formare nuovi operatori all’interno delle compagnie originarie.

Per gli operatori del comparto le cose non sono semplici. L’avvio della stagione dei rinnovi contrattuali, alla luce di queste condizioni, ha mostrato da subito tutte le criticità. Le società puntano a “snellire” i rapporti di lavoro, considerati poco flessibili, troppo “pesanti” e per niente appetibili. Si comportano come se non fossero mai state adottate forme di flessibilità, spesso concordate, che abbiano consentito il riadattamento e lo spostamento della manodopera sia tra mansioni che territorialmente, nonché il pre-pensionamento di molti addetti.

Ad oggi, al tavolo del rinnovo, la controparte non ha ancora esplicitato chiaramente, intenzioni e controproposte rispetto alle richieste avanzata da parte sindacale. Probabilmente nell’intenzione di agire sempre più a prescindere dalla discussione con il sindacato, portando avanti le proprie politiche unilateralmente.

Ricordiamo, inoltre, che a nulla è valso l’appello rivolto al governo, e in particolare al ministro Guidi, ex del ministero dello Sviluppo Economico, per attuare un tavolo di confronto utile a trattare e sviscerare il tema delle politiche energetiche e la strategicità del comparto nel nostro paese.   E il silenzio dell’esecutivo in merito ci pare carico di significato e forse non ci sorprende nemmeno troppo, vista la posizione assunta dal governo Renzi, rispetto alle parti sociali.

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