Le torce già in funzione giovedì pomeriggio per l'inizio della manutenzione a Porto Marghera. Il gruppo firma un accordo con 50 aziende dell'area industriale per garantire sicurezza

Già visibili, giovedì pomeriggio, le torce accese del petrolchimico di Porto Marghera, dove stanno iniziando le fasi di raffreddamento e spegnimento del cracking e dell'impianto di produzione aromatici necessarie alla loro manutenzione. Il Comune di Venezia avverte la cittadinanza che potrebbero rimanere in funzione a tratti fino al riavvio, programmato per il prossimo 19 ottobre.

SPORADICHE ACCENSIONI PER LO STOP

A generare la fiamma è la combustione dei prodotti provenienti dai cicli produttivi. Sporadiche accensioni sono legate alle fasi preliminari di preparazione alla fermata. I gas inviati a combustione sono costituiti prevalentemente da etilene e propilene e verranno combusti entro i limiti di capacità smokeless delle torce. Le fiaccole rimarranno attive per la combustione di piccole quantità di idrocarburi contenute nei flussi di azoto, utilizzati per la bonifica di sezioni dell'impianto, anche nei giorni successivi alla fermata e fino al riavvio dei cicli produttivi.

PATTO PER LA SICUREZZA

Le società Versalis e Syndial di Eni, simultaneamente, hanno siglato con oltre 50 aziende che operano a Porto Marghera il "Patto per la sicurezza", un vero e proprio contratto che le impegna a garantire l’obiettivo “zero infortuni”. Come confermato dal segretario del sindacato Cgil dei chimici veneziano, Riccardo Colletti, il momento della fermata di un impianto costituisce la fase più delicata per la sicurezza. E negli anni scorsi, proprio in corrispondenza della fermata, si verificarono alcuni incidenti LEGGI L'ARTICOLO.

OBIETTIVO ZERO INFORTUNI

La firma del patto prevede il raggiungimento di obiettivi, sugli infortuni, concreti, misurabili e costantemente monitorati: "Zero infortuni, costante miglioramento degli indici di prestazione delle imprese, cantieri ordinati e puliti, uso corretto dei dispositivi di protezione individuale e delle attrezzature nonché completa integrazione e collaborazione sulla sicurezza", scrive Eni, con il coinvolgimento del Safety Competence Center, il centro di eccellenza sulla sicurezza della società, nel quale operano circa 140 specialisti appositamente formati.

SPETTACOLO TEATRALE

Alla sottoscrizione del “Patto per la sicurezza” ha fatto seguito anche uno spettacolo teatrale, “Il Patto che ti salva la vita”. Una rappresentazione che è un’iniziativa di Versalis e Syndial, alla quale sono stati invitati i dipendenti e i lavoratori delle imprese terze e che ha messo in scena situazioni, personaggi e filmati al fine di mostrare alcuni comportamenti sul lavoro, sulle strade e nella vita quotidiana che possono avere impatto sulla propria incolumità e su quella delle altre persone. L’iniziativa, che è già stata rappresentata a Mantova e a Porto Torres, vede Eni impegnata nella promozione di attività finalizzate a sensibilizzare le persone del territorio che ospita le proprie attività produttive in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.


 

 

Il lavoro occasionale arricchisce di poco la pensione. Il decreto legge 50/2017 che ha reintrodotto i voucher per il lavoro accessorio ha confermato la valenza ai fini pensionistici di questa attività lavorative attraverso la previsione di una aliquota di computo del 33% sul totale della retribuzione percepita dal prestatore. Contribuzione che viene versata presso la Gestione Separata dell'Inps.

 Per le nuove prestazioni occasionali, sia familiari e sia a soggetti con partita Iva, la disciplina il legislatore ha stabilito, infatti, alcune specifiche tutele dal punto di vista previdenziale. In particolare, il prestatore ha diritto a due tutele: a) all'assicurazione per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti (Ivs), con iscrizione alla gestione separata; b) all'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, curata dall'Inail. Altre tutele non sono state previste, a cominciare dalle indennità di disoccupazione. Pertanto, i contributi versati alla gestione separata possono essere utili soltanto ai fini del diritto e della misura di una pensione.

Le conseguenze sulla pensione
Ipotizzando, pertanto, un prestatore che svolga lavoro occasionale per un totale di 5mila euro annui (il massimo oltre il quale scatterebbe la conversione del rapporto in contratto di natura subordinata) il lavoratore può tradurre in pensione un totale di 1.650 euro annui ai fini pensionistici e ottenere l'accredito di tre mesi di contribuzione. Ai fini dell'accredito contributivo nella gestione separata va, come noto, rispettato un minimale, pari per l'anno in corso a 15.548 euro.

Con l'aliquota al 33% (quella fissata per le prestazioni occasionali rese a favore di utilizzatori con partita Iva) occorre versare almeno 5.130,84 euro di contributi per avere un anno intero di contributi utile ai fini del diritto e della misura della pensione (5.000€ x 0,33) ovvero ben 427,57€ (5.130,84/12) per ottenere l'accredito di un mese di contribuzione. Se il versamento è inferiore, il periodo accreditato si riduce proporzionalmente e si ha diritto a tanti mesi quante volte risulta versato l'importo di 427,57 euro. Dato che l'assicurato può versare un massimo di 1.650 euro annui la somma comporterà l'accredito

Vale la pena ricordare che i limiti sono fissati come tetto massimo ai compensi per ciascun prestatore nei confronti di tutti gli utilizzatori, e viceversa (per ciascun utilizzatore nei confronti di tutti i prestatori), fermo restando che tra un prestatore e un utilizzatore non si può eccedere i 2.500 euro di compenso annuo, pena la conversione in contratto a tempo pieno e indeterminato.

Libretto della famiglia

Risultato ancora più svantaggioso per le prestazioni occasionali familiari, quelle cioè erogate tramite il cd. libretto della famiglia, dato che qui l'aliquota di contribuzione è fissata al 20,62% (1,65/8 euro) e non nella misura più favorevole del 33%. Dunque lavorare per un totale di 5mila euro l'anno con il libretto della famiglia comporta l'accredito sulla posizione assicurativa nella gestione separata di un totale di circa 1.031 euro annui e di solo due mesi di contribuzione. Stando così le cose, soprattutto agli occasionali familiari resta molto più conveniente contrattare con la famiglia l'assunzione da colf o da domestico perché in questo modo si ha diritto alla pensione e alla disoccupazione. La tabella sottostante riepiloga le conseguenze di tale articolazione, considerando per ciascuno il minimo e il massimo di occupazione annua: minimo di quattro ore per i soggetti con partita Iva e di 1 ora in caso di famiglie; massimo pari a 4.995 euro di compensi (cioè 555 ore compensate ognuna con il minimo di 9 euro) in caso di utilizzatori con partita Iva e 5.000 euro di compensi in caso di famiglie (625 ore del nuovo Libretto Famiglia). 

 

Leggi Tutto: http://www.pensionioggi.it/notizie/lavoro/pensioni-come-i-voucher-incidono-sull-assegno-98789789#ixzz4neAcn5m0


 

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/voucher_senato_approva_decreto_abolisce-2389866.html 

Il decreto che abolisce i voucher, già approvato dalla Camera, diventa definitivo. Il provvedimento passa infatti al Senato con 140 sì, 49 no, 31 astenuti.


"È un risultato importante, anche se questo non ferma la nostra iniziativa per riscrivere il diritto del lavoro. La nostra mobilitazione continua per la Carta dei diritti universali del lavoro". Questo il primo commento del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, alla conversione in legge del decreto che abolisce i voucher e reintroduce la responsabilità solidale negli appalti. È un risultato, ha aggiunto, "frutto della nostra iniziativa e mobilitazione".

Camusso ha sottolineato che, "Essendo il testo corrispondente al quesito referendario ci immaginiamo che la Corte di Cassazione applichi le norme che prevedono la possibilità di non svolgere il voto qualora l'intervento legislativo corrisponda ai quesiti proposti dalla Cgil. Ovviamente - ha aggiunto Camusso - l'ultima parola spetta alla Corte di Cassazione".

Cosa prevede il decreto. Il disegno di legge contenente le "Disposizioni in materia di lavoro breve, di lavoro intermittente e di responsabilità solidale tra committente e appaltatore", che porta la firma dell'ex-ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e dei senatori Giancarlo Serafini, Hans Berger, Roberto Formigoni e Franco Panizza, nasce per colmare il vuoto lasciato dall'abrogazione dei voucher. In particolare, spiegano gli estensori, "l'abrogazione di tutte le disposizioni relative ai buoni prepagati ha lasciato un vuoto che deve essere tempestivamente riempito con una strumentazione analogamente semplice e conveniente ai fini della regolarizzazione degli spezzoni lavorativi altrimenti condannati alla sommersione".

Due le vie complementari proposte per regolarizzare le prestazioni occasionali: il lavoro breve e il lavoro intermittente "liberalizzato" (quest'ultimo più conveniente nel caso di lavori saltuari, ma ricorrenti, con gli stessi prestatori). Il "lavoro breve" è definito da una disciplina speciale che ne dispone la semplice iscrizione e comunicazione telematica, almeno 60 minuti prima, su idonea piattaforma Inps, da assenza di qualificazione specifica della prestazione, dal contestuale accreditamento in misura ridotta dei contributi previdenziali e assicurativi, dal pagamento diretto e tracciabile del compenso da parte del committente e dalla neutralità fiscale del compenso.

Il ddl dispone anche la semplificazione dei contratti di lavoro intermittente che vengono sottratti ai vincoli della contrattazione collettiva e delle fasce di età dei prestatori e dei settori indicati dal Regio decreto del 1923. Ulteriore scopo del ddl è poi quello di "correggere l'attuale incoerenza del regime di responsabilità solidale negli appalti con l'assetto e i principi di matrice civilistica e ordinamentale vigenti in Italia", dicono gli estensori. L'obiettivo è quello di introdurre una previsione normativa che identifichi "con certezza l'adeguata vigilanza ad opera del committente mettendolo in condizione di esercitarla". Dunque, la responsabilità solidale del committente si configurerebbe solo laddove l'organo ispettivo accerti l'omessa vigilanza dello stesso o la sua tolleranza di condotte inadempienti.

Per "lavoro breve" si intendono tutte le prestazioni che con un singolo committente danno luogo a compensi non superiori a 900 euro in un anno. Se il prestatore è beneficiario di sussidi pubblici non può superare con più committenti la soglia di 2.000 euro. Una misura maggiore giustificherebbe, infatti, un rapporto di lavoro strutturato con gli oneri conseguenti per le parti. Il rapporto di lavoro e la modalità di pagamento consentono la piena tracciabilità della prestazione e lo svolgimento del controllo ispettivo. L'accredito dei contributi previdenziali e assicurativi deve essere effettuato contestualmente alla comunicazione preventiva dei dati del lavoratore, del luogo, del giorno e dell'orario della prestazione. Il ministero del Lavoro e delle politiche sociali aggiorna il valore orario della prestazione che è fissato in 10 euro, mentre le contribuzioni a Inps e Inail sono rispettivamente nelle misure del 13 e del 7% (per il nucleo familiare la contribuzione è del 4%). Il lavoro breve non può, inoltre, essere consentito negli appalti di opere o servizi e in particolare nei cantieri edili, fatte salve le diverse disposizioni del ministero del Lavoro e sentite le parti sociali.

 

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