"Dopo anni di legislazione del lavoro all’insegna della precarizzazione e della deregulation, il cui prezzo più alto l'hanno pagato le giovani generazioni, siamo di fronte ad un primo – parziale – segnale di inversione di tendenza", afferma Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto.

"Gli allarmismi e le veementi proteste delle organizzazioni datoriali, comprese quelle venete, sulle difficoltà che queste scelte determinerebbero per i lavori stagionali, in particolare nell'ambito del turismo e dell'agricoltura, sono del tutto infondate e strumentali. Le imprese infatti hanno a disposizione tutti gli strumenti legislativi e contrattuali necessari per rispondere alle esigenze di stagionalità e di flessibilità, che il provvedimento non tocca affatto. Anzi, anche in questo campo c'è un eccesso di flessibilità.

Quello che ci auguriamo è che questo primo intervento non venga subito contraddetto dalla reintroduzione dei voucher, che rappresentano in assoluto la forma più estrema di precarietà: il lavoro “usa e getta” che – dati INPS alla mano – non ha mai ridotto quello sommerso ma lo ha anzi allargato sostituendo le forme flessibili contrattualizzate in una logica di dumping al ribasso e di concorrenza sleale a danno dei lavoratori e delle aziende serie che rispettano le leggi e i contratti. Ovviamente per garantire davvero un lavoro dignitoso occorre ben altro, e la strada è ancora lunga. Anche rispetto ai licenziamenti illegittimi in cui il decreto interviene aumentando l’indennizzo ma rimanendo in una logica di monetizzazione del lavoro.

La Cgil ha depositato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare più sottoscritta della storia della Repubblica (a proposito di democrazia diretta): la Carta dei diritti universali del lavoro, che prevede un corredo di diritti fondamentali da garantire a tutti i lavoratori – dal lavoro subordinato alle partite IVA – a prescindere dalla tipologia contrattuale. Senza un vero cambiamento, senza rimettere al centro la persona che lavora, nessuna ripresa economica seria e duratura sarà possibile".

Christian Ferrari, Segretario generale Cgil Veneto 


 

“389 VITTIME”

LA STORIA DI UN ECCIDIO CHE NON RACCONTA DI UNA GUERRA MA DELLA QUOTIDIANITÀ’ LAVORATIVA IN ITALIA.

DA GENNAIO A MAGGIO 2018 SONO 271 I DECESSI RILEVATI IN OCCASIONE DI LAVORO E 118 IN ITINERE.

LA MEDIA E’ DRAMMATICA: 77 INFORTUNI MORTALI AL MESE.

 

La storia di un eccidio che non racconta di una guerra ma purtroppo della quotidianità nei luoghi di lavoro nel nostro Paese. Sono 389, infatti, le vittime rilevate da gennaio a maggio 2018 in Italia. E sono 271 quelle registrate in occasione di lavoro, mentre 118 quelle in itinere, 26 delle quali sono donne. Un’istantanea che nessuno vorrebbe vedere quella scattata dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega di Mestre (sulla base dei dati INAIL), perché proietta l’immagine di un’emergenza che non conosce fine. Con una media di mortalità inquietante: 77 vittime al mese, considerando i morti in occasione di lavoro e in itinere.

Ed è ancora la Lombardia ad indossare la maglia nera con il più elevato numero di vittime in occasione di lavoro (39 decessi); seguono: l’Emilia Romagna (34), il Veneto (31), il Piemonte (24), la Campania (22), il Lazio (20), la Toscana (16), il Friuli (13), Calabria e Sicilia (11), Basilicata e Liguria (8), Sardegna e Puglia (7), Marche (6), Abruzzo (5), Umbria (4), Molise (3), Trentino Alto Adige (2).

I settori in cui si contano il maggior numero di vittime in occasione di lavoro sono quelli delle Costruzioni (con 43 decessi), quello delle Attività Manifatturiere che, come il settore Trasporto e Magazzinaggio, fa rilevare 37 morti. Nel settore Commercio e Riparazione di autoveicoli e motocicli sono stati rilevati 17 morti sul lavoro. 

La maggior parte delle vittime rilevate in occasione di lavoro aveva un’età compresa tra i 55 e i 64 anni.

La provincia in cui si conta il maggior numero di infortuni mortali sul lavoro è Roma (19 decessi). Seguono: Milano (15), Napoli e Torino (12), Udine (10), Bologna (9), Modena (8), Brescia e Treviso (7). Le donne che hanno perso la vita nel 2018 in occasione di lavoro sono state 19. Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 45 pari al 16,6% del totale. 

Al fine di promuovere e diffondere la Cultura della Sicurezza sul Lavoro, ci auguriamo che il comunicato non solo sia un utile strumento di lavoro per Voi ma anche una fonte di riflessione e di analisi di fronte alla grave situazione che colpisce la nostra Penisola.


 

Perde l'equilibrio per cause ancora al vaglio e impatta a terra, riportando un pesante trauma cranico. C'è preoccupazione per le condizioni di un giovane operaio che martedì mattina è caduto mentre stava lavorando a un'altezza tra i 3 e i 4 metri in una laterale di via Esiodo, zona Bissuola a Mestre. Martedì pomeriggio si trovava ancora in prognosi riservata: serviva attendere ancora per capire l'evoluzione del quadro clinico del giovane, che ha 25 anni circa.

Allarme dai residenti

Il lavoratore stava operando all'esterno quando, verso le 11, non è più riuscito a rimanere sulla scala ed è caduto di sotto. A lanciare l'allarme sarebbero stati alcuni residenti, che hanno chiesto l'intervento del 118. Sul posto i sanitari sono intervenuti con un'ambulanza e un'automedica: la situazione fin da subito è apparsa preoccupante. Dopo i primi accertamenti sul posto, il giovane è stato trasferito subito d'urgenza al pronto soccorso dell'Angelo, dove sarebbe poi stato trasferito in Rianimazione. La speranza è che l'emergenza possa rientrare con il passare delle ore. Informati anche gli operatori dello Spisal dell'Ulss 3, che cercheranno di far luce sulla dinamica che ha portato poi alla caduta dell'operaio.

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