Altri sei mesi perduti, quelli del 'semestre bianco' della direzione Eni, in attesa della nomina del nuovo amministratore delegato. E poi il processo a Descalzi per corruzione. Vicende che si aggiungono a tutta l'immobilità degli anni precedenti, sugli investimenti e la programmazione industriale della compagnia. Da tempo, ormai, alle promesse si aggiungono le promesse che poi cadono sistematicamente nel vuoto. Dal 2014 vediamo documenti e impegni firmati dalle parti, ora per chiudere il cracking, ora per far partire la chimica verde, ora per vendere l'impianto di Venezia, per poi arrivare alla sua rimessa in funzione, senza la necessaria manutenzione che come sindacato chiediamo da tempo, su Porto Marghera, ma da sempre rimasta senza riscontro. Due gli incidenti l'estate scorsa. Il cracking è andato in blocco per vetustà. E perché sembra ci sia solo interesse a spremere fino all'ultima goccia, senza alcuna premura per quello che accadrà domani. L'abbiamo detto e lo ribadiamo. Sono anni che la nave ci sembra navigare a vista. Senza l'idea di dove voler andare. Senza un progetto definito. Un obiettivo capace di coinvolgere tutte le parti in gioco e all'altezza del benessere e della crescita del paese. 

L'accusa di corruzione e lo scarso interesse di Eni per lo sviluppo in Italia dei suoi progetti, a favore della commercializzazione dei prodotti, ci preoccupa, così come la prospettiva miope di un'azienda che dovrebbe pensare prima di tutto al futuro. E al futuro delle sue risorse. Non a rincorrere i mercati, i prezzi e le borse. Ma con la volontà e la forza di condizionare l'economia imprimendo una nuova idea di sviluppo, ripetiamo, a vantaggio di tutti e del paese. Il contrario degli spezzettamenti societari (Saipem) e dei tentennamenti che abbiamo davanti ai nostri occhi. E davanti ai quali siamo stanchi di stare a guardare.

R. Colletti Filctem Cgil Venezia

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