I sindacalisti (da sx) Davide Stoppa Cgil e Francesco Coco Cisl al tavolo della trattativa con lavoratori e azienda Fashion Jeans di Cavarzere, 29 settembre 2016.

Foto: parliamodilavoro.it

 

Storie di altri tempi e di altri luoghi. Sono, drammaticamente, storie del nostro tempo e del nostro territorio.

Per questo 30 lavoratrici del settore tessile sono rimaste per alcuni anni occupate senza ingaggio, senza regole, senza contratti, né contributi, né garanzie o sicurezza, all'interno di un capannone a Cavarzere.

Una storia esplosa come una bomba (annunciata) con l'ispezione della finanza in ditta nell'inverno scorso. Per oltre 30 dipendenti, lavoro nero.

Una modalità occupazionale irregolare che fa pensare al più oscuro dei tempi passati. Al più lontano dai paesi civili, emancipati e democratici del mondo occidentale. 

Che si trova e si è trovato per anni sotto gli occhi di tutti. Accanto alle nostre case, nel mezzo delle nostre realtà quotidiane.

Apprendere dai racconti delle lavoratrici delle giornate di lavoro lunghe 12 ore senza pause, neppure per il pranzo, è stato come ritrovarsi a ascoltare la trama di un film degli anni '50, forse del mezzogiorno d'Italia nel dopo guerra.

O leggere di un blitz delle fiamme gialle in qualche laboratorio di cittadini stranieri, dove non solo il lavoro non esiste, non c'è ombra neppure della presenza o dell'esistenza di esseri umani.

Per le lavoratrici di Cavarzere poi assunte, oltre il danno la beffa.

Prima senza regole, poi senza stipendio. E infine senza lavoro, a causa dell'incepparsi di uno dei soliti meccanismi di società intrecciate e prestanomi, che ha mandato sul lastrico la Fashion Jeans, a detta del titolare.

Il lavoro preso e pestato sotto i piedi. 

Il lavoro come accessorio temporaneo per affari e profitti di soggetti incuranti e irresponsabili.

Tanto poi l'epilogo è sempre lo stesso. Il fallimento, il curatore che recupera, forse, qualche credito, gli addetti che se vogliono possono rifarsi all'INPS.

Un sistema legittimamente tollerato che spoglia il territorio, getta risorse e ricchezza al vento. Affama e depaupera persone e famiglie, genera incertezza e accresce difficoltà e problemi per l'intera comunità circostante.

Paga il lavoro. Ma quando è quello femminile forse paga ancora di più. Perché dopo, in un territorio così particolare come la bassa veneziana, dove la trovi in fretta un'occupazione adatta, per far quadrare il bilancio famigliare e il tempo per la casa, i figli e i campi?

Ovvio che in tutta questa vicenda non c'è nessuno che non abbia colpe. Per il solo fatto che chi sa o viene a sapere, non denuncia. Fino a quando appunto, la situazione non scoppia. E per il fatto che chi può e deve controllare non lo fa, se non su esplicita richiesta e perché la legge, alla fine dei conti, interviene per metterci una pezza, salvando il salvabile e facendo sistematicamente cadere i costi delle difficoltà o incapacità o malafede di alcuni, sulle spalle di tutti.

GUARDA ANCHE IL VIDEO: http://www.parliamodilavoro.it/200-sample-data-articles/comunicati-filctem-e-cgil/970-cavarzere-lavoratrici-prima-lavoro-nero-e-ora-tazza-di-latte-a-cena-situazione-disperata.html 

di parliamodilavoro.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Safilo, foto: web

“Nonostante il clima  che si respira nel paese – sottolinea soddisfatta Stefania Pomante, segretaria nazionale Filctem-Cgil, resp. del settore -  abbiamo siglato una buona ipotesi di accordo, senz'altro migliorativa  dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, ma soprattutto con un significativo aumento economico di tutto rispetto. Una concreta risposta – conclude Pomante -  in difesa del reddito dei lavoratori del settore e del welfare contrattuale, così duramente falcidiato dalla crisi”.

 

CONTRATTO OCCHIALI E OCCHIALERIA: SIGLATA IPOTESI DI ACCORDO PER IL RINNOVO 2016-2018. L'AUMENTO  COMPLESSIVO NEL TRIENNIO E' DI 87 EURO, DI CUI  79 SUI MINIMI E 8 EURO SULL'ASSISTENZA  SANITARIA INTEGRATIVA

L'intesa raggiunta interessa oltre 15.000 addetti in 400 imprese, tra le più significative Luxottica, Safilo, Galileo

 

Il 19 luglio a Belluno,  tra Anfao-Confindustria e i sindacati del settore Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, è stata siglata l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2016-2018 del settore occhiali e occhialeria (interessati circa 15.000 addetti in 400 imprese, tra le più significative Luxottica, Safilo, Galileo), scaduto il 31 dicembre 2015.

L'intesa sottoscritta – che sarà sottoposta alle assemblee dei lavoratori per  la definitiva approvazione – prevede un aumento sui minimi di 79 euro (4° liv.), distribuiti in tre tranche: dal 1 gennaio 2017, 59,25 euro; dal 1 maggio 2017, 13,04 euro; dal 1 febbraio 2018, 6,72 euro, per un  montante complessivo  di circa 1900 euro.

Inoltre sono previsti ulteriori 8 euro, a carico delle imprese, sull'assistenza sanitaria integrativa, a decorrere dal 1 luglio 2017.

Per le imprese  che non fanno contrattazione di 2° livello, l'intesa prevede l'aumento dell'elemento perequativo che passa dai 310 del precedente contratto agli attuali 320 euro annui.

 

Soddisfatti i sindacati che, sul piano delle normative, hanno anche ottenuto il miglioramento del sistema di relazioni industriali, di informazione e di partecipazione, oltre al rafforzamento e all'estensione della contrattazione di 2° livello.

 

Sul capitolo del “welfare” contrattuale, va inoltre aggiunto lo 0,20% – a carico delle imprese – sulla previdenza complementare (“Previmoda”) in caso di premorienza ed invalidità.

 

Sul tema delicato dei contratti a termine e somministrazione a termine, l'ipotesi di  accordo prevede un tetto massimo omni comprensivo di utilizzo al 25%. Infine, ottenuto un importante  miglioramento sul tema dei diritti e delle tutele individuali: una giornata in più di permesso retribuito in caso di malattia figlio, fino a 10 anni; l'allungamento del periodo di comporto (in caso di malattie oncologiche) che passa da 15 a 17 mesi.

 

Belluno, 19 luglio 2016


 

Accordo raggiunto a livello territoriale per i calzaturifici. L'articolo su La Nuova Venezia:

 

  

Quella che da sempre giochiamo come Filctem Cgil Venezia sul calzaturiero è una partita troppo importante.

Bene l'integrativo, con l'accordo a livello territoriale che arricchisce la contrattazione di un elemento all'avanguardia sul secondo livello.

Ma abbiamo davanti altre sfide fondamentali che hanno a che fare con la "riproduzione" e la crescita del distretto. Un comparto che porta migliaia di posti di lavoro, ricerca, creatività, made in Italy e ricchezza.

 

Un settore che per espandersi non ha bisogno di chiudersi in se stesso. Di cercare vie solo per abbattere i costi.

Il trasferimento all'estero di interi rami produttivi, il lavoro senza regole, le aziende senza sicurezza, l'abbassamento della qualità e della professionalità non rappresentano che repliche deboli e stili arrendevoli di condotta delle imprese sul territorio.

 

Piccoli e medi stabilimenti che hanno fatto da traino alla crescita del pil dell'intero paese.

Troppe volte ultimamente come sindacato, siamo entrati all'interno di queste unità produttive, richiamati dalle richieste d'aiuto di una manodopera che non si sente più parte del sistema.

La vicenda di Donna Carolina a Fiesso D'Artico non è che un episodio fra i tanti.

Decine di lavoratori esperti e preparati si sono visti chiudere la porta della loro azienda in faccia, a causa del trasferimento all'estero di intere fasi di lavorazione delle calzature.

Le aziende così dichiarano di eliminare rigidità, lacci burocratici e oneri che in questo momento delicato di lieve ripresa rappresentano zavorre alla libertà d'impresa.

Invece il vero salto di qualità è affermare l’ultimo protocollo che abbiamo sottoscritto, come Filctem Cgil Venezia sul marchio della Riviera.

Quello è un esempio d’innovazione, di tutela e se fosse applicato completamente darebbe più radicalità alle aziende.

C’è molta innovazione su quanto sottoscritto e questo dà pregio a quelle che sono state le relazioni fino ad oggi, con il riconoscimento delle parti che è fondamentale.

Riteniamo un fatto positivo che l’Acrib sia entrata a far parte dell’associazione industriali.

Crediamo che questa scelta sia fondamentale per tutelare queste importanti attività riconosciute in tutto il mondo. 

Per evitare modi di fare che possano scaricarsi negativamente sulle imprese o una parte di imprese.

Non possiamo permettere che si segua solo una politica commerciale. Guadagno è anche immagine. Quello che del distretto viene pensato nel resto del paese e all'estero.

 

Fare una scarpa in Riviera fa parte di un rito. Ma se questo non viene rispettato e non viene mantenuto, si corre il rischio di perdere un patrimonio.

Spero che nel prossimo premio si possano affrontare temi più ampi come il collegamento con le scuole, la ricerca e nello stesso tempo parlare di reinserimento di professionalità.

 

Utilizzando fondi anche europei per la formazione e la costante riqualificazione degli operatori.

Per crescere. Non fossilizzarsi. Per utilizzare competenze e conoscenze, mettendole in sinergia. Studiare nuovi modi di stare sul mercato e affrontare la competizione, mettendo al servizio del distretto anche esperienze e saperi inconsueti.

Dobbiamo fare una politica di lungo periodo, creare nuove formule. Pensare a nuovi sistemi. In anni passati siamo cresciuti accettando nuove sfide, anche perché gli imprenditori erano attaccati all’attività produttiva.

Oggi dobbiamo fare una ricerca di più ampio raggio.

Una ricerca per anticipare le tendenze. Anche sulle calzature. 

 

Riccardo Colletti 

Filctem Cgil Venezia

 

 

 

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