Safilo, foto: web

“Nonostante il clima  che si respira nel paese – sottolinea soddisfatta Stefania Pomante, segretaria nazionale Filctem-Cgil, resp. del settore -  abbiamo siglato una buona ipotesi di accordo, senz'altro migliorativa  dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, ma soprattutto con un significativo aumento economico di tutto rispetto. Una concreta risposta – conclude Pomante -  in difesa del reddito dei lavoratori del settore e del welfare contrattuale, così duramente falcidiato dalla crisi”.

 

CONTRATTO OCCHIALI E OCCHIALERIA: SIGLATA IPOTESI DI ACCORDO PER IL RINNOVO 2016-2018. L'AUMENTO  COMPLESSIVO NEL TRIENNIO E' DI 87 EURO, DI CUI  79 SUI MINIMI E 8 EURO SULL'ASSISTENZA  SANITARIA INTEGRATIVA

L'intesa raggiunta interessa oltre 15.000 addetti in 400 imprese, tra le più significative Luxottica, Safilo, Galileo

 

Il 19 luglio a Belluno,  tra Anfao-Confindustria e i sindacati del settore Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, è stata siglata l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2016-2018 del settore occhiali e occhialeria (interessati circa 15.000 addetti in 400 imprese, tra le più significative Luxottica, Safilo, Galileo), scaduto il 31 dicembre 2015.

L'intesa sottoscritta – che sarà sottoposta alle assemblee dei lavoratori per  la definitiva approvazione – prevede un aumento sui minimi di 79 euro (4° liv.), distribuiti in tre tranche: dal 1 gennaio 2017, 59,25 euro; dal 1 maggio 2017, 13,04 euro; dal 1 febbraio 2018, 6,72 euro, per un  montante complessivo  di circa 1900 euro.

Inoltre sono previsti ulteriori 8 euro, a carico delle imprese, sull'assistenza sanitaria integrativa, a decorrere dal 1 luglio 2017.

Per le imprese  che non fanno contrattazione di 2° livello, l'intesa prevede l'aumento dell'elemento perequativo che passa dai 310 del precedente contratto agli attuali 320 euro annui.

 

Soddisfatti i sindacati che, sul piano delle normative, hanno anche ottenuto il miglioramento del sistema di relazioni industriali, di informazione e di partecipazione, oltre al rafforzamento e all'estensione della contrattazione di 2° livello.

 

Sul capitolo del “welfare” contrattuale, va inoltre aggiunto lo 0,20% – a carico delle imprese – sulla previdenza complementare (“Previmoda”) in caso di premorienza ed invalidità.

 

Sul tema delicato dei contratti a termine e somministrazione a termine, l'ipotesi di  accordo prevede un tetto massimo omni comprensivo di utilizzo al 25%. Infine, ottenuto un importante  miglioramento sul tema dei diritti e delle tutele individuali: una giornata in più di permesso retribuito in caso di malattia figlio, fino a 10 anni; l'allungamento del periodo di comporto (in caso di malattie oncologiche) che passa da 15 a 17 mesi.

 

Belluno, 19 luglio 2016


 

Accordo raggiunto a livello territoriale per i calzaturifici. L'articolo su La Nuova Venezia:

 

  

Quella che da sempre giochiamo come Filctem Cgil Venezia sul calzaturiero è una partita troppo importante.

Bene l'integrativo, con l'accordo a livello territoriale che arricchisce la contrattazione di un elemento all'avanguardia sul secondo livello.

Ma abbiamo davanti altre sfide fondamentali che hanno a che fare con la "riproduzione" e la crescita del distretto. Un comparto che porta migliaia di posti di lavoro, ricerca, creatività, made in Italy e ricchezza.

 

Un settore che per espandersi non ha bisogno di chiudersi in se stesso. Di cercare vie solo per abbattere i costi.

Il trasferimento all'estero di interi rami produttivi, il lavoro senza regole, le aziende senza sicurezza, l'abbassamento della qualità e della professionalità non rappresentano che repliche deboli e stili arrendevoli di condotta delle imprese sul territorio.

 

Piccoli e medi stabilimenti che hanno fatto da traino alla crescita del pil dell'intero paese.

Troppe volte ultimamente come sindacato, siamo entrati all'interno di queste unità produttive, richiamati dalle richieste d'aiuto di una manodopera che non si sente più parte del sistema.

La vicenda di Donna Carolina a Fiesso D'Artico non è che un episodio fra i tanti.

Decine di lavoratori esperti e preparati si sono visti chiudere la porta della loro azienda in faccia, a causa del trasferimento all'estero di intere fasi di lavorazione delle calzature.

Le aziende così dichiarano di eliminare rigidità, lacci burocratici e oneri che in questo momento delicato di lieve ripresa rappresentano zavorre alla libertà d'impresa.

Invece il vero salto di qualità è affermare l’ultimo protocollo che abbiamo sottoscritto, come Filctem Cgil Venezia sul marchio della Riviera.

Quello è un esempio d’innovazione, di tutela e se fosse applicato completamente darebbe più radicalità alle aziende.

C’è molta innovazione su quanto sottoscritto e questo dà pregio a quelle che sono state le relazioni fino ad oggi, con il riconoscimento delle parti che è fondamentale.

Riteniamo un fatto positivo che l’Acrib sia entrata a far parte dell’associazione industriali.

Crediamo che questa scelta sia fondamentale per tutelare queste importanti attività riconosciute in tutto il mondo. 

Per evitare modi di fare che possano scaricarsi negativamente sulle imprese o una parte di imprese.

Non possiamo permettere che si segua solo una politica commerciale. Guadagno è anche immagine. Quello che del distretto viene pensato nel resto del paese e all'estero.

 

Fare una scarpa in Riviera fa parte di un rito. Ma se questo non viene rispettato e non viene mantenuto, si corre il rischio di perdere un patrimonio.

Spero che nel prossimo premio si possano affrontare temi più ampi come il collegamento con le scuole, la ricerca e nello stesso tempo parlare di reinserimento di professionalità.

 

Utilizzando fondi anche europei per la formazione e la costante riqualificazione degli operatori.

Per crescere. Non fossilizzarsi. Per utilizzare competenze e conoscenze, mettendole in sinergia. Studiare nuovi modi di stare sul mercato e affrontare la competizione, mettendo al servizio del distretto anche esperienze e saperi inconsueti.

Dobbiamo fare una politica di lungo periodo, creare nuove formule. Pensare a nuovi sistemi. In anni passati siamo cresciuti accettando nuove sfide, anche perché gli imprenditori erano attaccati all’attività produttiva.

Oggi dobbiamo fare una ricerca di più ampio raggio.

Una ricerca per anticipare le tendenze. Anche sulle calzature. 

 

Riccardo Colletti 

Filctem Cgil Venezia

 

 

 


 

Venezia, 6 giugno

Si torna a trattare alla sede di Confindustria Venezia, per i 28 licenziamenti annunciati al calzaturificio Donna Carolina di Fiesso D'Artico. Situazione sempre più pesante per i dipendenti avviliti e senza speranze, ma presenti e combattivi.

Donna Carolina è lo specchio della trasformazione in atto nella Riviera delle calzature, anche se si tende a giustificare questi modi di fare e a mascherarli chiamando in causa la crisi, la globalizzazione, la concorrenza e quant'altro.

Donna Carolina però, stranamente, non sta soffrendo di mancanza di commesse, né di un calo della domanda dei suoi prodotti, per lo più commercializzati all'estero.

Ma allora, di che stiamo parlando? Qual è il senso di eliminare manodopera in presenza di lavoro ?

Assistiamo al dilagare di una mentalità, fra i piccoli centri produttivi di calzature del territorio, per cui l'unico modo di garantirsi alti profitti, sia quello di eliminare le regole sul lavoro. 

Diritti, tutele, orari e costi, altro non sono che un onere, che impedisce agli imprenditori di "utilizzare" il lavoro secondo la flessibilità e le necessità dell'azienda.

Tutto il resto è un peso, un laccio. Che ostacola la libertà d'impresa.

Un'idea vincente? Se la qualità non è più un "must" e si devono abbassare i costi per piazzare i prodotti sui mercati, si pensa di abbattere prima di tutto il costo del lavoro.

Un modo di fare che a lungo andare dei distretti, della loro storia, della cultura e del valore aggiunto, farà piazza pulita. Con il benestare dei soggetti che oggi si mostrano accondiscendenti a questa modalità di fare impresa.

Tralasciando che questo significa "darsi la zappa sui piedi". E assicurare a chi verrà dopo un territorio dove la qualità della vita e del lavoro si è abbassata complessivamente alle logiche del puro mercato e del mero profitto.

Nell'incontro odierno in Confindustria si è tentato di far prevalere l'idea che le regole e le logiche industriali non possono essere svendute.

Perciò in questo senso come Filctem Cgil riteniamo si debba partire da una cultura diversa. Che tiene in considerazione aspetti sociali, occupazionali, produttivi e di crescita di tutte le parti del distretto.

La cultura del produrre all'estero per togliere i costi è una cultura miope e che non porta da nessuna parte.

E' un tema talmente profondo che se affrontato con la serietà e l'intelligenza dovuta, potrebbe portarci a ridisegnare un sistema evoluto e trasformato, con regole diverse e con maggior forza.

Intanto resta il fatto che alla fine di giugno se una soluzione non verrà trovata, 28 lavoratori perderanno il loro posto per essere collocati in mobilità.

Andare a produrre all'estero per tagliere i costi e gli oneri è una mentalità "stretta", che non porta da nessuna parte e va ribaltata costruendo una cultura che veda oltre, che non si fermi all'immediato, ma consideri le conseguenze, i costi e i benefici di tutti i soggetti nel lungo periodo.

 

Michele Pettenò

Filctem Cgil Venezia

 

 

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