Una marcia sotto il sole cocente per tutto il centro di Cavarzere. Si sono fatte sentire e vedere le 50 lavoratrici dell'ennesima azienda tessile fallita a Cavarzere, che ha chiuso i battenti dall'oggi al domani lasciandole senza occupazione e senza stipendi.

Era accaduto un anno fa. Stesse modalità. Capannone lasciato spoglio, tolti i macchinari e cartello "chiuso per ferie" in bella vista appeso davanti al cancello. E ferie non furono per le dipendenti. Che aspettando il trascorrere di quei giorni d'estate nella totale incertezza, si trovarono poi con un pugno di mosche in mano e una vertenza da affrontare per far valere i loro diritti, primo fra tutti quello di ricevere le mensilità arretrate, mai percepite. Persero l'occupazione una cinquantina di addette l'anno scorso. E ad altre 50 tocca la stessa sorte quest'anno.

Al comune venerdì le lavoratrici vengono accolte e ascoltate dal primo cittadino, Henri Tommasi. Con loro ci sono i sindacati, Filctem Cgil e Femca Cisl. Al sindaco le parti sociali e i lavoratori strappano l'impegno di andare a fondo su queste continue aperture e chiusure nel territorio. Ma intanto l'emergenza rimane. Senza lavoro e senza stipendio, in un'area in cui, dicono le lavoratrici, "trovare un posto è come trovare l'oro".

Prossimo step, appena dopo le vacanze di agosto, sarà la richiesta d'incontro in Regione. Ma non si esclude neppure il ricorso alla Procura e al ministero del Lavoro, se necessario, fanno sapere i sindacati. Concludono Davide Stoppa, Cgil e Francesco Coco, Cisl: "Questo modo di fare impoverisce l'economia locale, mette con le spalle al muro chi lavora e getta sulle spalle della collettività i costi della chiusura delle attività produttive. Non ci fermeremo".

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