Venini Murano, i lavoratori licenziati non fanno parte della stessa piazza

 

 

Ecco come funziona in fornace, quali sono le figure che compongono la squadra di lavoro e quali mansioni possono essere "intercambiabili". 

Dopo il licenziamento dei 4 addetti alla Venini, siamo andati a capire meglio come funziona la "piazza", i ruoli e le specialità all'interno del regno del vetro. 

Gli operai raggiunti dal provvedimento di allontanamento dal posto di lavoro venerdì scorso, hanno incontrato il loro legale assieme al sindacato Filctem Cgil, mentre i prossimi appuntamenti saranno alla Direzione territoriale del Lavoro e in Regione il 6 e l'11 aprile.

 


 

 

Venini, Murano

E' tanta la rabbia ma la preoccupazione è anche di più, per quanto accaduto ai lavoratori della Venini di Murano, appena prima di Pasqua. La lettera di licenziamento ricevuta la sera prima della fermata per le vacanze da 4 operai ha sconvolto la vita di tutti.

In primis dei 4 addetti della piazza direttamente coinvolti, colpiti da un provvedimento inaspettato nella sua violenza e immediatezza e poi di tutti i colleghi in generale, 70 dipendenti, che si sono stretti attorno decidendo, appena al rientro di martedì 29 di incrociare le braccia ad oltranza, impedendo l'accesso ai magazzini e bloccando l'intero ciclo della produzione, che fa di Venini uno dei marchi storici del vetro più famosi e conosciuti di Murano.

Forse solo l'inizio. Di una reazione ad una provocazione bella e buona, come l'hanno definita i sindacalisti della Filctem Cgil Venezia, a fianco dei lavoratori.

Un colpo basso che si poteva evitare. E di cui non si capisce il senso, perché da sempre a Murano, il vetro è stato oggetto del costituirsi di una comunità in cui maestranze e padroni sono rimasti legati da obiettivi comuni, nonostante i diversi interessi.

Riccardo Colletti Filctem Cgil Venezia, che ha trascorso buona parte dell'inizio del suo impegno sindacale su quest'isola spesso ricorda l'arduo approccio della categoria ai protagonisti delle fornaci, discutendo di sicurezza, salute, diritti sui luoghi di lavoro.

Proprio per quel senso di appartenenza di tutti i soggetti del sistema, tipico dello spirito dei sistemi distrettuali.

La crisi economica e la tutela del marchio oggi, non sono che alcune conseguenze di difficoltà più profonde che hanno interessato il sistema.

E lo hanno indebolito. Senza che un rafforzamento dei naturali "anticorpi" che proteggono gli organismi, venisse messo in atto dai soggetti, politici e istituzionali prima di tutto.

I lavoratori della Venini da venerdì scorso trascorrono giornate d'inferno. 

Non vivono tranquillamente, non dormono serenamente, temono che questo sia l'inizio della fine per tutti.

A molti di loro mancano troppi anni per andare in pensione. Ad altri ne mancano pochi, ma interrompere il lavoro adesso con zero garanzie di trovare altro, significa entrare tra le fila degli "esodati".

Un limbo in cui ci si difende per un po' con le casse integrazioni, ma che poi condanna ad un futuro privo di garanzie e pieno di preoccupazioni e problemi per sé e la propria famiglia, nel disinteresse generale.

La reazione del sindacato è stata ferma e immediata. I licenziamenti vanno ritirati e subito. Nessun problema se per ottenere questo si dovrà arrivare a Roma, dov'è stato chiesto un incontro immediato al Ministero dello Sviluppo, per quanto accaduto.

Intanto ogni tavolo locale verrà sfruttato, ogni livello istituzionale sarà interpellato, a cominciare dalla provincia, continuando con la direzione territoriale del lavoro e a seguire con ogni iniziativa atta ad invertire questo "scellerato" senso di marcia.

 

Segreteria Filctem Cgil Venezia

 

 

 

 

 

 

 


 

 

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