Solo 2 mesi fa l'annuncio dell'acquisto dei vetri Venini di Murano da parte della Damiani, quella dei gioielli.
Capitale fresco, nuovi progetti, prospettive di aumento del fatturato, del volume degli affari e dell'occupazione, come si legge negli articoli dei quotidiani locali.
La prima manovra della società va però in tutt'altra direzione, e con una spietatezza inspiegabile, la sera della vigilia di Pasqua fa recapitare a 4 lavoratori una lettera che ne annuncia il licenziamento "per giusta causa".
Uno di loro è un delegato Filctem Cgil. Gli altri sono iscritti al sindacato.

"Noi presi di mira". Dopo anni di contratti di solidarietà e casse integrazioni, l'ingresso di Damiani che doveva risollevare la storica bottega del vetro di Murano dalla crisi, dà il benservito a questi addetti. Tutta la maestranza si stringe attorno, in uno sciopero solidale ad oltranza, che ha come obiettivo quello di portare i vertici della nuova società a trattare con i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali.

 

Tutte le interviste ai lavoratori, con l'intervento di Michele Pettenò e Riccardo Colletti del sindacato dei chimici veneziano, Filctem Cgil.

 

ECCO L'ARTICOLO DEL 20 GENNAIO SCORSO APPARSO SU "IL MATTINO DI PADOVA":

Ai gioielli Damiani il 60% dei vetri Venini, Il Mattino di Padova

http://mattinopadova.gelocal.it/focus/2016/01/20/news/i-vetri-venini-passano-ai-gioielli-damiani-1.12809558

A vendere è la compagine di soci della Luxury industries di Vicenza dell’imprenditore Giancarlo Chimento con la 2G Investimenti di Giuliano Tabacchi, ai quali resterà in mano il 40%. Ora nuove strategie e più occupazione

 
 20 gennaio 2016
 

MURANO. La storica azienda di Murano Venini, la più famosa e blasonata vetreria artistica del mondo, è passata sotto il controllo della famiglia Damiani, brand internazionale di gioielli. L’azienda, quotata a Piazza Affari e guidata dai fratelli Guido e Giorgio Grassi Damiani, ha rilevato il 60% della casa di vetri artistici attraverso la cassaforte familiare D. Holding. E qualcuno già intravede un primo embrione di un nuovo polo del lusso made in Italy fatto da un portafoglio di brand storici e di competenze.

A vendere Venini è la compagine di soci della Luxury industries di Vicenza dell’imprenditore Giancarlo Chimento e la 2G Investimenti di Giuliano Tabacchi, ai quali resterà in mano il 40 per cento. Le famiglie Chimento e Tabacchi avevano acquisito l’azienda nel 2001. Ora rimarranno nella compagine azionaria, con Chimento che "continuerà a svolgere un ruolo operativo nella gestione della società coadiuvando Damiani nelle nuove strategie di crescita" spiega una nota stampa.

“Venini - ha commentato Guido Damiani, presidente del Gruppo nato a Valenza nel 1924 – è una realtà unica al mondo che vanta una tradizione di eccellenza, creatività, artigianalità made in Italy e unicità. Questi sono i valori chiave che da sempre guidano la società unitamente ad una profonda passione per l’arte. Sin dalla nascita Venini ha potuto contare sulla disponibilità in loco di un know-how esclusivo e antico qual è quello di Murano.
Sono gli stessi punti di forza che da sempre caratterizzano il gruppo Damiani e la famiglia, uniti alla profonda passione per un’arte, quella orafa, che si tramanda di padre in figlio”.

"La vetreria sta utilizzando la cassa integrazione e presto dovrebbe accedere ai contratti di solidarietà ma il nostro obiettivo è sicuramente aumentare l'occupazione, oltre a sfruttare tutte le sinergie possibili, a partire dalla rete di vendita" ha aggiunto l'imprenditore piemontese.

“La famiglia Damiani è il partner giusto: i valori comuni, la conoscenza del mondo del lusso e l’essere ambasciatore della migliore tradizione orafa made in Italy nel mondo garantiranno un sicuro sviluppo e una crescita della società a livello internazionale” ha chiosato Giancarlo Chimento.

Venini è nata nel 1921, vanta 95 anni di storia, ed è sinonimo di made in Italy nelle lavorazioni artistiche del vetro. Fin dalla fondazione è stata la protagonista del distretto produttivo di Murano, contribuendo al rinnovamento e, soprattutto, alla riqualificazione di un’attività plurisecolare qual è quella vetraria. Durante la sua storia, Venini ha collaborato con i migliori architetti e designer mondiali come Tomaso Buzzi, Tobia Scarpa e suo padre Carlo Scarpa,  la ceramista svedese Tyra Lundgren, i fratelli Fernando e Humberto Campana il pittore e stilista americano Ken Scott, Fulvio Bianconi, il designer e scultore finlandese Tapio Wirkkala e, ancora, Alessandro Mendini, il giapponese Tadao Ando, Gio Ponti, Gae Aulenti, Ettore Sottsass e Massimiliano Fuksas.

Venini Spa, conta attualmente circa 80 dipendenti ed è distribuita in vari paesi in tutto il mondo, specialmente in Europa, in Asia e nel Nord America. Il museo Venini espone 45.000 disegni, 6 mila foto d'epoca e 4 mila opere d’arte. Già, perché le opere di Venini, uniche per importanza nell’arte vetraria, sono presenti in molti libri e sono esposte nei musei d’arte di tutto il mondo tra cui la Fondazione Cartier di Parigi, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Metropolitan Museum e il Moma di New York e la Triennale di Milano.
Nel negozio di Venini di Piazza San Marco a Venezia e all’interno della fornace di Murano sono state girate alcune scene del film 007 Moonraker del 1979.  


Damiani ha chiuso l'esercizio 2014/2015 con un giro d'affari di 150,45 milioni di euro in aumento del 4,3%. Il prossimo bilancio si chiuderà il 31 marzo prossimo. "Questa acquisizione - ha dichiarato l'azienda - si inserisce nella strategia dei fratelli Damiani di investire e sviluppare brand di lusso e storici come Damiani, Salvini, Rocca, Calderoni e Pomellato, e ha l’obiettivo di diversificare l’offerta di prodotto dell’azienda... 

@eleonoravallin


 

Venini, foto da web

 

E’ di queste ore la notizia che il nuovo amministratore delegato unico di Venini S.p.A. è il Dott. Giuseppe Viola.

Da più di un’anno la nostra segreteria stava gestendo unitamente alla RSU aziendale le problematiche che derivano da una forte sofferenza di liquidità e di ordini.

I lavoratori in questi anni hanno dovuto confrontarsi con delle situazioni che preoccupavano, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, per poi passare ai contratti di solidarietà e alla fine restava la consapevolezza che non si era ancora fuori da una situazione che non dava garanzie occupazionali per il futuro.

L’entrata della Damiani ha permesso di salvare un’azienda che per quanto fin qui descritto ha rischiato seriamente di dover chiudere i battenti creando un’ulteriore dramma sociale che avrebbe interessato circa ottanta lavoratori.

Il Dott. Chimento da amministratore unico è diventato consigliere, questo sta a significare che tutti gli equilibri e i vecchi riferimenti oggi non esistono più.

Dovremmo iniziare una nuova fase di concertazione con il nuovo management aziendale, già da qualche tempo abbiamo inviato una richiesta di incontro presso Confindustria Venezia perché si attivi nell'indicarci una data, la situazione non può essere lasciata ancora in sospeso, ora che il nuovo consiglio di amministrazione è stato nominato nutriamo buone speranze perché questa data ci venga comunicata.

Il nostro concertare continuerà ad essere in linea con quanto abbiamo sempre sostenuto nelle varie assemblea svolte in azienda con i lavoratori, chiederemo che l’azienda si attivi utilizzando tutte quelle forme di sostentamento e di salvaguardia che abbiano come finalità la tutela dei posti occupazionali.

Da qui ripartiremo, consapevoli che oggi la strada sarà tutta in salita, la nostra storia e il nostro esserci ci ha sempre portati a trovare le soluzioni più idonee e l’impegno anche questa volta non verrà meno.

In occasione della festività Pasquale vogliamo augurare a tutti i lavoratori i nostri più sinceri AUGURI

 

Segreteria Filctem Cgil Venezia

Michele Pettenò

 Michele Pettenò Filctem Cgil Venezia

 

 Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, foto da web

 

LA SCUOLA ABATE ZANETTI VENNE APERTA NEL 1862 per iniziativa dell’abate Vincenzo Zanetti, la Scuola del Vetro di Murano che porta il nome del suo illuminato fondatore è oggi più che mai luogo d’incontro fra il passato e il futuro della grande arte del vetro, documentata a Venezia già prima del Mille e concentrata a partire dal 1295 a Murano dalla Serenissima, gelosa custode di un’eccellenza in quest’arte che l’aveva resa celebre nel mondo.

Tutto ebbe inizio nell’anno 2009 quando ufficialmente iniziarono le operazioni per portare la scuola Abate e Zanetti nelle mani dei privati.

In quell’anno uscì sulla Gazzetta Ufficiale il bando con cui il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio cedettero congiuntamente le proprie quote (28,33 a testa) dell'84,99 per cento del capitale sociale della Abate Zanetti srl per un prezzo complessivo non inferiore a 171 mila euro circa.

Allora le cordate imprenditoriali pronte a partecipare alla gara furono tre, tra queste ci fu anche quella capeggiata da Guido Ferro con Luigi Brugnaro.

Per esercitare comunque un ruolo di controllo su quella che sarebbe stata la futura attività della Abate Zanetti, Comune, Provincia e Regione – avrebbero mantenuto quote di minoranza acquisendo cosi di fatto il diritto di designare un consigliere di amministrazione e il presidente del collegio sindacale.

Nel 2009 i partecipanti avrebbero dovuto presentare con la loro offerta economica anche un piano di rilancio economico e finanziario della Scuola del Vetro di Murano e uno di sviluppo tecnico e organizzativo di essa, per i successivi cinque anni dall'acquisto.

Esso doveva prevedere in particolare la formazione, l'addestramento e la riqualificazione professionale specie per quanto riguarda le applicazioni artistiche e il design; proposte di nuove attività; valorizzazione della cultura locale legata alla produzione vetraria; organizzazione di mostre e concorsi in collaborazione con le strutture internazionali più autorevoli nel campo dell'arte vetraria.

Corre l’anno 2016.

Oggi tutta la Scuola del Vetro Abate Zanetti si trova nelle mani di un’unica persona; nella fattispecie del sindaco Luigi Brugnaro.

I potenziali incroci di interessi tra il primo cittadino e l’imprenditore restano all’ordine del giorno e il nuovo caso riguarda la delibera che ha approvato il diritto di recesso da parte del Comune della quota del 5 per cento che ancora deteneva all’interno della società.

Il sindaco possiede già l’85 per cento del capitale sociale dell’Abate Zanetti Srl, con un’altra sua società, la Salviati srl.

Brugnaro ha infatti acquistato nel 2010 il marchio della storica vetreria muranese, con un’altra sua società, la Umana Forma srl.

Brugnaro aveva già acquistato il 10 per cento delle quote messe in vendita anche da Provincia e Camera di Commercio, rimaneva il 5 per cento ancora in carico al Comune, che pure aveva già espresso l’intenzione di mettere in vendita la quota di minoranza.

Tale quota non sarà più pubblica, perché in base alla delibera approvata il Comune eserciterà il diritto di recesso dall’Abate Zanetti srl, lasciando di fatto le quote nelle mani degli altri soci, cioè Brugnaro.

Una misura motivata dal fatto che il Comune non ha preso parte all’Assemblea straordinaria dei Soci di Abate Zanetti srl che ha modificato lo statuto e ha cambiato la vocazione originaria, prima orientata esclusivamente alla formazione professionale per gli operatori del vetro.

La nuova attività diventa ora anche "l’esercizio e la gestione di scuole private per corsi di qualsiasi tipo che abbiano o meno il riconoscimento dello Stato e di altre Pubbliche Amministrazioni regionali o locali, per qualsiasi genere di scuola, anche professionale e di specializzazione e per tutti i gradi di insegnamento, incluso quello universitario".

Una svolta decisamente di tipo privatistico per la Scuola che si apre anche a molte altre possibili attività.

Il fatto che il Comune non abbia preso parte all’Assemblea e il fatto che avesse già in animo di cedere le quote, determina secondo la delibera, il diritto di recesso e libera acquisizione del 5 per cento comunale da parte degli altri soci.

Il peccato originale del nostro settore vetro è quello di essersi sviluppato in una città come Venezia.

Fosse successo a Vicenza o Treviso, l’attenzione della Regione sarebbe stata probabilmente molto maggiore.

La grande crisi non è ancora passata, chi non ce l’ha fatta ha chiuso negli ultimi due anni, gli altri sopravvivono, ma per fare il salto di qualità servono promozione e tutela dai falsi, cosa per cui esiste da anni un marchio di proprietà della Regione, sul quale però quest’ultima investe poco.

E questo mentre si parla di far diventare il vetro di Murano uno dei patrimoni culturali dell’Unesco, con falsari dietro ogni angolo e negozi che in città il vetro taroccato lo vendono ai turisti. Una situazione drammatica, con un settore afflitto da una crisi che sembra non voler mai finire.

Siamo di fronte a un discorso complesso, va rivista la legge sul marchio del vetro, è anacronistica, e poi è assurdo che le più grandi aziende non vi aderiscano.

Va aperto un vero confronto su questo tema. Sempre che si voglia fare davvero.

Come Filctem Cgil di Venezia da tanto tempo continuiamo a chiedere un tavolo in cui siano seduti tutti i soggetti interessati, è di queste ore la richiesta inviata al Presidente di Confindustria sezione Vetro Dottor De Majo per iniziare una discussione che veda il Distretto Murano come ordine del giorno.

 

Michele Pettenò

Filctem Cgil Venezia

 

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