Murano è tornata alla ribalta delle cronache in questi giorni, per i microchip sul materiale in vetro prodotto sull’isola, che ne certificherebbe l’originalità, preservandolo da imitazioni e falsi.

Seguiamo però, come sindacato, da quasi 2 decenni le problematiche che hanno investito il sistema, attaccandolo e indebolendolo non solo dall’esterno, anche e prima dall’interno. Perciò abbiamo l’esigenza di tracciare un quadro a nostro avviso più completo della situazione, per come la conosciamo e la viviamo ogni giorno, a stretto contatto con i protagonisti.

Iniziamo con i dati.

La nostra organizzazione, Filctem Cgil Venezia, a fine 2015 ha iscritti su circa 50 imprese a Murano: sono tesserati poco meno di 300 lavoratori.

Di queste unità produttive, sempre nello stesso periodo, poco meno della metà ha manodopera in cassa integrazione. Secondo i nostri numeri, i dipendenti che (iscritti o meno al sindacato) usufruiscono dell’ammortizzatore sociale, ordinario o in deroga, sono circa 250.

Fra queste aziende ne sono incluse anche 4 che hanno chiuso i battenti, licenziando di fatto almeno un’altra cinquantina di addetti, che usufruiscono della mobilità.

Tra queste ditte del vetro di Murano ci sono marchi conosciuti in Italia e all’estero, le cui condizioni di sopravvivenza e produzione sono diventate sempre più difficili, a volte insostenibili.

Tutelare i marchi con i chip per noi è solo un aspetto del problema e forse neanche il più importante.

Innanzitutto perché la crisi del sistema muranese è dovuta ad un cambio generazionale, che nella maggior parte dei casi non ha visto le nuove leve impegnarsi, costruire ed investire in questo particolarissimo ramo della produzione veneziana.

Molti giovani hanno fatto scelte diverse, andando via e spesso decidendo di “semplificarsi” la vita, sostituendo l’attività delle fornaci con negozi o alberghi: meno impegnativi e immediatamente più remunerativi.

Certo c’è stata la crisi economica mondiale, ma sappiamo che i settori del lusso non sono state toccati, molto spesso, proprio perché soggetti a mercati con andamenti diversi rispetto a quelli dei generi di largo consumo.

Infatti all’interno delle fornaci, a patire di più sono stati i piccoli oggetti, potremmo dire quelli generalmente acquistati dalla classe media, mentre i pezzi più rari e costosi hanno resistito meglio.

Quello che invece balza subito all’occhio è come l’isola di Murano abbia perduto nel tempo vivacità, vitalità, colore e attrattività. Pensiamo solo a quanti mezzi pubblici in più e con quanta più frequenza, fino ad un decennio fa collegavano l’isola a Venezia e alla terra ferma.

Ma torniamo a concentrarci sulla produzione.

E’ qui che ci rendiamo conto di come le istituzioni non abbiano in alcun modo agevolato e sostenuto il sistema Murano, con infrastrutture e misure che avrebbero consentito alla produzione di difendersi meglio dagli attacchi esterni, favorendo al contrario l’emigrazione di molte imprese fuori dall’isola, dove i costi di produzione si abbassano e le materie prime sono meno care.

Ovvio che comporta costi più alti trasportare energia a Murano, e questo incide sulla produzione. E altrettanto ovvio è che imporre parametri ambientali e antinquinamento molto elevati sull’isola, che diventano più flessibili in terraferma, spinge alla fuoriuscita dal sistema di molte imprese, che poi fanno concorrenza a parità di qualità. E non ci riferiamo ad oggettistica palesemente contraffatta o di fabbricazione straniera.

Insomma, come sindacato possiamo chiaramente sostenere che in questi anni nulla a livello istituzionale sia stato fatto per fermare, ribadiamo, il declino di un intero sistema, non tanto i falsi sul mercato che mettono in pericolo in primo luogo il commercio al dettaglio.

Il vetro di Murano è Murano. Non sostenere e non agevolare o comunque non sgravare Murano, ha comportato e comporta per forza di cose il declino dell’intera architettura: dalle fornaci ai prodotti.

Per questo pensiamo che discutere sui microchip applicati agli oggetti in vetro, non sia che un palliativo per non affrontare alla radice tutte le problematiche muranesi, che da tempo andiamo denunciando.

Pensiamo solo alla misura della restituzione, imposta a livello europeo, degli sgravi fiscali concessi precedentemente a molte imprese dell’isola. Varie sono state messe in ginocchio da questo provvedimento. E non sono più state in grado di rialzarsi.

E per rendersi conto di quello che sta succedendo, basta fare un giro sull’isola e parlare con qualche maestro.

Al declino costante del gioiello che era Murano, secondo moltissimi imprenditori non si è opposto nessuno con fermezza e decisione. Mentre la voce di quanti gridavano e gridano lo stato di difficoltà non ha avuto e non ha la forza di farsi sentire.

Nel 2000 gli addetti alla produzione del vetro sull’isola erano più di 2 mila persone. In 15 anni le migliaia sono sparite e ora bastano le centinaia per contarli. E questo è sotto gli occhi di tutti.

 

Riccardo Colletti

 

Filctem Cgil Venezia

 

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