Michele Pettenò Filctem Cgil Venezia

 

 Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, foto da web

 

LA SCUOLA ABATE ZANETTI VENNE APERTA NEL 1862 per iniziativa dell’abate Vincenzo Zanetti, la Scuola del Vetro di Murano che porta il nome del suo illuminato fondatore è oggi più che mai luogo d’incontro fra il passato e il futuro della grande arte del vetro, documentata a Venezia già prima del Mille e concentrata a partire dal 1295 a Murano dalla Serenissima, gelosa custode di un’eccellenza in quest’arte che l’aveva resa celebre nel mondo.

Tutto ebbe inizio nell’anno 2009 quando ufficialmente iniziarono le operazioni per portare la scuola Abate e Zanetti nelle mani dei privati.

In quell’anno uscì sulla Gazzetta Ufficiale il bando con cui il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio cedettero congiuntamente le proprie quote (28,33 a testa) dell'84,99 per cento del capitale sociale della Abate Zanetti srl per un prezzo complessivo non inferiore a 171 mila euro circa.

Allora le cordate imprenditoriali pronte a partecipare alla gara furono tre, tra queste ci fu anche quella capeggiata da Guido Ferro con Luigi Brugnaro.

Per esercitare comunque un ruolo di controllo su quella che sarebbe stata la futura attività della Abate Zanetti, Comune, Provincia e Regione – avrebbero mantenuto quote di minoranza acquisendo cosi di fatto il diritto di designare un consigliere di amministrazione e il presidente del collegio sindacale.

Nel 2009 i partecipanti avrebbero dovuto presentare con la loro offerta economica anche un piano di rilancio economico e finanziario della Scuola del Vetro di Murano e uno di sviluppo tecnico e organizzativo di essa, per i successivi cinque anni dall'acquisto.

Esso doveva prevedere in particolare la formazione, l'addestramento e la riqualificazione professionale specie per quanto riguarda le applicazioni artistiche e il design; proposte di nuove attività; valorizzazione della cultura locale legata alla produzione vetraria; organizzazione di mostre e concorsi in collaborazione con le strutture internazionali più autorevoli nel campo dell'arte vetraria.

Corre l’anno 2016.

Oggi tutta la Scuola del Vetro Abate Zanetti si trova nelle mani di un’unica persona; nella fattispecie del sindaco Luigi Brugnaro.

I potenziali incroci di interessi tra il primo cittadino e l’imprenditore restano all’ordine del giorno e il nuovo caso riguarda la delibera che ha approvato il diritto di recesso da parte del Comune della quota del 5 per cento che ancora deteneva all’interno della società.

Il sindaco possiede già l’85 per cento del capitale sociale dell’Abate Zanetti Srl, con un’altra sua società, la Salviati srl.

Brugnaro ha infatti acquistato nel 2010 il marchio della storica vetreria muranese, con un’altra sua società, la Umana Forma srl.

Brugnaro aveva già acquistato il 10 per cento delle quote messe in vendita anche da Provincia e Camera di Commercio, rimaneva il 5 per cento ancora in carico al Comune, che pure aveva già espresso l’intenzione di mettere in vendita la quota di minoranza.

Tale quota non sarà più pubblica, perché in base alla delibera approvata il Comune eserciterà il diritto di recesso dall’Abate Zanetti srl, lasciando di fatto le quote nelle mani degli altri soci, cioè Brugnaro.

Una misura motivata dal fatto che il Comune non ha preso parte all’Assemblea straordinaria dei Soci di Abate Zanetti srl che ha modificato lo statuto e ha cambiato la vocazione originaria, prima orientata esclusivamente alla formazione professionale per gli operatori del vetro.

La nuova attività diventa ora anche "l’esercizio e la gestione di scuole private per corsi di qualsiasi tipo che abbiano o meno il riconoscimento dello Stato e di altre Pubbliche Amministrazioni regionali o locali, per qualsiasi genere di scuola, anche professionale e di specializzazione e per tutti i gradi di insegnamento, incluso quello universitario".

Una svolta decisamente di tipo privatistico per la Scuola che si apre anche a molte altre possibili attività.

Il fatto che il Comune non abbia preso parte all’Assemblea e il fatto che avesse già in animo di cedere le quote, determina secondo la delibera, il diritto di recesso e libera acquisizione del 5 per cento comunale da parte degli altri soci.

Il peccato originale del nostro settore vetro è quello di essersi sviluppato in una città come Venezia.

Fosse successo a Vicenza o Treviso, l’attenzione della Regione sarebbe stata probabilmente molto maggiore.

La grande crisi non è ancora passata, chi non ce l’ha fatta ha chiuso negli ultimi due anni, gli altri sopravvivono, ma per fare il salto di qualità servono promozione e tutela dai falsi, cosa per cui esiste da anni un marchio di proprietà della Regione, sul quale però quest’ultima investe poco.

E questo mentre si parla di far diventare il vetro di Murano uno dei patrimoni culturali dell’Unesco, con falsari dietro ogni angolo e negozi che in città il vetro taroccato lo vendono ai turisti. Una situazione drammatica, con un settore afflitto da una crisi che sembra non voler mai finire.

Siamo di fronte a un discorso complesso, va rivista la legge sul marchio del vetro, è anacronistica, e poi è assurdo che le più grandi aziende non vi aderiscano.

Va aperto un vero confronto su questo tema. Sempre che si voglia fare davvero.

Come Filctem Cgil di Venezia da tanto tempo continuiamo a chiedere un tavolo in cui siano seduti tutti i soggetti interessati, è di queste ore la richiesta inviata al Presidente di Confindustria sezione Vetro Dottor De Majo per iniziare una discussione che veda il Distretto Murano come ordine del giorno.

 

Michele Pettenò

Filctem Cgil Venezia

 

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